YIN E YANG nella genitorialità

“Non voglio fare con i miei figli quello che i miei genitori hanno fatto con me”.

Chi è genitore probabilmente avrà pronunciato almeno una volta questa frase, magari anche riferendosi ad un solo aspetto di ciò che sono stati i propri genitori.

Noi iniziamo a costruire la genitorialità anche partendo da come i nostri genitori sono stati con noi e soprattutto in base a come noi abbiamo colto e percepito la loro genitorialità.

Quella che è l’intenzionalità del genitore, però, non può essere colta da un bambino, e di fatto quest’ultimo la accoglie a proprio modo e le attribuisce un personale significato.

Facciamo un esempio:

Paolo da bambino desiderava viaggiare, i suoi genitori pur essendo benestanti non amavano i viaggi; i suoi amici e parenti erano in viaggio mentre lui era costretto a trascorrere tutte le estati a casa e a sognare dentro le cartoline che gli mandavano.

Una volta diventato genitore decise di non fare con i suoi figli ciò che avevano fatto i suoi genitori con lui, quindi li abituò da presto a viaggiare.

Un giorno il figlio più grande gli disse “sono stufo di dover andar via tutte le volte che inizia l’estate, non riesco mai a stare con il mio gruppo di amici se non a scuola, quest’anno rimaniamo a casa”.

Per Paolo fu un grande colpo al cuore, come era possibile che suo figlio non fosse grato di tutte quelle meravigliose esperienze trascorse negli anni?

Se fosse capitato a lui di poter viaggiare così tanto quando era piccolo, sarebbe stato felice e non avrebbe mai osato lamentarsi!

Da questo esempio si evince quanto l’espressione della genitorialità passi anche per il modo in cui vengono percepiti gli atteggiamenti dei nostri genitori.

In terapia scopriamo che i genitori di Paolo avevano un preciso disegno per lui: mettere da parte i soldi per dargli la possibilità di frequentare l’università, inoltre, essendo persone abituate a lavorare la terra non potevano abbandonare tutto il lavoro per parecchi giorni.

I loro genitori (i nonni di Paolo) non li avevano appoggiati nel proseguimento degli studi, per tale motivo essi avevano fatto in modo che Paolo  avesse la possibilità di studiare che a loro era stata negata.

Il problema è che Paolo da piccolo non era stato in grado di cogliere tutto questo: dal suo punto di vista il suo desiderio di viaggiare non veniva soddisfatto e quindi aveva costruito la sua genitorialità facendo i conti con questa mancanza.

Rimanere ancorato a quello che, dal suo punto di vista, era stato l’errore dei suoi genitori, non gli consentiva di vedere suo figlio come persona diversa da lui, e quindi gli impediva di ascoltare i suoi bisogni poiché proiettava costantemente su di lui i bisogni del bambino che era stato.

Pertanto il figlio che desiderava trascorrere le estati con gli amici era un figlio ingrato e non riconoscente.

Ogni azione genitoriale è portatrice di una doppia valenza: ciò che i genitori fanno per i figli può essere interpretato in maniera diametralmente opposta se mosso unicamente da un proprio bisogno interiore e privo di uno sguardo reale verso l’altro.

Per Paolo era scontato che i suoi genitori gli pagassero gli studi così come per il figlio di Paolo era scontato viaggiare.

La percezione dell’espressione genitoriale cambia in base a chi la crea e a chi la riceve.

Avere consapevolezza di questi meccanismi significa uscire dalla rigidità di una alternanza inflessibile delle genitorialità e mettere al primo posto l’unicità di ognuno dando valore alle singole esperienze, senza rinunciare a se stessi o pretendere che sia l’altro a farlo.

Martina Mastinu

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