Parlare davanti a tanta gente crea spesso difficoltà e imbarazzo.

Ci si sente inadeguati, impacciati, confusi e poco spontanei.

La lingua si blocca, i sudori freddi imperversano, tutto diventa scuro… fino a raggiungere, in casi estremi, un blackout emotivo e psichico che annichilisce i pensieri e ammutolisce la parola, lasciandoci paralizzati e privi di risorse al cospetto della platea.

Le persone che assistono o partecipano, spesso non sanno cosa fare per mettere a proprio agio chi, dovendo intervenire, non riesce a pronunciare verbo e, purtroppo, nel tentativo di migliorare la situazione, si finisce per creare dei veri e propri traumi.

L’attenzione degli altri, gli sguardi puntati addosso ma anche la noncuranza simulata  o il disinteresse, aggravano l’insicurezza e il disagio e fanno lievitare le paure, lasciando dentro la sensazione di non valere niente insieme a una profonda vergogna di sé.

Parlare in pubblico rievoca scenari infantili, teatrini familiari in cui la considerazione o il distacco dei genitori, degli insegnanti o di altre figure importanti, hanno marchiato a fuoco la nostra anima, alimentando la sensazione d’indegnità o, al contrario, facendo crescere la sicurezza e il piacere di esporre le proprie opinioni.

Ma, in aggiunta alla storia infantile che caratterizza ciascuno di noi, la paura di parlare in pubblico affonda le sue radici nell’empatia e nella leadership.

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EMPATIA E LEADERSHIP

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Chi possiede una personalità creativa si trova spesso a dover fare i conti con difficoltà di questo tipo e di solito preferisce le relazioni con pochi interlocutori, attenti e partecipi, alle riunioni affollate in cui l’energia del gruppo prevale sulle peculiarità dei singoli.

L’empatia, che caratterizza tutte le personalità creative, porta con sé la necessità di un ascolto mirato e attento alle esigenze di ognuno di momento in momento.

Parlare insieme diventa perciò un modo per conoscersi e condividersi, uno scambio in cui la reciprocità è fondamentale per costruire il dialogo.

La leadership delle persone dotate di creatività e di empatia è centrata sul soddisfacimento dei bisogni di tutti e sull’ascolto di ogni singola richiesta.

Si tratta di una leadership che mira al benessere comune e non all’appagamento delle esigenze di potere, supremazia, autorità o superiorità.

I leader che possiedono una personalità creativa, sana e vitale, sono capaci di risolvere i problemi nell’interesse collettivo, collocando le proprie esigenze sullo stesso livello di quelle degli altri.

Sono persone cui tutti fanno riferimento per mille cose, grandi o piccole, ma che non sempre appaiono immediatamente per la loro centralità nelle relazioni e nei gruppi, perché emergono in tutta la loro prestanza emotiva e direttiva soltanto nel tempo o in seguito a un’analisi approfondita.

Per questo tipo di leader, sempre attenti all’espressione individuale e alla reciprocità, parlare in pubblico può diventare un tormento quando non sono soddisfatti i criteri della condivisione e del dialogo.

Avere una personalità creativa, infatti, significa anche essere dotati di un radar interiore, una sorta di antenna psichica che capta i bisogni, gli stati d’animo e le sensazioni degli altri.

Quando si rivolgono al pubblico, questi leader sono sempre attenti allo scambio e, nonostante la quantità di gente, sono portati a coinvolgere tutti in una relazione basata sulla condivisione, sulla sintonia e sulla reciprocità, più che sul potere.

Al contrario, leader con temperamenti più egocentrici e direttivi parlano per il piacere di ascoltarsi e presuppongono negli ascoltatori la stessa soddisfazione, perciò appaiono più disinvolti e spigliati davanti alle platee numerose.

I leader centrati su se stessi, grazie al narcisismo che li caratterizza, sono capaci di non perdere il filo rimanendo imperturbabili, anche quando chi ascolta è disattento, chiacchiera, va via o, come succede con i mass media, è del tutto invisibile.

Per un leader sensibile e partecipe, invece, il confronto con il pubblico è un elemento imprescindibile e, quando non riesce a trovarlo, può sentirsi così in difficoltà da non essere più in grado di parlare.

Il suo radar inconscio, infatti, coglie ininterrottamente i segnali delle persone cui si rivolge e, non potendo sintonizzarsi con tutti, modulando le sue parole in base alle necessità di ciascuno, non riesce più a calibrare l’intervento.

Per questi motivi, spesso, la paura di parlare in pubblico può manifestarsi in ottimi oratori, capaci di dialogare senza alcun imbarazzo ma anche pronti ad andare in crisi quando la reciprocità è impedita o ostacolata.

Queste persone sentono sempre il bisogno di interagire con chi ascolta e, quando non è possibile, devono almeno poter “allucinare” un dialogo con qualcuno disposto a far loro da “spalla”.

Non riuscendo a stabilire una relazione di reciprocità con i propri interlocutori, infatti, non possono realizzare un intervento efficace e si sentono in difficoltà tanto più quanto minore è la relazione col pubblico.

“Nessun intervento può essere adeguato e opportuno quando non si conosce l’interlocutore e non si sa a chi è diretto.”

Sembra affermare caparbiamente il loro inconscio, sensibile e attento alle esigenze di chiunque.

E’ importante che le persone che possiedono una personalità creativa sana, attiva e vitale, conoscano i meccanismi e le caratteristiche dell’empatia e della creatività, che contraddistinguono questa loro preziosa struttura di personalità, in modo da poter gestire al meglio le risorse che possiedono.

Evitando così di sentirsi inadeguati in un mondo che invece è gravemente ammalato, costruito a misura dell’egoismo e della sopraffazione, e privo di riconoscimento per chi vive la reciprocità e la condivisione come valori imprescindibili in qualunque relazione. 

Carla Sale Musio

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