Archive for the 'Psicologia' Category

Gen 16 2019

IL MIO PSICOLOGO È IL PIÙ BRAVO DI TUTTI!

 “Il mio psicologo è più bravo del tuo!”

“Ma cosa dici?! Il mio psicologo è bravissimo!”

Oggi ammettere di aver bisogno di un aiuto psicologico per fortuna non è più un tabù e questo ci porta a parlare con gli amici (senza alcuna vergogna) del nostro percorso interiore.

Così spesso ci ritroviamo a confrontare i risultati gli uni con gli altri, pronti a scegliere lo specialista più capace: il più veloce, il più competente, il più aggiornato… il migliore!

Ma è davvero così?

Esiste un terapeuta più bravo degli altri?

Ci sono psicoterapie che durano anni e psicoterapie che durano soltanto pochi incontri: la differenza sta nella profondità e nel risultato che si vuole raggiungere.

La crescita personale non ha mai fine.

Questo però non vuol dire che una terapia debba durare in eterno.

Il percorso interiore è fatto soprattutto di autonomia.

E un terapeuta è efficace quando aiuta le persone a camminare con le proprie gambe.

.

MA QUANDO ARRIVA IL MOMENTO

DI CAMBIARE TERAPEUTA?

.

Scegliere un terapeuta diverso da quello di sempre è un passo delicato e va inquadrato nel modo giusto.

Non parlo di quelle situazioni in cui il lavoro psicologico non funziona (e la necessità di rivolgersi a un altro professionista è la conseguenza inevitabile di un bisogno che non trova adeguata soddisfazione).

Mi riferisco ai momenti di crescita in cui è necessario sperimentare una nuova relazione terapeutica.

È importante tenere a mente un aspetto fondamentale nella scelta del terapeuta ideale, ovvero che l’obbiettivo di ogni psicoterapeuta non è fidelizzare le persone che gli chiedono aiuto ma renderle capaci di esprimere la propria unicità.

Come ho detto tante volte, la relazione terapeutica è un rapporto affettivo intimo e profondo all’interno del quale prende forma un ascolto in grado di evolvere le parti immature della psiche e realizzare una piena espressione dei talenti individuali.

Per questo motivo è assolutamente necessario trovare il giusto terapeuta ed è proprio all’interno di questo contesto che l’indipendenza gioca un ruolo importantissimo.

Sia per il paziente sia per lo specialista.

Decidere insieme di sospendere i colloqui per interpellare un diverso psicoterapeuta mette in luce due risultati fondamentali:

  1. il paziente è artefice del proprio sviluppo interiore mentre la psicoterapia è soltanto uno strumento a disposizione nei momenti di difficoltà;

  2. lo psicologo può permettersi di verificare l’autonomia e l’evoluzione di chi gli ha chiesto aiuto.

Sia per il paziente sia per lo specialista è quindi indispensabile gestire le sospensioni che costellano la crescita personale, tenendo sempre presente che stabilire di comune accordo di interpellare un diverso professionista rappresenta un momento ricco di doni preziosi.

Infatti, il paziente si racconterà all’ultimo psicologo anche alla luce delle acquisizioni raggiunte durante il percorso precedente.

E questa più ampia visione permetterà al nuovo specialista di scorgere ulteriori risorse e possibilità.

“Quindi non c’è un terapeuta migliore di un altro?”

Forse no… ma di sicuro ci sono tanti professionisti che hanno sviluppato prospettive diverse e talenti diversi, accomunati dall’obbiettivo di far stare bene le persone.

.

LA COOPERAZIONE È IL FONDAMENTO

DI UN MONDO MIGLIORE

.

Unire le capacità per lasciare emergere le potenzialità di ciascuno è una conquista che poggia sulla fiducia e sulla stima tra quanti condividono la ricerca del benessere e della salute.

Ecco perché interpellare terapeuti diversi in momenti diversi aiuta i pazienti a superare la visione infantile del Guru e del Genitore Onnipotente per aprirsi a una collaborazione dove ognuno mette a disposizione le proprie competenze in vista di una più grande armonia.

Inoltre, condividere i pazienti con altri colleghi, permette agli psicologi di coltivare una rete cooperativa in grado di svolgere un lavoro interiore efficace e profondo lasciando a ogni persona la gestione della propria salute.

“Ma allora… se il tuo terapeuta è più bravo del mio oppure se il mio è più bravo del tuo… ce li possiamo scambiare?!”

La risposta è sì.

E a conti fatti questo può essere un vantaggio per tutti.

Perché la crescita non finisce mai e seguire percorsi diversi arricchisce la vita di possibilità.

E perché non esistono terapeuti perfetti ma solo persone disposte a mettersi in gioco per scoprire la propria molteplicità interiore e professionisti desiderosi di fare bene il proprio lavoro con i propri strumenti.

In questa chiave scegliere insieme di cambiare terapeuta permette al terapeuta e al paziente di aprirsi a una condivisione in grado di riconoscere i limiti e i punti di forza.

In se stessi e negli altri.

Carla Sale Musio

leggi anche:

UN TEMPO PER SE STESSI E PER CONOSCERSI: il ruolo del paziente nella psicoterapia

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

2 responses so far

Gen 09 2019

ISTRUZIONI PER ROBOT SENZA CUORE

Per trasformarsi in robot senza cuore sono indispensabili due elementi:

  • una forte sofferenza durante l’infanzia;

  • una buona capacità di rimuovere il dolore.

Quando veniamo sopraffatti da un trauma, per evitare che l’angoscia dilaghi dappertutto, il cervello frammenta i ricordi.

Grazie a questa parcellizzazione le memorie dolorose vengono incapsulate dentro a tante cellette circoscritte e staccate dal flusso delle immagini interiori.

Questo meccanismo protettivo produce un’apparente armonia.

E la vita può riprendere a scorrere.

Per aprire l’archivio ermetico sono necessari dei segnali precisi: frasi, rumori, odori… in grado di bypassare il blocco protettivo e rievocare i vissuti sgradevoli.

Se una celletta di ricordi viene aperta il trauma si risveglia in tutta la sua intensità e le emozioni passate esplodono nella coscienza come se fossero eternamente presenti.

Chi ha avuto un incidente automobilistico sa che può bastare il rumore di una frenata improvvisa per scatenare un attacco di panico in piena regola.

Anche quando normalmente non ci sono più problemi nel salire in macchina, guidare, viaggiare, eccetera.

.

LA SOFFERENZA DEI BAMBINI

.

La sofferenza dei bambini può diventare traumatica con grande facilità.

Infatti, durante l’infanzia la psiche è malleabile, delicata e fragile.

Per tutelarla, l’inconscio utilizza principalmente la rimozione o la proiezione.

Tuttavia, quando il dolore supera la soglia di tolleranza, rimozione e proiezione non bastano più, e la mente è costretta a frammentarsi producendo una sorta di doppia realtà interiore:

  • da una parte scorre la quotidianità, protetta dall’anestesia emotiva che nasconde i ricordi e il dolore;

  • dall’altra esiste un eterno presente traumatico e devastante.

La percezione si sposta da una realtà all’altra grazie ai segnali in grado di aprire i sigilli che tengono celata l’angoscia.

Questa scissione, però, impedisce l’accesso all’empatia, alla sensibilità e all’altruismo.

E spiega perché, in seguito all’occultamento dei traumi infantili, tante persone diventano indifferenti arrivando a compiere atti crudeli senza alcun rimorso.

Ne abbiamo un esempio nelle persecuzioni agite contro gli ebrei, i negri, le donne, i bambini e gli animali.

In questi casi si può arrivare al punto di sentire l’acquolina in bocca o provare un desiderio sessuale osservando immagini di uccisioni, violenza e stupri.

Quando il sistema emotivo si frammenta e si parcellizza prende forma un’insensibilità che annienta le parti vulnerabili della psiche.

E questo meccanismo difensivo è la radice della freddezza e del cinismo.

.

STORIE DI ANESTESIA E CRUDELTÀ

.

Nicola è stato un bambino poco amato.

La mamma desiderava una femmina e perciò lo vestiva e lo trattava come una bambina.

Dopo la nascita della sorellina la disparità educativa diventa terribile e Nicola si sente ancora più trascurato e umiliato.

Tutti i vezzi, i giochi, i bacetti e i regali sono per lei.

A lui sono riservate le sgridate.

Il cuore non ce la fa.

Per sfuggire la sofferenza l’inconscio scinde i ricordi occultando quei vissuti infantili.

La mente si parcellizza.

Il dolore scompare.

L’insensibilità annulla l’angoscia.

E una deliziosa anestesia lo rende freddo, distaccato e indifferente.

È così che riesce a punire sua figlia senza comprenderne il dolore.

Forte di un ideale educativo privo di tenerezza e di empatia, Nicola diventa crudele.

E tramanda la sofferenza da una generazione all’altra.

Senza soluzione di continuità.

***

Efisio ha ricevuto in dono un agnellino, un cucciolo caldo e morbido che lo segue ovunque.

Efisio gioca con lui tutto il giorno e la notte, di nascosto, lo fa dormire nel suo letto sotto alle coperte.

Ma la mattina di Pasqua tornando dalla messa non lo trova più.

Lo cerca dappertutto disperato e in lacrime.

Il papà lo prende in giro:

“Sei una femminuccia! Non si piange per un agnello! Lo mangiamo oggi a pranzo e devi essere contento!”

Efisio sente il respiro spezzarsi.

La psiche non regge.

Di colpo diventa di ghiaccio.

Ora non ci pensa più.

Per non sentire il dolore la mente si frammenta e l’indifferenza emerge salvifica.

È così che impara a uccidere.

E a fare il pastore.

Come suo padre.

Come suo nonno.

Come tutti i maschi della sua famiglia.

Come un vero uomo.

***

Rocco ride soddisfatto.

Ha legato alla sedia il suo compagno di classe e gli ha messo in testa un cappello da clown minacciandolo e picchiandolo.

Il bambino piange terrorizzato ma Rocco ha imparato che quello è il modo giusto per farsi rispettare.

A casa i fratelli più grandi si divertivano a prenderlo in giro in modi anche peggiori.

E lui ha dovuto ingoiare la vergogna e diventare forte il più velocemente possibile.

Essere grande significa essere un duro.

Essere un duro vuol dire sottomettere qualcuno.

Rocco lo ha capito molto presto.

E per non sentirsi vittima ha occultato i ricordi delle sue umiliazioni conquistando una freddezza che oggi, a quattordici anni, lo rende rispettabile e temibile.

Invano gli insegnanti e i servizi sociali cercano di aiutarlo a ritrovare la sensibilità perduta.

Una censura nella psiche ha cancellato il dolore e conquistato l’indifferenza.

E Rocco ha deciso inconsciamente che non conviene MAI perdere questi vantaggi.

Carla Sale Musio

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Gen 02 2019

IL DOLORE DEI BAMBINI

I bambini possiedono una sensibilità priva di filtri.

In loro la percezione delle emozioni può diventare estremamente dolorosa.

Per sopravvivere all’angoscia la psiche delicata è costretta a utilizzare la rimozione e la proiezione.

  • La rimozione indica la capacità di nascondere alla coscienza le cause di un conflitto considerato irrisolvibile, mantenendo un’illusione di armonia.

  • La proiezione permette di spostare i contenuti interiori intollerabili su quei rappresentanti esterni che ne richiamano le caratteristiche, in modo da occultare le parti di sé giudicate sconvenienti o sgradevoli.

Deformando o celando la percezione della realtà è possibile evitare la consapevolezza dei vissuti sgradevoli e, grazie all’apparente anestesia, il dolore sembra attenuarsi.

Tuttavia, insieme alle sensazioni si perdono anche i ricordi delle sofferenze subite e con essi la possibilità di cambiare.

Così crescendo dimentichiamo la maggior parte delle esperienze infantili e, senza rendercene conto, perpetuiamo la catena di soprusi e ingiustizie che abbiamo patito.

Questi meccanismi di difesa, infatti, se da un lato permettono di occultare la sofferenza dall’altro rendono impossibile l’empatia con chi subisce dolori analoghi a quelli proiettati o rimossi.

In questo modo l’insensibilità si tramanda da una generazione all’altra dando forma a un mondo di indifferenza e di cinismo.

Per realizzare una società a misura d’uomo (e di bambini) è necessario rivivere il dolore del passato accogliendo il bimbo che siamo stati e le sue ferite.

Solo così la sofferenza può trasformarsi in resilienza rivelando una saggezza altrimenti inaccessibile.

.

STORIE DI PROIEZIONE E RIMOZIONE

.

Matteo è il più grande di sette fratelli.

A lui da bambino è spettato il compito di aiutare papà e mamma nel lavoro e nelle faccende, di dare il buon esempio e di sorvegliare che i piccoli non combinassero guai.

A otto anni era già un ometto con tanti doveri e poco tempo per giocare.

Le responsabilità lo hanno reso affidabile e pronto a porgere aiuto a chi è difficoltà, ma questa sua disponibilità ha richiesto un alto prezzo di sofferenza.

Per crescere ha dovuto rinunciare alla spensieratezza, alla leggerezza e all’intraprendenza di chi si sente libero dal peso delle responsabilità.

Perciò, nonostante il suo cuore d’oro, spesso commenta imbronciato le prodezze dei fratelli, pronto ad additarne l’indipendenza come il più terribile dei peccati.

Sin da quando erano bambini le polemiche tra loro sono sempre state all’ordine del giorno ma, grazie all’insensibilità ottenuta con la rimozione della gelosia e con la proiezione del suo bisogno di autonomia, Matteo può affermare con convinzione:

“Non sono mai stato geloso perché con i mie fratelli siamo sempre andati d’amore e d’accordo.”

* * *

Angela è la più piccola di una famiglia eterogenea, infatti, oltre ai genitori e ai fratelli vivono con loro anche due cugine figlie di una sorella della mamma.

Essendo la più giovane e la più ingenua, Angela è un po’ la mascotte della famiglia e i grandi finiscono sempre per coinvolgerla nei loro giochi, anche quando lei preferirebbe restarsene in disparte.

Durante una delle tante condivisioni forzate le cugine scoprono in un cassetto la sua preziosa collezione di romanzi rosa e… gli scherzi, l’ironia e le burle non si contano!

Angela diventa di fuoco per la vergogna e giura a se stessa che mai più prenderà in mano uno di quei libri.

Oggi a malapena ricorda l’episodio ma, grazie alla rimozione del dolore infantile e alla proiezione del romanticismo, può sostenere con convinzione:

“Non sopporto le persone che si commuovono ai matrimoni. Sono sdolcinate, ridicole e sciocche.”

* * *

Giovanni è stato un bambino sensibile e attento alle emozioni di tutti. 

La mamma ricorda che piangeva con facilità e aveva paura anche della propria ombra.

Il papà, invece, per insegnargli ad affrontare la durezza della vita lo chiudeva  nella cantina, lasciandolo al buio e tremante di angoscia per un tempo che pareva eterno.

È stato un apprendistato duro e doloroso ma, grazie alla rimozione di quella sofferenza e alla proiezione della propria sensibilità, oggi Giovanni può rimanere impassibile davanti a ogni avvenimento.

“Un vero uomo non deve piangere mai!”

Afferma con incrollabile convinzione, dimentico delle sue antiche paure come della sua empatia.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

2 responses so far

Dic 27 2018

AMARE SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO

… Ma si può?!

 

Davvero si può amare senza pretendere nulla in cambio?

 

Be’… se il compenso dell’amore è amare… allora no, non si può.

Se ogni gesto d’amore è un atto di egoismo, perché amare è un piacere e perciò anche un guadagno… allora no, non si può.

Se amare vuol dire assecondare un impulso interiore senz’altra possibilità di scelta… allora no, non si può.

Insomma, se tutto, ma proprio TUTTO, è la conseguenza di un tornaconto egoistico… allora non si può amare senza pretendere nulla in cambio perché ogni gesto d’amore è in ultima analisi un atto di egoismo.

Credo però che la parola egoismo vada definita meglio.

Nel linguaggio comune, egoismo indica la pretesa insensata (e perciò patologica) che il proprio bisogno sia più importante di quello degli altri.

L’egoismo nei bambini è fisiologico e necessario.

Serve alla sopravvivenza e insegna a badare a se stessi.

Con la crescita, però, deve cedere il posto al suo contrario: l’altruismo.

Ossia: la capacità di mettere i propri bisogni in secondo piano per agevolare qualcun altro e creare le basi della cooperazione.

L’amore ci spinge in direzione dell’altruismo.

Insegna a dare solo per il piacere di far contenta un’altra creatura.

(I più puntigliosi sottolineano che proprio questo piacere trasforma l’altruismo in egoismo. Tuttavia comunemente non facciamo tanti cavilli e definiamo egoista la persona che pensa solo a se stessa e altruista colui che invece si prodiga per gli altri.)

Gli altruisti sono persone che sanno amare senza pretendere nulla in cambio.

E tutti lo siamo… ogni tanto.

Diventiamo altruisti ogni volta che anteponiamo le necessità di qualcuno alle nostre.

Di solito avviene inconsciamente, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Succede soprattutto quando l’amore ci spinge a dare.

Amare senza pretendere nulla in cambio è un modo di voler bene istintivo e profondo.

Tutte le mamme lo esprimono spontaneamente con i loro cuccioli.

E tutti noi lo sperimentiamo quando ci prendiamo cura di una creatura in difficoltà.

Anche l’amore di coppia non sfugge a questa regola.

E ci regala momenti magici e di grande intensità.

Tuttavia, sovrapporre l’amore genitoriale a un rapporto coniugale è pericoloso.

Perciò in una coppia l’altruismo va osservato con attenzione, in modo da evitare che la relazione perda la sua intensità erotica e affettiva.

Nell’amore di coppia, infatti, la reciprocità è importantissima e sovvertirne le regole non è una buona idea.

L’amore vero è libertà.

Libertà di fare ciò che sentiamo giusto.

Libertà di assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

Libertà per noi stessi e per chi amiamo.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa lasciare all’altro la possibilità di essere se stesso.

Senza volerlo cambiare per renderlo funzionale ai nostri bisogni.

L’amore, quello vero, è sempre una scelta.

La scelta dell’onestà.

La scelta della disponibilità.

La scelta della condivisione.

Ma anche:

la scelta della solitudine.

La scelta dell’autonomia.

La scelta della diversità.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa aprirsi alla possibilità di voler bene anche a chi non ci ama.

Senza opprimere l’altro con il nostro desiderio di reciprocità.

Senza condannare se stessi.

Senza perdere la dignità.

L’amore è un’energia e un potere.

Solo chi è capace di accoglierlo dentro di sé può cavalcare la vita senza paura di perdersi.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

SEPAMARSI

linee guida per una separazione amorevole

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: Ibs, Amazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

No responses yet

Dic 20 2018

ALIMENTAZIONE E NEURONI SPECCHIO: come rendere la vita impossibile a chi vuole cambiare

Quando decidiamo di seguire uno stile alimentare più sano e di cambiare le nostre abitudini dietetiche, affrontiamo un percorso di disintossicazione irto di ostacoli e incertezze e, quasi sempre, i buoni propositi si scontrano con un mondo che cammina in direzione contraria.

Gli interessi commerciali, infatti, prediligono i consumatori smodati e incoscienti.

E fanno di tutto per emarginare chi è consapevole e attento alla salute.

Tante ricerche scientifiche hanno dimostrato che mangiare bene significa mangiare poco, mantenendo un contatto con la natura e con i suoi ritmi benefici.

Scelte insopportabili per le grandi catene alimentari.

Infatti, se tutti di colpo smettessero di mangiare, i loro profitti andrebbero in fallimento… e il mondo si trasformerebbe radicalmente!

Niente più ristoranti, bar, supermercati, distributori di patatine, allevamenti intensivi, tonnare, fabbriche di pentole, stoviglie, cucine, liquori, vini… insomma… altro che rivoluzione!!!

Cambiare in meglio la propria alimentazione significa nuotare controcorrente.

È difficile vivere con poco in un mondo che sembra fatto apposta per consumare sempre di più e distruggere la salute del pianeta.

La pressione sociale si accanisce contro chi osa stravolgere le regole del gioco e oggi uscire insieme senza mettere qualcosa sotto i denti è praticamente impossibile.

.

“Ma come?! Non andiamo a cena?! Allora cosa facciamo?!”

.

“Davvero non si mangia proprio niente?! Neanche un aperitivo e qualche salatino?!”

.

Sembra che senza ingurgitare nulla la vita di relazione perda il suo significato e chi decide di mangiare meno deve affrontare la gogna riservata ai traditori.

Esiste un ostracismo sociale che spinge a emarginare chi è diverso.

Proporre una riunione tra amici scevra da sollecitazioni gustative è considerato triste, arido, scialbo, poco attraente, noioso, inutile, stupido… e chi più ne ha più ne metta.

A meno di non vivere soli in mezzo al deserto è indispensabile partecipare alle tante occasioni di incontro fatte apposta per stimolare il palato e assopire l’intelligenza.

E chi prova a non lasciarsi coinvolgere è messo sotto tortura.

Infatti, i neuroni specchio, sollecitati a più non posso dall’andazzo comune, generano un fastidioso languore di stomaco capace di far deragliare ogni piano salutista.

.

Ma cosa sono i neuroni specchio?

.

neuroni specchio sono cellule nervose che si attivano quando qualcuno esegue un’azione e anche quando si osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto.

Grazie a questi neuroni le persone socievoli, empatiche e altruiste, sperimentano sulla propria pelle i vissuti di chi hanno intorno.

L’attivazione dei neuroni specchio spiega perché trovarsi in mezzo a una tavolata di gente che mangia di gusto diventa un’impresa titanica quando si vuole seguire un’alimentazione morigerata.

Queste cellule nervose, infatti, rendono impossibile eludere lo stimolo della fame.

E vanificano immediatamente ogni obiettivo salutista, facendosi beffe della volontà, della determinazione e dell’impegno.

Gli esseri umani si influenzano continuamente e questo rende difficile perseguire obbiettivi diversi da quelli della maggioranza.

Per motivare l’ascendente che le persone possono esercitare l’una sull’altra anche a distanza la fisica quantistica parla di entanglement.

I sociologi e gli etologi spiegano che il branco muove le azioni della collettività scavalcando i sentimenti e le ragioni individuali.

Gli psicologi lo definiscono fantasma di gruppo e chiariscono che un insieme di individui sprigiona una forza superiore alla volontà del singolo, creando un’influenza così potente da trascinare in imprese moralmente discutibili anche chi è attento e rispettoso con tutti.

Insomma, uscire dal coro per seguire il proprio tempo e il proprio passo non è facile.

Soprattutto in tema di alimentazione.

Chi vuole portare avanti uno stile di vita più rispettoso della salute (propria e del pianeta) deve fare i conti con la persecuzione scatenata dagli interessi di mercato e basata su leggi biologiche (neuroni a specchio), psicologiche (fantasma di gruppo) e sociologiche (branco).

Per evitare di finire vittime dell’omologazione servono molto coraggio e molte risorse, ma soprattutto occorre immergersi nella natura recuperando la sua profondità e la sua saggezza.

Solo ripristinando i ritmi fisiologici, infatti, diventa possibile sconfiggere quel senso di fame indotto ad arte e volto farci perdere l’ascolto di ciò che ci fa bene o male.

Stare in contatto con l’armonia della creazione consente di ritrovare le chiavi del proprio essere al mondo, riconquistando un equilibrio istintivo, naturale e salutare.

Si vive per fare un’esperienza di conoscenza liberando la creatività e la passione fino a dare forma al dono che siamo venuti a condividere con gli altri, l’unicità che fa di ciascuno una persona irripetibile e speciale.

Mangiare può essere un piacere che allieta la vita, solo quando non ne diventa lo scopo.

Le persone realizzate e felici spesso se ne dimenticano.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: IbsAmazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

3 responses so far

Dic 14 2018

LE FRESIE

“È un bel maschietto” le dissero.

La madre guardò il figlio.

“Hai avuto fretta?” gli sussurrò.

“Sei nato quindici giorni prima”.

Poi lo strinse tra le braccia.

*****

Quell’anticipo di vita gli pesò a lungo: aveva perso molti giorni di pace ovattata.

E forse per quel motivo, ebbe un personale senso del tempo.

*****

Arrivava in ritardo ovunque: alle elementari, finché lo accompagnò la madre, riuscì ad anticipare il suono della campanella, poi fu un disastro.

Alle medie e anche al liceo entrava in classe quando ormai tutti si erano accomodati.

I professori, dopo aver smesso di adirarsi, lo prendevano in giro.

“Stavi per arrivare domani” gli diceva qualcuno.

Oppure: “Sei in anticipo sul secondo quadrimestre”, gli diceva qualcun altro.

La prof di greco, all’ennesimo ritardo, lo interrogò a sorpresa su Euripide, sperando di costringerlo ad una disciplina rigorosa.

E meno male che lui aveva studiato.

In seguito, all’università perse buona parte delle lezioni diurne e dei seminari pomeridiani perché il bus era già passato o gli telefonavano prima che uscisse (e certamente doveva rispondere) o dimenticava i libri o il quaderno di appunti e tornava indietro a prenderli.

Poi incontrò lei, la donna della sua vita: la amò perdutamente, ma nessuna volta che rispettasse gli orari degli appuntamenti.

Lei, di indole paziente, si limitò a sospirare per i ritardi e lo aspettava sempre, come fanno anche le madri.

Le cose migliorarono con il matrimonio: lei attendeva a casa il suo rientro e si trovò ad aspettare anche il loro primo figlio.

Nel corso degli anni ne vennero altri e i ritardi di lui, del marito, si fecero meno lunghi.

Infatti cercava di migliorarsi, ma pretendere la puntualità fu un’utopia inarrivabile.

Al lavoro, inoltre, doveva timbrare il cartellino: i ritardi si cumularono e divennero un tempo eterno da recuperare.

******

Lui rifletteva sul suo comportamento, sul senso del tempo.

“Certo è quella nascita anticipata” si diceva.

“Quindici giorni in meno di delizie. Chi me li rende? “

******

Poi la pensione, l’età avanzata, i figli lontani e realizzati e lei, la donna amata, che un pomeriggio si mise in poltrona per guardare un documentario.

A sera, al rientro dalla passeggiata, lui la trovò ancora seduta.

Composta come era sempre stata, sembrava dormire un sonno tranquillo.

Ma non rispose al richiamo di lui.

 ******

Lo strazio fu immenso.

Non sapeva più perché vivere.

I figli furono teneri al funerale, poi ognuno tornò alla propria vita.

******

Trovare quel cagnetto fu una grande gioia.

Da tempo lui non riusciva a sorridere, ma quel randagio dalle zampe incerte gli restituì vigore.

Al mattino era il cane che lo svegliava e lo scortava a comprare il giornale, poi al parco aspettava che il padrone leggesse i titoli e gli saltellava intorno, quando l’uomo si alzava dalla panchina faticosamente per l’età e i dolori alle gambe e tornava a casa.

******

Da qualche tempo affannava nel camminare e ogni minimo sforzo gli costava una fatica immensa.

Pensò che il suo tempo si fosse concluso.

Per sé era rassegnato, ma si preoccupava del cane: allora chiamò un amico, tra i pochissimi che gli erano rimasti.

E quello promise che ci avrebbe badato lui.

******

Ripensò a tutta la sua vita: era stato un marito innamorato e fedele e un padre responsabile.

L’unica ombra della sua esistenza erano quei molti ritardi: decise che voleva chiudere il cerchio, rimediare all’errore.

Dopo aver riflettuto a lungo, seppe il da farsi.

Allora chiamò la Morte e le disse che era pronto: si offriva a lei quindici giorni prima del momento fatale.

Così avrebbe restituito quel tempo di vita, che pure non aveva chiesto.

Le dava appuntamento al parco ogni pomeriggio, disse ancora alla Morte.

Ma sperava che lei arrivasse di primavera: gli piaceva il pensiero di andarsene, respirando profumo di fresie.

******

Mentre aspettava, il giorno dopo, sentì un rumore rapido di zampe: il suo cane arrivava di corsa, le orecchie all’indietro e il guinzaglio penzolante.

Era riuscito a fuggire dalla casa dell’amico a cui lo aveva affidato.

Il cane gli balzò addosso, ansante e felice di rivederlo.

“Ma sai dove sto andando?” gli disse il padrone.

“Da lì non si torna”.

Gli occhi umidi dell’animale lo scrutarono in fondo all’anima.

“Staremo sempre insieme” sembrò dirgli quello sguardo.

“Non mi vuoi con te?”.

Allora l’uomo strinse il cane palpitante tra le braccia e accettò l’offerta.

*****

Non dovette attendere a lungo.

Alcuni pomeriggi dopo, eccola giungere.

Non sembrava avere fretta.

Alta, solenne, elegante, diversa da come l’aveva immaginata.

Gli si fermò davanti: “Sono onorata della tua richiesta” disse la Morte.

“È così difficile trovare persone rigorose.”

Poi gli sussurrò: “C’è qualcuno felice di vederti”.

Allora davanti a lui comparve la moglie, bella e sorridente come in gioventù.

“Ma ci pensi? Sarai con me quindici giorni prima” gli disse lei, con dolcezza.

Lui la guardò rapito, le prese la mano.

E sparirono felici con il loro cane, nella luce calda di un pomeriggio primaverile.

Intorno si sentiva forte il profumo delle fresie.

Gloria Lai

leggi anche:

L’AQUILONE

Opera tutelata da Patamu.com con il n° 93453 dell’1/11/2018

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Dic 08 2018

UN TEMPO PER SE STESSI E PER CONOSCERSI: il ruolo del paziente nella psicoterapia

Il paziente ha un ruolo fondamentale nella psicoterapia: quello di cambiare la prospettiva da cui guarda il mondo, fino a considerare la propria vita con soddisfazione e con amore.

Ogni richiesta di aiuto segnala la difficoltà a convertire il dolore in resilienza.

.

Ma cos’è la resilienza?

.

La parola resilienza indica la capacità di assorbire gli urti senza frantumarsi e in genere si riferisce ai materiali.

In psicologia segnala l’attitudine a superare un evento traumatico trasformando la sofferenza in un punto di forza.

Questa alchimia interiore svela i valori delle esperienze, aiutandoci a comprendere il significato nascosto dietro alle cose.

La spiritualità, quel sentire profondo che ispira i momenti importanti della vita, sottende sempre il lavoro interiore e permea il percorso di cambiamento.

Travolti dai ritmi frenetici della quotidianità, spesso perdiamo di vista il disegno che impronta il nostro destino, finendo per spaccare la realtà in fazioni contrapposte di bene e male, buono o cattivo, giusto o sbagliato.

Ma schierarsi dalla parte migliore non permette di comprendere la totalità che appartiene alla vita.

Per sentirsi bene è indispensabile riconoscere il mistero nascosto dietro gli eventi e coltivare la fiducia nei poteri dell’esistenza.

Non è un compito facile, spesso le cose ci mostrano realtà così crudeli che sembra impensabile possano contenere qualcosa di buono.

Eppure…

.

Esiste un dono nascosto dentro ogni realtà

.

A volte per scoprirlo bisogna attraversare il dolore, affrontare la paura, sperimentare la rabbia e lasciare che la ragione si perda.

In quei momenti sembra che niente possa essere salvato.

Tuttavia, chi ha sperimentato eventi terribili racconta di essere riemerso dalla sofferenza con una saggezza nuova, qualcosa che può nascere soltanto quando tutto sembra perduto.

Non voglio inneggiare alla tragedia.

Ma so per esperienza che il loto cresce nel fango.

E spesso le vicende più terribili si rivelano salvifiche.

È questo il significato psicologico della resilienza.

La capacità di trovare un valore nuovo trasforma il dolore in saggezza e regala una comprensione intima e profonda della realtà.

Emerge la verità individuale.

Quella che caratterizza l’unicità di ciascuno.

Il dono che siamo venuti a portare nel mondo.

La psicoterapia ha la funzione di aiutare le persone a immergersi nel proprio vissuto intimo, fino a scoprire le luci che indicano la strada della realizzazione.

È un tempo per se stessi, necessario a conoscere anche ciò che non ci piace, le parti dolci e le parti amare della nostra personalità.

Il ruolo del terapeuta è quello di camminare affianco al paziente.

Perché le strade più impervie diventano meno aspre quando le si percorre in due.

Il ruolo del paziente è quello di rivelare la propria emotività, accogliendo le verità che stanno dietro alla vita e lasciando che nuovi equilibri illuminino il buio.

Ci vuole molto coraggio, molto amore, molta fiducia e molta determinazione.

Solo chi ha saputo varcare le soglie di un nuovo universo interiore può planare leggero nell’infinito e regalare a se stesso e al mondo la profondità della propria vita.

Carla Sale Musio

leggi anche:

… ma chi è e cosa fa uno PSICOTERAPEUTA?!

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Dic 02 2018

VIOLENZA NASCOSTA

Esistono violenze invisibili fatte di cose semplici e di un volersi bene che non vuole sapere tutta la verità.

C’è un mondo sotterraneo e crudele dietro l’amore che tiene unite le nostre famiglie.

Un mondo di brutalità e di soprusi.

Un orrore difficile da raccontare, perché la maggior parte di noi preferisce ignorarne l’esistenza.

Esiste una disumanità nascosta dietro tanti gesti quotidiani, dietro l’affetto, dietro le festività, dietro i momenti belli e le giornate speciali.

Sono disgrazie che non fanno notizia, che non compaiono nella cronaca nera e che alla maggior parte della gente fanno venire l’acquolina in bocca.

In quei gesti, apparentemente amorevoli, affondano le radici dell’aggressività che ammala la nostra civiltà.

Prendono forma in una superiorità scontata che ci spinge a dire:

“Sono solo animali.”

Come se questo bastasse a legittimare ogni abuso.

Ci sono creature che vivono soltanto per venire torturate e macellate.

Esseri allevati per il nostro piacere.

Individui senza valore, vittime di una disumanità inconsapevole.

Non c’è un modo etico per uccidere.

L’uccisione è sempre un assassinio.

Ma la parola assassinio non viene usata quando si tratta degli animali.

E nemmeno la parola cadavere.

Chiamiamo carne i loro corpi straziati e guardarli ci mette fame.

Dietro quest’incoscienza prosperano i semi di tanti orrori.

Crediamo che la supremazia della nostra specie sia un criterio sufficiente a legittimare il maltrattamento di ogni altro essere vivente.

“Sono solo animali.”

Sosteniamo con noncuranza.

Alimentando la convinzione che per loro non valgano il rispetto e la morale.

Così facendo, però, accettiamo di sfruttare chi è diverso, debole o ingenuo.

E questa legittimità autorizza l’abuso nella psiche.

L’inconscio, infatti, intesse le trame della vita basandosi sui principi che noi stessi abbiamo scelto.

Nel momento in cui permettiamo lo sfruttamento degli animali accogliamo il predominio e creiamo le basi per essere vittime e carnefici.

Decidendo che è giusto allevare, torturare e massacrare chi è incapace di difendersi, accettiamo di essere sfruttati e maltrattati da chi detiene un potere superiore al nostro.

Impariamo queste regole da bambini: nei pranzi della domenica, nei giorni di festa, nelle solennità, nelle cerimonie e in tutte quelle occasioni, grandi o piccole, in cui vengono uccisi con amore gli esseri che abbiamo scelto per rallegrare il nostro pasto.

I vitellini, gli agnelli, i porchetti, i polli, le quaglie, i conigli, i cinghiali, i cervi… l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Sono tanti gli animali che ci piace mangiare.

Creature che amano vivere, proprio come noi.

E che provano dolore, proprio come noi.

Esseri talmente uguali a noi che vengono usati nella ricerca, perché le loro reazioni, emozioni e sensazioni sono come le nostre.

Poiché hanno culture diverse abbiamo stabilito che non ci sia alcun male nel togliergli la vita.

Impariamo da piccoli a tollerare questa insensibilità.

E poi, da grandi, la crudeltà diventa normale.

È normale: allevare animali, cacciare, pescare e uccidere altre specie per divertimento.

È normale: vendere bombe, comprare armi, divertirsi a sparare, dividendo la terra in stati e nazioni contrapposte.

È normale: ricevere medaglie e sentirsi importanti per aver distrutto le case e i campi di gente come noi, vittime dei voleri di chi comanda il mondo.

La violenza è dappertutto.

Siamo convinti che sia naturale.

Lo abbiamo imparato presto.

E oggi non ci pensiamo nemmeno più.

Quando affermiamo la legittimità di uccidere chi è più debole e di mangiarne le carni, stabiliamo un principio di violenza che l’inconscio trasferisce nella nostra vita.

Dando forma al mondo che conosciamo oggi.

Il mondo del bullismo, del nonnismo, dell’omofobia, del femminicidio, della pedofilia, delle guerre, degli stupri e della paura.

Un mondo che vorremmo rendere migliore e di cui abbiamo perso il controllo coltivando la crudeltà dentro la psiche.

Ammazziamo la fratellanza.

Senza saperlo.

E, senza riconoscerne le cause, andiamo a caccia dei colpevoli all’esterno.

Come se non dipendesse da noi.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: IbsAmazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Nov 25 2018

AMORE, LIBERTÀ E POSSESSO

Il possesso permea così tanto la nostra cultura che ci sembra naturale vantare diritti di proprietà anche sulle persone.

Le parole mio e tuo sono diventate parte del linguaggio amoroso.

Ma, l’amore prende forma nel mondo intimo senza che sia possibile circoscriverlo.

Confini e sentimenti sono incompatibili.

La vita emotiva è fatta di stati d’animo che prescindono dalla volontà.

Il coinvolgimento che proviamo verso un’altra persona è un sentire spontaneo e indipendente dai nostri desideri, appartiene all’anima.

Nessuno può decidere di innamorarsi.

L’amore segue leggi diverse da quelle del possesso e della volontà.

Ma soprattutto: diverse dall’economia.

Per questo, non è corretto usare mio e tuo parlando di sentimenti.

Non si può possedere l’amore.

Tuttavia, le regole del commercio dettano legge anche nella vita di coppia.

L’amore non produce reddito e per questo è considerato di poco conto.

Per sentirsi realizzati è necessario avere:

  • la macchina

  • la casa

  • i vestiti

  • il lavoro

  • le vacanze

  • gli amici

  • la famiglia

  • i figli

  • … … …

È difficile sostituire lo schema della proprietà con quello della libertà.

Chi ama senza aspettarsi nulla in cambio è considerato uno sciocco.

Eppure…

L’amore ha bisogno di indipendenza.

E di rispetto.

Si può amare una persona ma non si può avere una persona.

È vero:

  • la gelosia fa sentire fragili, vulnerabili e dipendenti

  • quando siamo innamorati l’altro può distruggerci con un gesto, lasciandoci feriti e impotenti in balia del dolore

  • il bisogno di sicurezza spinge a cercare garanzie per salvaguardare la continuità dei sentimenti

La paura reclama la sicurezza del mio e del tuo.

Ma l’amore è l’opposto della paura e per viverlo con pienezza è necessario esporsi al rischio della fragilità.

Solo affrontando quel rischio, infatti, si diventa grandi.

I piccoli hanno bisogno di stringere le cose tra le mani per conoscerle e apprezzarle.

Col tempo imparano a contemplarle.

Le emozioni sono come l’arcobaleno: le possiamo ammirare ma non le possiamo toccare.

Per diventare adulti è necessario imparare ad amare solo per il piacere di vivere il coinvolgimento.

Possesso e libertà sono poli opposti lungo la strada del voler bene.

La proprietà non garantisce l’amore.

La libertà, invece, sì.

È libero chi può amare senza pretendere la reciprocità.

L’amore è un sentimento spontaneo.

Possiamo nasconderlo o manifestarlo, ma non possiamo pilotarlo, indirizzarlo e circoscriverlo… senza perderlo.

Quando diciamo mio marito o mia moglie, la mia fidanzata o il mio fidanzato, senza saperlo ci autorizziamo a possedere quelle persone.

Non esiste un linguaggio che sia libero dal possesso e, ai nostri giorni, è impossibile parlare di marito e moglie, fidanzato e fidanzata, senza usare anche mio e tuo.

Una società nuova ha bisogno di parole nuove.

Liberare i sentimenti dalla tirannia del possesso è il primo passo verso un mondo migliore.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

SEPAMARSI

linee guida per una separazione amorevole

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: Ibs, Amazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

No responses yet

Nov 19 2018

CREATIVITÀ: camminare abbracciando la saggezza e la follia

Quando parliamo di creatività intendiamo quell’insieme di punti di vista, mutevoli e cangianti, che ci permettono di osservare la realtà in modi sempre nuovi.

Essere creativi non è facile, significa assecondare costantemente il cambiamento dentro di sé.

E questo di solito è faticoso.

Tuttavia, è anche l’unica strada per raggiungere quella pienezza di vita capace di farci sentire bene e carichi di entusiasmo.

La creatività presuppone un contatto continuo con la sensibilità che caratterizza il mondo interiore.

La salute mentale costruisce le sue basi sull’ascolto intimo e profondo di se stessi e su una sincerità emotiva… difficile da raggiungere in questa nostra società della finzione.

Il prezzo che paghiamo per sentirci amati comporta spesso la perdita dell’ unicità.

Ci sforziamo di essere come tutti gli altri.

Quando però ci riusciamo… scopriamo di aver perso interesse alla vita.

La depressione è il sintomo di una pericolosa mancanza di creatività, il tentativo estremo e disperato di ricondurci alla nostra essenza per ripristinarne i valori di base: l’amore e la curiosità per ciò che abbiamo intorno.

Per esplorare l’esistenza con desiderio e passione è necessario permettere che i nostri talenti rivelino tutta la loro misteriosa potenza, ascoltando le voci interiori che ci guidano verso mete diverse.

La creatività sposta le prospettive e costringe a cambiare.

Vivere significa mettersi in gioco.

Ricominciare da capo.

Aprirsi ai codici dell’Anima, fatti di sensazioni, intuizioni ed emozioni.

Realtà poco concrete, poco razionali e poco attente agli aspetti monetari.

Quel genere di cose che fanno scrollare la testa agli economisti.

Ma la salute mentale e l’economia sono condizioni molto differenti.

La prima è tesa al compimento della vita.

La seconda è un’invenzione della specie umana volta a incrementare i profitti dei pochi e lo sfruttamento costante dei molti.

Coltivare la creatività significa mantenere vivo il contatto con la propria interiorità e permettersi di seguire i richiami del cuore, la passione che rende bella la vita.

È necessario imparare a fidarsi dei propri Sé Creativi, coltivando l’empatia, la sensitività, l’ascolto intimo, la fantasia, il cambiamento, la solitudine e una molteplicità di punti di vista tutti insieme.

Cose non facili di questi tempi.

Non esistono: una ricetta, un manuale delle istruzioni, un protocollo o un’equazione che garantisca il successo.

Occorre assumersi tutte le responsabilità e tutti i rischi.

Lasciando che la logica, la determinazione e il rigore affianchino i sogni, il desiderio e l’impulsività.

Solo così i Sé Creativi ci regalano gli strumenti necessari all’evoluzione e permettono alla vita di rivelare il suo profondo significato.

Ognuno è unico, irripetibile e speciale.

Per vivere ogni giorno con pienezza, la saggezza e la follia devono camminare a braccetto accompagnandoci nell’esistenza come due alleate.

Inseparabili e fidate.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet

« Prev - Next »