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Feb 15 2018

COME VALUTARE UNA SEDUTA DI PSICOTERAPIA

Per permettere ai non addetti ai lavori di avventurarsi con fiducia in quel percorso di conoscenza intima e profonda che chiamiamo psicoterapia, è necessario sfatare i miti e i pregiudizi che aleggiano intorno al lavoro clinico.

Ecco quindi una guida rapida per bypassare i luoghi comuni e valutare la qualità di un percorso psicologico:

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La psicoterapia non ha una durata predefinita

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Può durare un’ora o una vita intera e questo non dipende dalla gravità dei problemi di chi chiede aiuto, ma dalla volontà di approfondire la conoscenza di se stessi.

La scoperta del proprio mondo interiore non ha mai fine.

Non significa che sia necessario trascorrere l’esistenza in psicoterapia, ma che si può ricorrere all’aiuto di uno specialista tutte le volte che si vuole, proprio come si fanno periodicamente dei controlli per verificare lo stato di salute o si scatta una fotografia per inquadrare un paesaggio e osservarlo da una prospettiva diversa.

Le ragioni che spingono a rivolgersi a uno psicologo sono tante e non dipendono necessariamente dall’avere un problema.

Più spesso fanno capo all’esigenza di agire dei cambiamenti nella quotidianità, al desiderio di approfondire la conoscenza di sé e al bisogno di realizzare le proprie potenzialità.

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Lo psicologo non è un medico né uno psichiatra

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Perciò non si occupa di gravi patologie della psiche ma lavora sulle risorse sane al fine di ampliare le possibilità espressive, la fiducia in se stessi, la realizzazione personale e il significato profondo delle proprie scelte.

Di conseguenza chi chiede il suo aiuto non è affetto da gravi turbe mentali, ma sta semplicemente cercando di potenziare le proprie possibilità per vivere la vita con maggiore soddisfazione.

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Lo psicologo non può essere un amico

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Per svolgere il lavoro clinico con successo è indispensabile: condividere i vissuti di chi chiede aiuto, saper scorgere le risorse di cambiamento nascoste dietro le difficoltà e formulare le domande adatte all’emergere di soluzioni nuove.

Un coinvolgimento eccessivo non permette al terapeuta di equilibrare l’affettività con la competenza professionale e conduce al fallimento della psicoterapia.

Per questo non è possibile rivolgere una richiesta di psicoterapia agli amici che di mestiere fanno gli psicologi.

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Un amico non può essere il tuo psicologo

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Gli amici sono risorse preziosissime soprattutto nei momenti di difficoltà, ma confondere l’aiuto di un amico con un aiuto professionale è un grave errore.

Le persone che ci sono vicine e che ci vogliono bene sono mosse da un coinvolgimento affettivo che non ha nulla a che vedere con quello professionale.

Il supporto degli amici tocca contenuti diversi da quelli affrontati durante la psicoterapia, avviene con modalità diverse e coinvolge risorse diverse.

Nei momenti difficili gli amici non devono mancare.

Tuttavia, chiedere il sostegno di un professionista è un’operazione che deve essere valutata intimamente perché fa risuonare corde emotive profonde e produce risultati profondi.

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Uno psicologo non dà consigli, ma sa fare le domande

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Un professionista serio e preparato non dà consigli.

Il suo lavoro mira a fare in modo che la persona che chiede aiuto trovi autonomamente le soluzioni e sviluppi le potenzialità indispensabili a superare i momenti difficili.

Per ottenere questo risultato lo psicologo deve formulare domande intelligenti, cioè in grado di attivare cambiamenti efficaci e duraturi e di stimolare la riflessione e l’emergere delle risorse che ancora sono nascoste nell’inconscio.

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Uno psicologo dice qualcosa che sapevi già, ma che non stavi ascoltando

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L’abilità terapeutica è racchiusa nella capacità di evidenziare i nessi che imprigionano le persone dentro automatismi comportamentali dolorosi e improduttivi.

Sciogliere le trappole psicologiche significa liberare una grande energia e ritrovare il piacere e il desiderio di vivere.

Questo traguardo è il risultato di un diverso ascolto di sé e non dipende dai consigli o dalle speculazioni teoretiche.

Ecco perché uno psicologo bravo non ti dirà qualcosa di nuovo ma ti aiuterà ad ascoltarti in modi più adeguati. 

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Piangere, ridere, emozionarsi, fa parte del gioco

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Più uno psicologo è esperto più riuscirà a farti entrare in contatto con le tue emozioni.

Nel corso delle sedute ti capiterà di piangere, di ridere, di commuoverti… e di sperimentare tutte quelle sensazioni che, davanti alle difficoltà della vita, hai preferito nascondere nell’inconscio intrappolando la tua voglia di vivere dentro una pericolosa camicia di forza.  

Una psicoterapia in cui non ci si emoziona non produce cambiamenti efficaci e rischia di trasformarsi in una sterile dissertazione.

Questo non significa che la psicoterapia scateni un pericoloso caos emotivo, al contrario!

Liberare i vissuti rimossi genera un piacevole stato di equilibrio e di benessere.

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Al termine della seduta devi sentirti bene

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Quando si raccontano le proprie difficoltà è inevitabile rivivere la sofferenza, ma non per questo le sedute devono essere un lungo e doloroso calvario.

Una seduta è efficace quando la persona può portarsi a casa almeno un progetto di cambiamento.

Vuol dire: uscire dal colloquio con una sensazione di leggerezza.

Non perché magicamente tutto si risolva in un incontro, ma perché si delinea un percorso di trasformazione e diventa possibile ipotizzare e realizzare un miglioramento.   

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Nel corso del tempo ci devono essere dei miglioramenti

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Non tutte le sedute sono uguali e non sempre ci si sente bene andando via.

Ma di sicuro le sedute in cui ci si sente meglio devono essere maggiori delle sedute difficili.

Se questo bilancio va in pari o, peggio, va in perdita (cioè le sedute negative sono pari o superano quelle positive) qualcosa nel lavoro clinico non sta funzionando.

Perché il percorso terapeutico sia efficace ci devono essere dei piccoli progressi che, nel corso del tempo, delineano un cambiamento.

È utile ogni tanto guardarsi indietro e confrontare i vissuti del passato con quelli del presente.

Diffidate delle psicoterapie in cui non ci sono sviluppi positivi.

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Puoi valutare i miglioramenti osservando i cambiamenti nella tua vita interiore e esteriore

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L’efficacia di una psicoterapia si delinea nel percorso di trasformazione di chi la vive.

Se una terapia funziona, la vita deve progressivamente mutare in meglio.

I cambiamenti naturali sono impercettibili ma riconoscibili confrontando il prima e il dopo.

Se nel lungo periodo non si evidenziano dei cambiamenti, il lavoro psicologico non sta dando risultati.

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Qualsiasi sia la ragione che ci ha condotto a interpellare uno specialista della psiche, è importante valutare se il cammino percorso insieme sia efficace oppure no.

E questo può avvenire già dalla prima seduta.

Nella prima seduta infatti succedono molte cose che predispongono alla riuscita degli obiettivi desiderati o che invece ne impediscono il successo.

È importante che tra terapeuta e paziente si crei un feeling (indispensabile a sostenere la fiducia e la stima reciproca).

Occorre ricordarsi che siamo esseri umani e che perciò, al di là dei titoli e dell’esperienza, deve esistere una sintonia, senza la quale nessuna psicoterapia potrà mai funzionare.

E infine non si deve mai perdere di vista che lo psicologo non è un guru, un saggio, un illuminato o un maestro, ma soltanto uno strumento al servizio di chi chiede aiuto.  

Perciò non possiede verità assolute e non ha il monopolio delle persone che segue.

È un tecnico che può essere interpellato quando se ne sente la necessità e può essere affiancato da altri tecnici con approcci differenti.

Ogni persona possiede le chiavi della propria vita e la responsabilità del proprio benessere.

Seguire un percorso psicologico è soltanto un’occasione in più di conoscenza e di cambiamento.

Carla Sale Musio

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COME SCEGLIERE UNO PSICOLOGO

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