Le Personalità Creative sono dotate di una sorta di radar inconscio.

Captano gli stati d’animo degli altri.

Anche quando non ce ne sarebbe bisogno.

Questo fenomeno avviene in loro spontaneamente e involontariamente, spesso anche senza che se ne rendano conto.

Può succedere che si sentano male, a disagio o tristi senza nessun motivo, perché inconsapevolmente stanno sentendo il male, il disagio o la tristezza di qualcun altro.

Non sanno come fanno… però succede!

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Matteo e la zia Caterina

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Matteo proviene da una famiglia in cui le guerre, le fazioni e gli schieramenti sono all’ordine del giorno.

Tra i suoi parenti si può convivere e non parlarsi anche per anni.

Questo modo rigido di gestire i rapporti affettivi non gli è mai piaciuto (anche se spesso ha dovuto subirlo) e in se stesso l’ha combattuto permettendosi un’emotività e una tenerezza che dalle mura familiari è sempre stata bandita.

Quando arriva alla soglia dei trent’anni decide di rompere il muro di disprezzo e di silenzio che separa la sua famiglia da quella della zia Caterina.

La zia più anziana della famiglia paterna.

Quella che lo faceva giocare quando era ancora un bambino.

Nonostante le comunicazioni tra le famiglie siano state chiuse moltissimi anni fa, dopo terribili discussioni colme di accuse, Matteo conserva di lei un ricordo dolce di gelati mangiati insieme nei pomeriggi d’estate e di giochi con la terra bagnata.

Per questo decide di trasgredire le severe norme familiari e una sera, senza preavvisare nessuno, si reca a farle visita.

In preda allo sbigottimento la zia Caterina lo accoglie sulla porta, indecisa se invitarlo a entrare o cacciarlo via come un venditore inopportuno.

Passano insieme una buona mezz’ora…

In piedi.

Davanti alla porta.

Poi la zia si arrende all’affettività di Matteo e gli chiede di entrare.

Quando ritorna a casa Matteo è soddisfatto della visita e della missione trasgressiva appena compiuta ma, nei giorni successivi, diventa inspiegabilmente nervoso e triste, alternando momenti di solitudine e isolamento a momenti di sconforto in cui un senso d’inutilità della vita prende il sopravvento sul suo abituale buon umore.

In preda alla preoccupazione mi confida la paura di essere caduto in depressione senza nessun motivo apparente.

Nei sogni, però, la verità si mostra con maggiore chiarezza e ciò che insieme mettiamo in luce è che il malessere che lo attanaglia… non è il suo!

Matteo sente, come se fossero suoi, il dolore e la rabbia della zia Caterina che, dopo l’intermezzo di quella sua visita inaspettata, ha ripreso lo stato d’animo di sempre fatto di livore e risentimento verso il fratello, il padre di Matteo, e verso tutti i suoi familiari.

Matteo, che è riuscito a ricreare con lei, per il breve tempo di quell’incontro, il legame che in passato era esistito tra loro, purtroppo, ne ha come assorbito la negatività.

Per questo adesso il suo radar interiore capta la rabbia e la solitudine della zia che, interpretando male quel gesto di avvicinamento, si sente vittima di una congiura agita ai suoi danni proprio dallo stesso Matteo.

Insieme lavoriamo per ridistribuire gli stati d’animo:

  • quello di Matteo: fatto di una grande delusione per l’incomprensione e il fraintendimento da parte della zia,

  • quello della zia: carico dell’impossibilità di lasciare spazio ai sentimenti teneri e al dolore che inevitabilmente consegue alle separazioni familiari (la rabbia e il risentimento, infatti, costituiscono un anestetico naturale),

Rendersi conto che alcuni dei suoi vissuti non sono i suoi ma riflettono il disagio della zia, intrappolata dentro le rigide regole della famiglia, permetterà a Matteo di recuperare la propositività e il suo naturale entusiasmo per la vita.

Carla Sale Musio 

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