Giu 22 2018

CAOS INTERIORE & PACE NEL MONDO

La pace nel mondo è la conseguenza di un cambiamento della coscienza.

La rivoluzione decisiva avviene dentro se stessi e poggia sull’accoglienza della molteplicità che caratterizza la psiche e sulla capacità di tollerare il caos interiore che ne consegue.

È questo lo scoglio più difficile da superare se vogliamo costruire un mondo migliore.

Sapere che dentro di noi convivono infinite possibilità espressive è il primo step di un percorso che attraverso l’accettazione dell’incoerenza (corollario inevitabile della molteplicità) raggiunge l’integrazione interiore e la consapevolezza della Totalità, anche nella dualità in cui viviamo.

Ogni cosa richiama il suo opposto.

Tuttavia, permetterne la convivenza dentro di sé non è facile.

Bisogna sopportare l’incoerenza e la confusione, quel senso di insostenibilità che accompagna la saggezza insieme alla follia.

Significa comprendere che l’identità è soltanto un vestito che scegliamo di indossare più spesso degli altri e che possiamo decidere di cambiare in ogni momento.

Vuol dire tollerare che la bontà non può prescindere dalla cattiveria, che l’egoismo accompagna sempre la generosità, che la flessibilità porta con sé la rigidità e che la tolleranza richiama l’intransigenza. 

È difficile far convivere gli opposti nel mondo interiore senza sentirsi vittime di una pericolosa patologia psichica.

Eppure…

Dall’accettazione di questa complessità prende forma una società capace di abbracciare la diversità e di gestire la convivenza di tante creature differenti.

E uniche.

Dobbiamo assumerci la responsabilità della Totalità da cui tutti proveniamo e imparare che ogni evento è un’occasione per conoscere la nostra multiforme verità.

Anche quando a prima vista non ci piace.

Dietro ogni esperienza si nasconde un tesoro, un prezioso insegnamento che è necessario liberare per scoprirne le qualità.

Proprio come si fa con un diamante ancora grezzo.

Ogni cosa che ci succede è lo specchio del nostro mondo intimo.

E combattere non servirà ad altro che a far crescere la guerra.

Dentro e fuori di sé.

Occorre piuttosto apprendere a distillare la consapevolezza da ogni avvenimento.

Il loto cresce nel fango.

Così, la pace è la conseguenza di una Democrazia Interiore capace di accogliere senza combattere, lasciando emergere i doni preziosi nascosti dietro alle cose che non ci piacciono.

La nostra identità è l’Infinito.

Un Infinito che forse non riusciremo mai a padroneggiare totalmente in una vita sola, ma che ci guida verso una conoscenza sempre più ampia e sempre più intima.

Fino a raggiungere quell’integrità in grado di far convivere il particolare con l’universale, lo Ying con lo Yang, la luce con il buio, il bene con il male.

La rivoluzione è una trasformazione intima e profonda, un cambiamento nella lettura degli eventi, una magia capace di mostrarci ciò che siamo e farci diventare Tutto e Niente nello stesso momento.

Solo così la saggezza può prendere a braccetto la follia e danzare al ritmo della Vita attraversando le dimensioni.

Della coscienza come della realtà.

Carla Sale Musio

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Giu 16 2018

LA SAGGEZZA DEGLI ANIMALI

Travolti dalla presunzione di essere la specie più intelligente del pianeta pretendiamo di adeguare anche la Vita alle nostre necessità.

Necessità che dipendono dagli interessi dell’economia, dal pil, dallo spread, dall’indice mib… e che si impongono sull’ascolto di noi stessi trasformandoci in automi: privi di una propria volontà e di un proprio sentire.

È così che l’unica specie creata da Dio a sua immagine e somiglianza si lascia plasmare dai flussi di mercato da cui dipende per la propria sopravvivenza.

A ben guardare non sembra una scelta felice.

Tuttavia è quello che succede in tutti i paesi occidentali.

Coltiviamo un’arbitraria superiorità rispetto a ogni altra specie vivente e, occupati a inseguire il successo indispensabile per sentirci parte della nostra civiltà, non ci fermiamo mai ad osservare le culture, i comportamenti e gli stili di vita che appartengono agli animali.

Facciamo le spallucce e andiamo avanti impettiti.

Perché, si sa: le bestie sono poco intelligenti e non hanno proprio nulla da insegnarci!

Ignoriamo che la Vita possiede una profonda saggezza.

Un sapere che le altre specie riconoscono d’istinto e che noi sottovalutiamo, forti del diritto auto conferito all’utilizzo e alla distruzione di ciò che abbiamo intorno.

Trascuriamo l’ascolto partecipe e attento che rende gli animali capaci di uniformarsi alle esigenze dell’ecosistema.

Le bestie possiedono una sapienza ignota agli esseri umani.

Comprendono che la Vita rivela i suoi segreti a chi è in grado di riconoscerne il valore.

E possiedono una salute mentale che per noi non esiste più.

Vivono nel presente.

Lasciano che l’esistenza compia il suo percorso di momento in momento.

Senza ostacolarlo.

Hanno fiducia in ciò che accade.

Sanno che ogni esperienza evolve in un cammino di conoscenza che trascende la volontà del singolo e proclama l’immensità del creato.

Conoscono il valore del silenzio.

Noi esseri umani, invece, facciamo molte ricerche e scriviamo tanti libri.

Libri sull’illuminazione, sulla conoscenza e sulla salute mentale.

Testi scientifici e filosofici che proclamano l’importanza di vivere nel presente: senza correre avanti e indietro con la mente rincorrendo il passato e il futuro senza mai assaporare ciò che succede ADESSO.

Scritti che spiegano come la Vita sia ciò che accade in questo esatto momento e l’unica esperienza importante sia lasciarsene attraversare con consapevolezza, ascoltando il potere del proprio respiro, senza inseguire la girandola dei pensieri che annebbia la comprensione e annichilisce la saggezza nascosta nelle profondità dell’esistenza.

Dentro ognuno di noi, esiste un sapere fatto di sensazioni e percezioni legate al corpo, alla natura e al momento.

È il sapere del presente.

L’unica vera realtà.

Immediata e da vivere.

Come spiegano i saggi e gli scienziati: non importa l’azione.

Importa la presenza che accompagna ogni piccolo gesto.

Sedere in silenzio sulla riva del mare, camminare tra le vie del centro, lavare i piatti, bere una tazza di the… qualsiasi cosa ha la stessa importanza e richiede la stessa profonda attenzione.

Ogni istante è un valore.

Non per ciò che si fa ma per come si è mentre lo si fa.

Per come lo si fa.

Gli animali lo sanno e vivono intensamente nel presente.

Noi, però, li giudichiamo sciocchi.

Poi spendiamo i nostri soldi e il nostro tempo per imparare a vivere… senza impazzire.

Senza lasciarci trascinare dal pensiero, dalle parole, dalla paura e dalla confusione.

Non sappiamo cosa vuol dire accogliere ogni attimo con consapevolezza, totalmente centrati sul momento.

Proprio come fanno loro.

Come le bestie sanno fare da sempre.

Gli animali possiedono una conoscenza intima di se stessi e della natura, ammirano la Vita e ne rispettano la volontà.

Senza opporsi.

Affrontano ogni cosa con umiltà, devozione e dignità.

Avremmo molto da imparare osservando il loro modo di stare al mondo.

Apprezzando l’autenticità dei loro comportamenti.

E provando a sperimentare la sincerità con cui si relazionano gli uni con gli altri.

Avremmo bisogno di una cultura nuova: fatta di ascolto, di comprensione e di condivisione.

Non si può eliminare la violenza che caratterizza la nostra civiltà se prima non si rimuove l’arroganza dai nostri gesti quotidiani.

Il razzismo si annida nelle piccole cose di ogni giorno, nel disprezzo invisibile con cui guardiamo la Vita.

Incapaci di riconoscerne le profondità.

Carla Sale Musio

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Giu 10 2018

HAI BISOGNO DI MORDERE?

Da bambini portare tutto alla bocca è la modalità conoscitiva per eccellenza.

Un pensiero atavico ci spinge a credere che ingoiando qualcosa possiamo fare nostre le sue qualità.

Così:

  • mangiando un toro si diventa potenti

  • mangiando l’erba si diventa elastici

  • mangiando un serpente si diventa sinuosi e capaci di nascondersi

  • mangiando un pesce scomparirà il mal di mare

Un’idea ancestrale considera lo stomaco alla stregua di un elaboratore dati in grado di distillare nel nostro organismo le virtù e i principi di ciò che ingeriamo.

Non è un pensiero logico.

Ha radici antiche.

Esiste nell’inconscio collettivo e viene abilmente sfruttato per venderci prodotti inutili (e spesso tossici) coltivando l’equazione:

.

MANGIARE = ACQUISIRE

.

Acquisire:

  • forza

  • prestanza

  • sicurezza

  • piacere

  • popolarità

  • successo

  • … e così via!

Immagini e slogan pubblicitari fanno leva su questo principio inconscio e potente.

Stimolano il desiderio di possedere qualcosa mettendola in bocca.

Agiscono sulla credenza che l’organismo assimili ciò che inghiottisce per renderlo parte integrante di sé.

Stuzzicano il bisogno di possesso.

Lusingano l’egocentrismo infantile che accompagna il piacere orale.

I cuccioli hanno la necessità di stimolare le gengive.

Massaggiarle è un modo per alleviare il dolore che accompagna la crescita dei primi dentini.

Per loro, conoscere il mondo mettendolo in bocca significa creare le prime relazioni con l’esterno.

Morsicando la vita, i bambini modulano il bisogno di fusione e la scoperta dell’altro.

Esplorano il dentro e il fuori, il pieno e il vuoto, l’io e il tu, la presenza e l’assenza.

Devono abbandonare il piano dell’Infinito da cui provengono per muoversi nelle coordinate della fisicità, imparando ciò che appartiene a una realtà fatta di prima e dopo, vicino e lontano, mancanza e completezza, paura e prepotenza, mio e tuo.

L’egocentrismo li spinge ad addentare l’esistenza per farla diventare una parte di sé.

E quando la fusione non è possibile in loro aiuto arriva il possesso: quel bisogno spasmodico di avere ciò che sfugge, per non perderlo.

Mordere riempie i vuoti dello stomaco e del cuore.

È così che impariamo a conoscere l’avidità, la gelosia, la rabbia, la prepotenza e il dominio.

È così che dimentichiamo la Totalità e perdiamo la sicurezza che deriva dal riconoscere ogni cosa in se stessi.

Mordere calma la paura dell’ignoto, la vergogna della diversità, l’angoscia della solitudine.

E nel tempo si trasforma in un rituale capace di farci sentire uniti.

Uniti nel piacere di condividere il cibo.

Uniti nel piacere di combattere un nemico.

Noi e loro.

Io e gli altri.

I buoni e i cattivi.

Mangiare insieme significa essere parte di un gruppo.

Ci fa sentire meno soli.

.

Chi non mangia in compagnia è un ladro o una spia”

.

Oggi la condivisione del cibo è diventata un cerimoniale indispensabile alla socializzazione, il veicolo privilegiato per dimostrare di volersi bene.

Ma è un volersi bene possessivo.

Discrimina la diversità.

Impone l’appartenenza.

E rende indispensabile l’omologazione.

Pena: l’emarginazione, la derisione e l’abbandono.

Chi lucra sulla vendita del cibo conosce bene i meccanismi psicologici che sottostanno all’alimentazione.

E sfrutta a piene mani i nostri bisogni infantili per tenerci schiavi grazie all’oralità.

Per liberarsi dalla bulimia sociale che rende vittime del bisogno compulsivo di mangiare è necessario superare la fase orale e aprirsi a un’integrità interiore capace di far convivere gli opposti senza giudicarli.

Occorre ricomporre la Totalità dentro di sé arricchendo la conoscenza con l’esperienza dell’individualità.

Significa coltivare la comprensione, la cooperazione, la condivisione, l’ascolto e la solidarietà.

Per tutte le creature.

Per ogni aspetto di se stessi.

Vuol dire costruire un mondo migliore.

Capace di conoscere senza mordere, di amare senza possedere, di integrare senza emarginare e senza distruggere.

Durante l’infanzia il bisogno di portare tutto alla bocca ci aiuta a compiere i primi passi nel mondo della diversità, serve a farci scoprire i mille volti dell’Infinito, ci insegna la ricchezza nascosta nelle identità.

Ma poi è necessario integrare dentro di sé la conoscenza dell’altro, non per averlo inghiottito ma per averlo capito.

Non per chiuderlo nello stomaco ma per aprirsi alle profondità del dialogo.

Non per combatterne le differenze ma per conoscerne le qualità.

Carla Sale Musio

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Giu 04 2018

TUTTO È ENERGIA

Apparteniamo a un mondo fatto di energia e per vivere bene è necessario imparare e riconoscerla.

Soprattutto dentro noi stessi.

Ciò che incontriamo possiede un magnetismo particolare che caratterizza le nostre esperienze.

Ogni cosa danza nella vita con una frequenza diversa, permettendoci di individuarne la presenza dentro noi stessi.

Esistono tante sfumature energetiche quanti sono i colori dell’arcobaleno.

La rabbia, l’amore, la malinconia, la gelosia, l’apprensione, la tenerezza… muovono nel corpo energie differenti e possiamo riconoscerne le specificità nelle sensazioni che ci attraversano di momento in momento.

Ogni Sé porta in dono una qualità unica e modula la nostra percezione della realtà con una modalità diversa da qualunque altra.

Abbiamo parti coinvolgenti, rassicuranti, inquietanti, pericolose, giocose… e possiamo osservare il loro avvicendarsi nella psiche riconoscendone le manifestazioni energetiche.

Imparando a riconoscere l’energia di ogni aspetto psichico riusciamo a dirigere la nostra personale Orchestra dei Sé, trasformando il chiasso interiore in armonia, le guerre in condivisioni, il caos in esperienze creative capaci di regalarci nuove possibilità.

Per superare le contraddizioni che spesso torturano la mente è necessario lasciarsi attraversare da queste vibrazioni senza identificarsi ma imparando a distinguerne le peculiarità.

Solo così possiamo armonizzare i paradossi della psiche, superando le barriere che imprigionano la logica in schemi rigidi e inamovibili.

Per stare bene con se stessi è indispensabile accogliere ogni aspetto della vita intima senza censurarlo e senza giudicarlo, ascoltandone i bisogni e le ragioni in uno spazio neutro di accoglienza.

Questo riconoscimento partecipe e attento permette alle diverse energie di trovare un nuovo equilibrio, consentendoci di gestire le qualità e le difficoltà di ogni .

In questo modo diventa possibile trasformare in risorse anche gli aspetti che non ci piacciono o che ci fanno paura.

L’emarginazione che imponiamo nel mondo interno si riflette nel mondo esterno, generando situazioni di malessere e di sopraffazione.

Quando però riusciamo ad armonizzare la molteplicità che caratterizza l’interiorità l’energia trova un equilibrio.  

E le difficoltà si trasformano in opportunità.

.

STORIE DI ENERGIE… E DI TRASFORMAZIONE!

.

Massimo ha spesso piccoli incidenti. Niente di grave. Sono imprevisti di poca importanza.

Tuttavia non può fare a meno di notare che i contrattempi capitano sempre quando raggiunge qualche risultato positivo.

“Sembra che la sfortuna si diverta ad avvelenarmi ogni vittoria!”

Commenta sconsolato scrollando la testa.

Durante uno stage di crescita personale scopre in se stesso un Sé Rigoroso che si manifesta nel mondo interiore ogni volta che il successo fa capolino nella sua vita.

Aiutato dal trainer e dal gruppo, Massimo porta la sua attenzione su quella parte atterrita all’idea che i buoni risultati possano alimentare un eccessivo edonismo.

Con pazienza e attenzione impara a percepirne l’energia nel corpo e a gestire nella vita i suoi interventi distruttivi.

Oggi Massimo può assaporare il piacere della riuscita assecondando in modi nuovi quel bisogno di etica e di rigore.

Fare un regalo a qualcuno che stima, occuparsi di una piccola beneficenza, offrirsi di dare una mano a chi è in difficoltà… sono cose che sceglie di fare consapevolmente per ristabilire l’equilibrio interiore e amministrare opportunamente i suoi Sé entusiasti insieme a quelli più impegnati e generosi.

* * *

Quando ha fame Magda non si controlla, diventa irrequieta, impaziente, irascibile e non trova pace finché non divora tutto ciò che di commestibile le capita sottomano.

Il bisogno di ingurgitare qualsiasi cosa senza concedersi il tempo di assaporare il cibo la tiene in scacco.

Sin da piccola vive nell’ansia di perdere il controllo e finire vittima di quell’energia insaziabile.

Infine, stanca ed esasperata, decide di mettere fine al susseguirsi delle possessioni e comprendere una volta per tutte cosa innesca la miccia della sua voracità.

Inizia così un percorso di cambiamento.

Con fatica, a ogni pasto, si mette in ascolto del suo mondo interiore.

E un boccone dopo l’altro… emerge una bambina terrorizzata dalla paura e dalla solitudine.

Lentamente affiorano i ricordi: la mamma che per punirla la mandava a letto senza cena, il fratello maggiore che le strappava di mano i dolci e la derideva, i compagni di classe che la chiamavano cicciona, il fidanzato che le imponeva di mettersi a dieta.

Scopre che per quella bambina riempirsi la pancia significa concedersi il diritto di avere qualcosa di suo: i suoi pensieri, le sue idee, le sue scelte, le sue ragioni.

Da quel momento Magda decide di mangiare ascoltando nel corpo l’energia delle proprie paure antiche.

Paura di essere disprezzata, derisa, emarginata, rifiutata, abbandonata.

Con pazienza assiste ogni giorno a quel dolore, affronta i ricordi, osserva la solitudine.

Mastica ogni boccone insieme alla sua vita, alla sua rabbia, alla sua sofferenza, alle sue speranze, all’entusiasmo, alla voglia di vivere.

E piano piano le lacrime cedono il posto all’amore.

Amore per se stessa, per la sua storia, per la sua pancia e per il suo cuore.

Amore per ciò che è, per il suo coraggio e per la sua fragilità.

Oggi Magda ha imparato a nutrirsi in modo nuovo.

Ogni pasto è un esercizio di meditazione, un’occasione per ascoltare nel corpo la propria verità.

* * *

“Prima il dovere e poi il piacere!” 

Il babbo lo ripeteva sempre.

E così Angelo ha imparato a svolgere tutte le sue mansioni con responsabilità.

Si occupa della casa, dei bambini, di sua moglie, dei suoi pazienti e dei pazienti dei suoi colleghi, dei vicini, degli amici e anche degli amici degli amici.

“Prima il dovere e poi il piacere…”

Ma il tempo del piacere finisce sempre in coda alla lista delle sue priorità.

Una lista così lunga che non basta una vita per assolvere tutto.

Angelo sa che manca qualcosa ma non trova un momento nemmeno per ascoltare i messaggi del suo corpo.

Quel dolore alla schiena ormai non l’abbandona più.

Segnala l’energia eccessiva spesa a risolvere i problemi del mondo.

Angelo sente che qualcosa deve cambiare.

E, infatti, qualcosa cambia.

Un ricovero improvviso lo obbliga a fermarsi e finalmente in un letto di ospedale può ascoltare la voce di chi, dentro di lui, non ce la fa più.

Il piacere è diventato uno sconosciuto e per sentirsi bene dovrà riscoprirne il valore e l’emozione.

Uscito dall’ospedale Angelo deve decidere se continuare a lasciarsi trascinare dal suo senso di responsabilità o se affiancargli un’energia più giocosa fatta di piccoli appuntamenti con il suo bambino interiore e dell’impegno di prendersi cura anche di sé.

Carla Sale Musio

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POSSESSIONI QUOTIDIANE

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Mag 29 2018

SPECISMO… O DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITÀ?

Coltiviamo la certezza di essere la specie più evoluta del pianeta: quella creata da Dio a propria immagine e somiglianza.

Ma ignoriamo che questa convinzione sia il sintomo di una patologia chiamata Disturbo Narcisistico di Personalità e basata sulla percezione di una superiorità soggettiva e onnipotente.

Da tempo immemorabile il dibattito sulle diverse forme dell’intelligenza ha portato gli studiosi a comprendere che le valutazioni della conoscenza non vanno circoscritte al sapere della maggioranza, ma è necessario calibrare le performance in modo da renderle adeguate a tutti.

Eppure… quando è in gioco l’antropocentrismo nemmeno le scoperte scientifiche valgono più! 

Essere umani contiene un diritto di supremazia.

Imprescindibile.

È una pretesa arbitraria che evidenzia la patologia insieme alla necessità di una cura.

E segnala l’urgenza di garantire a ogni essere vivente il diritto all’esistenza e al rispetto delle proprie peculiarità.

Forti di valutazioni che tengono conto esclusivamente delle caratteristiche umane consideriamo inferiori tutte le altre specie.

Poiché gli animali non utilizzano un linguaggio simile al nostro ci sentiamo autorizzati a postulare anche una mancanza di intelligenza, legittimando il diritto alla sopraffazione.

È difficile accettare che questa pretesa egocentrica sia il sintomo di una disfunzione che il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) definisce:

 .

Disturbo Narcisistico di Personalità

.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità è un disturbo della personalità i cui principali indicatori sono:

  • un eccessivo egocentrismo

  • un deficit nella capacità di provare empatia

  • una esasperata idealizzazione di sé

Si tratta di una patologia caratterizzata dalla percezione di un Sé Grandioso, dal sentimento esagerato della propria importanza e dalle difficoltà di coinvolgimento nella percezione dell’altro.

Le persone affette da questa sintomatologia manifestano un egoismo esorbitante di cui di solito non sono consapevoli, arrivando a tiranneggiare chi hanno vicino senza alcuno scrupolo e senza nessuna comprensione della propria crudeltà.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità ci impedisce di analizzare con obiettività il sapere delle altre specie, occultandone le risorse, il valore, le potenzialità e i doni.

Occorrono: spirito di ricerca, capacità di ascolto, empatia, determinazione e rispetto, per cogliere la profondità di una cultura che utilizza principi differenti da quelli che ci sono abituali.

Per riconoscere la civiltà degli animali è necessario superare il Disturbo Narcisistico di Personalità e osservare con più umiltà i saperi delle specie diverse dalla nostra.

Ma soprattutto è indispensabile aprirsi a una comprensione biocentrica delle relazioni che uniscono gli esseri viventi dando vita a un ecosistema capace di garantire il benessere di tutti.

Quando ognuno contribuisce all’integrità della vita la capacità di mettersi in gioco si libera dall’egocentrismo formando una società volta al benessere del singolo e del pianeta nella sua interezza.

E questo è il requisito su cui poggiano tutte le culture degli animali.

Le altre specie possiedono una saggezza che noi abbiamo perduto.

Per loro la conoscenza dell’ecosistema e l’ascolto dei mondi interiori sono parte di una verità antica e piena di valore.

Biocentrismo, intuizione, istintività, paranormalità… appartengono a un sapere che li rende capaci di rispettare il pianeta, di frequentare le altre dimensioni e di conoscere il significato profondo della vita.

Valori che noi non riusciamo più a considerare tali.

È questa la conseguenza della patologia narcisistica in cui viviamo immersi.

Una patologia che ammala la civiltà umana dando origine a problematiche sconosciute a ogni altra specie.

Usura, pedofilia, schizofrenia, disturbi alimentari… sono malattie ignote agli altri animali.

Il loro sapere comprende valori e abilità impensabili per noi e questo dovrebbe indurci ad imparare piuttosto che a sfruttarli.

La capacità di riconoscere ciò che non si può toccare è un requisito importantissimo per la salute mentale.

Saper distinguere le emozioni e i sentimenti e comportarsi di conseguenza sono le risorse che permettono agli specialisti della psiche di aiutare tante persone in difficoltà.

Gli animali le utilizzano per muoversi nell’ambiente e comunicare tra loro.

Noi invece preferiamo la manipolazione e la menzogna, giudichiamo sconveniente l’autenticità e inibiamo l’ascolto della nostra verità… per ottenere un amore del quale non siamo mai sicuri.

Poi ci ammaliamo di depressione, di attacchi di panico, di ossessioni, di compulsioni e delle innumerevoli malattie che segnalano la perdita di un contatto profondo con la vita.

Tutti gli animali ci insegnano con l’esempio della loro esistenza a ritrovare il legame che unisce ogni creatura al suo ambiente e il valore di un ascolto intimo, fatto di conoscenza e di intuizione, di sensazioni e di percezioni visibili e invisibili.

Carla Sale Musio

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Mag 23 2018

ORTORESSIA: come la psichiatria imprigiona la libertà di pensiero

Si chiama ortoressia l’etichetta che demonizza chi sceglie un regime alimentare diverso da quello della maggioranza.

Grazie a un’accurata descrizione di sintomi e a un corollario ben orchestrato di spiegazioni scientifiche, la psichiatria questa volta mette alla gogna gli spiriti liberi e responsabili.

Un tempo esisteva il disturbo ossessivo compulsivo e da solo bastava a indicare la sofferenza psicologica derivante dal sentirsi costretti a compiere più volte al giorno una serie di azioni stereotipate, vissute come indispensabili per raggiungere la sensazione interiore di vivere in pace con se stessi.

Oggi alla diagnostica tradizionale si è aggiunta una perversione nuova volta a discriminare chi sceglie di occuparsi in prima persona della propria alimentazione e invece di seguire il branco si impegna ogni giorno a selezionare il proprio menù seguendo un criterio salutista fatto di scelte accurate e, ahimè… controcorrente.

Si potrebbe discutere a lungo sull’utilità di trovare definizioni psichiatriche alla sofferenza psicologica, ma qui voglio soltanto sottolineare in che modo il demone della patologia sia stato costruito ad arte per comporre un quadro diagnostico funzionale agli interessi delle case farmaceutiche e alla necessità di plasmare la nostra psiche rendendola schiava di esigenze che hanno ben poco a che vedere con il benessere e con la salute.

Occuparsi della propria alimentazione in modo attento e consapevole dovrebbe essere per tutti un dovere imprescindibile, necessario a condurre una vita sana e soddisfacente.

Tuttavia, la nosografia psichiatrica è riuscita a trasformare un gesto di responsabilità e di partecipazione civile in una psicopatologia da contrastare grazie al meticoloso utilizzo di farmaci, ricoveri e psicoterapia.

Chi ne risulta affetto se la dovrà vedere davanti a un giudizio sociale colpevolizzante, omologato e crudele, rischiando di portare per sempre le stimmate della malattia mentale e dell’emarginazione.

Infatti, è proprio la preoccupazione per la salute e per le scelte nutrizionali che la sottendono ad essere finita questa volta nel mirino degli psichiatri.

Non serve opporsi e dichiarare il bisogno di controllare una cultura gastronomica sempre più distante dalle necessità della sopravvivenza e incentivata da esigenze commerciali.

Passare troppo tempo a esaminare le etichette dei prodotti alimentari, rifiutarsi di bere e mangiare cibi carichi di tossicità o di violenza, evitare di partecipare a riunioni goliardiche incentrate sul consumo smodato di alimenti malsani… non è il segnale di un comportamento responsabile e maturo.

Al contrario: è un sintomo da curare!

E protestare non servirà, perché chi si trova dalla parte GIUSTA della scrivania tiene il coltello per il manico.

Contrastare il verdetto degli psichiatri, infatti, è considerato sintomo di una patologica resistenza ad accettare la diagnosi.

Ecco quindi che tante persone in lotta con l’avvelenamento nascosto dietro alla vendita degli alimenti, dovranno prestare attenzione a ciò che dicono e a ciò che fanno.

Pena: un ricovero coatto e una cura farmacologica capace di ricondurli alla ragione

E chi ancora insiste a non seguire la dieta prescelta dalla maggioranza se la dovrà vedere con l’emarginazione riservata a quelli che hanno qualche rotella fuori posto.

Le scelte alimentari vanno bene solo nel range indicato dalle statistiche, quello incentivato dalla pubblicità e dai mass media e finalizzato a tenerci cronicamente dipendenti dalle medicine.

In questo modo le case farmaceutiche possono continuare a garantirsi i loro lauti guadagni.

La cura è quella degli interessi economici e la salute è quella che li incrementa con regolarità.

L’obbiettivo della scienza medica non è il benessere delle persone ma la longevità delle malattie, funzionale alla vendita di pillole sempre diverse e alla creazione di una popolazione cronicamente bisognosa di terapie.

In questo scenario il cibo e la dipendenza che ne deriva sono strumenti potenti ed efficaci per assicurarsi il mercato del farmaco e, come dimostrano le tante ricerche su questi argomenti, non servono persone armate di spirito critico, di consapevolezza, di interesse e di curiosità.

Occorre piuttosto una massa gregaria di consumatori diligenti, pronti a banchettare senza chiedersi perché e senza alcun desiderio di indagare le conseguenze delle proprie scelte alimentari.

Per chi si ribella è arrivata l’ortoressia a dimostrare che la coscienza non è necessaria e che la salute non corrisponde al benessere individuale, perché gli sforzi volti a costruire la consapevolezza sono diventati una patologia con tanto di timbro e di ricetta medica.

Nel mondo dell’economia non c’è posto per le menti consapevoli: è auspicabile la lobotomia.

Ma negli anni duemila il bisturi non serve più, i manicomi sono stati chiusi e al posto delle prigioni abbiamo la diagnostica psichiatrica, l’omologazione e l’emarginazione.

Benvenuta ortoressia!

Carla Sale Musio

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Mag 16 2018

USCIRE DALLA DIPENDENZA ALIMENTARE

L’atto di mangiare è il nostro primo apprendimento: abbiamo appena messo il naso su questo pianeta che subito la mamma ci attacca al seno invitandoci ad assaporare il cibo.

E chi non vi si dedica e col dovuto entusiasmo è spronato a impegnarsi affinché non corra il rischio di morire d’inedia.

Eppure lo spettro della fame non esiste più nei paesi industrializzati.

Al suo posto incombe invece il pericolo dell’obesità.

Le statistiche mediche segnalano con urgenza i danni conseguenti alla sovralimentazione.

Tuttavia nessuno si preoccupa delle patologie legate all’abuso alimentare.

Siamo così convinti della necessità di mangiare più volte al giorno che non riusciamo nemmeno a immaginare cosa potrebbe succedere se le fonti alimentari fossero diverse e i bambini potessero scegliere spontaneamente le modalità nutritive congeniali al loro organismo.

Un mondo migliore presuppone la conoscenza di soluzioni alternative alla bulimia, all’anoressia e all’obesità che ammalano il nostro stile di vita.

Molte ricerche dimostrano che la vitalità e la luce sono i requisiti indispensabili per vivere in buona salute.

Tutti gli alimenti, infatti, possiedono un potere nutrizionale proporzionale alle radiazioni luminose che contengono (Il codice della luce).

Ci sono persone che hanno cambiato il proprio metabolismo e possono alimentarsi esclusivamente di energia (www.breatharianworld.com).

Queste persone non hanno bisogno di mangiare per vivere.

Esistono bambini nati da mamme che si nutrono grazie a una vibrazione luminosa e interiore (PFW 2016 conference).

Questi bambini hanno potuto scegliere quando e cosa mangiare, senza dipendere dal cibo per la loro sopravvivenza.

Andiamo incontro a un mondo dove la sopraffazione legata al piacere del gusto sarà sostituita dalla cooperazione e dal rispetto per tutte le creature.

Un mondo in cui l’empatia, la creatività e l’ascolto di sé modelleranno un sapere nuovo.

E, anche se questa civiltà ci appare ancora lontana e poco credibile, il cambiamento si sta già delineando.

Impercettibilmente, ma inesorabilmente.

La sofferenza psicologica e fisica conseguente alla sovralimentazione diventa ogni giorno più evidente e sempre più persone scelgono la via della consapevolezza e del cambiamento, nonostante il bombardamento mediatico agito dagli interessi economici.

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Una pericolosa bulimia sociale ci rende vittime di una fame insaziabile

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Esiste un mostro invisibile che stimola nella psiche il bisogno di mangiare in continuazione, intrecciando le necessità affettive con le dipendenze alimentari  fino a renderle indistinguibili.

Il primo passo per spingere i bambini a consumare ogni genere di dolcetti, merendine, snack, rompidigiuno, spuntini, stuzzichini… è mescolare le cure materne con il piacere dell’oralità.

Quasi tutti i cuccioli della specie umana nei primi mesi di vita sentono il bisogno di portare il dito in bocca o succhiare una tettarella di gomma.

Questo gesto comune e apparentemente innocente segnala una patologia.

I piccoli dell’uomo imparano molto presto a scambiare il cibo con l’affetto.

Per loro l’amore della mamma passa attraverso l’assunzione degli alimenti e questa sovrapposizione struttura una confusione tra il nutrimento affettivo e l’atto di portare qualcosa alla bocca.

Gli psicologi la chiamano fase orale e spiegano che soltanto dal suo superamento può prendere forma la maturità.

La crescita, infatti, passa attraverso la capacità di riconoscere all’altro una propria autonomia senza per questo aver bisogno di ingoiarlo.

A causa dei ritmi frenetici necessari alla sopravvivenza, sempre più spesso le madri della nostra specie si concedono il piacere di coccolare i figli solo durante il momento del pasto.

Questo trasforma l’atto di mangiare in una ricerca di affetto.

Dalla mescolanza tra cibo e intimità prende forma la dipendenza che sta ammalando l’umanità e distruggendo il pianeta.

Si struttura nei primi anni di vita e si mantiene viva grazie al bombardamento pubblicitario indispensabile a raggiungere gli standard di mercato.

Per liberarsi da questa patologia è necessario affrontare le crisi di astinenza che accompagnano l’uscita dalla dipendenza, seguendo un percorso progressivo capace di separare l’amore dalla necessità di sentire lo stomaco pieno.

Solo così può prendere forma una cultura libera dalle bugie dell’economia e dal bisogno compulsivo di sollecitare il senso del gusto.

La fase orale segnala la dipendenza più insidiosa che ci sia.

Si sviluppa nel rapporto intimo che ogni bambino vive con la mamma e si snoda attraverso un percorso di sollecitazioni pubblicitarie, di medicine, di merendine, di ricette e di tradizioni gastronomiche… dando forma a una dipendenza celata dietro la convinzione che mangiare sia indispensabile per vivere.

Di contro:

  • agli innamorati passa l’appetito perché il coinvolgimento affettivo basta da solo ad appagare il bisogno nutrirsi

  • i creativi si dimenticano di mangiare

  • e tutti quelli che sono immersi in un’attività appagante non sentono i sintomi della fame

Alimentarsi da fonti alternative significa cambiare il proprio stile di vita e permettersi il benessere grazie alle scelte di ogni giorno.

Vuol dire trascorrere del tempo all’aria aperta, dare valore al corpo, imparare ad ascoltare il proprio mondo interiore, riconoscere la connessione che unisce tutte le creature viventi a un ecosistema prezioso per la sopravvivenza.

Conduce a scoprire l’importanza di ogni vita.

Senza gerarchie, senza possesso e senza crudeltà.

Un mondo nuovo ha bisogno di una cultura nuova, capace di aprirsi all’energia invisibile che permea la creazione, fino ad accogliere ogni diversità.

Per superare la fase orale è necessario abbandonare l’egocentrismo dell’infanzia e incamminarsi lungo la strada che conduce alla maturità.

Sostituendo il bisogno di portare tutto alla bocca con il piacere della scoperta, della conoscenza e della reciprocità.

È un percorso di crescita interiore che ognuno deve affrontare dentro di sé, trasformando il narcisismo e l’onnipotenza dell’infanzia per incontrare l’amore.

Quello vero.  

Fatto di consapevolezza, di comprensione, di rispetto, di empatia e di solidarietà.

Solo allora la cooperazione prenderà il posto della predazione e la condivisione sostituirà la violenza che sta distruggendo la nostra civiltà.

Un mondo migliore nasce dal valore che sappiamo riconoscere alla vita.

A ogni vita.

Nessuna esclusa.

Perché il valore che diamo alla vita è quello che intimamente riconosciamo a noi stessi.

Carla Sale Musio

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Mag 10 2018

POSSESSIONI QUOTIDIANE

Il mondo interiore è popolato da un’infinità di possibilità espressive che reclamano di momento in momento il proprio diritto all’esistenza.

Siamo convinti di possedere un’identità unica e definita, tuttavia la psiche è formata da innumerevoli personalità con idee, gusti e comportamenti differenti.

E spesso la fatica di vivere dipende da una cattiva gestione delle parti in conflitto che compongono la realtà intima di ciascuno.

Non è facile regolamentare l’Orchestra dei Sé, soprattutto quando il Direttore d’Orchestra è assente, cioè quando manca una consapevolezza capace di riconoscere le diverse soggettività e di gestirne le esigenze.

Le idee in contrasto danno vita a ostilità e guerre interiori e per stabilire l’armonia occorre imparare ad ascoltare le ragioni di tutti, aprendo il cuore e la mente alla comprensione di ogni aspetto della psiche e riconoscendone nel corpo i segnali e le peculiarità.

L’energia di ogni Sé funziona come una possessione che può monopolizzare la vita interiore spingendoci verso atteggiamenti e comportamenti non sempre adeguati alle situazioni che ci troviamo a vivere.

Quando poi una delle personalità abbandona la scena psichica succede spesso che le altre scrollino la testa indignate: accusando, colpevolizzando e tiranneggiando fino a generare ansia, insicurezza, vergogna, paura, depressione … e chi più ne ha più ne metta!

Finire vittime di questo alternarsi incontrollato delle parti non è piacevole.

Per vivere una vita appagante è necessario imparare a dirigere con maestria la nostra personale Orchestra dei Sé, riconoscendo il suono e il timbro di ogni strumento fino a ottenere una melodia armoniosa e ricca di significato.

Perché questo succeda è indispensabile creare nel mondo interno uno spazio di consapevolezza, un Direttore d’Orchestra (chiamato Ego Consapevole) capace di distinguere ciò che anima la vita emotiva, individuando il valore, i doni e i limiti di ogni diversa personalità.

L’Ego Consapevole è un modo di osservare la realtà interiore, uno stato della coscienza, un luogo intimo di comprensione in grado di scoprire il potere e le energie di ogni , gestendone la possessione e dosandone la presenza nella quotidianità al fine di ottenere i successi desiderati.

È il risultato di un ascolto attento di noi stessi e delle energie che attraversano il corpo, nasce dalla percezione della propria fisicità e della propria emotività; si fonda sulla consapevolezza che ogni parte della psiche incarna una verità ma non è l’unica verità, e si sviluppa grazie a un’osservazione e a una sperimentazione continue.

Accogliere questa molteplicità è difficile, la paura della pazzia unita alla pretesa della coerenza sono sempre in agguato e paralizzano l’ascolto della propria molteplice autenticità.

Tuttavia, per condurre una vita soddisfacente e raggiungere l’equilibrio e la pace interiore è importante accogliere le polarità che agitano il mondo intimo, riconoscendo nel corpo l’energia di ogni senza immedesimarsi completamente con nessuno.

Questa identificazione parziale (e non totale) mette in crisi il concetto di identità aprendo la strada a un nuovo modo di intendere se stessi e la vita intera, non più basato sulle guerre, i conflitti, le lotte e le divisioni, ma fondato sull’accoglienza e sull’ascolto dell’originalità di ciascuno.

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“Come dentro così fuori”

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Ci insegna Ermete Trismegisto nei suoi scritti filosofici e spirituali, regalandoci un profondo insegnamento.

La pace interiore è il primo passo per costruire un mondo senza violenza e affonda le sue radici nelle scelte intime di ogni giorno.

Guardare con onestà dentro se stessi significa scoprire la preziosità di tutte le cose e di tutte le forme di vita.

Vuol dire imparare ad accogliere la verità di ciascuno, dosando le energie a seconda delle necessità e delle circostanze.

Senza sopprimere, senza combattere, senza violenza.

Naturalmente questo non significa legittimare la prepotenza.

Al contrario: vuol dire riconoscerne i limiti e le qualità impedendole di agire incontrollata.

Una dose omeopatica di prepotenza è indispensabile per la sopravvivenza.

Tuttavia, ignorarne il potere nella psiche le permette di manipolare inconsciamente la vita di tutti i giorni, con conseguenze disastrose.   

La convinzione di avere un’unica identità è il bluff che ci incatena dentro un range limitato di possibilità.

Nessuno è mai nessuno, ma tutti siamo sempre tutti.

E questo è vero nel mondo intimo come nel mondo esterno.

Ogni creatura incarna un aspetto di noi stessi, permettendoci di osservarlo fuori per poterlo riconoscere meglio dentro.

Censurare la molteplicità della psiche sancisce il diritto alla coercizione e perpetra la violenza.

La strada per costruire un mondo migliore passa attraverso la scoperta della poliedricità che caratterizza la vita emotiva e la realizzazione di una fratellanza interiore.

Solo così diventa possibile riconoscere il valore e la bellezza di ogni creatura e costruire un mondo senza crudeltà.

Carla Sale Musio

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Mag 04 2018

CORPO MISTERIOSO

 

Il corpo è un aspetto di noi stessi che frequentiamo poco.

Lo vestiamo, lo agghindiamo nel tentativo di renderlo più attraente e lo riteniamo uno strumento indispensabile per piacere agli altri e sentirci amati.

Tuttavia, ci soffermiamo poco ad ascoltare i suoi reali bisogni e quando non è possibile ignorarne le comunicazioni… finiamo spesso per rimpinzarlo di cibo pur di farlo tacere!

In questo modo lo costringiamo a procurarci dolori e malattie per ottenere la nostra attenzione.

Non ci fermiamo mai a considerarne la presenza costante, amichevole e fidata.

Non lo ringraziamo per quello che fa.

Non percepiamo le correnti energetiche che lo attraversano rendendolo uno strumento insostituibile nella percezione di ciò che accade.

L’intuizione, l’agilità, la sensualità, il movimento… sono argomenti poco importanti nella lista delle nostre priorità quotidiane.

In cima domina il lavoro e subito dopo arriva la necessità di rilassarsi ingurgitando merendine, stuzzichini, alcol, sigarette e altre droghe (legali e illegali), indispensabili per dimenticare le innumerevoli fatiche che costellano le nostre giornate.

Non programmiamo mai un momento per camminare in mezzo alla natura riarmonizzando il ritmo della nostra anima con il battito dell’Universo.

Non ci concediamo di restare in silenzio lasciando che la fisicità racconti come si sente e di cosa avrebbe bisogno.

Per i più fortunati l’unico contatto con la corporeità sono le coccole riservate al gatto o al cane di casa.

Per tutti gli altri non esiste nemmeno quel pezzettino di natura a ricordare che la corporeità è uno strumento importante per sentirsi parte del creato e dare significato all’esistenza.

Oggi il corpo è diventato un’armatura necessaria a combattere la vita e non è più l’antenna indispensabile per captare lo scorrere delle energie che ci uniscono all’ecosistema e alla Totalità.

Eppure… dentro di noi esistono tante emozioni, tanti sé, tante presenze che solo grazie al corpo trovano la via per raccontarci la propria verità.

Il nostro fisico non è uno strumento di seduzione e manipolazione ma un’antenna capace di rilevare la presenza, il potere e la sapienza di ciò che esiste, è il radar in grado di trasmettere la nostra profonda autenticità di momento in momento.

Ascoltare il corpo significa aprirsi a una conoscenza che non ha bisogno di parole e comprendere le sensazioni fisiche ed energetiche che animano la Vita.

Gli animali sono maestri in questo e ci mostrano una comunicazione intima e attenta all’ascolto di se stessi.

Gli esseri umani, invece, preferiscono pensare al fisico come a uno strumento di conquista, convinti che basti indossare il travestimento giusto per ottenere ciò che serve.

È così che abbiamo perduto le chiavi del nostro essere al mondo trasformando la morte nella più grande delle paure.

Per liberarci da questa pericolosa camicia di forza è necessario imparare dagli animali come lasciare alla sensualità, all’intuizione, al movimento e all’ascolto di sé, il compito di rivelare le energie che animano la psiche, svelandoci le molteplici verità che compongono il puzzle mutevole e creativo chiamato personalità.

Dentro ciascuno di noi esistono tante verità pronte a danzare al ritmo della propria unicità, e una consapevolezza capace di armonizzarne le necessità senza penalizzarne nessuna.

Per poter vivere con pienezza la vita è indispensabile imparare ad accogliere lo scorrere incessante delle nostre identità permettendo al corpo di raccontarne i messaggi fatti di sensazioni.

La fisicità intreccia la profondità dell’esistenza, donandoci il segreto di una vita appagante e piena di significato.

Sta a noi permetterne l’armonia e il manifestarsi nelle nostre giornate.

O impedirne la potenza annichilendo l’ascolto di una realtà libera dalle parole. 

Carla Sale Musio

leggi anche:

VIOLENZA E PACE NEL MONDO

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Apr 28 2018

GLI PSICOFARMACI ALIMENTARI

L’atto di mangiare assolve funzioni diverse da quelle strettamente legate alla sopravvivenza perché l’effetto biochimico degli alimenti si intreccia con i bisogni psicologici dando forma ad una connessione difficile da risolvere.

Quasi tutti i piatti delle tradizioni gastronomiche stimolano nella psiche una pericolosa dipendenza, spingendoci a non poter più fare a meno di quei sapori e dei loro ingredienti.

Il piacere del gusto associato alla soddisfazione dei desideri affettivi esaspera la necessità di mangiare determinati cibi, mentre le reazioni chimiche indotte nel corpo dagli alimenti strutturano una obbligatorietà compulsiva insieme all’impossibilità di rinunciarvi o di ridurre le dosi.

E, una volta diventato indispensabile, il cibo, come tutte le droghe, crea l’esigenza di aumentare progressivamente le quantità per ottenere lo stesso effetto stupefacente.

Proprio come gli psicofarmaci, gli alimenti hanno conseguenze sulla psiche, portandoci a non poterne più fare a meno.

Quando decidiamo di cambiare le nostre scelte dietetiche dobbiamo sopportare le crisi di astinenza che inevitabilmente accompagnano l’abbandono di certe sostanze e riabituare progressivamente il nostro corpo a soluzioni più salutari.

Occorre del tempo per superare la fase critica legata alla mancanza di tossicità e poter finalmente godere i vantaggi di un organismo sano.

Spesso la sensazione salutare di leggerezza e di frizzante vitalità ci fa sentire a disagio, come se ci mancasse qualcosa.

Siamo talmente abituati agli effetti nocivi degli alimenti che la salute ritrovata può scatenare una angosciante sensazione di pericolo.

Tutto ciò che non conosciamo mette in allarme e crea uno stato di allerta.

Così, quando usciamo dalla pesantezza indotta dalla digestione di alimenti poco salutari la sensazione di benessere che ne consegue non è familiare.

Anzi!

Sentire lo stomaco vuoto, le percezioni amplificate, vedere i colori più vividi, avere meno bisogno di dormire… sono tutti effetti conseguenti ad una pulizia interiore che non siamo abituati a sperimentare e che ci disorientano.

Emerge il bisogno di costruire nuove consuetudini e nuovi modi di pianificare le giornate per realizzare e sostenere una nuova qualità della vita.

La trasformazione dello stile alimentare ha ripercussioni molto più profonde di quanto si possa immaginare perché coinvolge profondamente l’identità, il valore che diamo a noi stessi , le nostre scelte e il nostro modo di essere.

È importante imparare ad ascoltarsi e individuare i passi necessari al percorso di cambiamento assumendosene in prima persona la responsabilità.

Nessuno può sindacare l’identità di qualcun’altro.

I buoni consigli sono utili e graditi ma l’ultima parola, la scelta determinante, poggia tutta sulle nostre spalle.

In questo modo diventa possibile sperimentare un cambiamento soddisfacente ed efficace.

Finché agiamo perché lo ha detto il medico o qualche altro specialista, non ascoltiamo veramente noi stessi e non permettiamo alla coscienza di esprimere la propria verità.

Ognuno deve trovare l’equilibrio, imparando a gestire il desiderio di mangiare e l’esperienza del piacere (che non è circoscritta al mangiare ma coinvolge la vita nella sua molteplicità).

Procurarsi il piacere con le droghe si rivela sempre una scelta dolorosa e perdente.

E il cibo non sfugge a questa regola.

Finché useremo gli alimenti alla stregua di psicofarmaci indispensabili per sopportare uno stile di vita inadeguato alla sopravvivenza e malsano, andremo incontro a quella grave dipendenza alimentare che sta distruggendo l’umanità insieme al pianeta.

Per costruire un mondo migliore non serve delegare le responsabilità e continuare a sopportare in silenzio la propria insoddisfazione esistenziale.

Serve piuttosto rimboccarsi le maniche e muovere i passi necessari al cambiamento, mettendo al primo posto l’ascolto delle proprie priorità.

Solo così può prendere forma una realtà capace di sostenere l’impatto con la salute.

Nessuno può tollerare il benessere se prima non impara a guardare negli occhi la propria verità.

Qualunque essa sia.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: IbsAmazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

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