Mar 29 2020

COVID 19: NON TEMERE LA DEPRESSIONE

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video ho espresso il mio pensiero sui vissuti depressivi indotti dalle restrizioni relative al corona virus.

Carla Sale Musio

Clicca sull’immagine qui sotto per vedere il video

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Mar 25 2020

PARADOSSI: il linguaggio dell’infinito

L’infinito è il tutto che comprende ogni cosa.

E già questo è difficile da pensare.

Ma tollerare i paradossi è ancora più difficile.

Un paradosso è un’affermazione che asserisce e nega la stessa cosa contemporaneamente, mandando in confusione la logica e creando un fastidioso effetto di disorientamento.

Ne sono esempi le affermazioni:

  • Io sono bugiardo.

  • Sii spontaneo!

  • Questa proposizione è falsa.

Eppure…

I paradossi sono il linguaggio dell’infinito, il codice comunicativo a cui è necessario abituarsi per comprendere le leggi della Totalità.

Nel mondo della parcellizzazione e degli opposti, in cui ci muoviamo abitualmente, esistono un prima e un dopo, un davanti e un dietro, un sopra e un sotto… antitetici e contrapposti.

La dualità e il bisogno di scegliere e schierarsi fanno parte dell’esperienza terrena e servono per muoversi agilmente nel mondo della concretezza.

Ma nella Totalità le leggi sono diverse e senza l’aiuto dei paradossi è impossibile orientarsi.

La mente programmata per la fisicità fa fatica e di solito si arrende… buttando il bambino con l’acqua sporca.

L’affettività, invece, si affida a un principio più grande.

E ci permette di avvicinarci a quel Tutto senza spazio né tempo che caratterizza la dimensione immateriale.

In quella immensità priva di confini ogni cosa esiste insieme al suo contrario, non perché ci sia una contrapposizione ma semplicemente perché fa parte dell’infinito.

Si tratta di una dimensione interiore e immateriale in cui tutto e niente sono la stessa cosa, sempre e mai coesistono, ovunque e in nessun luogo convivono naturalmente.

Ci sono verità che si capiscono soltanto con il cuore, sperimentandone l’esistenza dentro di sé.

Tutto ciò che è immateriale sfugge alla logica razionale.

Quest’ultima, infatti, è uno strumento inadatto a misurare realtà differenti dalla concretezza.

Quando esploriamo la dimensione affettiva incontriamo una logica illogica perché segue le leggi dell’infinito, e dobbiamo abituarci a gestire i paradossi.

L’amore appartiene ad una dimensione immateriale.

E per questo è l’unica cosa che sopravvive alla morte del corpo fisico.

L’amore e l’affettività esistono fuori dalle coordinate della fisicità.

Parlano un linguaggio poco comprensibile per la ragione, vivono nello spazio del cuore, in una dimensione immateriale della coscienza.

In amore gli opposti convivono, i paradossi additano una realtà interiore e le polarità si annientano nella Totalità.

Per vivere appieno l’amore occorre imparare a comprendere i paradossi, ammettendo i limiti della ragione e aprendosi all’imprendibilità dei sentimenti.

Per esplorare la realtà psichica è necessario tollerare il loro effetto disorientante e accettare l’idea che tutto e il contrario di tutto possano coesistere nel mondo intimo.

La molteplicità che caratterizza la psiche ci mostra una realtà multiforme e poco comprensibile con la razionalità ma capace di conciliare quell’intreccio di concretezza e immensità che chiamiamo vita.

Carla Sale Musio

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Mar 22 2020

L’AMORE È LIBERO. INARRESTABILE. INDIPENDENTE.

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Mar 18 2020

LA PSICOTERAPIA DEVE FARTI SENTIRE MEGLIO!

Oggi voglio sfatare sei luoghi comuni relativi alla psicoterapia. 

E mostravi i fraintendimenti più frequenti allo svolgimento di un corretto percorso terapeutico. 

Eccoli qui di seguito illustrati ad uno ad uno:

.

1

LA PSICOTERAPIA… è un cammino doloroso

.

La psicoterapia è un percorso di crescita personale e non un calvario.

Se al termine di una seduta non ci si sente meglio vuol dire che qualcosa non sta funzionando e molto probabilmente il terapeuta non sta lavorando bene.

Sì.

Il benessere del paziente al termine della seduta è una responsabilità del terapeuta.

E non del paziente.

Chi chiede aiuto lo fa perché è in difficoltà.

Certo, parlare delle cose che non funzionano significa aprire la consapevolezza al dolore.

Tuttavia, questa è soltanto una piccola parte del lavoro terapeutico.

La maggior parte della terapia riguarda la scoperta dei nessi nascosti, l’attivazione delle risorse sane, l’emergere di possibilità ancora inespresse e l’aprirsi di soluzioni nuove ai problemi di sempre.

La condivisione di sé, l’ascolto partecipe e la relazione (terapeutica) devono generare una visione più ampia delle cose e una sensazione di fiducia in se stessi e nella vita.

Se questo non succede… c’è qualcosa che non va.

Ed è molto importante che il paziente se ne renda conto.

.

2

LA PSICOTERAPIA… dura sempre molto tempo

.

La psicoterapia non ha una durata standard.

Il tempo della crescita personale dipende dagli obiettivi che si decide di raggiungere e dalla profondità degli argomenti trattati.

Sono convinta che la psicoterapia non sia una cura riservata a persone malate ma un percorso di accompagnamento in un momento di crescita interiore.

Perciò ogni situazione è diversa e la sua durata è variabile.

A volte può bastare una seduta.

A volte ci possono volere anni.

Ma SEMPRE chi segue questo percorso deve sentirsene avvantaggiato e arricchito.

A differenza di ogni altra terapia, nella psicoterapia l’ultima parola sul lavoro svolto spetta sempre al paziente.

È il paziente, infatti, che stabilisce l’intensità del proprio malessere e l’efficacia della cura.

Ogni persona è unica e speciale e detiene l’esclusiva della percezione di sé.

.

3

IL TERAPEUTA… ascolta ma non dice nulla

.

Quando il terapeuta ascolta senza mai intervenire, la psicoterapia non è una terapia ma soltanto un momento di sfogo.

Forse utile, ma non curativo.

Ciò che cura, infatti, non è parlare dei propri problemi davanti a un ascoltatore, anche se attento.

Il cambiamento è la conseguenza di un diverso modo di leggere gli avvenimenti.

E questo può avvenire soltanto grazie a un’interazione partecipe e attiva tra terapeuta e paziente.

L’ascolto è indispensabile in una fase di raccolta dati e permette allo specialista di calarsi nel mondo intimo di chi parla.

Tuttavia, è necessario uscire dalla visione del paziente e osservare da un altro punto di vista i nessi che legano gli avvenimenti ai vissuti interiori, lasciando affiorare nuove prospettive e nuove comprensioni.

Fino a permettere l’emergere delle paure negate, delle risorse inespresse, dei segreti indicibili e di tutto ciò che ha arrestato il naturale sviluppo del cambiamento.

.

4

IL TERAPEUTA… dà buoni consigli

.

I buoni consigli sono utili nelle relazioni amicali.

La psicoterapia è una relazione professionale e in quanto tale non prevede consigli ma è fatta di un dialogo (terapeutico) volto a far emergere risorse trasformative nella persona che chiede aiuto.

Uno psicoterapeuta competente ed efficace non suggerisce soluzioni ai problemi ma sa formulare le domande che aiutano il paziente a gestire la complessità interiore fino a trovare (da solo) le risposte che sta cercando.

Quando una persona si rivolge a uno specialista di solito ha già raccolto una gran quantità di buoni consigli dagli amici e da quanti gli vogliono bene.

Ma ha anche verificato che seguire le indicazioni degli altri non sempre basta per sentirsi meglio e uscire dalle difficoltà.

La psicoterapia è uno strumento che permette di scoprire anche i lati di sé meno appariscenti.

E questo diverso punto di vista su se stessi e sulle situazioni può emergere solo grazie a un lavoro interiore profondo e partecipe, in cui la persona che chiede aiuto è disposta a mettersi in gioco e il terapeuta è capace di calarsi con lei nel mondo intimo.

Non per guidarla nei sentieri della vita ma perché possa usare con maestria la sua personale bussola emotiva.

.

5

IL TERAPEUTA… non ha problemi psicologici

.

Chi di mestiere fa lo psicoterapeuta è una persona come tutte le altre, con problemi, difficoltà, ricordi, esperienze dolorose… e quello che di bello o di brutto appartiene alla vita.

Non è un guru, non è un illuminato, non è un santone e non ha la verità in tasca.

La differenza tra uno specialista della psiche e gli altri professionisti sta nel fatto che per svolgere bene il suo lavoro lo psicoterapeuta deve costantemente monitorare i propri vissuti interiori in modo che non interferiscano nelle relazioni con i pazienti.

La sua consapevolezza emotiva, infatti, è uno strumento indispensabile allo svolgimento della professione. 

Questo arricchisce l’esperienza psicologica e contribuisce a gestire un alto livello di complessità interiore.

Tuttavia, non significa affatto che uno psicoterapeuta non abbia dei problemi.

Le difficoltà emotive fanno parte dell’esistenza e perciò sono ineliminabili.

Affrontare cambiamenti, imprevisti, emozioni e situazioni difficili fa parte del percorso di crescita personale e ci accompagna sempre, a prescindere dalla professione che scegliamo di svolgere.

Ecco perché ogni psicoterapeuta deve affrontare le proprie difficoltà interiori come chiunque altro.

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6

LA PSICOTERAPIA… è la cura per chi ha qualche rotella fuori posto

.

La psicoterapia è un cammino di crescita personale volto a fare emergere risorse ancora inespresse.

Chi chiede aiuto a un terapeuta di solito è una persona capace di mettersi in discussione, desiderosa di conoscersi più profondamente, sensibile e attenta alle relazioni con se stessa e con gli altri.

Chi davvero ha qualche rotella fuori posto non è capace di chiedere aiuto spontaneamente perché necessita di supporto e assistenza e perciò non può affrontare una psicoterapia.

Sono convinta che in un mondo gravemente malato di cinismo e indifferenza tanti uomini e donne sani e capaci si rivolgano a noi psicologi perché sentono il peso e l’impossibilità di conformarsi a uno stile di vita patologico, inadatto a rispecchiare la loro multiforme complessità interiore.

Carla Sale Musio

leggi anche:

CRESCITA PERSONALE: fare emergere parti nuove di sé

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Mar 15 2020

OCCORRE MOLTA TEMERARIETÀ PER REGGERE IL PESO DEL PROPRIO CUORE

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Mar 11 2020

REBORN DOLLS: perché piacciono tanto!

Per chi ancora non le conoscesse le reborn dolls sono bambole, in vinile o in silicone, lavorate artigianalmente in modo da somigliare il più possibile a dei bambini veri.

Non si tratta di giocattoli, però, ma di una forma d’arte: creazioni preziose rivolte ad un pubblico di adulti collezionisti, con prezzi variabili a seconda del tipo di lavorazione da poche centinaia fino a migliaia di euro.

Il gioco con le bambole è un passatempo sempre esistito e capace di unire aspetti interiori e ludici in un mix inscindibile.

La bambola, infatti, è una delle istituzioni umane più antiche.

E non rappresenta soltanto un divertimento per i piccoli ma richiama immagini arcaiche, divinità ancestrali senza nome definite idoli dagli archeologi.

Come scrive Fulvia Gicca Palli nel suo bellissimo libro LA BAMBOLA :

“Gli idoli furono una delle prime rappresentazioni della forma antropomorfa. Forma che non ha mai cessato di accompagnare l’uomo. Essi mutarono lentamente funzione seguendo il pensiero religioso e, quando persero definitivamente la magia, divennero balocchi. L’idolo scivolò allora nel gioco infantile. Ma il passaggio dal sacro al profano non cancellò il significato contenuto nell’oggetto. La bambola tornava infatti ad essere per il bambino ciò che l’idolo era stato per il suo progenitore: lo specchio di un’invisibile realtà interiore.”

E proprio alla realtà interiore fanno riferimento oggi le reborn dolls, suscitando lo stesso fascino degli idoli e dando voce al bisogno psicologico di presentificare il mondo intimo dell’infanzia nella quotidianità adulta.

“Tutti gli adulti sono stati bambini, ma pochi se ne ricordano.” sottolinea Antoine De Saint-Exupéry ne IL PICCOLO PRINCIPE, evidenziando quanto la maturità finisca per cancellare l’ascolto della vita emotiva e la freschezza della fanciullezza.

Lo sanno bene gli specialisti della psiche che proprio sull’accoglienza dei vissuti infantili costruiscono il percorso di cambiamento durante la psicoterapia.

E ce lo ricordano le reborn dolls con la loro vivacità innocente, richiamando alla coscienza la tenerezza, l’ingenuità e la delicatezza delle nostre parti bambine (troppo spesso sepolte sotto una coltre di doveri, razionalizzazioni e impassibilità).

Tutti gli adulti sono stati bambini ma… pochi si possono permettere oggi una spontanea espressione dei vissuti emotivi, pochi possono giocare, ridere e manifestare l’immediatezza affettiva culturalmente concessa soltanto ai più piccini o agli animali.

Diventare grandi significa imparare a mostrarsi sicuri, imperturbabili, raziocinanti e concreti.

Nel nostro frenetico stile di vita non c’è spazio per l’ascolto e la condivisione dei sentimenti, per la fragilità, per l’abbandono, per la tenerezza e per l’ingenuità.

Chiunque voglia farsene portavoce incorre nel disprezzo o nell’ironia di chi gli sta accanto.

Le emozioni sono considerate buone per gli sciocchi.

Non producono denaro, non fanno crescere l’economia, non si possono vedere, toccare, pesare e monetizzare.

Per avere successo è meglio essere tutti d’un pezzo.

E non indulgere nelle mollezze dei bambini!

Ciò nonostante le reborn dolls, con le loro perfette sembianze infantili, aprono le porte dell’intimità e, proprio come gli antichi idoli, permettono alle emozioni di fluire libere nella psiche, ripristinando l’ascolto dei contenuti inconsci e favorendo l’emergere dell’affettività.

Portavoci di un mondo sommerso, fatto di sentimenti e dolcezza, queste creazioni artistiche possiedono un’anima magica.

Imprendibile con gli strumenti del commercio ma capace di parlare il linguaggio del cuore.

E ci ricordano il valore di ciò che non si vede e non ha prezzo: l’amore, la tenerezza, il gioco, la bellezza e il piacere di incontrare se stessi senza veli. Nudi nella propria infantile vulnerabilità.

Ecco perché piacciono tanto.

Ecco perché scatenano tante emozioni.

Ecco perché risultano incomprensibili a chi ha fatto della materialità la sua bandiera.

Ecco perché indignano molte persone e ricevono altrettanti giudizi negativi che consensi!

Niente può essere più scandaloso, al giorno d’oggi, di un adulto che gioca come un bambino.

Niente può essere più rivoluzionario.

Le reborn dolls incarnano il bisogno di ritrovare ciò che abbiamo perduto nella corsa al raggiungimento degli innumerevoli beni di consumo proposti dal mercato.

E, mentre il mondo avanza a grandi passi verso la propria distruzione, le loro fattezze innocenti ci donano una chiave per aprire le porte dell’inconscio e ritrovare la delicatezza d’animo, la profondità dei sentimenti, l’imprendibilità delle emozioni e l’appagamento ludico che deriva dal lasciare emergere la propria infanzia imprigionata dietro le tante maschere imposte dalla civiltà.

Carla Sale Musio

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Mar 08 2020

IL PRIMO PASSO VERSO UN MONDO MIGLIORE

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Mar 05 2020

LA VOLPE

La domenica successiva, giorno di caccia: lui e i suoi amici, uomini esperti con cani di piccola taglia, alla ricerca di volpi in tana.

Madri e cuccioli costretti alla fuga dai cani: poi, lui e i suoi amici avrebbero impallinato la volpe e i piccoli.

Sempre che i cani, aizzati dagli uomini, non li avessero già sbranati nella tana, lacerando per prima la madre, che tentava una disperata difesa dei figli.

Così si sarebbe finalmente fatta giustizia, perché quelle bestie si nutrivano anche di lepri e fagiani.

E lui e i suoi amici cosa avrebbero cacciato?

“Non c’è più religione”, diceva tra sé, scuotendo il capo.

***

Dopo molti anni di matrimonio, finalmente lui e sua moglie avevano avuto un figlio.

Un maschio.

L’orgoglio paterno si era ridotto di molto, quando aveva capito l’indole del bambino: timido, emotivo, incerto.

Per il padre quel figlio, che si nascondeva dietro la madre quando lui lo sgridava, era uno smacco continuo.

“Un uomo è un uomo, sin da quando è piccolo”, gli diceva.

“E smettila di frignare, sembri una bambina”, concludeva.

Proprio a lui doveva capitare una disgrazia così, mentre i figli dei suoi amici erano già veri uomini.

***

Il bambino aveva sulla gamba destra, dalla nascita, una larga cicatrice, come se denti acuminati avessero lacerato la pelle.

Anche i medici non sapevano dare risposta.

“Ma non si preoccupi”, dicevano al padre.

“In fin dei conti, porterà i pantaloni. Questo segno sarà ben nascosto.”

***

Il sabato era arrivato: la mattina successiva, caccia alla volpe in tana.

Lui andò presto a dormire: non voleva arrivare in ritardo.

Il sonno sopraggiunse, rapido e pesante, ma qualcosa agitò quella notte.

***

Gli sembrava di aggirarsi in campagna: l’olfatto potente, le zampe corte, il respiro trafelato.

Nel sogno, era un cane da caccia di piccola taglia, insieme ad altri suoi pari.

Dietro di lui lo scalpiccio di passi umani: cacciatori impegnati in una battuta alla volpe.

Gli uomini incitavano i cani a trovare la preda.

Lui sapeva bene cosa fare: era stato addestrato a riconoscere la vittima, chiusa in una gabbietta esposta al furore dei cani.

L’odore che la volpe emanava, il cane non lo avrebbe mai dimenticato.

***

All’improvviso lui sente un odore di animali selvatici, accentuato dalla paura.

Gli si apre una tana davanti: in fondo, una femmina e i cuccioli.

La volpe fronteggia il cane, lui ringhia.

Il suono è violento, rabbioso.

La volpe esce disperata: le pallottole la inchiodano, i cacciatori esultano.

***

Dentro la tana, il cane attacca i cuccioli.

Sulla zampa di uno di loro affonda i denti: la ferita è profonda, la pelle lacerata.

Poi, lo strazio finale.

E la caccia si conclude.

***

L’uomo si svegliò affannato.

Sentiva ancora l’odore selvatico delle prede, il calore del sangue, i guaiti straziati delle bestie morenti.

Ma, soprattutto, lo colpiva il ricordo del cucciolo, al quale aveva strappato con violenza la pelle di una zampa.

Poi, i denti erano affondati nel corpo, senza fatica.

***

Si alzò di furia, andò nella stanza del figlio.

Il bambino dormiva profondamente: forse si era agitato nel sonno e il lenzuolo gli scopriva le gambe.

Una luce restava sempre accesa per scacciare la paura di mostri notturni.

Il padre si avvicinò piano al figlio e alla luce fioca della lampada guardò la cicatrice.

L’aveva già vista tante volte, ma in quel momento rimase stupito.

Era uguale a quella che in sogno i suoi denti di cane avevano impresso sul piccolo di volpe, prima di straziarlo.

***

Si sedette in poltrona.

E aspettò l’alba.

I suoi compagni di caccia cominciarono a tempestarlo di telefonate e di messaggi al cellulare.

“Non sto bene”, rispose.

“Andate”.

Poi, attese con pazienza che il figlio si svegliasse.

Quando il bambino aprì gli occhi e lo guardò stupito, il padre disse: “Adesso facciamo colazione insieme, poi andiamo al campetto a giocare. Cosa ne dici?”

Quello si alzò in fretta.

Lui lo prese in braccio e lo baciò sul collo.

Il figlio si strinse al padre: emanava un calore dolce e il respiro era corto, come accade anche agli animali, quando si emozionano.

Gloria Lai

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Opera tutelata da Patamu.com con il n.°121074 del 20/02/2020.

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Mar 01 2020

L’AMORE LASCIA LIBERI

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Feb 27 2020

USCIRE DALLA POSSESSIVITÀ

Possedere è la parola d’ordine di questi tempi.

Vogliamo tante cose e ci concentriamo sui modi che ci permettono di averle.

Ma dimentichiamo che avere non è sinonimo di piacere.

La felicità non si basa sul possesso: è uno stato d’animo e scaturisce da un atteggiamento interiore.

Essere felici è un modo di essere: non dipende da quanto si ha ma da come si è. Dentro.

Prova ne siano i tanti casi di sofferenza psicologica che segnano la vita delle persone a prescindere dalla disponibilità economica e dal livello sociale raggiunto.

Sentirsi bene interiormente non è legato ai beni materiali ma al contatto intimo e profondo con la propria anima e con quel potere più grande (e incomprensibile per la ragione) che permea l’esistenza.

Esiste una dimensione affettiva, ingiustamente snobbata e derisa dalla civiltà dei consumi, che attraversa la vita rendendola ricca di significato.

Dalla consapevolezza di questa realtà immateriale dipendono il benessere interiore e la salute mentale.

Dalla sua mancanza, invece, derivano la sofferenza e quel senso di insoddisfazione che è all’origine di tante patologie psicologiche.

Possedere non garantisce la felicità.

Quello che ci fa sentire bene, realizzati e soddisfatti della vita deriva dall’espressione dei propri talenti e dalla percezione del significato profondo che sta dietro agli eventi.

La sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto è la chiave che permette di vivere una vita appagante.

A prescindere dai possedimenti materiali.

Questo non significa vivere in povertà subendo la prepotenza dei pochi che gestiscono i tanti.

Vuol dire, piuttosto, chiedersi come mai abitiamo un mondo in cui la prepotenza paga e la sensibilità viene ridicolizzata e snobbata.

E comprendere che tutto (ma proprio tutto) ha una radice nella nostra intima verità.

Anche quello che non ci piace, non approviamo e apparentemente non ci riguarda.

L’integrità è una conquista della maturità e si raggiunge accogliendo la Totalità fino a scoprirne le radici dentro di sé.

La completezza riguarda un ascolto intimo e sincero dei movimenti interiori.

Il bene non può esistere senza il male.

Gli opposti si completano e si richiamano.

Dentro e fuori di noi.

Quando ci schieriamo da una parte soltanto, inconsapevolmente alimentiamo il potere dell’altra parte, facendo crescere proprio ciò che non ci piace.

Riconoscere questo meccanismo interiore permette di evolvere gli aspetti immaturi della psiche e conduce a scoprire i doni nascosti dietro le cose che apparentemente non ci piacciono.

Nel mondo intimo tutto è energia.

Dall’ascolto di sé e dalla padronanza dei movimenti energetici emotivi prendono forma l’appagamento, la realizzazione personale e la felicità.

Sentirsi bene o sentirsi male non sono la conseguenza del possesso di oggetti di consumo sempre nuovi.

Sono un modo di essere e ascoltare la vita con pienezza e umiltà.

Uscire dalla possessività significa ritrovare le chiavi dell’interiorità e aprire le porte al proprio modo di essere al mondo.

L’autenticità è un percorso di conoscenza di sé.

L’unica strada per restituire alla vita il suo profondo significato.

Carla Sale Musio

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