Tag Archive 'covid 19'

Giu 28 2020

AVVICINAMENTO SOCIALE

Umanità, solidarietà, cooperazione e pace nel mondo. Perché è importante condividere l’hashtag avvicinamento sociale: #avvicinamentosociale.

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Giu 14 2020

FRATELLANZA E DISTANZIAMENTO SOCIALE

Riflessioni sul distanziamento sociale, sulla sofferenza psicologica, sulla fratellanza e sull’avvicinamento sociale.

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Giu 08 2020

COVID 19: LA NEVROSI OSSESSIVA IMPOSTA PER LEGGE

Distanziamento sociale, mascherine e guanti obbligatori (uniti al bombardamento ipnotico di notizie allarmanti agito dai mass media) hanno giustificato e prescritto per legge i sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

 

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Giu 02 2020

LA NEVROSI OSSESSIVA IMPOSTA PER LEGGE

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (comunemente chiamato Nevrosi Ossessiva) è una condizione patologica che colpisce la sfera comportamentale, relazionale, cognitiva e affettiva, causando una grave sofferenza personale e rendendo problematica la vita sociale e lavorativa.

Si tratta di un disordine psichiatrico caratterizzato da pensieri ossessivi e a azioni compulsive che hanno l’obiettivo di neutralizzare l’ossessione.

Nella Nevrosi Ossessiva i sintomi ossessivi e compulsivi si esprimono soprattutto con rituali di pulizia che compromettono il normale svolgimento della quotidianità e della socialità, comportando un notevole spreco di tempo e interferendo con le attività abituali.

Ma cos’è un’ossessione?

Un’ossessione è l’insieme dei pensieri, dubbi, immagini o impulsi che affliggono la psiche in modi ricorrenti e invasivi provocando disagio e sofferenza.

E cos’è una compulsione?

Chiamiamo compulsioni i comportamenti ripetitivi che una persona si sente obbligata a eseguire per difendersi da una ossessione.

Le compulsioni assumono spesso la forma di rituali stereotipati inerenti:

  • il lavaggio di mani, parti del corpo e abiti;

  • la pulizia di superfici, ambienti e oggetti;

e manifestano:

  • una paura ossessiva della malattia, del contagio fisico e delle secrezioni del corpo umano.

Sono azioni e pensieri intrusivi riguardanti la contaminazione tramite sostanze “sporche” e nella maggior parte dei casi diventano talmente regolari che l’individuo non le ritiene un problema degno di nota.

Ma proprio su questa apparente normalità si basano la diagnosi e la patologia.

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM5) parla chiaro e mostra con evidenza disarmante quanto le restrizioni imposte per legge a tutela della salute agiscano gravemente sulla salute, inducendo i sintomi della patologia psichiatrica e generando un profondo stato di malessere psicologico e fisico.

La psiche, infatti, non è qualcosa di avulso dal corpo ma intesse la fisicità determinando il benessere o la malattia.

Distanziamento sociale, mascherine e guanti obbligatori (uniti al bombardamento ipnotico di notizie allarmanti agito dai mass media) hanno giustificato e prescritto per legge i sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo trasformando la patologia in una normalità condivisa e auspicabile.

Ma proprio questa normalità determina la disfunzione nella psiche, creando uno stato di sofferenza disadattivo e pericoloso per la salute.

Tutto ciò che sostiene l’equilibrio emotivo rinforzando le difese immunitarie e il benessere (scambi affettivi, fiducia l’uno nell’altro, sicurezza in se stessi, autostima, socialità e relazionalità) è stato reso invivibile e dichiarato fonte di contagio, generando paura, insicurezza e sofferenza.

Chi cerca di comportarsi diversamente da quanto imposto dai regolamenti è tacciato di scarso senso civico, deresponsabilizzazione e pericolosità sociale, e punito con multe salatissime e con l’ostracismo collettivo.

In questo modo anche un’auspicabile presa di coscienza dei rischi e dei pericoli di quanto prescritto per legge genera sensazioni di disagio e paura.

Il senso di colpa, la rabbia, la frustrazione e l’impotenza sono diventati vissuti (inevitabili) con cui occorre abituarsi a convivere.

E a loro volta provocano ulteriori conseguenze negative nel mondo interiore.

Tutto questo, se pure contribuisce a sostenere i guadagni delle case farmaceutiche, allarma gli specialisti della psiche che improvvisamente devono far fronte a una patologia onnipresente e invisibile difficile da diagnosticare e impossibile da risolvere.

Infatti, come curare una malattia senza la quale è vietato svolgere le normali attività quotidiane?

Come psicoterapeuta sono convinta che l’unico modo per far fronte a questa epidemia psichiatrica imposta per legge sia un recupero della propria autonomia e responsabilità sociale, e una presa in carico della propria salute.

Pensare con la propria testa e ascoltare la propria risonanza interiore sono i primi passi per orientarsi tra le informazioni e valutare i bisogni del corpo senza lasciarsi condizionare acriticamente dai regolamenti.

La sanità, fisica e mentale, è la conseguenza di un sistema immunitario capace di far fronte alle patologie grazie alle difese naturali del corpo e a uno stile di vita sano, fatto di aria pulita, di alimenti freschi e naturali e di pensieri liberi da ossessioni e fobie.

La condivisione, la cooperazione e lo scambio affettivo e sociale con le persone che abbiamo intorno non sono accessori trascurabili e poco significativi ma il fondamento di un sano e indispensabile nutrimento affettivo, la base su cui si costruiscono l’autostima, il senso di efficacia personale e la salute.

Psicologica e fisica.

Carla Sale Musio

leggi anche:

LOCKDOWN: la depressione imposta per legge

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Mag 24 2020

COVID 19 – FASE 2: MASCHERINE, SISTEMA IMMUNITARIO E DANNI PSICOLOGICI

ATTENZIONE!!

Il sistema immunitario e la psiche sono strettamente connessi. Occorre stare attenti alle ripercussioni psicologiche delle restrizioni e interpretare le disposizioni con intelligenza per evitare gravi danni alla salute.

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Mag 10 2020

COVID 19 – “COME USCIRE DALLE RESTRIZIONI”

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

Come uscire dalla quarantena senza dimenticare i cambiamenti interiori avvenuti durante il lockdown e senza perdere di vista i propri obiettivi.

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Mag 04 2020

LOCKDOWN: la depressione imposta per legge

Il lockdown ha imposto a tutti l’isolamento.

Improvvisamente ci si è ritrovati a vivere ventiquattro ore su ventiquattro confinati nel proprio appartamento, senza altri contatti umani che quelli con i conviventi (persone o animali).

La socializzazione virtuale, fino a poco tempo prima demonizzata e tacciata di patologia (narcisistica ed evitante) è diventata l’unica forma di relazione permessa.

Le passeggiate, lo sport, la vita all’aria aperta e il rapporto con la natura sono stati proibiti.

Gli abbracci, i baci, le carezze e qualunque altro tipo di avvicinamento fisico (compreso quello medico) sono diventate pericolose fonti di contagio, potenziali portatori di una morte terribile.

Le uscite (permesse soltanto per comprovate esigenze di sopravvivenza e rigorosamente muniti di autocertificazione) si sono trasformate in esperienze ansiogene, spesso male interpretate dalle forze dell’ordine e punite con multe salatissime.

La perdita del lavoro, della privacy e della libertà individuale, ha assunto la forma di misura salvavita, auspicata e necessaria per il benessere della collettività.

La solitudine, l’isolamento e la mancanza di contatti umani sono assurte a misure di protezione e responsabilità sociale.

La depressione, definita dal DSM-5 una malattia grave e perciò da guarire, ha preso le sembianze della cura e dell’impegno etico nei confronti degli altri.

In seguito a tutto questo, attualmente tante persone mostrano i segni di un disturbo depressivo insidioso e terribile.

Ma, quando è imposta dalla legge, la depressione diventa inguaribile.

E come psicoterapeuta sento l’esigenza di fare una riflessione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha valutato la depressione come una delle malattie più invalidanti al mondo e con un costo sociale elevatissimo.

Il disturbo depressivo, definito anche depressione maggiore, depressione endogena o depressione unipolare, è stato inserito nel 1980 all’interno del Manuale Statistico E Diagnostico dei Disturbi Mentali che oggi è alla sua quinta edizione (DSM-5).

Si tratta di un disturbo dell’umore caratterizzata da profonda tristezza, calo della spinta vitale, perdita di interesse verso le attività quotidiane, pensieri negativi e pessimistici.

Questa patologia coinvolge la sfera affettiva e cognitiva e i suoi aspetti tipici sono:

  • lo scoraggiamento,

  • la perdita di interesse verso le normali abitudini di vita,

  • l’ansia,

  • la disperazione per se stessi e per il futuro,

  • la sensazione di vuoto interiore,

  • la sfiducia e le aspettative negative nei confronti degli altri.

Secondo quanto scritto nel DSM-5: la riduzione delle attività quotidiane, la perdita di piacere nel fare qualsiasi cosa (anedonia), la perdita di interesse (apatia) e la sensazione di stanchezza cronica portano il soggetto a ridurre gradualmente tutte le occupazioni e i contatti sociali, determinando una chiusura al mondo e alla vita.

E proprio questa perdita progressiva e costante del piacere di vivere generà la disabilità, percepita (“non sono più in grado di fare le mie cose”) e reale.

A livello somatico sono presenti:

  • stanchezza cronica,

  • dolori diffusi,

  • problemi gastro-intestinali,

  • alterazione del ritmo sonno-veglia,

  • aumento o diminuzione del sonno notturno,

  • variazioni nelle abitudini alimentari (con aumento o diminuzione dell’appetito),

  • riduzione del desiderio sessuale o altre problematiche relative alla sfera sessuale.

Come spiega il DSM-5: il progressivo e graduale abbandono di tutti i contatti sociali ha per risultato un ulteriore peggioramento della depressione.

Leggendo il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali salta agli occhi che le misure restrittive imposte per fronteggiare l’emergenza sanitaria hanno prescritto a tutti la sintomatologia della depressione:

  • nessun contatto sociale,

  • nessuno scambio affettivo e fisico,

  • nessuna attività al di fuori delle mura domestiche,

  • nessuna possibilità di muoversi all’aria aperta e di fare esercizio fisico,

  • nessuno stimolo nuovo,

  • nessuna possibilità di reagire all’apatia.

Basterebbero queste considerazioni per comprendere come mai nel giro di qualche mese la popolazione abbia presentato i sintomi della depressione e quanto sia diventato necessario intervenire al più presto per evitarne le conseguenze sulla salute.

L’abbassamento delle difese immunitarie, infatti, è un corollario inevitabile della sofferenza psichica.

Ma a questo quadro, già abbastanza sconfortante, occorre aggiungere la grave perdita dei legami affettivi in cui sono incorsi tutti quelli che, per una ragione o per l’altra, non convivevano al momento del lockdown.

Mi riferisco alla maggior parte delle relazioni amicali tra persone non consanguinee o che, avendo raggiunto l’età della autonomia, avevano potuto permettersi di vivere in una casa propria nonostante la consanguineità.

Le teorie sull’attaccamento dimostrano che la sopravvivenza e la salute (fisica e psichica) dipendono dalla possibilità di vivere un rapporto continuativo, profondo e gratificante.

L’etologia ci spiega che l’essere umano è un animale da branco e, se privato dei rapporti con i suoi simili, deperisce rapidamente e muore.

Gli studi dello psicoanalista austriaco Renè Spitz sui bambini ospedalizzati hanno evidenziato quanto lo scambio affettivo sia il fondamento della vitalità e della sopravvivenza.

I bimbi orfani da lui studiati, nonostante le cure mediche e le condizioni igieniche e sanitarie ottimali, deperivano e morivano in mancanza di un caregiver amorevole e stabile.

Un ambiente sterile ma privo di contatti umani, infatti, non basta a garantire la vita e la salute.

Le ricerche dello psicologo statunitense Harry Harlow comprovano che vivere una relazione appagante, rassicurante e protettiva rappresenta un bisogno talmente vitale da essere anche più importante del nutrimento fisico.

A fronte di queste ricerche non si possono sottovalutare le conseguenze psichiche e fisiche del lockdown.

Le misure restrittive a tutela della salute hanno imposto la sospensione dei contatti umani per un tempo sufficientemente lungo da indebolire il sistema immunitario e rafforzare i vissuti depressivi.

Occorrono ventuno giorni per cambiare un’abitudine e circa due mesi perché un nuovo atteggiamento prenda piede nella psiche.

Il medico americano Maxwell Maltz, lavorando con la chirurgia plastica e con l’immagine dell’io, ha messo in evidenza che sono necessarie almeno due settimane per trasformare la percezione di sé e adattarsi a una situazione diversa.

La dottoressa Phillippa Lally, ricercatrice di psicologia della salute presso l’University College di Londra, ha dimostrato come in due mesi una nuova condotta possa trasformarsi in abitudine.

La ripetizione costante dei comportamenti, infatti, genera nel tempo un’associazione mentale tra gli stati d’animo e le situazioni vissute stabilendo collegamenti inamovibili nella memoria, tanto che i cambiamenti assumono la caratteristica dell’automaticità.

Come ha spiegato la Lally, reiterare gli atteggiamenti fa sì che le azioni alternative diventino sempre meno accessibili e apre la strada a una trasformazione duratura.

Questi studi evidenziano che ripetere un comportamento per un periodo sufficientemente lungo genera un apprendimento automatico.

E una volta che l’abitudine prende piede nella psiche cambiarla non è un compito facile.

Alla luce di tutte queste ricerche si comprende quanto la depressione, ordinata e reiterata nel lockdown, abbia avuto ripercussioni gravi e non facilmente modificabili sull’equilibrio (psicologico e fisico) determinando un’impossibilità di difesa proprio perché la percezione della realtà e la sensazione di efficacia personale ne risultano compromesse.

Diventa quindi necessario e urgente prendere delle misure a tutela della salute e volte a risolvere le problematiche depressive indotte dalla legge, ripristinando al più presto le condizioni di vita indispensabili a un sano funzionamento della psiche e del corpo.

Per riconquistare il benessere è indispensabile trascorrere del tempo con le persone a cui siamo legati, sentirsi parte della natura, fare esercizio fisico e scambiare l’un l’altro le emozioni condividendo insieme i frutti del nostro essere al mondo: l’amore, la creatività, la sensibilità, e il rispetto per la vita.

Carla Sale Musio

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Apr 05 2020

COVID 19: RESTRIZIONI IN FAMIGLIA

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video vi parlo di difficoltà e risorse nel vivere insieme o da soli  durante le restrizioni relative al corona virus.

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Mar 29 2020

COVID 19: NON TEMERE LA DEPRESSIONE

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video ho espresso il mio pensiero sui vissuti depressivi indotti dalle restrizioni relative al corona virus.

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