Archive for the 'Psicologia' Category

Gen 16 2020

INTERPRETARE I SOGNI

Il lavoro con i sogni è una parte importante della psicoterapia e di tutti i percorsi di crescita personale.

Grazie ai sogni l’inconscio ci parla, raccontando verità che la ragione fatica ad ammettere nello stato di veglia e suggerendo soluzioni profonde ai problemi che costellano l’esistenza.

Interpretare un sogno è un compito delicato e importante che presuppone esperienza e competenza perché i significati sono strettamente intrecciati ai simbolismi individuali e agli eventi della vita di ciascuno.

Generalizzare e pretendere di circoscrivere le immagini oniriche dentro uno schema preconfezionato significa tradire la preziosità di quella comunicazione e perdere il messaggio che l’inconscio invia.

I sogni possono avere contenuti diversi e vanno esaminati caso per caso.

Ci sono sogni che raccontano paure, sogni che servono a drenare la fatica, sogni che ci rammentano i valori importanti del vivere, sogni che anticipano avvenimenti non ancora accaduti, sogni che favoriscono incontri con persone che non ci sono più, sogni che raccontano vite passate…

E l’elenco potrebbe continuare a lungo perché le comunicazioni interiori sono infinite.

Ogni sogno è un racconto personale e va inquadrato nella psiche di chi lo ha sognato.

I simbolismi generali si riferiscono agli archetipi con cui generalmente interpretiamo la realtà e sono validi solo in casi particolari che raramente riguardano i sogni e più spesso si riferiscono alle immagini interiori evocate dalle arti (teatro, poesia, letteratura, pittura, scultura…).

Quando si interpreta un sogno si utilizzano i meccanismi psicologici della condensazione e dello spostamento, individuati da Freud, e si procedere con la tecnica delle associazioni libere.

  • La condensazione fa sì che più significati vengano condensati in un’unica immagine

  • Lo spostamento permette di trasferire un significato su un’immagine che ne trasmette il messaggio in forma criptata.

  • Le associazioni libere sono i pensieri immediati e veloci associati istintivamente alle immagini del sogno.

Le associazioni libere sono uno strumento indispensabile per comprendere i sogni e per poterle interpretare deve esserci una grande confidenza tra il terapeuta e il paziente.

La spontaneità e l’immediatezza sono essenziali per centrare il senso del messaggio onirico.

E chi ha fatto il sogno deve sentirsi libero di raccontare ciò che gli viene in mente senza vergogna e senza censure.

Perché proprio in quelle associazioni si nascondono i significati più importanti.

Ogni sogno va inteso globalmente come se fosse un racconto compiuto.

Spesso ci sono temi ricorrenti, giochi di parole e un’ironia profonda e capace di mostrare un rovesciamento della realtà.

Eccovi qualche esempio:

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CONDENSAZIONE

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Cristina sogna di essere a tavola con il Papa.

Improvvisamente si apre la porta e nella sala addobbata per l’occasione entra una donna vestita in modo volgare e provocante che, incurante della solennità della situazione prende il cibo dal tavolo con le mani e lo nasconde nelle tasche.

Cristina nel sogno è molto in ansia per quella presenza inopportuna e si sveglia arrabbiata con chi le ha permesso di entrare e piena di vergona per la brutta figura che sente di aver fatto con il Papa.

***

Nel sogno il meccanismo della condensazione fa sì che il Papa rappresenti contemporaneamente la religione, il potere, la tradizione e la famiglia.

Il sogno mostra a Cristina il suo bisogno di sentirsi parte della comunità sociale da cui proviene e lo sforzo di apparire adeguata evitando di entrare in contatto con altri aspetti di sé.

La donna inopportuna racconta l’esistenza di un in conflitto interiore con principi morali, tradizionali e castranti.

In questo caso si tratta di elementi della sessualità, censurati e condannati dalla famiglia ma importanti per esprimere appieno la personalità. 

Il conflitto interiore è talmente forte da provocare il risveglio.

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SPOSTAMENTO

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Angelo sogna di litigare con il suo collega.

È arrabbiatissimo e gli rovescia addosso una valanga di insulti.

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Nel sogno il meccanismo dello spostamento permette di trasferire sull’immagine del collega vissuti che riguardano il fratello minore di Angelo (un ragazzo fragile che Angelo ha imparato da bambino a trattare con riguardo per evitare di scontentare i genitori).

In casa la mamma era sempre preoccupata per il figlio più piccolo, gracile e cagionevole di salute, e Angelo per farsi benvolere non ha mai potuto manifestare la propria gelosia.

Lo spostamento consente alle emozioni di trovare espressione ma tutela il bisogno infantile di non scontentare i grandi spostando le invettive contro una persona meno coinvolgente emotivamente.

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IRONIA

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Mariangela sogna di trovare dei soldi per strada, ma quando si ferma a raccoglierli scopre che invece si tratta di SALDI: biglietti colorati che pubblicizzano una svendita.

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Il sogno la fa ridere per via del gioco di parole tra soldi e saldi.

L’inconscio, però, racconta in forma criptata che le cose a cui dà valore vengono svendute.

Il riferimento non è al denaro ma ai valori (l’amicizia, l’amore, la generosità, la lealtà…) e il sogno ricorda a Mariangela che i suoi valori non devono trasformarsi in SALDI.

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GLOBALITÀ

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Luca sogna di cercare disperatamente qualcosa: prima i suoi documenti, poi le scarpe, poi la valigia… gira da un luogo all’altro senza mai trovare ciò che gli serve.

E dalla casa si sposta al paese, alla nave, al supermercato… le immagini lo trasportano in luoghi improbabili… e infine si sveglia affannato e preoccupato.

***

Il sogno racconta il bisogno di esplorare il proprio mondo interiore e la fatica a soffermarsi sulle cose.

Ci sono tanti luoghi che rappresentano aspetti psicologici diversi e ci sono tanti oggetti scomparsi proprio come le emozioni che Luca nasconde a se stesso.

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Gen 15 2020

LA VERA INTELLIGENZA

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Gen 12 2020

BENESSERE, SALUTE MENTALE E CREATIVITÀ

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Gen 09 2020

IL MONDO È FATTO MALE MA IO POSSO CAMBIARLO

La soggettività è sempre demonizzata da chi si considera razionale, concreto e con i piedi per terra.

Tuttavia pochi sanno che questo atteggiamento denota una profonda ignoranza scientifica.

Da anni la scienza studia la soggettività e afferma che la comprensione della realtà non può prescindere dalla individualità di chi la osserva.

Senza un osservatore, infatti, la realtà così come noi la percepiamo non esisterebbe.

Il mondo è soggettivo.

Lo sostengono i fisici, gli specialisti della psiche e tutti quelli che si occupano della vita e della salute (e con la soggettività devono fare i conti ogni giorno).

Credere o non credere nella soggettività è una scelta personale e come tale si basa sulle sicurezze che abbiamo bisogno di garantire a noi stessi.

La fisica moderna attribuisce alla psiche un valore sempre più determinante nella costruzione di ciò che riteniamo vero.

Chi crede ancora in una realtà separata da sé e dai propri pensieri appartiene a una categoria di persone poco aggiornate culturalmente e in difficoltà davanti alla complessità della vita, al punto da sfuggire il confronto con le nuove scoperte della scienza trincerandosi dietro un dogmatismo ormai obsoleto.

La soggettività appartiene a tutti… ma non è per tutti.

Occorrono un grande coraggio, una sconfinata curiosità e una poliedrica intelligenza per accettare la diversità di se stessi e degli altri.

Eppure… solo così è possibile comprendersi davvero.

E comprendendosi creare un mondo basato sul rispetto, sull’accoglienza e sulla verità.

Di tutti.

E non solo dei pochi che gestiscono i molti.

La soggettività è il criterio con cui compiamo le nostre scelte quotidiane, la legge che impronta ogni decisione che prendiamo, il parametro con cui l’inconscio governa la nostra realtà.

Affermarne l’inesistenza significa nascondere a se stessi un’importante strumento di conoscenza e precludersi la comprensione della verità.

La verità, infatti, è sempre soggettiva: riguarda le scelte profonde e le responsabilità che siamo disposti a prenderci.

Rifiutare la soggettività per credere a un mondo separato comporta la rinuncia alla libertà e alla possibilità di cambiare quello che non ci piace.

Scatena vissuti di impotenza, vittimismo e qualunquismo.

Consente la delega a qualcosa (o qualcuno) ritenuto più forte e perciò indiscutibile.

Annienta l’intelligenza.

E intacca l’autostima.

Riappropriarsi del potere personale e della responsabilità che ne deriva è un passo importante verso la libertà e una tappa obbligata durante il percorso della crescita psicologica.

Accogliere la soggettività è un momento delicato e difficile che permette a ciascuno di riprendere in mano le redini della realtà.

E comporta l’abbandono delle credenze infantili secondo cui c’è sempre un responsabile posto al di fuori di noi e colpevole delle disgrazie che avvelenano la vita.

Per comprendere la dimensione infinita della coscienza è necessario accogliere in sé le responsabilità che derivano dalla comprensione della soggettività e identificare i limiti e i poteri che appartengono all’individualità.

Fa parte dell’esperienza fisica sentirsi in relazione a un tutto più grande e contemporaneamente aprirsi all’accoglienza di quella totalità in se stessi.

Ce lo insegna la fisica quantistica e ce lo spiegano i testi esoterici.

Tutto è Uno.

La soggettività è quella parte di sé che legge il mondo con gli occhi della parzialità fino a comprendere che tutto è sempre un aspetto infinito dell’Infinito.

L’immaterialità della coscienza è difficile da conoscere con gli strumenti limitati della logica razionale ma si rivela alle percezioni interiori di chi ne accoglie la profondità in se stesso.

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STORIE DI IMPOTENZA E SOGGETTIVITÀ

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“Sono fatto così. Non è colpa mia. Sono stato educato così. E oggi non mi è possibile cambiare.”

Mario vorrebbe essere diverso, più aperto, più estroverso, più capace di condividere con gli altri ciò che anima il suo mondo interiore.

Ma una vergogna atavica a parlare delle emozioni lo paralizza ogni volta, mentre un mutismo indifferente e razionale s’impadronisce della sua conversazione portandolo a censurare tutto ciò che riguarda emozioni e sentimenti.

Chi gli vuol bene lo esorta a cambiare e a sforzarsi di raccontare ciò che prova.

Mario scrolla la testa e si trincera dietro al suo categorico:

“Sono fatto così!”

Che accentua la distanza fra sé e gli altri e lo avviluppa in una solitudine sempre più soffocante. 

***

Marina abita in un condominio chiassoso.

La famiglia del primo piano ha tre bambini che litigano in continuazione.

La coppia che vive di fronte non fa che organizzare cene e ricorrenze in cui si brinda, si canta e si ride fino a notte fonda.

La signora che abita sopra commina avanti e indietro con i tacchi, peggio di una macchina da scrivere!

Marina non ne può più di quei rumori e invoca la solitudine mentre studia il modo per zittire i vicini.

Non mette insieme tutto quel chiasso con il frastuono che anima il suo mondo interno.

E non ascolta la vocina interiore quando (inutilmente) cerca di riportarla sui problemi che da sempre avvelenano dentro di lei il bisogno di serenità.

Il chiasso interno con cui si estranea da sé si riflette nella realtà che percepisce.

E quel condomino rumoroso le ricorda ogni giorno la sordità con cui intimamente tratta se stessa.

***

Da quando è morto il suo compagno, Gilda non vive più.

La solitudine è diventata una presenza costante e i ricordi e i rimpianti riempiono di tristezza le giornate.

Vorrebbe ritrovarlo e condividere ancora con lui tutti i momenti della vita.

Ma non riesce a perdonare l’esistenza per quel cambiamento imprevisto e repentino.

Ha bisogno di vivere ancora l’amore e lo vuole così come era: vivo, fisico e uguale a prima.

Non accetta il cambiamento nella fisicità, non ascolta la presenza di lui che pure avverte spesso al suo fianco.

Non sopporta di doversi adattare a qualcosa che la mente non aveva previsto.

Così rifiuta la soggettività che potrebbe aiutarla a ritrovare il suo uomo anche senza più il corpo.

E aggrappata a un’oggettività tutta materiale allontana se stessa proprio da colui che cerca.

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Gen 06 2020

QUEL “SEMPRE” CARICO DI SIGNIFICATO


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Gen 03 2020

INTUIZIONI, SENSAZIONI, PARANORMALITÀ

Tante persone arrivano in terapia spaventate all’idea di poter avere delle premonizioni e di venire a conoscenza di fatti che sarebbe meglio non sapere.

Temono addirittura di poter influenzare la realtà con il proprio pensiero, causando eventi spiacevoli senza esserne coscienti.

Queste paure segnalano un conflitto tra la capacità di ascoltare le intuizioni e la pretesa (impossibile) di una razionalità onnipotente e onnisciente.

Accettare i limiti della ragione è il dilemma del secolo.

Viviamo nell’era dell’imperturbabilità, deridiamo i sentimentalismi e crediamo che il paranormale sia una truffa ai danni degli sciocchi.

Poi segretamente coltiviamo l’idea che esista una pericolosa energia distruttiva capace di agire a dispetto di ogni evidenza scientifica.

E cerchiamo di non pensarci nella speranza di schivarne le conseguenze.

Tuttavia proprio la pretesa di cancellare un problema evitando di prenderlo in considerazione scatena l’angoscia nel mondo interiore.

L’intuizione è una funzione dell’emisfero destro del cervello.

Lo stesso che presiede all’affettività, alla creatività e alle esperienze interiori.

È un modo di interpretare la vita opposto alla linearità logico matematica che caratterizza il pensiero razionale e appartiene all’emisfero sinistro del cervello (quello che viene costantemente potenziato durante la scuola dell’obbligo, fino a renderlo dominante e pericolosamente prepotente).

Ci sono uomini e donne dotati di un emisfero destro attivo e incoercibile.

Queste persone possiedono una buona capacità di usare la propria mente intuitiva e sensitiva.

Anche se spesso ne hanno paura, vittime di una cultura che (demonizzando tutto ciò che non si può monetizzare) ha reso inutile anche l’amore.

I sentimenti, l’intuizione e la sensitività appartengono a una stessa matrice percettiva: sono funzioni dell’emisfero destro del cervello e permettono una comprensione della realtà basata sulla sintesi e sull’ascolto del mondo intimo.

Sono le fondamenta dell’empatia, della fratellanza e della solidarietà.

La civiltà dei consumi (che di civile ormai non ha più niente) le ha demonizzate e screditate a vantaggio dell’egoismo, dell’individualismo e dell’indifferenza.

Indispensabili a tenere in piedi gli interessi economici e la ricchezza di pochi a discapito di molti.

Per vendere tanto bisogna che qualcuno compri tanto, senza preoccuparsi dei modi più o meno etici con cui si ottengono i prodotti.

L’omologazione e l’adesione incondizionata alle leggi del mercato sono gli strumenti che garantiscono le vendite, la bibbia del consumatore perfetto.

Il commercio è basato su una pubblicità ingannevole e qualunquista, volta a rendere indispensabili cose che invece non lo sono.

Nascono così la necessità di credere solo a ciò che si può toccare (e quindi monetizzare) e il dogmatismo della razionalità secondo cui due più due fa sempre quattro!

Tuttavia, in amore due più due può portare anche a risultati diversi da quattro, perché ciò che sentiamo dentro amplifica le percezioni fino a renderci partecipi dei vissuti degli altri.

E questo si traduce in una matematica interiore che moltiplica la solidarietà ben oltre i numeri, le possibilità e la logica.

L’amore sa fare i miracoli.

Lo sanno bene tutti quelli che lo hanno vissuto.

Ascoltare le proprie intuizioni permette di accedere a un sapere che forse non è logico, ma è reale e trova le sue conferme nelle evidenze che costellano le esperienze quotidiane.

La scienza studia queste potenzialità in segreto e non diffonde i risultati che ottiene perché è al servizio di interessi di potere, militari ed economici, che traggono vantaggio nel mantenerci ignari delle possibilità alla portata di tutti e a costo zero.

L’intuizione, la sensitività e tutte le potenzialità definite paranormali riguardano fenomeni molto normali da cui tutti possono attingere strumenti per vivere la vita con più leggerezza.

L’emisfero destro del cervello bilancia le caratteristiche dell’emisfero sinistro e aggiunge nuove possibilità per risolvere i problemi di sempre, proprio come la mano sinistra completa le performance della destra, la gamba sinistra insieme a quella destra sostiene l’equilibrio e l’occhio sinistro permette la profondità della visione insieme all’occhio destro.

Escludere la conoscenza di queste potenzialità significa privarsi di tante risorse spesso indispensabili per affrontare la vita.

Ma quali sono queste risorse?

La percezione paranormale della realtà abilita il contatto con una conoscenza non lineare, cioè priva delle coordinate spazio temporali che utilizziamo abitualmente.

Vuol dire che possiamo sapere delle cose anche senza sapere come e perché le sappiamo, attingendo la conoscenza direttamente da un inconscio collettivo invece che utilizzare la deduzione, il ragionamento lineare e i meccanismi di causa ed effetto (se prima… allora dopo…).

Seguire il proprio sesto senso permette di facilitarsi la vita, evitando tante piccole e grandi difficoltà.

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STORIE DI INTUIZIONE E SESTO SENSO

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Per fare un po’ di palestra e capire in pratica come funzionano le cose, Mario decide di partecipare a un concorso per 2 posti di psicologo indetto dalla ASL della sua zona.

E naturalmente iscrive anche la collega con cui ha studiato durante tutto il corso di laurea, Tiziana.

I partecipanti sono più di 500 e mancano pochi giorni alla prima prova perciò Tiziana cade dalle nuvole e accoglie la notizia con un uragano di proteste:

“Tu devi essere pazzo! Non ce la faremo mai a preparare il concorso in una settimana!!!”

Ma Mario è inamovibile nelle sue decisioni:

“Proviamo e vediamo sul campo cosa è richiesto e come si fa. Così al prossimo concorso nessuno ci potrà fermare”.

Sostiene con determinazione.

Solidale, Tiziana si rassegna a partecipare e il giorno del concorso si affida al sesto senso!

Invece di approfondire il tema richiesto (di cui sa poco o nulla) decide di citare in forma sintetica tutti gli approcci studiati all’università che trattano l’argomento.

In questo modo non presenterà il compito in bianco e potrà evitare di dilungarsi sui tanti aspetti che non ha ripassato.

Mario, invece, consegna quasi subito e se ne va.  

Dopo qualche tempo le informazioni trapelano.

Ed ecco la sorpresa!

Il criterio scelto dalla commissione per selezionare i concorrenti non è la conoscenza dell’argomento con i suoi relativi approfondimenti (come si aspettavano tutti) bensì la capacità di menzionare il maggior numero di scuole che se ne sono occupate.

Tiziana è in testa alla classifica della prima prova.

Certo, dovrà prepararsi approfonditamente per la prossima selezione.

Ma grazie alla sua intuizione è stata ammessa.

***

Marina quando deve fare acquisti lascia agire l’immaginazione.

E, qualche tempo prima di uscire a cercare l’oggetto che le serve, immagina ad uno ad uno i luoghi dove potrebbe trovarlo.

Mentre li visualizza ascolta le proprie sensazioni.

Per qualcuno avverte un senso di noia, per altri insofferenza o fatica.

Quasi sempre, però, ce n’è uno che le trasmette uno stato di soddisfazione e di entusiasmo.

È lì che si reca a colpo sicuro per comprare quello che cerca.

E quasi mai rimane delusa.

“L’ intuizione mi aiuta e ho imparato a fidarmi di ciò che suggerisce.  Non solo quando devo trovare qualcosa che mi serve ma un po’ in tutte le situazioni”

Afferma soddisfatta.

***

Per paura di incappare nelle innumerevoli vendite telefoniche, Matteo ha smesso di rispondere ai numeri che non conosce.

Oggi, però, lo squillo del telefono evoca una sensazione familiare e d’istinto vorrebbe prendere la chiamata.

Tuttavia si trattiene.

Mentre il cellulare continua a suonare, la ragione gli dice che si tratta dell’ennesima richiesta inopportuna di qualche call center a caccia di clienti.

Il trillo del telefonino finalmente smette.

Matteo fissa lo schermo per un po’.

Poi d’impulso, sentendosi uno sciocco, richiama quel numero.

E dall’altra parte risponde… Alessandra!

Un’amica che non vede da diverso tempo.

“Ciao Matteo!! Che piacere sentirti!! Volevo darti il mio nuovo numero e approfittarne per fare due chiacchiere con te. È tanto che non ci vediamo e mi stai mancando.”

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Dic 31 2019

UNA SCELTA PER SPIRITI LIBERI

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Dic 28 2019

VUOI DIMAGRIRE? … impara a gestire il tuo predatore interiore!

Decidere di cambiare le scelte alimentari significa modificare gli equilibri interiori che stanno dietro al proprio modo di mangiare e gestire con saggezza il condominio delle personalità che anima la psiche.

La salute e il benessere, infatti, sono frutto di un equilibrio dinamico fra le tante parti di sé.

E l’alimentazione non sfugge a questa regola.

Nel mondo intimo ci sono sempre aspetti opposti, pronti a contendersi il potere decisionale determinando l’andamento della nostra vita.

Ecco perché alla scelta di migliorare la salute e l’etica smettendo di mangiare cibi tossici e colmi di sofferenza fa da contrappeso il desiderio di indulgere nei piaceri del gusto senza preoccuparsi dell’impatto che questo può avere sull’organismo e sul pianeta.

Una voce sottile bisbiglia alla coscienza le buone ragioni per cui è meglio non lasciarsi possedere dalla gola.

Ma un Predatore Interiore ama mordere, masticare, ingoiare e vivere lo stordimento che accompagna la digestione dei cibi poco sani.

Senza preoccuparsi delle conseguenze.

La soddisfazione di queste diverse istanze psichiche garantisce un risultato stabile e duraturo.

Mentre la scelta dell’una a discapito dell’altra accentua il conflitto nel mondo interno provocando innumerevoli problemi.

Tradotto in pratica significa che ogni volta che scegliamo la salute dobbiamo anche rispettare il bisogno giocoso e incosciente di vivere un piacere senza scrupoli… in libertà.

Ma libertà non vuol dire indulgere nella crudeltà verso se stessi (abiurando la salute) e verso il pianeta (compiendo scelte scriteriate e prive di empatia).

Libertà è permettersi di vivere un appagamento privo di restrizioni e questo può avvenire solo quando le istanze interiori contrapposte trovano entrambe soddisfazione.

Vuol dire compiere delle scelte attente alla salute e anche volte all’appagamento e all’espressione del benessere emotivo.

Quando lo spazio giocoso del godimento affianca la responsabilità e il bisogno di giustizia e di amore, la vita trova il suo compimento e tutto conquista un profondo significato.

Il mondo inconscio cammina sempre affianco alla consapevolezza cosciente, condizionando la percezione della realtà e il benessere interiore.

La crudeltà con cui trattiamo noi stessi e gli altri determina gran parte della sofferenza che incontriamo nella vita.

E il disprezzo che riserviamo all’etica delle scelte quotidiane si riflette in quell’insoddisfazione a vivere che impedisce di assaporare davvero l’esistenza.

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STORIE DI PIACERE… E DI SALUTE

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Giuliana ha un lavoro di responsabilità in una grande azienda e spesso si trattiene in ufficio ben oltre l’orario di lavoro.

Ultimamente, però, a complicare la sua vita è arrivata una brutta malattia che ha colpito improvvisamente sua madre.

E ogni momento libero è dedicato a lei.

L’organizzazione frenetica delle giornate la costringe a rinunciare ai suoi pochi momenti di ricarica e ben presto la donna si ritrova a fare i conti con uno smodato desiderio di dolci (che la spinge a ingoiare ogni genere di leccornie per calmare l’angoscia e colmare la mancanza di piacere).

Quando infine tutto si risolve per il meglio, Giuliana deve affrontare un importante sovrappeso.

Così, dopo aver consultato lo psicologo e il nutrizionista, si iscrive a un corso di ballo e organizza nella sua casa uno spazio per dipingere.

La musica e il colore compiono il miracolo e nel tempo insieme alla linea desiderata scopre un nuovo benessere.

Oggi Giuliana ha imparato a bilanciare il divertimento con il suo scrupoloso senso del dovere.

E annota in agenda gli appuntamenti con i colori e con la palestra, come fossero visite mediche.

Imprescindibili.

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Nicolò ama il rischio, la sfida e l’ebrezza che deriva dalla trasgressione.

Da bambino questi sono stati gli unici modi per ottenere l’attenzione dei grandi (sempre troppo occupati a gestire le proprie vite e poco attenti ai suoi bisogni) e nel tempo sono diventati gli strumenti del suo piacere.

Ogni volta che affronta uno sport pericoloso o trasgredisce la legge si sente invincibile, importante e pieno di fascino.

La normalità, invece, lo spaventa: lo scorrere tranquillo delle giornate lo fa sentire invisibile e privo di attrattive.

In fondo all’anima un Bambino Incompreso cerca ancora di ottenere le attenzioni che gli sono mancate, spingendolo a compiere gesti sempre più pericolosi e mescolando il bisogno d’amore con la violenza e la disubbidienza.

È per questo che indulge nella cocaina, corre in macchina, firma assegni in bianco e infrange le leggi ogni volta che può.

L’arrivo delle forze dell’ordine, le multe, il carcere e tutto quello che ne consegue lo fanno sentire vivo, provocandogli un intenso piacere.

Ma anche un grave senso di abbandono e solitudine.

Lo stesso che lo spinge a rischiare la vita e la dignità in continuazione.

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Mauro viene in terapia per un senso di insoddisfazione esistenziale che gli provoca momenti di grande malessere fisico e psichico.

Racconta che per lui la vita ha perso ogni attrattiva e l’unico obiettivo della giornata è chiudersi in casa a mangiare davanti alla tv.

La storia evidenzia un passato di doveri e proibizioni: tanti fratelli più piccoli, una mamma vedova, una zia invalida e il desiderio irraggiungibile di visitare luoghi inesplorati.

Diventato grande, la rinuncia allo spirito avventuroso che anima i sogni dell’infanzia e la scelta di fare il medico sono conseguenze (quasi) obbligatorie: il modo più efficace per evitare le sofferenze cui ha dovuto assistere durante l’infanzia.

Nel corso dei colloqui cerchiamo insieme di aprire un varco a quell’Esploratore Avventuroso che amava partire per scoprire nuovi luoghi.

Guidato da una serie di sincronicità… Mauro si iscrive a un gruppo di trekking e piano piano permette a se stesso di riappropriarsi dei sogni e della fisicità.

E, mentre il piacere riprende a scorrere nella sua vita, il cibo e la tv diventano sempre meno importanti.

Oggi Mauro ha cambiato radicalmente abitudini, recuperando il tempo libero, l’appagamento e il valore vita.

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Dic 25 2019

L’AMORE MUOVE IL MONDO

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Dic 22 2019

LA PREGHIERA

A breve sarebbe giunto il Natale, uno dei momenti più tristi per lei:  lui avrebbe festeggiato in famiglia, con moglie, figli, genitori, suoceri.

Cena insieme, brindisi, regali sotto l’albero, abbracci.

Lei avrebbe aspettato una chiamata; ma a volte riceveva solo un messaggio, digitato di nascosto: “Auguri, ti amo”.

Da anni accadeva tutto questo.

Lui in famiglia, lei a casa, ad aspettare che in quei giorni di festa l’uomo si liberasse dagli impegni familiari e la raggiungesse, finalmente.

Non abitavano distanti: lo aspettava ansiosa, lo accoglieva felice.

I regali di Natale scambiati in fretta, poi la passione.

“Vedrai, appena finisce questo periodo, parlo a mia moglie. Sarò deciso. Adesso però non è possibile. Abbi pazienza.”

Ma i Natali passavano, come le altre feste, come  tutti gli altri giorni.

“Tu sei forte”, lui diceva.

La moglie invece era fragile, poi c’erano i figli da seguire a scuola, le responsabilità dell’ufficio, i trasferimenti brevi di lui per lavoro.

“Devo controllare la nuova sede della società”, le comunicava.

“Quale regalo vuoi che ti porti?”

Una volta era tornato con un gattino, rosso e bellissimo: lo affidò alle braccia della donna.

“Vedi quanto ti penso?” le disse.

“È rosso come i tuoi capelli”

E lei si era intenerita per quel regalo animato.

Vivevano insieme d’estate, nei giorni ritagliati tra le ferie di lui e spacciati per un breve viaggio di lavoro, oppure si incontravano in pomeriggi rapidi e nascosti.

*******

Anni di attesa, ormai: a lei solo brandelli di tempo e promesse ripetute, a cui non aveva ancora smesso di credere.

Non mancava di rattristarsi, ma si mostrava serena: non voleva fare l’amante lacrimosa e covava la speranza che finalmente avrebbe diviso la vita con lui.

Ma sapeva bene di essere l’altra.

*******

Da anni non entrava in chiesa: ci capitò per caso un pomeriggio inoltrato.

Mancavano due giorni al Natale.

Si sedette in fondo, vicino al portone.

La funzione sarebbe iniziata più tardi e i fedeli erano ancora pochi.

Una lama di luce attraversava le navate.

Silenzio e senso di protezione: lì dentro si sentiva accolta e le venne desiderio di pregare, ma l’unica cosa da chiedere era la vita con lui.

Allora immaginò ancora una volta il loro amore, i giorni condivisi, una casa da arredare, dei figli, la spesa da decidere, la meta delle vacanze estive: tutto quanto si vive in una storia insieme.

Nei pensieri sembrava facile: ma la realtà cedeva come un castello di carta.

Erano veri, invece, l’amore che lei provava e la famiglia dell’uomo: salda e compatta, nonostante tutto.

*******

La famiglia di lei, invece, era lontana.

Da tempo per lavoro la donna si era trasferita in città e sentiva spesso i genitori, ma li raggiungeva in estate.

“Perché non cerchi un uomo onesto, che ti voglia bene?”, le chiedeva la madre, preoccupata per quella figlia sola e malinconica.

“Sarei più tranquilla, anziana come sono. Tuo padre, poi, è anche più ansioso di me”, le confidava.

Ma lei si limitava a sorridere e l’abbracciava forte.

Loro non sapevano nulla.

Quel fardello era soltanto suo.

*******

Ripensava a tutte queste cose, seduta sulla panca: gli anni stavano passando e lei percepiva ormai il vuoto della sua vita.

Lui era affascinante, divertente, bello: e sapeva attrarla.

Quando erano insieme, si sentiva sicura, anche senza un domani.

Ma poi le incertezze la dominavano e nelle molte assenze di lui si chiedeva con ansia cosa sarebbe accaduto.

*******

Nella panca davanti, un vecchio pregava sussurrando.

Aveva mani nodose e spalle ricurve: ondeggiava leggermente, mentre sfogliava il messale e sembrava implorare qualcosa, sollevando lo sguardo.

Lei si scosse dai pensieri.

Si chiese quale grazia invocasse quell’uomo, se avesse tristezze o paure.

Sentiva il biascicare delle sue parole e provò tenerezza per lui.

Chissà che vita aveva trascorso, quali affetti viveva, che cosa sperava con quell’aspetto fiducioso e umile?

Allora pensò che forse aveva più diritto di lei ad essere ascoltato.

E chiese di cuore che le preghiere del vecchio fossero accolte.

Poi si alzò e uscì lentamente dalla chiesa.

Le sembrava di sentirsi più leggera.

Aprì la borsa, prese il telefono e chiamò la madre: “Mi volete per questi giorni di Natale?” chiese.

E alla risposta felice di lei aggiunse:

“Senti, prepareresti una cuccia? Avrò il mio gatto, non voglio affidarlo ad altri. Vedrai, ti piacerà: è rosso. Come i miei capelli”.

Gloria Lai

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Opera tutelata da Patamu.com con il n°116373 del 13/12/2019

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