Archive for the 'Psicologia' Category

Feb 20 2020

CRESCITA PERSONALE: fare emergere parti nuove di sé

Quando si intraprende un cammino di crescita personale è indispensabile aprirsi alle parti nuove di sé.

La psiche è composta da infinite possibilità espressive che si plasmano sulle esigenze del mondo circostante dando forma alla personalità: l’insieme degli atteggiamenti che usiamo abitualmente.

La crescita ci costringe a selezionare dal vastissimo repertorio di comportamenti possibili quelli che hanno successo nel procurarci accettazione, stima e riconoscimento.

L’amore è l’unico alimento indispensabile alla vita.

E ci spinge a plasmare il carattere, trasformando l’egocentrismo in altruismo, partecipazione e solidarietà.

È un percorso lungo e articolato quello che da bambini ci conduce a diventare adulti, rendendoci capaci di donare al mondo la nostra creatività e i nostri talenti.

Tuttavia, spesso, per ottenere l’amore siamo costretti a barattare l’integrità, assumendo comportamenti che non ci rispecchiano (ma permettono di ottenere l’apprezzamento degli altri).

Questi compromessi hanno un alto prezzo psicologico da pagare e possono provocare una tale paralisi interiore da togliere alla vita ogni significato.

Sono infatti alla base di tante sofferenze psichiche.

In quei momenti la consulenza psicologica si rivela un aiuto indispensabile per sciogliere i nodi e liberare risorse nuove, lasciando emergere le parti inespresse di sé.

I comportamenti e gli atteggiamenti censurati nascondono, infatti, un alto potenziale creativo e trasformativo e sono spesso gli strumenti più efficaci per superare quel senso di inutilità che imprigiona l’esistenza in un cumulo di doveri privi di interesse.

Ma per raggiungere i doni celati dietro le risorse trasformative è necessario affrontare la paura del cambiamento e rivivere il dolore che da bambini ci ha condotto a nascondere gli aspetti inaccettabili della psiche.

Questo non vuol dire trasformarsi in mostri di egoismo, prepotenza e crudeltà.

Significa imparare a gestire con attenzione la ricchezza interiore, equilibrando il bisogno di approvazione con l’autenticità e l’espressione delle proprie peculiarità.

È un percorso che ha bisogno di tempo e pazienza, ma conduce ad una ricchezza intima e ad una sensazione di appagamento che prescindono da ciò che si fa… perché poggiano su ciò che si è.

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STORIE DI PAURA E DI TRASFORMAZIONE

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Laura ha avuto tante storie di incomprensioni e delusioni.

Per questo si considera poco adatta alla vita di coppia e ha puntato soprattutto sul lavoro.

Tuttavia, quando arriva alla soglia dei cinquanta il piacere professionale che anima le sue giornate cede il posto a un avvilente senso di inutilità.

La psicoterapia l’aiuta a mettere a fuoco il mondo sommerso delle sue passioni e con fatica Laura avvicina una se stessa sconosciuta e pericolosa.

È una donna attratta dalle altre donne.

La stessa che per tanti anni ha boicottato segretamente le storie d’amore, ben attenta a evitare matrimoni e convivenze.

Oggi Laura ha aperto la porta a un mondo che ancora la fa sentire fragile e insicura, ma ha ritrovato il gusto della vita e il piacere di lavorare.

E, mentre raccoglie i successi professionali, accoglie quella se stessa spaventata e innamorata… della sua migliore amica.

***

Giovanni passa le giornate chiuso in ufficio, costantemente impegnato a far quadrare i conti.

Ha poco tempo per la fidanzata e ancora meno per gli amici.

Il lavoro, l’indipendenza e il progetto di acquistare una casa lo assorbono completamente.

È talmente preso dalla vita professionale che si dimentica persino gli appuntamenti… e questo manda in pezzi la sua storia d’amore.

Disperato cerca di farsi perdonare ma… per riconquistare una vita affettiva dovrà fare un profondo esame di se stesso e scoprire (con stupore) che il lavoro è soltanto una scusa per isolarsi!

La solitudine lo aiuta a gestire una profonda sensibilità.

E la paura di essere fagocitato dalle esigenze delle persone a cui vuole bene lo spinge inconsciamente a chiudersi in ufficio.

Per vivere gli affetti senza scappare, Giovanni dovrà ammettere il suo desiderio di solitudine e imparare a stare con se stesso senza bisogno di scuse.

Ma, soprattutto, senza inventarsi il lavoro per nascondersi.

***

Giorgio lavora come cameriere.

È un ragazzo sveglio, disponibile e capace.

I colleghi e i clienti lo stimano. Il datore di lavoro vorrebbe dargli una promozione.

Tuttavia lui sogna una vita diversa.

Ama il teatro, la danza, la scrittura e la poesia.

Vorrebbe esprimere la sua creatività anche professionalmente ma la paura di non riuscire lo paralizza.

Quando partecipa a uno stage di teatro… improvvisamente la vita cambia.

Il regista gli propone una collaborazione part time per risolvere alcuni problemi legati alla gestione della compagnia.

Sentendosi valorizzato, Giorgio si impegna al massimo e finalmente sperimenta la possibilità di guadagnare in maniera autonoma.

Il regista è soddisfatto e prospetta ulteriori collaborazioni, i guadagni non sono altissimi ma… Giorgio prende coraggio e decide di rischiare.

Oggi lavora a tempo pieno in quella compagnia: fa l’attore, segue la contabilità e gestisce le innumerevoli iniziative culturali.

I guadagni sono rimasti gli stessi di quando lavorava nella pizzeria.

L’autostima, però, è cambiata.

Finalmente svolge un lavoro che ama e non si sente più costretto a lavorare ma felice di fare ciò che fa.

Carla Sale Musio

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Feb 16 2020

COLTIVARE LA CREATIVITÀ…

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Feb 13 2020

CREATIVITÀ E PSICOTERAPIA

La creatività è una risorsa indispensabile per il benessere e la salute mentale, perciò durante un percorso di crescita personale occorre liberarne le potenzialità nella psiche.

Spesso le persone creative sono creative anche nei sintomi.

E vivono malesseri che la medicina non riesce a spiegare.

Escono dalle casistiche dei protocolli scientifici e cercano inconsapevolmente di essere viste nella loro unicità proprio utilizzando le sofferenze che lamentano.

Tuttavia, chi realmente deve occuparsi della creatività interiore sono le persone stesse.

E cercare di ricevere un po’ di attenzione con i sintomi è un modo creativo di chiedere aiuto che si attiva quando non siamo capaci di darci autonomamente la giusta considerazione.

Ognuno è responsabile di sé.  

E ha il compito di amare e curare la propria vita perché solo così potrà prendersi cura anche degli altri.

La creatività è il motore della realizzazione personale.

Coltivare la creatività significa dare spazio al proprio modo (unico e speciale) di essere al mondo e ascoltare la voce dell’intuizione, della sensibilità, della originalità e della fantasia.

Questo non vuol dire vivere in una realtà magica e irreale, al contrario!

Significa realizzare una società a misura di ciascuno, costruendo i presupposti dello scambio, della cooperazione e della solidarietà.

I creativi sono persone che amano cambiare.

Cambiano punto di vista, gusti, ambienti, situazioni, obiettivi, strategie, soluzioni…

Sono poliedrici e preferiscono esplorare nuove possibilità invece che competere e primeggiare.

Per loro è più interessante dare forma a qualcosa di nuovo piuttosto che vincere, dominare o annientare.

La creatività è la medicina che la vita ci ha donato per fare del mondo un posto migliore e rendere ogni giornata un’avventura appassionante.

Nella psicoterapia la creatività è la cura.

I sintomi psicologici, infatti, mostrano la creatività con cui ognuno di noi cerca di risolvere le situazioni difficili… senza scontentare nessuno. 

Tuttavia, CAMBIARE senza cambiare niente: è impossibile.

E il lavoro degli psicoterapeuti consiste spesso nell’aiutare le persone a individuare i sogni nel cassetto, le risorse accantonate e le possibilità inespresse necessarie a permettere un fluire libero della creatività nella psiche e nella vita.

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Ma cosa si intende per creatività?

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La creatività è la capacità di spostare agilmente il proprio punto di vista per scorgere soluzioni nuove ai problemi di sempre.

È la possibilità di immaginare usi, funzioni e opportunità diverse.

Chi possiede questa risorsa ha fiducia nella generosità della vita.

La creatività apre le porte dell’empatia e della sensibilità, infatti la ricchezza interiore che deriva dalla coesistenza di tanti punti di vista contemporaneamente rende capaci di immedesimazione e comprensione.

Creatività, sensibilità e empatia camminano a braccetto e rendono le persone capaci di vivere relazioni profonde e durature.

Quando la creatività si ammala anche la vita si ammala.

E si perde il piacere di fare le cose, quel significato che rende ogni esperienza una via di crescita e realizzazione personale.

Il lavoro con la creatività è uno strumento indispensabile nella psicoterapia e (spesso) l’unico in grado di risolvere i sintomi creativi, quelli che sfuggono alle classificazioni del DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) e mettono in crisi gli specialisti.

Mi riferisco agli attacchi di panico, a tante depressioni inspiegabili e a quella perdita di significato che accompagna il male di vivere: la sofferenza più diffusa ai nostri giorni.

Durante la psicoterapia il terapeuta e il paziente devono imparare a fidarsi della propria creatività e permettere all’intuizione di intrecciare la razionalità per dare forma a un modo unico e speciale di lavorare insieme e interpretare la vita.

Carla Sale Musio

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Feb 10 2020

CHIUDERE UNA RELAZIONE…

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Feb 06 2020

GUIDE INTERIORI E SCELTE ALIMENTARI: VIVERE DI LUCE

Cambiare il proprio modo di alimentarsi significa compiere una rivoluzione non solo dentro di sé ma anche nel mondo.

Le nostre decisioni quotidiane, infatti, si riflettono sull’economia spingendo le multinazionali alimentari a modificare le proprie scelte.

Ma, l’influenza sociale non è l’aspetto più rivoluzionario di una trasformazione del menù.

Ciò che veramente cambia il mondo è il dialogo che instauriamo con l’inconscio.

Chiamiamo inconscio quel serbatoio plastico di ricordi e di energia che modella i programmi con cui ognuno sperimenta la realtà.

Decidere di vivere alimentandosi grazie a scelte rispettose della natura e della salute direziona l’inconscio verso un’armonia e un rispetto che agiscono potentemente sull’esperienza individuale e sulle contingenze che incontriamo nella vita.

Questo fenomeno, chiamato sincronicità, è stato studiato dagli psicologi e dai fisici che, partendo da punti di vista differenti, sono giunti alle medesime conclusioni: il mondo interiore influenza il mondo esteriore.

La vita è lo scorrere di esperienze volte a forgiare una saggezza in grado di di attraversare le dimensioni (accompagnandoci a comprendere un’interiorità talmente ampia da sfumare nella Totalità).

Le Guide Interiori sono aspetti evoluti della coscienza individuale, collettiva e universale cui possiamo fare riferimento per mantenere il contatto con il significato dell’esistenza e muoverci nella realtà con grazia e maestria.

Quando decidiamo di modificare la nostra alimentazione scegliamo anche di cambiare le modalità con cui ci rapportiamo alla natura e alla vita.

E questo ci permette di entrare in contatto con un punto di vista più grande, volto al benessere della Totalità.

Possiamo chiamare questo sapere: inconscio collettivo, osservatore neutro, visione lucida, guide spirituali… la denominazione non ha importanza.

Ciò che conta è la possibilità di accedere a una comprensione del mondo che include la conoscenza di verità intuitive, emotive, empatiche e rispettose di tutto ciò che esiste (e non più esclusivamente logico matematiche).

Si tratta di valori che sono strettamente connessi con il benessere psicologico, la realizzazione personale, la padronanza della mente e la possibilità di vivere una vita appagante.

Quando modifichiamo in meglio le scelte alimentari ci apriamo all’ascolto di una saggezza profonda fondata sul rispetto, l’umanità, la solidarietà, la fratellanza e l’amore, e capace di rendere la vita un’esperienza degna di essere vissuta.

Naturalmente è vero anche il contrario: quando permettiamo a questi valori di impregnare la nostra coscienza ci lasciamo guidare da un sapere profondo che ha come conseguenza un diverso modo di intendere la vita e agisce potentemente sul bisogno di nutrirsi.

In entrambi i casi la sopravvivenza diventa un modo di essere che conduce alla scoperta di altre forme di vita e all’ascolto di modalità nuove di stare al mondo… e trasforma l’alimentazione in un nutrimento dell’anima libero dal bisogno di riempire lo stomaco.

Non sempre mangiare significa inghiottire qualcosa.

Quando vivere non è più sinonimo di uccidere, l’amore apre nuove possibilità.

Tante persone vivono libere dalla necessità di alimentarsi ingoiando del cibo.

Per loro la sopravvivenza dipende dalla comunione con un’energia più grande che impregna la creazione dando forma alla realtà.

Gli antichi lo chiamavano: prana, soffio di vita, energia universale.

E la storia racconta tanti casi di uomini e donne capaci di vivere proprio grazie a questa forza.

Teresa Neumann, Prahalad Jani, Giri Bala, Hira Ratan Manek, Jasmuheen… sono solo alcuni esempi famosi.

Oggi in Italia a Coccore (nelle Marche) esiste l’Eden Pranic Center che ogni anno organizza il Pranic World Festival in cui riunisce curiosi, simpatizzanti e praticanti provenienti da tutto il mondo, accomunati dall’esperienza di un diverso modo di nutrirsi.

Queste persone arrivano a non dipendere più dal bisogno di vivere inghiottendo il cibo grazie a un percorso interiore e a scelte di vita rispettose della natura e dei suoi valori.

Per loro il contatto con una saggezza profonda diventa il nutrimento che permette la sopravvivenza, la conseguenza di un cambiamento radicale nel modo di leggere gli avvenimenti.

Le loro scelte e il loro stile di vita mostrano una libertà ancora sconosciuta alla maggior parte delle persone e indicano un percorso evolutivo emotivamente rivoluzionario e profondamente trasformativo.

Scegliere di ascoltare le Guide Interiori significa scegliere di aprirsi alla propria coscienza e a un sapere più grande della ragione, fondato sull’amore, sulla gratitudine, sull’empatia e sulla fratellanza.

Questo percorso di cambiamento interiore rivoluziona profondamente la conoscenza e ha ripercussioni importantissime sulle possibilità creative di ciascuno.

Carla Sale Musio

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Feb 02 2020

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Gen 30 2020

ANIMALI, SPIRITUALITÀ E CULTURA

Gli animali non abiurano l’appartenenza alla natura: ne fanno un cardine della loro cultura.

E possono arrivare anche ad estinguersi pur di non tradire gli equilibri dell’ecosistema in cui vivono.

Per le creature che noi definiamo arrogantemente bestie il contatto con la coscienza, intesa come Totalità Infinita, è una costante inscindibile della realtà.

Possiamo verificarlo quotidianamente osservando il loro modo di vivere e di affrontare la morte.

Tuttavia, per noi esseri umani oggi è molto difficile comprendere il sapere degli animali.

Il nostro cervello è capace di analizzare e sezionare ogni cosa… smarrendone il significato più ampio.

La civiltà ci ha trascinato dentro una patologia narcisistica chiamata antropocentrismo e questo ci priva dell’intelligenza emotiva necessaria a comprendere il valore profondo della vita.

Riteniamo di essere gli unici depositari della conoscenza, ma associamo l’intelligenza al predominio e ci arroghiamo prepotentemente il diritto di usare ogni altra forma di vita a nostro piacimento.

In questo modo abbiamo fatto crescere la violenza e la distruzione insieme alla paura della morte.

Affidarsi a un principio più grande della ragione (e dell’intelligenza logico matematica che caratterizza il pensiero umano) significa tollerare i limiti della nostra comprensione e riconoscere l’appartenenza a qualcosa di cui non possiamo il controllo.

Vuol dire arrendersi all’umiltà e coltivare l’ascolto interiore con la stessa dedizione riservata alla scoperta del mondo esteriore.

Gli animali fanno questo.

E perciò non riescono a prevedere la crudeltà degli uomini.

(Occorre conoscere a fondo la finzione per prevenire la cattiveria insita nei comportamenti della specie umana.)  

Gli uomini invece rifiutano di capire gli animali.

E forti di una presunzione auto conferita ritengono di essere gli unici depositari della verità.

Tuttavia la Totalità richiede la capacità di accogliere in sé i limiti della ragione insieme all’immensità che caratterizza la vita.

E per far questo è indispensabile mantenere un contatto con la natura e con la sua intelligenza volta a raggiungere l’equilibrio fra tutto ciò che è.

E non a favorire lo sfruttamento dei pochi sui molti.

Gli animali sono in contatto con la profondità della vita.

Non ne contestano i principi, non ne stravolgono le leggi, non amputano da sé l’ascolto del mondo emotivo.

Accolgono la vastità del creato, vi si adeguano e imparano a gestire le proprie risorse insieme alle emozioni.

Abbandonandosi alla Totalità possiedono un sapere che gli esseri umani non conoscono.

E in questo sono maestri di verità.

Tuttavia la loro conoscenza è evidente soltanto a chi si spoglia di quella patologica superiorità che distrugge e separa fino a rendere il mondo un inferno e la vita un carico di doveri senza senso.

Nelle città di cemento: gli uccelli sporcano, gli alberi disturbano, lo smog la fa da padrone e gli uomini sono schiavi di quei pezzi di carta colorati chiamati denaro, senza i quali non è possibile esistere.

Nel mondo naturale degli animali: nessuno lavora per vivere, non ci sono patologie psichiatriche, non si consultano gli esperti per sapere cosa pensare e l’esistenza è fatta di uno scambio continuo con le altre forme di vita.

Nelle città di cemento esistono: l’obesità, l’alcolismo, la tossicodipendenza, l’usura, lo sfruttamento e il suicidio.

Nel mondo naturale degli animali: si mangia quando si ha fame e ogni giorno si assapora il piacere di avere un corpo adatto a scoprire i doni che la natura elargisce gratuitamente.

Nelle città di cemento: si vive desiderando di morire e si muore senza comprenderne il perché.

Nel mondo naturale degli animali: i giorni sono fatti di entusiasmo e avventura, e durante la morte ci si abbandona alla vita e al suo più profondo significato.

Carla Sale Musio

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Gen 26 2020

SE IL CUORE È PIENO LA FAME SPARISCE

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Gen 23 2020

LA DANZA

Trent’anni di assenza dal paese.

Adesso tornava, più ricco di quando era partito, ma la lontananza era stata dura.

All’inizio privazioni, diffidenze e la ricerca affannosa di un lavoro, anche pesante.

Spalle larghe e braccia robuste lo avevano aiutato, poi nel tempo aveva avviato un’attività con dei connazionali: un ristorante di buon cibo e prezzi onesti. 

Con la pazienza della sua indole e la serietà nel lavoro si era conquistato stima e rispetto.

Ma adesso aveva voglia di tornare e magari di ricominciare, anche se gli anni verdi erano lontani.

***

Molto tempo prima, al suo paese una ragazza gli aveva strappato il cuore: solo a vederla, perdeva il respiro e   quasi non riusciva a salutarla, quando le passava accanto. 

Lei era bellissima.

E povera.

Il proprietario delle vigne e dei terreni del paese la ricordava da bambina.

Ma quando la vide sbocciare, rimase anche lui senza fiato.

Non gli importò nulla della dote mancante e dei molti anni che gli pesavano sul capo.

La chiese in moglie e la bella accettò.

Poi vennero i figli e la famiglia crebbe placidamente, con la serenità che nasce dall’agiatezza e dai sentimenti pacati. 

L’affetto per il marito era un’oasi tranquilla, ma non aveva nulla della passione tormentosa che lei avrebbe desiderato. 

***

Era sposata da poco.

Il marito sarebbe mancato per qualche giorno: doveva visitare le proprietà e regolare rapporti a mezzadria, le aveva detto.

Lei passeggiava per il paese con delle amiche e vide da lontano quel ragazzo. 

Aveva capito da tempo la passione di lui: gli sguardi rapidi e folgoranti, gli sfioramenti leggeri, gli occhi fissi sulla bocca di lei, che tratteneva il respiro nel passargli accanto.

Poi la sera, lui oltre il cancello.

Era stato facile farlo entrare senza che nessuno vedesse: si celebrava la festa del santo patrono ed erano tutti in piazza.

Avrebbero festeggiato sino a tarda notte e lei, accusando un lieve malore, aveva annunciato che non li avrebbe raggiunti.

In quelle ore con lui, la passione che aveva solo immaginato.

Nei giorni successivi, ricordi, turbamenti, nostalgia.

Poi, al rientro del marito, la vita a due appena iniziata riprese a scorrere, quasi senza asprezze.

Il matrimonio era durato a lungo: il ricordo di quella colpa mai confessata l’aveva resa indulgente, tollerando gli sbalzi di umore e le tristezze del marito, così più anziano di lei.  

Ma avevano adorato i figli, belli come la madre.

Poi una malattia breve aveva piegato l’uomo: lei era rimasta vedova.

E ricca.

Non era più giovane, ma conservava ancora qualche bellezza.

La consolava sentirsi lontana dalle insidie d’amore: le sole passioni erano i figli, i nipoti e gli animali a cui badava.

Talvolta avveniva che, sapendo delle sue ricchezze e della sua dolcezza, ignoti le abbandonassero cuccioli in giardino.

Li accoglieva tutti, questi esseri, e li curava teneramente, pensando a quanti volti può avere l’amore.

Quindi teneva con sé gatti, cani, uccellini feriti e strappati alla morte, maiali nati da poco, che allevatori sensibili le regalavano, trovandoli così belli da impedirsi di ucciderli, cavalli feriti e destinati a morire, perché ormai non potevano gareggiare in corse e tornei. 

La sua ricchezza voleva usarla così, per fare del bene.

E non solo agli animali: infatti molti le rendevano grazie, tra i poveri del paese.

Talvolta le capitava di ricordare quelle lontane ore di passione giovane e colpevole.

Sentiva tenerezza per se stessa, così inerme e sventata, come sono i ragazzi.

Poi ricordava il calore di lui.

E il modo innocente in cui si era dato.

***

La festa del santo patrono: da tempo si organizzavano le celebrazioni.

Poi il giorno atteso: la messa, la cena nelle strade su tavoli lunghi e affollati, i balli in piazza.

Gli abitanti c’erano proprio tutti: gli adulti si salutavano, ridevano e parlavano; i bambini si abbandonavano a corse sfrenate, la processione si snodava lenta, tra preghiere, promesse e ringraziamenti solenni.

Poi la musica, allegra e potente.

Le donne sedute in cerchio, gli uomini che si offrivano per invitarle a danzare.

Avanzando lentamente tra la folla, lui si diresse verso la donna bella e anziana seduta accanto ai nipoti, che le chiedevano di poter giocare. 

“Andate”, rispose la donna.

“Ma non allontanatevi”.

Lui aspettò che i bambini sparissero dietro l’angolo, poi le si parò davanti.

Era ancora alto e vigoroso: i capelli grigi di lui non le impedirono di riconoscerlo.

Il leggero inchino dell’uomo nell’invitarla a danzare la emozionò.

Gli porse la mano che lui strinse appena: e cominciarono a ballare.

Il ricordo lontano si rinnovò all’improvviso.

“Abbiamo ancora tempo”, l’uomo disse.

E per lei fu semplice seguire quei passi di danza.

Come un’allieva incerta si affida senza timore al suo maestro.

Gloria Lai

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Opera tutelata da Patamu.com  con il  n° 117939 del 15/1/2020

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Gen 19 2020

L’INCAPACITÀ DI SEPARARSI

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