Cercare di consolare il partner da cui ci stiamo separando è un errore fatale che rende la relazione irta di difficoltà e compromette la possibilità di continuare a volersi bene nonostante lo scioglimento del matrimonio.

La scelta di concludere il rapporto coniugale comporta un’assunzione di responsabilità e un cambiamento nelle abitudini di vita che, inevitabilmente, lascia disorientati entrambi i coniugi e rende difficile il dialogo e la comprensione delle reciproche motivazioni.

In quei momenti la tentazione di attribuire all’altro la colpa del fallimento dei progetti costruiti insieme si fa sentire con forza, spingendo al rancore o alla chiusura.

È più facile abbandonare un marito o una moglie disprezzabili, di cui non condividiamo le scelte, piuttosto che separarsi da chi ammiriamo e stimiamo.

L’avversione aiuta a lasciarsi alle spalle il passato e a costruire abitudini diverse nel presente, sostenendo l’energia del cambiamento e il bisogno di intraprendere una nuova vita.

Insistere a voler trovare una complicità nel momento della rottura è difficile e finisce per aumentare il divario e le incomprensioni.

Al contrario, concedere al partner il permesso di criticarci e dissentire permette a una nuova autonomia di prendere forma nella relazione e aiuta a separare l’affetto dalle opinioni.

Infatti, quando le ragioni di ciascuno possono essere diverse (senza la pretesa di convincersi reciprocamente) la benevolenza si fortifica e rende più facile anche l’accoglienza di punti di vista in contrasto.

La possibilità di non condividere le stesse scelte è il primo passo verso l’indipendenza e il presupposto del rispetto e della comprensione.

Comprensione e rispetto che si sviluppano grazie alla tolleranza delle discordanze che hanno portato alla separazione.

In questa chiave, permettere al coniuge di vivere il dolore per la separazione, senza offrirsi come spalla su cui piangere e senza cercare di estorcerne l’approvazione, esprime attenzione per i suoi vissuti e apre le porte a un ascolto libero da bisogni narcisistici e manipolatori.

Nella fase del distacco, ognuno deve gestire da solo il proprio mondo interno e imparare a prendere su di sé la responsabilità della fine del matrimonio.

Sia che dichiari l’inevitabilità della separazione, sia che, invece, non si mostri d’accordo e sostenga la necessità di riprovare ancora a vivere sotto lo stesso tetto.

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STORIE DI SEPARAZIONI

IRRESPONSABILI E RESPONSABILI

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Lino e Giovanna vivono insieme da oltre venti anni.

Da sempre Lino tradisce Giovanna senza nascondersi, proclamando il suo bisogno di vivere avventure passeggere e, a suo dire, poco importanti.

Da sempre Giovanna si dispera, coinvolgendo parenti e amici, in cerca di un aiuto capace di insegnare a suo marito il valore della fedeltà.

Infine, stremata dalla gelosia decide di separarsi.

Colto di sorpresa, Lino, però, non le dà tregua e tenta in tutti i modi di convincerla a restare con lui spiegandole, più e più volte, che i suoi tradimenti hanno ben poco a che fare con l’amore e il legame profondo che lo unisce a lei.

Dal canto suo, Giovanna difende il bisogno di superare la gelosia costruendosi una nuova vita da sola o con qualcuno che finalmente rispetti il bisogno di fedeltà.

Entrambi si logorano in discussioni interminabili, tentando invano di cambiare l’uno il punto di vista dell’altro e trascinando un matrimonio sempre più vuoto di comprensione e reciprocità.

* * *

Quando Marzia scopre che Guido ha un’altra relazione va su tutte le furie e, per non sentire la sofferenza bruciante che le morsica il cuore, riempie le giornate ricordandogli i torti e le mancanze con cui, negli anni, lui ha distrutto il loro matrimonio.

Incapace di difendersi, Guido decide di separarsi ma, per riuscire a portare avanti la sua decisione, ha bisogno di riconquistare la stima di lei e, nel tentativo di ottenerla, si offre di consolarla come può, ripetendo in continuazione che ha sbagliato e che la vita ha voluto così, e trascinando il dolore e la convivenza un giorno dopo l’altro.

Senza soluzione di continuità.

* * *

Dopo anni passati a mendicare un affetto che forse non è mai esistito, Caterina ha deciso di separarsi.

Riordina la cucina, stira le camicie, rassetta la casa.

Poi prepara una valigia con tutte le sue cose e la sera, quando suo marito rientra dal lavoro, gli va incontro e lo bacia come sempre.

“Vado via”

Annuncia con calma.

“Ho deciso di separarmi”

Sa che lui non la rincorrerà e che racconterà al mondo quanto lei è impulsiva e piena di pretese.

Sa che hanno caratteri diversi e punti di vista opposti su tutte le cose.

Lo sa.

E per questo ha deciso.

Di volergli bene.

E di vivere la vita per conto suo.

Carla Sale Musio

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