Apr 08 2020

IL TELEFONO

Published by at 04:42 under Psicologia,Psicoterapia

Molto tempo a disposizione.

Se glielo avessero detto, avrebbe pensato ad uno scherzo.

E, invece, si trovava chiusa tra le mura del suo appartamento.

Quello in cui viveva, però, era più ampio del precedente.

Una fortuna avere una stanza in più, quando si era costretti a stare in casa a lungo.

Inaspettate, la chiusura e la solitudine si erano abbattute su di lei, come un temporale estivo.

O come una mannaia.

Della solitudine non aveva paura: spesso l’aveva vissuta, scegliendola dopo un amore finito o quando il chiasso esterno le rendeva dolorosi i pensieri.

Soffriva di più per la chiusura, ma ricordava che aveva scherzato molto in gioventù sulla sua condizione di trappista, nei periodi in cui si chiudeva in stanza per preparare gli esami universitari.

Ora la solitudine, la clausura le viveva di nuovo.

E non per sua scelta.

***

Il bello di non avere impegni era che il tempo le apparteneva: telefonate, riposo o lettura di libri, magari disinvolta e variata.

Poi, scrutare negli armadi, aprire i cassetti, togliere fuori abiti che non metteva più da anni.

E, ancora, leggere i diari di quando era ragazza: tutta una vita che non ricordava più e che le tornava viva davanti agli occhi, fuori dalle pagine, scritte con una grafia che quasi non riconosceva.

Dai ripiani dello scaffale aveva preso gli album delle fotografie: i genitori giovani e abbronzati dal sole estivo, le foto delle elementari, con i grembiuli bianchi e i fiocchi inamidati, gli animali che aveva amato un tempo, con l’espressione dolce nelle pupille fisse.

Poi, istantanee di amici che non sentiva da tempo: chissà che vita vivevano.

E perché non li vedeva più?

Sforzò la memoria: screzi, piccoli litigi, incomprensioni.

E la vita era entrata in quelle crepe, spaccandole ancora.

***

Le gatte le rendevano facile la giornata: stupite dalla sua presenza continua, le stavano addosso, saltandole in grembo non appena si sedeva, per timore che andasse via.

Come se, con il peso morbido dei loro corpi, potessero fermare la vita.

***

E poi sentire musica e ballare in salotto, con le tende chiuse per timore che dal palazzo di fronte potessero vederla: certo avrebbero commentato anche quello, oltre al disordine continuo che regnava nei suoi balconi.

***

In fondo all’armadio, due scatole di cartone legate con nastri.

Fuori un biglietto, su cui era scritto: messaggi.

Seduta sul tappeto, le aprì, una dopo l’altra: c’erano bigliettini colorati, che in famiglia si scambiavano sempre.

“Mi svegli alle 6.30, mamma?”, oppure: “Ragazze, comprate il pane e il latte, altrimenti domani, niente colazione.”, o ancora: “Non fate chiasso se tornate tardi, sorelle: vi ho già preparato i pigiami, così non mi svegliate.”

E allora richiuse tutto nelle scatole: a leggere quei biglietti sentiva un groppo in gola, che rendeva doloroso anche il respiro.

***

Si rialzò: ormai era tardi.

Stava per andare nella stanza da letto, quando vide un foglietto in terra, forse caduto dai diari o dagli album di foto.

Lo raccolse e lo aprì: un numero di telefono, un nome maschile e una data.

Anni prima aveva conosciuto quell’uomo: interessante, gradevole, colto.

Libero, ma con un matrimonio finito alle spalle.

Però non avevano gli stessi progetti, loro due.

E allora, meglio smettere subito, piuttosto che soffrire, quando magari la presenza di lui fosse diventata necessaria.

“Chissà cosa fa adesso?”, lei si chiese.

***

Il giorno dopo, si trovò a rigirare il foglietto tra le dita.

“Ormai avrà cambiato numero”, si disse.

Lei, invece, aveva sempre lo stesso.

Guardò l’orologio: non era indiscreto chiamare a quell’ora.

Si sedette, compose il numero e attese.

Diversi squilli: stava ormai per chiudere, quando sentì la voce bassa di lui.

 “Non ci credo”, disse l’uomo.

 “Possibile che sia tu? “

E lei rispose, stupita: “Ma davvero hai ancora il mio numero?”

Le gatte, nel vederla seduta, si avvicinarono lente, poi le saltarono in braccio e si divisero il suo grembo, di comune accordo.

Avevano già capito che quella telefonata sarebbe durata a lungo.

Gloria Lai

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Opera tutelata da Patamu.com con il n.°123549  dell’1/04/2020.

1 commento

One Response to “IL TELEFONO”

  1. gloria laion 08 Apr 2020 at 07:50

    Grazie a Carla per l’ospitalità. E grazie per i “mi piace”.

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