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Nov 01 2013

ADOLESCENTI SOLITARI

E’ bello immaginare l’adolescenza come l’età della spensieratezza, un tempo sereno, libero dalle preoccupazioni e dalle responsabilità che gravano sulle spalle degli adulti.

Agli anziani piace pensare che i più giovani siano affrancati dagli obblighi e dalle inquietudini che angustiano la maturità, e spesso invidiano l’irresponsabilità e la leggerezza di quegli anni che per loro sono ormai passati.

Un meccanismo di rimozione permette ai non più giovani di cancellare dalla memoria il ricordo dei tormenti, della solitudine e dello smarrimento, vissuti durante la propria fanciullezza e provoca la mistificazione di una presunta e irreale gioventù, priva di pensieri e di difficoltà.

Ma dietro alla difesa, messa in atto dai grandi per sfuggire il ricordo delle sofferenze patite da piccoli,  esiste una verità ben diversa.

L’adolescenza, lungi dall’essere l’età della spensieratezza, è invece un periodo della vita difficile, complesso e carico di problemi.

Durante l’adolescenza, infatti:

  • la fiduciosa certezza nell’onnipotenza dei genitori è andata ormai in frantumi cedendo il posto a una più realistica consapevolezza dei limiti e degli errori commessi dalla mamma e dal papà durante il loro percorso evolutivo. Questo sollecita il bisogno di mettere a fuoco il proprio modo di affrontare la vita e genera una sensazione di pericolo e di inadeguatezza che si risolverà soltanto col tempo, grazie al raggiungimento di una maggiore autonomia.

  • l’esigenza di sperimentare le proprie forze e le proprie capacità, si scontra con l’impotenza, economica e decisionale, conseguente alla dipendenza dalla famiglia.

  • i ragazzi non hanno quasi mai voce in capitolo, nemmeno quando si tratta di sé stessi. Non sono più dei bambini e perciò ci si aspetta da loro maturità e responsabilità, ma non sono ancora adulti, e di conseguenza devono ubbidire lasciando agli adulti l’ultima parola e rispettandone le decisioni, anche quando riguardano le loro scelte personali.

  • l’identità è ancora plastica e pronta a cambiare. Questo rende insicuri, mutevoli e attenti alle mode e al giudizio degli altri.

  • la scuola impone una serie di obblighi e di prescrizioni che devono essere assolte senza protestare e senza avere nessun potere contrattuale.

  • la socializzazione e il desiderio di avere degli amici, devono venire a patti con le norme vigenti nella famiglia. Non sempre, però, il mondo là fuori è conciliabile con la vita e le regole familiari. Spesso i comportamenti adeguati a casa non funzionano bene al di là delle mura domestiche.

Così gli adolescenti, oltre a dover fare i conti con l’autorità dei genitori, con le discipline scolastiche, con le mode e i gerghi dei gruppi in cui sono inseriti o di cui vorrebbero fare parte, devono imparare a gestire il bisogno di indipendenza e la mancanza di autonomia che caratterizza la loro età.

E a tutto questo va aggiunta la scoperta della sessualità, dell’innamoramento e della relazione intima con un’altra persona.

Una scoperta che non è esente da paure, insicurezze, inadeguatezze… e che conduce alla pericolosa esplorazione della propria diversità e originalità.

Insomma ce n’è abbastanza per affermare che l’adolescenza è uno dei periodi più difficili della vita, a dispetto del luogo comune che la rappresenta priva di pensieri e piena di superficiale allegria.

Non c’è da sorprendersi se molti adolescenti non vivono costantemente circondati dagli amici, in mezzo a feste, scherzi, risate e buonumore, ma preferiscono, invece, passare il tempo chiusi nella loro stanza, ascoltando musica, riflettendo, disegnando, leggendo, scrivendo, sognando, o contemplando il muro.

La solitudine non indica sempre una pericolosa e patologica asocialità.

Stare da soli a volte è solamente un modo per concentrarsi su se stessi e prepararsi ad affrontare il mondo con più sicurezza.

Il ritmo della crescita non ha gli stessi tempi per tutti e proprio a quell’età esistono differenze grandissime tra coetanei.

C’è chi sogna di avere un fidanzato e magari anche una famiglia con dei bambini, e chi gioca alle bambole di nascosto, cercando di allungare l’infanzia ancora per un poco.

C’è chi ha le idee chiare sul futuro e ha già scelto corso di studi, formazione e professione, e chi passa i pomeriggi guardando i cartoni e sognando di essere un super eroe.

La crescita e il cambiamento fanno paura.

Ai grandi come ai piccoli.

Ognuno deve trovare il proprio equilibrio, assecondando lo sviluppo psicologico, fisico, ormonale, culturale e sociale.

E’ difficile.

Ci sono quelli che si tuffano nella vita senza riflettere e ci sono altri che preferiscono osservare il proprio mondo interiore, per cercare di conoscerlo almeno un po’ prima di buttarsi nella mischia.

I genitori si preoccupano quando i figli se ne stanno rintanati nella propria stanza, solitari e immersi nei loro pensieri misteriosi.

A volte la solitudine può essere il segnale di una eccessiva paura ad affrontare il mondo, e in questi casi la crescita va compresa e aiutata anche con un supporto psicologico.

Ma non sempre è così.

Ci sono giovani, che non sanno rinunciare alla propria individualità e che scelgono di non omologarsi barattando il proprio punto di vista con l’accettazione degli amici e con il senso di appartenenza al gruppo.

Per non perdere il contatto con la propria originalità, questi ragazzi spesso trascorrono l’età della spensieratezza in solitudine e pieni di pensieri, interrogandosi sul valore della vita e sul significato profondo della loro esistenza.

Non vuol dire necessariamente che abbiano dei problemi di socializzazione.

A volte è solamente un modo per non tradire se stessi.

La solitudine favorisce un ascolto dell’anima che poi darà i suoi frutti.

In seguito.

Quando i tempi saranno maturi per scegliere gli amici e vivere la vita senza perdere la propria unicità.

Carla Sale Musio

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