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Lug 03 2021

ALIENATI DALLA RESPONSABILITÀ GENITORIALE

Quando si parla di alienazione parentale ci si riferisce all’esercizio da parte di un genitore di pressioni psicologiche sui figli, che sono pregiudizievoli nei confronti dell’altro genitore.

Chi agisce questo meccanismo, consapevolmente o meno, viene definito genitore alienante mentre chi lo subisce viene definito genitore alienato.

Questo atteggiamento avviene, o comunque viene segnalato, nei casi di separazioni coniugali.

Ma cosa succede nella dinamica di coppia?

Perché un genitore arriva ad escludere l’altro e come mai un genitore si sente escluso?

Cerchiamo di vedere la dinamica senza cercare colpevoli iniziali, senza cercare vittime e carnefici ma attribuendo una responsabilità adulta ad entrambe le parti.

Quando avvengono meccanismi di alienazione partiamo dal presupposto che ci sia una elevata conflittualità di coppia, gli ex partner si “dichiarano guerra” per il fallimento della loro relazione, spostando il conflitto sulla genitorialità e quindi usando come scudo di protezione/attacco i figli che diventano, di conseguenza, coloro che accusano maggiormente il colpo poiché usati strumentalmente (e spesso non consapevolmente) per colpire l’altro genitore.

Sia chi aliena che chi viene alienato sostiene di non agire alcuna guerra nei confronti dell’ex partner ma spesso non si esime da:

  • critiche e giudizi sul suo comportamento davanti ai figli,

  • denigrazioni esplicite mentre parla del “fallimento” della relazione coniugale,

  • attribuzioni causali unicamente al partner che diventa il colpevole o il responsabile della maggior parte dei tracolli,

  • non rispettare gli accordi stabiliti perché esiste sempre una scusa “per il bene dei bambini”,

  • raccontare ai figli la propria versione dei fatti senza filtrare argomenti delicati che per loro risultano pesanti e ingestibili.

Cosa succede psicologicamente nei figli?

I figli tirati in ballo dentro queste questioni vivono un senso di divisione fortissimo.

L’amore che provano nei confronti di entrambe i genitori è costantemente messo alla prova davanti ai continui rimandi, da parte dell’altro genitore, di inadeguatezza incapacità, menefreghismo e cattiveria.

Il tentativo di crearsi una immagine sufficientemente adeguata e in linea con il sentimento che provano è continuamente minato e il procrastinarsi di questi tentativi è fondamentale per un figlio che necessita di integrare a sé un’immagine positiva degli adulti di riferimento poiché necessaria per la propria crescita.

Immaginate però quanta fatica se da un lato c’è un figlio che crea e dall’altro ci sono genitori che distruggono.

Il più delle volte accade che i figli, per salvaguardare la loro integrità mentale, sono costretti a scegliere, e tale costrizione non proviene da una richiesta esplicita di un genitore ma è inevitabile in relazione alle circostanze e alla forte pressione psicologica che vivono; come se fosse il tentativo di sottrarsi al conflitto.

Avviene generalmente che i figli si alleano con il genitore alienante che in genere è colui con il quale essi vivono principalmente, e quindi, mettono da parte tutte le emozioni positive che nutrono nei confronti dell’altro genitore, negandosele, in modo da accettare un’unica versione dei fatti, nella propria mente, che è quella del genitore con cui si alleano.

La triste realtà è che molti genitori si convincono che il figlio “sia stato in grado di capire veramente chi era l’altro genitore” senza minimamente pensare al danno che gli si è arrecato nel portarlo davanti ad un bivio inevitabile e portandolo a sopprimere i sentimenti verso l’altro genitore.

Ma non è finita qui…

Spesso questi figli iniziano ad avere manifestazioni di rabbia o crisi d’ansia e attacchi di panico.

Da dove hanno origine questi sentimenti?

Essi sono l’esatta negazione dei sentimenti nutriti nei confronti dell’altro genitore e negati.

Dal momento che il figlio non si sente libero di esprimere ciò che prova per il genitore distante, il suo inconscio lo spinge a tirar fuori questi sentimenti attraverso sintomi creativi o modalità relazionali disfunzionali e dolorose.

Il genitore che “aliena” deve essere quindi ben consapevole del fatto che sta usando i propri figli come valvola di sfogo e che arreca un grave danno in termini di sviluppo psicologico e relazionale sui propri figli.

Tale danno non si esprime solo nella relazione con il genitore ma spesso con le relazioni amorose che il figlio avrà (o che non riuscirà ad avere).

Avere consapevolezza di ciò è una importante responsabilità adulta e genitoriale poiché come genitori si è chiamati a tutelare e a salvaguardare il benessere dei propri figli, non solo fisico ma anche psicologico e sociale.

Non demonizziamo però solo il genitore che aliena.

Nelle dinamiche relazionali, come già detto, non cerchiamo una linearità e una logica causa effetto ma le vediamo da un punto di vista sistemico.

Smascheriamo così il genitore alienato ponendolo davanti alle sue responsabilità.

Anche egli, non da meno dell’altro, agisce una guerra silente ponendosi come vittima e spesso usando questa come “scusa” per non agire correttamente.

Anche il genitore alienato, nelle ridotte possibilità di relazione con i propri figli, non perde occasione per denigrare l’altro genitore, per sottoporre i figli a interrogatori, per deresponsabilizzarsi delle proprie azioni o comportarsi con i figli in maniera totalmente differente rispetto all’altro genitore, senza tener conto dei bisogni reali e oggettivi dei propri ragazzi e, di conseguenza, entrando in conflitto esplicito con l’altro genitore.

In molti casi avviene che essi non si preoccupano della quotidianità dei figli e lasciano che sia l’altro genitore a farsi carico degli oneri perché “tanto se ne occupa lui” o fanno delle scelte senza tener conto del proprio ruolo genitoriale.

In questi casi i figli, non sentendo un clima sereno nemmeno nella relazione con il genitore alienato, decidono di prenderne le distanze, semplicemente sposando totalmente la versione dell’altro genitore ma dando anche il via a al generarsi di tutto ciò sopra descritto.

Quale sarebbe allora una soluzione?

Cercare di fermare il più possibile questa dinamica iniziando con una importante assunzione di responsabilità a partire da ciò che ha portato alla fine della relazione coniugale, fino all’accettazione e consapevolezza che il ruolo genitoriale, non solo va differenziato da quello coniugale, ma deve continuare in maniera ragionevole e considerante del benessere dei figli.

In questi casi è fondamentale farsi aiutare, riuscire a tirare le somme e a mettere un punto emotivamente alla relazione di coppia e a guardarla in termini evolutivi.

Ciò consente di focalizzarsi unicamente sulla genitorialità e di trovare modalità comunicative efficaci.

I figli che hanno due genitori hanno diritto ad avere una buona relazione con entrambi, hanno diritto ad esprimere le emozioni che provano nei confronti di entrambi ed entrambi i genitori hanno il dovere di tutelare tutto questo.

Martina Mastinu

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