Quando parlo di creatività intendo la capacità di spostare il proprio punto di vista per osservare e interpretare le cose in modi sempre diversi.

Non mi riferisco a un’abilità artistica.

Un bravo artigiano non è necessariamente un creativo.

E non è detto che un creativo sia dotato di una grande manualità.

Voglio parlare di quell’intuizione che permette di far nascere qualcosa di nuovo dove tanti non riescono a vedere altro che forme abituali e scontate.

Spostare il punto di vista significa identificare altre possibilità dentro le situazioni che incontriamo abitualmente.

È stato dimostrato che il cervello tende a riconoscere soltanto le immagini che gli sono abituali e, letteralmente, non vede quello che non si aspetta di vedere.


Nella immagine qui sopra, vediamo un triangolo bianco sovrapposto a tre cerchi neri.

Ma si tratta di un’illusione percettiva perché nella figura non ci sono né triangoli né cerchi. 

Da un punto di vista geometrico si tratta di tre settori circolari neri e tre angoli neri disposti con un certo ordine l’uno rispetto all’altro. 

Al triangolo bianco, che noi distinguiamo con chiarezza, non corrisponde alcun oggetto fisico.

Il cervello, però, costruisce un’immagine inesistente e riconosce quello che gli è più familiare, anziché vedere ciò che è stato realmente rappresentato.

In quest’altra figura, invece, la rappresentazione di un volto femminile prevale sul disegno dei fiori e della farfalla in volo effettivamente disegnati.

Anche in questo caso il cervello riconosce per primo il viso umano e solamente in seguito distingue gli uccelli e l’albero che pure sono molto evidenti.

La forma archetipica della faccia umana tende a prevalere sulle altre perché è qualcosa che riconosciamo già dai primi momenti dopo la nascita.

In questo disegno realtà e finzione si alternano creando in chi guarda un senso di disorientamento percettivo.

Tornando alla creatività, spesso un creativo riesce a vedere… anche quello che non si aspetta.

Perché non lo esclude a priori.

Anzi, lo cerca!

E proprio perché lo cerca, prima o poi lo trova.

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Ma come si fa a cercare qualcosa senza sapere cosa?

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Non può trattarsi di un processo logico…

È una disponibilità, una sorta di fiducia interiore, uno stato d’animo, qualcosa che la ragione non si spiega ma di cui scopre l’esistenza con i fatti, cioè ad azione avvenuta.

Vediamolo meglio con un esempio:

“ Voglio trasformare questa giacca bucata in un capo originale e ricercato.”

Pensa la sarta mentre lascia che l’idea creativa affiori spontaneamente nella sua testa.

Non fa nulla.

Semplicemente aspetta, fiduciosa che il buco nella giacca si trasformi… in un taschino!

Inaspettato e, per questo, originale.

La creatività funziona così.

Sposta il punto di vista e ci fa vedere una tasca là dove prima c’era soltanto un buco.

Non serve saper cucire per essere creativi.

Serve poter credere con fiducia che un buco possa diventare qualcosa di bello, anziché essere solamente un difetto.

È la fiducia a mettere in moto il processo?

No.

La fiducia da sola non basta.

Ciò che serve è la capacità di abbandonare il proprio modo di interpretare la realtà per aprirsi ad una lettura completamente nuova.

Per me è un buco ma… cos’altro potrebbe essere? 

Lasciare andare le proprie certezze e spostarsi in altre “realtà”.

Chi è creativo fa questo.

E chi è empatico?

Fa la stessa cosa.

Anche se creatività ed empatia sono qualità abbastanza diverse, presuppongono entrambe la capacità di abbandonare il proprio punto di vista.

L’empatia è la capacità di comprendere cosa un’altra persona stia provando e per riuscirci bisogna lasciar andare il proprio modo d’interpretare la vita per assumere quello di qualcun altro.

Spostare il punto di vista è un po’ come cambiare vestito, ci rende diversi e aumenta la nostra ricchezza interiore.

Chi è capace di accantonare le proprie idee per sperimentarne altre acquisisce una maggiore elasticità, una plasticità interiore che inevitabilmente rende le emozioni più varie e più sfumate.

Così creatività ed empatia, anche se sono diverse, camminano insieme, componendo un modo variegato, ricco e polimorfo di percepire le realtà (interiori, esteriori, proprie, degli altri e delle cose).

E naturalmente, più sono utilizzate…più s’incrementano, vicendevolmente.

Torniamo adesso alle personalità creative

Le personalità creative possiedono una naturale predisposizione a spostare il punto di vista e per questo sono portate all’empatia e alla creatività.

Ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, concentrazione sul presente, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni… costituiscono le loro caratteristiche principali.

Carla Sale Musio

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