La coercizione e la prevaricazione che caratterizzano ogni forma di violenza sono l’antitesi del sostegno, dell’ascolto e dell’aiuto reciproco.

In un mondo migliore, la cooperazione, l’empatia e la fratellanza, dovrebbero essere i valori sostenuti da ogni aggregazione umana.

Nel nostro mondo, invece, ciò che conta è il successo e, per raggiungerlo, ognuno si sente autorizzato a calpestare i bisogni e i sentimenti degli altri.

La sofferenza è considerata un impiccio da eliminare rapidamente.

Si deve essere sempre efficienti, produttivi e pronti a cogliere le opportunità senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.

Così, mentre l’egoismo e la sopraffazione si tramandano da una generazione all’altra consolidiamo una civiltà fondata sull’abuso.

Una civiltà che ha fatto del guadagno e dell’individualismo i sui obiettivi e che, per raggiungerli, non esita a sacrificare i sentimenti, l’intimità, la crescita interiore e il significato profondo della vita.

Stimolare la competizione e abolire la collaborazione sembrano essere i principi fondanti di tante istituzioni e, in questo, la scuola ha una grossa responsabilità.

La didattica e i sistemi di valutazione previsti dagli ordinamenti scolastici, infatti, fomentano la competizione tra gli studenti, imbavagliando la cooperazione dietro la maschera del rendimento e della preparazione.

Sembra che la cultura non riguardi la vita interiore e che la competenza emotiva non faccia parte del Sapere.

E, quei docenti che, nonostante tutto, s’impegnano a proporre l’ascolto e l’aiuto reciproco come parte integrante delle discipline scolastiche, incontrano non poche difficoltà nel tentativo di conciliare lo svolgimento dei programmi ministeriali con il tempo necessario al dialogo e alla conoscenza intima tra gli alunni (indispensabile per sviluppare empatia e solidarietà).

Nel periodo della vita in cui i bambini affrontano il mondo esterno (e per la prima volta imparano a costruire relazioni profonde anche al di fuori del nido famigliare) è sorprendente che non esista una materia in grado di aiutarli a sviluppare l’ascolto, la comprensione e la condivisione dei vissuti interiori.

La scuola dell’obbligo è focalizzata su acquisizioni nozionistiche e lontane anni luce dalle necessità psicologiche degli studenti.

Sembra che una volontà perversa abbia decretato l’inutilità di coltivare l’intimità, sostenendo l’importanza di perseguire il successo individuale, anche a costo di ignorare le esigenze della collettività.

Tuttavia, se da bambini impariamo a sottovalutare la fratellanza e la cooperazione diventa molto difficile realizzare una società orientata verso il bene di tutti.

La scarsa importanza attribuita dalla scuola alle relazioni affettive e al mondo dei sentimenti genera un annichilimento della vita emotiva e una grande sofferenza psicologica.

Questo malessere interiore cerca all’eterno una soluzione in grado di arginare quell’insoddisfazione esistenziale che ammutolisce l’anima, ma il male di vivere proiettato sugli oggetti genera una bulimia consumistica che non sfama il bisogno d’amore e provoca soltanto altro malessere.

In un circolo vizioso senza fine.

Bullismo, nonnismo, cinismo, abusi e persecuzioni di ogni genere, sono la conseguenza della grave analfabetizzazione affettiva che ammala il mondo.

In questo quadro desolante, lo sfruttamento degli animali diventa la via maestra per permettere al dolore interiore di fluire all’esterno, proiettando sui rappresentanti dell’ingenuità, dell’istintualità, dell’arrendevolezza e dell’emotività, la rabbia che consegue all’uccisione delle proprie parti infantili.

Uccisione inevitabile per crescere e conquistare, finalmente, il rispetto degli adulti.

Le bestie, infatti, incarnano proprio le qualità che gli uomini hanno soppresso dentro di sé per diventare grandi e sentirsi parte della società.

Lo sfruttamento e la violenza di cui gli animali sono oggetto quotidianamente, ci mostrano lo sfruttamento e la violenza con cui da bambini siamo stati costretti a sopprimere la nostra vulnerabilità, nel tentativo di sentirci apprezzati e riconosciuti.

Abolire lo schiavismo e rispettare la diversità e le peculiarità di ogni specie, sono passi indispensabili per costruire una società che sappia cooperare invece che sopraffare.

La fratellanza è la conseguenza della capacità di riconoscere la vita affettiva, dapprima dentro di sé e poi in tutti gli altri esseri viventi.

Senza discriminazioni di età, di genere, di sesso, di razza o di specie.

Carla Sale Musio

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