Apr 24 2019

VIVERE DI LUCE… SI PUÒ!

È difficile da credere.

Eppure… si può!

Si può vivere di luce.

E molti esseri viventi lo fanno naturalmente e spontaneamente.

Sono microorganismi, piante, animali o anche esseri umani.

Tuttavia l’idea che qualcuno possa alimentarsi soltanto di luce sembra ai più una cosa impossibile, riservata ai santi o a chi ha scelto un percorso spirituale ascetico e solitario.

La discriminazione verso chi si nutre di energia è altissima.

E spesso anche gli intelletti più aperti osservano con sdegno queste persone, pronti ad additarle, accusarle di truffa, plagio, fanatismo… e chi più ne ha più ne metta.

Il razzismo è il male di questi tempi.

E si annida dappertutto.

Non siamo capaci di guardare con umiltà e rispetto le altre forme di vita.

Non sappiamo metterci realmente in relazione con chi consideriamo diverso da noi.

E questo ci spinge ad allontanare tutto ciò che non conosciamo e non comprendiamo.

Le persone che vivono di luce accolgono in sé l’esistenza di un’immaterialità non percepibile con i cinque sensi.

Ma reale e riconoscibile nei fatti.

Ci sono tanti fenomeni che mantengono un’indiscutibile veridicità pur non essendo riproducibili in laboratorio.

Uno di questi è l’amore.

L’amore esiste in un’assoluta soggettività.

E nessuno può decretare l’autenticità del coinvolgimento affettivo, a parte chi lo vive.

Eppure siamo certi che l’amore sia reale.

L’amore è l’espressione di un’immaterialità imprendibile con i sensi fisici ma verificabile nel mondo intimo.

La sua mancata riproducibilità in laboratorio non ne inficia l’autenticità.

L’amore abita una dimensione intangibile e verificabile grazie agli effetti che produce.

L’energia dell’amore è invisibile agli occhi.

La si percepisce dentro di sé.

E vivendola se ne definisce l’esistenza.

Le persone che si nutrono di luce si aprono a quest’energia fino a permetterle di sostenere totalmente la loro vita.

Questo però non le rende sante o immortali.

Dimostra soltanto la disponibilità ad accogliere in sé l’immateriale.

La conseguenza di questa apertura permette di non aver bisogno del cibo fisico per sopravvivere.

È un effetto collaterale del percorso introspettivo.

Non vuol dire che non mangeranno mai più niente.

Significa piuttosto che sono libere dalla dipendenza dal cibo e perciò non ne hanno bisogno per la loro sopravvivenza ma possono scegliere se e quando soddisfare il piacere del gusto.

Finché non ci apriremo all’esistenza dell’immaterialità non potremo riconoscerne le potenzialità e il valore.

E guarderemo con sospetto chi invece ne accoglie in sé la verità.

L’accettazione dell’immaterialità della vita è un passaggio epistemologico importante che permette di identificare tutto ciò che i sensi fisici non possono percepire.

Gli animali lo sanno da sempre.

L’essere umano lo ha dimenticato e nella sua pretesa di superiorità deride chi invece ne distingue l’importanza e ne comprende il valore.

Una cultura nuova passa attraverso il superamento dell’egocentrismo e la conquista della maturità.

Gli adulti sono tali non perché hanno compiuto i diciotto anni ma perché hanno imparato a spostare il proprio punto di vista fino a incontrare la diversità.

Un mondo migliore è frutto di uno scambio tra saperi differenti e di una cooperazione capace di scorgere il valore ben oltre l’apparenza delle cose.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: IbsAmazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

Nessun Commento

Apr 18 2019

GENTE CHE CREDE IN UN MONDO MIGLIORE…

La sopraffazione è dappertutto.

Ci hanno convinto che per vivere sia necessario distruggere e il detto:

MORS TUA VITA MEA

è diventata la norma che crediamo indispensabile alla sopravvivenza.

Su questo presupposto crudele abbiamo costruito una società che sta distruggendo il pianeta e provocando ogni giorno nuove patologie psichiche.

Nella nostra presuntuosa arroganza dimentichiamo con troppa facilità che gli animali selvatici non hanno bisogno della psichiatria, dei farmaci e dei T.S.O.

Le altre specie coltivano uno stile di vita improntato al rispetto della natura e convivono tra loro senza distruggersi a vicenda.

Solo la società dell’uomo mette al primo posto se stessa generando innumerevoli guerre e obbligando al sacrificio dell’umanità in cambio di un’appartenenza… che provoca sempre troppo dolore.

Da un punto di vista etologico siamo animali da branco, cioè abbiamo bisogno di condividerci e scambiare le nostre emozioni gli uni con gli altri.

E questo è ben diverso dalla competizione, dalla prepotenza e dalle guerre che ammorbano le nostre scelte quotidiane.

Si chiama, piuttosto, cooperazione ed è indispensabile per la salute mentale.

Siamo esseri umani: spontaneamente portati all’umanità.

Uccidere, distruggere, sopraffare… sono comportamenti estremi e andrebbero usati solo in situazioni disperate.

Nel nostro mondo, invece, sono la consuetudine.

Per soddisfare i piaceri del palato non esitiamo a torturare senza scrupoli tante creature docili e innocenti, alimentando l’indifferenza nella nostra anima e coltivando una civiltà che di civile non ha proprio niente.

In questo scenario terribile anche mangiare è diventato una droga.

E pur di sentirci apprezzati da una moltitudine omologata e priva di autenticità siamo disposti a rinunciare all’umanità e a venderci in cambio di uno stipendio con cui acquistare beni sempre meno utili.

Eppure…

Tante persone scelgono di cambiare.

Anche a costo di sentirsi sole in un mondo che fa di tutto per emarginare chi non si conforma.

Sono uomini e donne capaci di ascoltare il proprio cuore.

Forti di un ideale che esisteva prima che la distruzione trasformasse la vita in un’arena di guerra e l’uccisione diventasse il gioco che intreccia l’esistenza.

Gente che crede in un mondo migliore.

Anche quando la derisione fa sentire stupidi e annienta le speranze.

Sono quelli che preferiscono ascoltare la propria voce intima invece che accendere la televisione.

Scelgono il cambiamento.

Non perché sia conveniente.

Perché sanno che è giusto.

Sono quelli che trasformeranno il mondo un granello alla volta (effetto collaterale di una scelta senza seguaci).

Creature poco visibili nella società dell’apparire.

Seguono il proprio cuore con noncuranza.

E spesso chiedono aiuto agli psicologi.

Non perché siano malati ma perché sopravvivere in un mondo malato è difficile, faticoso e doloroso insieme.

Così, mentre il progresso impone la sopraffazione, camminano contromano senza paura lasciando che l’amore guidi i loro passi e la vita non perda il suo significato profondo.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: IbsAmazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

1 Commento

Apr 12 2019

IL VELO


Tanti si recavano da lei: uomini, donne, ragazze, vecchi esitanti, bambini accompagnati dalle madri.

Con loro era più dolce, con quei bambini che gli toglieva dalle braccia, lasciando le madri affrante.

Permetteva che li baciassero ancora, prima di sottrarli per sempre.

Ed era dolce con gli animali: le si arrendevano miti, in un sussulto di speranza.                                                                              

Molti avevano cercato di capirla, di sedurla, di possederne i segreti.

Tanti chiedevano perché.

Uomini di cultura la sfidavano, ponevano domande antiche, ma non ottenevano risposta. Opponeva ai loro quesiti angosciosi un silenzio ostinato.

Allora chinavano il capo sconfitti e chiedevano almeno di non soffrire.

Non rispose mai.

Non avrebbe saputo cosa dire.

Era la morte, superba della propria potenza.

E disperatamente sola.

***

Eppure lei sapeva che in un tempo lontano il dolore non esisteva.

Non esistevano la sofferenza, la malattia, la tristezza.

Tutto era solo amore, liquido come mare e fiumi, ventoso come nuvole estive, bianco come la  neve nei monti lontani.

E sulla perfezione del mondo, splendeva la luce abbagliante del sole.

***

Poi, d’ improvviso, l’arrivo del male.

E lei, la morte, mandata a spezzare vite, senza poter rifiutare.

Allora obbedì alla sua sorte, superba della propria potenza.

Nello spietato volgere del tempo, si recarono da lei moltitudini intere.

Falciava i corpi, come spighe di grano durante la mietitura.

Ma tra le espressioni che scorgeva sui volti, ammirava la tenerezza dei padri, la feriva lo sguardo disperato dei figli, si consolava per il dolce abbandono dei vecchi.

***

Un giorno arrivò un uomo, giovane e bellissimo.

La bellezza la colpiva sempre nell’armonia degli esseri umani e nelle movenze degli animali, ma la perfezione di quell’uomo la stupì.

E stranamente lui non sembrava temerla.

La guardava, anzi, con forza, scrutandola senza timore.

Si avvicinò a lei, chinò il capo, attese.

Lei, intanto, pensava alla vita di quell’uomo, a quanto avesse amato.

Si interrogava su quel sentimento degli umani: lo scrutava nei loro visi, quando lasciavano le persone care e si arrendevano a lei.

Allora decise di sapere e chiese a lui cosa fosse l’amore.

***

L’uomo parlò a lungo, stupito della domanda ma senza paura.

Le disse le storie dei tanti: gli affetti familiari, gli amori fedeli che durano a lungo, la fiamma che accende i corpi e non lascia dormire, il rimpianto per una rinuncia, il coraggio mancato, i giuramenti infranti, gli amori nuovi e caldi.

Le raccontò le promesse negate, le labbra avide, gli abbracci stretti, i momenti sprecati per un’incertezza, per una parola non detta.

Le rivelò la passione che sconvolge e annulla.

Infine tacque.

Lei lo aveva ascoltato assorta.

***

Poi lui decise: “Lasciati amare.” le disse.

“È potente l’amore.”  lei rispose. “Innalza e sconvolge o rende miseri e fragili. Se manca, spinge al rimpianto, quando esiste porta dolore. E, a volte, è terribile come morire. Ma non appartiene al  destino che ho in sorte.”

L’uomo non si lasciò scoraggiare.

Si avvicinò ancora: lei non si mosse.

Le fu accanto.

E le tolse piano il velo nero che scivolò al suolo, scoprendola.

Allora apparve nella sua pienezza a quegli occhi maschili: terribile e splendida insieme, innocente e inerme come agli inizi del tempo.

Offerti allo sguardo dell’uomo, i capelli di lei brillavano di un biondo caldo.

Come spighe mature di grano, prima della mietitura.

Gloria Lai

Registrato su Patamu.com con il n° 101910 del 19/3/2019

Nessun Commento

Apr 06 2019

SPAZIO, TEMPO E COSCIENZA… DIMENSIONI DIVERSE DELLA REALTÀ

È difficile definire la coscienza.

Sembra sempre di parlare di un concetto astratto, qualcosa di filosofico che però non esiste realmente.

Siamo abituati a considerare vero soltanto ciò che possiamo toccare, misurare e riconoscere con i cinque sensi.

Tuttavia, da un punto di vista scientifico la realtà è un’altra cosa ed è imbevuta di… coscienza.

La fisica ha dimostrato che l’esistenza non è poi così concreta come ce l’aspettiamo perché tutto è fatto fondamentalmente di vuoto.

Protoni, neutroni ed elettroni, i componenti principali degli atomi, si muovono dentro uno spazio prevalentemente vuoto e la materia non è così piena, solida e compatta, come la percepiamo.

Siamo convinti di essere gli unici depositari della conoscenza e sosteniamo l’esistenza di un mondo (posto al di fuori di noi) a nostro uso e consumo e organizzato apposta per sostenerci.

Non ci sfiora l’idea che questa costruzione arbitraria sia basata esclusivamente sulla nostra percezione.

Eppure…

La comprensione della realtà è sempre la conseguenza di un’osservazione.

Può essere la nostra osservazione oppure l’osservazione degli scienziati, ma tutta la conoscenza nasce dall’osservare ciò che ci circonda e… senza un osservatore non esiste niente!

Parola della fisica quantistica.

Il cervello percepisce il mondo come avente uno spazio e un tempo.

E questo ci spinge a credere che lo spazio e il tempo siano dimensioni imprescindibili della realtà.

Ma ci riferiamo sempre alla nostra realtà, quella filtrata dal nostro cervello e osservata dalla nostra coscienza.

La coscienza è la consapevolezza di ciò che ci riguarda, quello che ognuno di noi sa.

Consciamente o inconsciamente.

Per questo quando vogliamo definire la coscienza non possiamo contrapporla a una realtà che esiste al di fuori di noi.

Dobbiamo invece considerare che la coscienza è ciò che dà forma alla realtà così come la percepiamo e la conosciamo.

La coscienza crea la realtà, cioè interpreta costantemente le informazioni che arrivano dal cervello.

Ma la coscienza non riguarda soltanto la consapevolezza e può essere anche inconscia.

Questo complica le cose.

Durante un attacco di panico la coscienza segnala un forte disagio psicologico e fisico.

Eppure gli strumenti medici non rivelano alcuna anomalia nell’organismo.

Per la medicina tutto funziona perfettamente.

Tuttavia, il paziente vive un’angoscia insopportabile e descrive una serie di sintomi fisici che lo fanno sentire come se fosse sul punto di morire.

In questi casi la percezione della realtà è conscia ma anche inconscia.

Conscia perché siamo consapevoli di una sofferenza.

Inconscia perché questa consapevolezza esiste dentro di noi ma non esiste realmente: il corpo appare sano e privo di problemi.

Chi vive un attacco di panico avverte un dolore che è vero soltanto nella sua percezione e le cause di questo dolore (che pure è fisico) non si trovano nel corpo ma in luogo della coscienza che noi psicologi chiamiamo inconscio.

Le dimensioni della coscienza non sono solo quelle della nostra consapevolezza fisica.

Quando parliamo di coscienza ci riferiamo a qualcosa che va oltre i cinque sensi e comprende una realtà intima e più grande.

La coscienza è un principio vitale che avviluppa tutte le cose.

Ma quali cose?!

Le cose che noi percepiamo, studiamo, analizziamo, esploriamo, testiamo… e chiamiamo realtà.

La vita e la coscienza sono una cosa sola.

Ma quale vita?!

La vita che conosciamo, ciò che ognuno definisce tale, quel mix di sensazioni fisiche, pensieri, consapevolezze e percezioni che ci fanno sentire di esistere.

Può cessare questo mix?

Nessuno lo sa.

Perché non esistono un prima e un dopo per poterlo verificare.

Possiamo solo constatare la presenza di quel principio vitale chiamato coscienza che intreccia costantemente il nostro essere noi stessi e l’esperienza di vivere.

La coscienza è ciò che sono costantemente.

Non possiede un prima e un dopo.

Perché non esistono un prima di me e un dopo di me che io possa percepire, ricordare o condividere.

È un presente senza tempo.

Il tempo e lo spazio sono gli strumenti che permettono alla coscienza di fare esperienza di se stessa.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

Nessun Commento

Mar 31 2019

A PROPOSITO DELLA DEPRESSIONE…

Si chiama depressione la reazione dell’organismo e della psiche davanti a un evento doloroso.

La depressione è un fenomeno naturale che segnala la presenza di una problematica vissuta come inevitabile, opprimente e penosa.

E rappresenta un tentativo sano di de-pressare il carico emotivo per ritrovare un significato più profondo in ciò che sta accadendo.

Infatti, quando un avvenimento angosciante mette a dura prova il mondo interiore tutti i valori considerati importanti perdono di interesse e l’organismo attraversa una crisi necessaria a metabolizzare l’esperienza fino a ritrovare il piacere di stare al mondo.

Durante quei momenti (fisiologici e indispensabili alla sopravvivenza) tutte le priorità si modificano e le cose che solitamente ci appassionavano perdono il loro sapore per lasciare spazio a un silenzio da cui emergeranno altri percorsi di vita e altre verità.

L’uscita dalla depressione segna l’inizio di un diverso modo di leggere il mondo e porta con sé interessi più intimi e più autentici.

Nel nostro frenetico stile di vita, però, non c’è spazio per l’interiorità e tutto ciò che è legato ai sentimenti è snobbato, deriso o patologicizzato.

Come se si trattasse di una deformità o di una malattia.

Abbiamo tante pastigliette colorate capaci di fare la fortuna delle case farmaceutiche e di cancellare in un batter d’occhi i fastidiosi sintomi del cambiamento interiore.

Per stare al passo con la società bisogna comprare e produrre: l’economia non ha bisogno di intimità ma di consumatori e di lavoratori!

Per questo la depressione è stata demonizzata al punto che per nasconderla si può arrivare anche a mentire.

“Non sono depresso è l’influenza che mi butta giù!”

“Sto benissimo, grazie, sono solo stroppo stanco per fare le cose.”

“Non ho più voglia di niente, dev’essere questo freddo!”

Le ragioni sono tante, il motivo è uno solo: non mostrarsi deboli, fragili, insicuri o apatici.

Negli anni duemila è indispensabile essere sempre attivi.

Cioè: energici, produttivi, pieni di cose da fare e proiettati verso il raggiungimento dei tanti desideri (spesso insoddisfabili) proposti dal mercato.

L’assenza di aspirazioni fa paura.

Eppure…

Il silenzio interiore è un presupposto indispensabile per trovare la propria autenticità.

La depressione è una manifestazione sana della psiche, una risposta a volte necessaria per superare il dolore emotivo.

Ciò che, invece, è malsano è la paura che l’accompagna, perché è la conseguenza di uno stile di vita avulso dai ritmi naturali e perciò disumano.

In natura gli animali non conoscono la depressione.

Accolgono la sofferenza che deriva dalle esperienze penose.

Sanno che davanti a una disgrazia ritirarsi in se stessi è spesso l’unica risposta adeguata e funzionale alla vita.

Gli esseri umani, invece, pretendono di sentirsi sempre effervescenti e dimenticano che il silenzio è un rimedio necessario per realizzare un’esistenza migliore.

Il dolore indica la strada del cambiamento e spinge alla ricerca della verità.

Non perché nella vita sia indispensabile procurarsi qualche tormento ma perché segnala il bisogno di esplorare aspetti nuovi di sé.

Carla Sale Musio

leggi anche:

SOFFERENZA PSICOLOGICA E ATTIVITÀ FISICA

Nessun Commento

Mar 25 2019

STRUMENTI PER DIMAGRIRE: la meditazione

Per tante persone (e io sono tra quelle) la parola meditazione non è attraente: evoca un’immobilità frustrante, pensieri martellanti, insofferenza e noia!

L’idea di stare fermi in silenzio, con gli occhi chiusi e concentrati sul respiro, può rendere questa esperienza insopportabile per chi vive immerso nel ritmo frenetico del nostro mondo occidentale.

Pochi sanno, però, che la meditazione non è qualcosa che si fa ma un modo di essere, un atteggiamento psicologico in cui l’attenzione è rivolta al mondo interiore invece che all’esterno come succede di solito.

Nel corso della giornata tutti portiamo avanti alcune mansioni meditative.

Anche se non ne siamo consapevoli.

Succede quando la nostra attenzione smette di focalizzarsi sul mondo fisico e apriamo il cuore a un ascolto intimo in cui i pensieri si rincorrono tra loro senza che la mente sviluppi alcun controllo.

Ogni volta che svolgiamo delle attività semplici e ripetitive ci spostiamo spontaneamente in una percezione meditativa.

Lavare i piatti, stirare, guidare, camminare… sono occupazioni che spingono a lasciare andare i pensieri fino a condurci in uno stato in cui li percepiamo senza che ci appartengano, un po’ come quando si guarda un film.

La parola meditazione a me non piace, preferirei chiamarla: attenzione interiore o disattenzione partecipe o ascolto senza ascoltatore

Tuttavia, i nomi non sono importanti, ciò che conta è l’atteggiamento rivolto in se stessi e l’assenza di una mente che analizza.

Questo atteggiamento lo assumiamo tutti ogni tanto.

Serve per riposare il cervello, allentare le tensioni e ridurre un pochino la fatica di vivere.

Insomma, ci fa bene.

E non necessariamente deve avvenire stando fermi a fissare un muro bianco o tenendo gli occhi chiusi ascoltando il respiro (a me ascoltare il respiro riesce sempre a farmi venire i nervi).

Quando vogliamo cambiare le nostre abitudini alimentari la meditazione (o, per meglio dire, quei momenti in cui mandiamo in ferie il bisogno di controllo della mente) si rivela uno strumento utile perché ripristina l’armonia nel corpo e aiuta a ritrovare il contatto con l’essenza più profonda di sé (quel qualcosa che silenziosamente osserva la Vita dal primo all’ultimo momento della nostra esistenza) (e forse anche dopo).

Solo riconoscendo la nostra intima autenticità possiamo uscire dalla dipendenza alimentare e ritrovare un rapporto sano con il nostro organismo e con l’ambiente.

I codici ancestrali del corpo pulsano in armonia con la natura, con la coscienza e con tutta la creazione.

E ci ricordano il valore di ogni forma di vita.

Mangiare è un atto sacro legato al piacere di mettere in bocca qualcosa.

Può essere onorato soltanto quando non crea sopraffazione, violenza e morte.

Altrimenti inquina il fisico di sostanze e pensieri tossici: come l’adrenalina, il cortisolo, la paura e il dolore.

Vivere in armonia con se stessi è il primo passo per costruire un mondo migliore.

Spesso il nostro peggior nemico è la mente.

Imparare a metterla da parte per un po’ lascia emergere la saggezza del corpo permettendoci di ascoltare la Vita invece che rispondere freneticamente ai bisogni di una civiltà che corre a perdifiato verso la propria distruzione.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: IbsAmazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

Nessun Commento

Mar 19 2019

VERSO UNA NUOVA EPISTEMOLOGIA DELLA COSCIENZA

L’epistemologia è la materia che si occupa dei fondamenti e dei metodi delle diverse discipline scientifiche, l’insieme dei principi da cui prende forma il nostro sapere.

Nel corso del tempo l’applicazione dell’epistemologia ha affiancato il cammino evolutivo dell’umanità analizzando i criteri della scienza ed evidenziando i presupposti teorici con cui interpretiamo il mondo.

Infatti, le prospettive assunte dalla comunità scientifica cambiano a seconda dei periodi storici, modificando la comprensione delle cose.

In passato, l’epistemologia della scienza sosteneva l’esistenza di un principio lineare di causa ed effetto che permetteva agli scienziati di osservare l’andamento degli eventi in maniera asettica e distaccata.

Allora, tutta la ricerca era orientata a spiegare una realtà unica e immodificabile della quale era necessario individuare le leggi.

Oggi, invece, i fondamenti della scienza sono cambiati e gli scienziati ci mostrano la coesistenza di più punti di vista differenti, sottolineando il ruolo di chi osserva e il rapporto tra l’osservazione e ciò che viene osservato, e descrivendo una realtà cangiante fatta di relazioni e possibilità infinite.

Ogni cambiamento epistemologico scompiglia i presupposti teorici del pensiero e modella un diverso modo di stare al mondo.

Progressivamente e impercettibilmente, infatti, i risultati delle indagini scientifiche si spostano dal chiuso dei laboratori al fermento della vita quotidiana, improntando i nostri modi di pensare e di vivere.

Così, mentre la vita influenza la scienza, la scienza influenza la vita … e insieme danno forma a un percorso di conoscenza fatto di aggiustamenti continui e in continua evoluzione.

In un tempo non molto lontano dal presente, lo studio della psicologia non esisteva e gli scienziati non si preoccupavano di analizzare ciò che accade nel mondo interiore.

La psiche era considerata materia esclusiva degli psichiatri che ne esaminavano i meccanismi nel tentativo di risolvere il malfunzionamento del cervello.

Ai primi del novecento, però, il neurologo austriaco Sigmund Freud postulò l’esistenza di un inconscio capace di incidere sul corpo fisico e sulla vita delle persone, e posto in uno spazio introspettivo oltre la percezione cosciente.

Non molto tempo dopo, uno dei suoi allievi, lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, approfondì la scoperta del mondo interiore evidenziando la presenza di un inconscio collettivo depositario di una conoscenza ancestrale e infinita.

Oggi la psicologia clinica non può prescindere dall’inconscio (individuale e collettivo) e la psicoterapia vanta una casistica molto ampia di remissione dei sintomi ottenute grazie al lavoro con la dimensione interiore.

L’epistemologia che sostiene la ricerca sulla salute ha avvalorato la scoperta dell’inconscio estendendo il concetto di coscienza fino a comprendere una percezione più vasta della mente razionale e posta al di fuori dei limiti del cervello.

La coscienza, perciò, ha subito nel tempo una profonda evoluzione e, se in passato indicava esclusivamente ciò che esiste entro l’orizzonte della consapevolezza, oggi ha assunto una connotazione più ampia, segnalando una dimensione che oltrepassa i limiti angusti della mente e del corpo per collocarsi al di fuori delle coordinate spazio temporali.

Sia la meccanica quantistica che il biocentrismo, infatti, segnalano l’importanza di un principio vitale che intreccia il mondo interiore con quello esteriore dando forma a una realtà mutevole e soggettiva.

La dimensione psichica perciò non riguarda più soltanto la percezione individuale ma comprende qualcosa di più ampio e trascendente chiamato: coscienza.

Come espone il primo principio del Biocentrismo: 

.

“Quello che percepiamo come realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza. Se esistesse una realtà esterna a noi stessi, dovrebbe trovarsi in uno spazio, ma lo spazio e il tempo non sono assoluti, sono solo strumenti usati dalle menti umane e animali.”

.

Partendo dalla considerazione che nessuna disciplina scientifica è mai stata capace di spiegare in che modo la coscienza possa emergere dalla materia, il biologo americano Robert Lanza dimostra che non esiste una realtà separata da chi la sperimenta perché la coscienza intreccia ogni cosa e la vita precede l’esistenza dell’universo (e non viceversa).

Come scrive nel suo libro Oltre il biocentrismo:

.

“Non esiste un universo senza percezione. La coscienza e il cosmo sono correlati; sono una cosa sola.”

.

Ecco quindi che negli anni duemila prende forma una diversa epistemologia della scienza e della coscienza capace di fornire risposte nuove ai quesiti sulla vita e sulla morte che da sempre tormentano l’animo umano.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

Nessun Commento

Mar 13 2019

IL MESSAGGIO

“Che bel sole oggi,” disse la moglie.

“Il calore si sente fin qui.”

“È vero,” rispose lui. 

“Ritorna l’estate.”

Sorrisero e si strinsero l’uno all’altra, con lo stesso amore di un tempo.

***

Un rumore di passi rapidi.

“È lei.”

La moglie riconobbe nel risuonare di tacchi il passo della figlia.

“Sta tornando da noi, come sempre.”

I due videro la donna liberare i fiori dall’involto, svuotare la ciotola, tagliare i gambi e disporre steli e corolle a formare una macchia colorata. 

Piangeva mentre sistemava petali e foglie.

Piangeva ma non fermava i gesti, come capita spesso alle donne.

La madre si rattristava ogni volta.

“Sono passati gli anni, ma il suo dolore non guarisce ancora.”

***

I due coniugi avevano avuto solo quella figlia: assennata, studiosa e poi, sul lavoro, seria e puntuale.

Poco tempo per gli svaghi, poco interesse per i divertimenti.

I genitori si chiedevano a chi avesse assomigliato, così saggia per la sua età ma in fondo fragile, lo percepivano, e sensibile.

Amava gli animali e li guardava ammirata.

***

Loro due speravano che trovasse un uomo onesto, gentile, che apprezzasse le sue doti.

E che sapesse proteggerla.

Si chiedevano cosa sarebbe accaduto, quando se ne fossero andati.

***

E se ne andarono, infatti.

Prima l’uno, poi l’altra: la figlia li aveva accuditi fino all’ultimo con forza, con fiducia, sperando che il suo affetto li avrebbe salvati.

***

Continuò a lavorare con la stessa serietà di sempre, ma quel vuoto non sapeva riempirlo.

Andava spesso dai suoi, comprava un mazzo splendido di fiori e lo sistemava, accostando colori diversi e luminosi.

Poi baciava la foto in cui i genitori sorridevano e sembrava che la salutassero.

“A presto” lei diceva.

E si allontanava, sentendo sulla fronte la loro benedizione.

***

Si rallegravano al vederla, ma speravano che non fosse più così sofferta.

Quindi vollero che lei sapesse della loro felicità: i corpi erano raccolti in quello spazio intimo ma gli spiriti, ormai senza affanni, potevano volare nel vento, leggeri come ali di gabbiani.

***

Chiesero ad una farfalla bianca di aiutarli: si era posata sui fiori che la figlia aveva sistemato con la cura di sempre.

Un tempo lei pensava che le farfalle di quel colore portassero messaggi.

E sorrideva nel vederle, perché davano risposte alle sue domande, diceva.

***

Allora i genitori pregarono quell’essere di raccontarle tutta la loro felicità, perché la figlia non fosse più triste.    

***

La farfalla si levò leggera e raggiunse la donna che attraversava il viale presso l’uscita.

Le volò accanto, girandole piano intorno.

La figlia si fermò: aveva il respiro sospeso e la stessa speranza di un tempo.

In quel momento il fruscio delle ali si trasformò in parole e la donna impallidì.

Tese la mano: la farfalla si posò un attimo sulle dita, poi volò piano verso il cielo.

Risuonavano nelle mente della figlia quelle parole: i genitori erano felici, leggeri e liberi da affanni. 

E l’avrebbero abbracciata ancora, nello splendore del tempo infinito.

Intanto la farfalla saliva verso il sole.

“Ho sognato ad occhi aperti?” si chiese la donna.  

Ma riemersero vivi i ricordi del passato, le paste comprate la domenica, le fiabe che il padre le narrava, il profumo degli abiti appesi nella stanza coniugale.

Ricordò la colazione consumata insieme e il bacio della madre, prima della scuola.

Sentì una pace raccolta, un nuovo senso del tempo e per lei fu come nascere ancora.

Intanto l’aria profumava di fiori, mentre il bianco delle ali in volo si confondeva con le nuvole estive.

Gloria Lai

leggi anche:

L’OSPITE

Opera tutelata su Patamu.com con il n° 101001 del 3.3.2019

2 Commenti

Mar 06 2019

CHE COS’È LA COSCIENZA: guardare la morte con occhi nuovi

Nel linguaggio comune coscienza è sinonimo di consapevolezza e indica tutto ciò di cui abbiamo cognizione.

Tuttavia, da un punto di vista psicologico, si può essere consapevoli consciamente ma anche inconsciamente.

E questo rende la coscienza molto più ampia di quanto non si creda.

Per definizione l’inconscio è la sede delle cose di cui siamo inconsapevoli, il contenitore dove sono raccolte le memorie della nostra vita, della nostra famiglia, della nostra specie, della nostra… Totalità.

L’inconscio, l’infinito e la coscienza hanno in comune la mancanza di confini, cioè appartengono a un diverso modo di guardare la vita: non più soggetto ai parametri dello spazio e del tempo ma… pervasivo.

Esiste qualcosa che osserva il mondo dal primo all’ultimo minuto.

Come individui possiamo essere a conoscenza di questa percezione oppure ignorarla.

Tuttavia, la sua presenza silenziosa e profonda ci accompagna sempre.

La coscienza è una percezione intima e neutrale, fatta di totalità e soggettività insieme.

E non dipende dal cervello.

Il cervello è lo strumento che la coscienza utilizza per codificare i vissuti emotivi e muoversi nella realtà materiale.

Ecco.

Lo so.

Questa affermazione fa saltare subito la mosca al naso.

Ma qualcuno deve pur dirlo.

E non può che essere uno psicologo.

Cioè uno studioso che si occupa della coscienza.

Tutto il giorno.

Tutti i giorni.

(Tranne quando è in ferie.)

Agli scienziati newtoniani la sudditanza del cervello alla coscienza non piace.

Preferiscono rapportarsi a un’oggettività ben distinta dalla soggettività di chi guarda.

Tuttavia, la fisica moderna ha dimostrato che senza un osservatore la realtà che noi conosciamo non potrebbe esistere.

Infatti, le coordinate con cui interpretiamo i fenomeni dipendono dal punto di vista attraverso il quale strutturiamo la nostra osservazione.

Chi osserva dà forma a ciò che avviene.

Difficile da digerire dopo anni di fisica newtoniana studiata alle elementari, alle medie e anche alle superiori.

Già.

Perché a scuola non si insegna mica la fisica dei quanti!

Non è nemmeno prevista nei programmi ministeriali.

Gli psicologi, però, con la coscienza devono fare i conti e, proprio come i fisici quantistici, sono costretti a considerare l’importanza del punto di vista.

Il cambiamento epistemologico di questo nuovo millennio poggia sull’acquisizione che la coscienza è un principio infinito, onnicomprensivo, privo di materialità e perciò non soggetto ai codici spazio temporali che definiscono il mondo fisico.

Ogni psicoterapeuta lo verifica quando cura usando le parole e aiutando i pazienti a modellare la propria vita grazie a una diversa lettura degli avvenimenti.

Sono proprio gli psicologi i divulgatori di una visione più ampia della coscienza.

I primi a sostenere il peso di questa nuova epistemologia.

Durante le sedute di psicoterapia, infatti, l’osservatore/paziente agisce sulla realtà materiale orientando il cervello a scorgere comprensioni nuove e più funzionali mentre esplora la dimensione infinita della coscienza.

Per aiutare i pazienti a far emergere le proprie risorse gli psicoterapeuti li conducono a superare i limiti del cervello, avventurandosi costantemente tra le profondità della psiche e muovendosi nella dimensione impalpabile e incommensurabile della coscienza.

Questo lavoro permette di sperimentare la pregnanza della dimensione immateriale fino a modificare la propria vita.

Non è un procedimento concreto.

Durante la psicoterapia si parla… e basta.

Ma il potere della coscienza diventa evidente nei comportamenti di chi, al termine di quel lavoro, si sente meglio.

La coscienza non è materiale e non è fisica.

È una dimensione che comprende la fisicità ma utilizza i parametri della Totalità.

Tutto è uno.

Come sopra così sotto.

Sono affermazioni dell’ermetismo che ne propongono una buona sintesi.

Quando si affronta il problema della morte non si può che accogliere questa nuova epistemologia restituendo alla coscienza la sua priorità.

Infatti, solo riconoscendone la pervasività diventa possibile aprirsi alle realtà interiori e comprendere il valore della soggettività.

Tutti quanti sperimentiamo la preminenza della coscienza quando ci innamoriamo.

In quei momenti l’osservatore, la soggettività e il punto di vista diventano strumenti imprescindibili per validare la realtà.

Nessuno può provare scientificamente l’amore al di fuori di chi lo vive.

Tuttavia, l’amore esiste.

(E, di sicuro, anche gli scienziati newtoniani ogni tanto si innamorano.)

L’amore ci aiuta a comprendere il valore di quella percezione onnipresente e personale che permea ogni cosa.

In quella presenza infinita e soggettiva possiamo abbracciare anche chi non possiede più un corpo e ritrovare la continuità dei legami, ben oltre i limiti della fisica imparata a scuola.

Nella coscienza ogni inizio e ogni fine perdono quella demarcazione che li rende antagonisti e incompatibili per congiungersi in una circolarità capace di accostarsi alla morte con occhi nuovi, rivelando il potere che sta dietro alle cose, il Tutto da cui prende forma la realtà.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

1 Commento

Feb 28 2019

SOFFERENZA PSICOLOGICA E ATTIVITÀ FISICA

Ci sono pensieri che girano per la testa ininterrottamente, dolori che non si vedono e possono rendere la vita un inferno.

Sono vortici che non si fermano mai, nemmeno durante il sonno.

Per calmare quella logorante ruminazione interiore esiste una soluzione semplice ma, purtroppo, poco divulgata.

Quando la mente è sofferente un antidoto efficace (forse l’unico) è l’attività fisica.

Niente riesce a spegnere la mente meglio di uno sforzo aerobico che coinvolga tutto il corpo.

Correre, nuotare, ballare, saltare… sono medicine naturali a costo zero.

Eppure… proprio in quei momenti l’idea di muoversi appare insopportabile.

È come se il cervello tenesse in scacco tutto l’organismo e più i pensieri ci torturano più diventiamo letargici e passivi.

Scivolare nelle sabbie mobili dell’inerzia fisica è il preludio della depressione e mette in moto un circolo vizioso fatto di apatia, di riflessioni insopportabili e di dolori psichici che presto diventano fisici.

Sì, perché non è possibile separare la mente dal corpo e quando qualcosa non funziona a esserne coinvolta è la totalità di noi stessi.

Spesso è proprio l’immobilità a provocare un’accelerazione mentale trasformando l’ideazione in fissazioni e sofferenza.

Conduciamo uno stile di vita che ci costringe a stare fermi per troppo tempo (al computer, alla scrivania, dietro un banco, in fabbrica…) eseguendo gli stessi gesti per parecchie ore tutti i giorni.

E questo crea degli atteggiamenti posturali innaturali.

La tensione necessaria a sopportare ritmi troppo stressanti si somatizza creando delle rigidità fisiche dentro le quali si depositano i cattivi pensieri.

La mente e il corpo, infatti, sono un unico tutto inscindibile e le posizioni che assumiamo più a lungo determinano ciò che viviamo e sentiamo profondamente.

La sofferenza psicologica si accumula nelle membra… e lì rimane!

Fino a quando non sciogliamo i nodi distendendo l’intero organismo.

Tuttavia, non sempre il rilassamento è fatto di immobilismo.

Più spesso è la conseguenza di un’attività capace di movimentare la muscolatura.

Infatti, quando i muscoli si attivano le contratture si aprono lasciando fluire l’energia.

E solo se l’energia fluisce liberamente il riposo diventa possibile.

Quando costringiamo il corpo all’immobilità paralizziamo la corrente vitale provocando un ristagno delle idee e della sofferenza.

Lo sport è un toccasana per la psiche, un elisir di lunga vita che andrebbe praticato e incrementato a mano a mano che l’età avanza.

Ma nella nostra società malata esistono tante prigioni invisibili chiamate: lavoro, denaro, conformismo, omologazione, farmaci…

Sono camicie di forza che imbrigliano i pensieri dentro stili di vita innaturali e si ripercuotono sul fisico provocando degenerazione e malattia (e facendo la fortuna delle case farmaceutiche).

Esistono attività, giochi, passatempi e discipline sportive che non costano nulla, fonti di benessere e di libertà alla portata di tutti.

Per vincere le paure, la depressione, gli attacchi di panico… è indispensabile fare del movimento fisico una medicina.

E prenderla tutti i giorni.

(Anche più volte al giorno.)

Solo così la girandola dei pensieri può ritrovare il giusto equilibrio e il lavoro interiore raggiunge un adeguato compimento.

Psicoterapia e sport dovrebbero sempre camminare insieme.

In un mondo emotivamente sano nessuno dovrebbe soffrire di problemi mentali.

Gli animali (che non vivono con l’uomo) lo sanno e trascorrono la propria vita alternando riposo e movimento in modo sano e naturale.

Gli esseri umani, invece, hanno costruito una civiltà che li obbliga a vendersi per uno stipendio e, in nome del progresso e dell’intelligenza, costringono se stessi dentro un immobilismo che li allontana dall’umanità.

Carla Sale Musio

leggi anche:

IL MIO PSICOLOGO È PIÙ BRAVO DI TUTTI!

Nessun Commento

Next »