Con il tempo la sua vita era cambiata.

L’entusiasmo degli anni giovani, svanito.

Un matrimonio lungo, la vita quotidiana, nessun figlio, la radio al mattino ad accompagnare i soliti gesti.

Un lavoro decoroso, poi finalmente la pensione.

Lei, la moglie, tutti i giorni ad aspettarlo a casa, le labbra colorate di rossetto.

Poi, col tempo, era impallidito anche quello.

*** *** *** *** ***

La donna, paziente, gli preparava il caffè al risveglio.

Il saluto mattutino, da vecchi amici consumati.

“Hai dormito bene?”, lei chiedeva.

Un tempo lui trovava attraente la voce di lei.

E il suo saluto.

Poi lui metteva il guinzaglio al cane.

Le uscite a comprare il giornale gli permettevano di distrarsi.

Lo sforzo per condurre l’animale lo scuoteva: il cane procedeva rapido, curioso di tutto.

La loro passeggiata li portava all’edicola, poi al bar per un altro caffè.

Il cane lo aspettava fuori, ansioso, legato ad un palo.

Quando lo vedeva tornare, si agitava sempre: era come se vedesse il padrone per la prima volta.

Ma quello non amava più gli entusiasmi e lo zittiva deciso, finché la gioia del cane era solo un guaito leggero, che non disturbava.

*** *** *** *** ***

Ormai lo prendevano pensieri cupi, nessun progetto né curiosità per il domani.

Tutti i giorni uguali.

E mediocri.

Senza l’impegno del lavoro, si annoiava.

Negli ultimi anni di servizio, invece, aspettava con ansia il tempo futuro.

Quello che gli apparteneva, libero da obblighi e impegni.

Un tempo da riempire.

Adesso, invece, davanti a quello stesso tempo, si sentiva inutile e vuoto, come gli spazi che non sapeva colmare.

*** *** *** *** ***

Vento forte, attesa di pioggia, proprio un tempo scuro.

Decise di uscire comunque: il cane, come sempre, felice di tutto.

La loro uscita quel giorno li condusse lontano, fino alla spiaggia.

Lui si fermò a scrutare le onde.

Dai pensieri cupi gli era sorta un’idea.

Forse nascosta da tempo, quella mattina si era fatta strada, insieme ai suoi passi.

Si chinò a parlare al suo cane e gli chiese di stare fermo lì, sulla riva, qualunque cosa fosse accaduta.

L’animale sembrò ribellarsi al comando, ma la voce ferma di lui lo costrinse.

L’uomo si tolse le scarpe ed entrò piano, tra onde e vento.

Non sapeva nuotare e pensò a quella fortuna.

Non potersi salvare.

*** *** *** *** ***

Il cane aveva seguito con lo sguardo ansioso il padrone.

Poi, finalmente, infranse il comando.

Si lanciò con furia dietro di lui, annaspando, abbaiando disperato, sorreggendosi a fatica per raggiungerlo.

Ma quello era lontano.

Deciso, l’animale proseguì.

Riuscì appena ad agguantargli un braccio.

E un’ondata potente li sommerse entrambi.

Mentre si abbandonava, lui pensò che morire con un amico era di grande consolazione.

Allora provò una tenerezza immensa per il suo cane.

Ed una sconfinata pietà per lui.

*** *** *** *** ***

Un respiro profondo, uno scossone.

Si trovò nel suo letto, le lenzuola scomposte, il pigiama intriso di sudore.

Era stato solo un sogno.

Allora sospirò con sollievo.

E si sciolse nel conforto.

Un abbaiare leggero rivelò che il cane l’aveva sentito svegliarsi.

L’uomo si alzò e aprì la porta della stanza.

Quello si precipitò dentro, pieno di entusiasmo.

Lui non gli permetteva di salire sul letto: ma quel mattino non ebbe cuore di fermarlo.

Sconvolto dalla gioia, il cane si sfogò leccandogli la faccia e le mani e finendo di scompigliare lenzuola e copriletto.

Poi l’uomo uscì dalla stanza e si fermò silenziosamente sulla soglia della cucina: lei, di spalle, preparava il caffè, come ogni giorno.

La scrutò con attenzione: la vestaglia rosa stretta in vita, i capelli scomposti.

Ma la figura morbida sembrava quella di allora.

E lui si chiese, stupito, da quanto tempo non le avesse detto che era bella.

Allora le si avvicinò in punta di piedi.

Le labbra calde di lui, improvvise sul collo, la sorpresero. La donna si voltò piano, lo guardò a lungo.

Poi si abbandonò al sorriso.

Gloria Lai

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