FEMMINILE ANIMALE


L’archetipo del femminile ci porta in dono la sensibilità, l’empatia e la creatività, ma una cultura eccessivamente maschilista ha sviluppato uno stile di vita che esalta il successo e la produttività a discapito dell’ascolto interiore e della cura delle relazioni.

Il risultato è un mondo costruito sulla violenza e sull’indifferenza e una società che ha perso la connessione con il significato profondo della vita.

La sofferenza psicologica dilaga dappertutto, i casi di suicidio sono in aumento e, nonostante i progressi della medicina, le malattie sono sempre più insidiose.

Questo scenario preoccupante è la diretta conseguenza del disprezzo e quindi dell’eliminazione dalla coscienza di tutto ciò che è considerato debole, ingenuo, emotivo, sensibile, fantasioso e… stupido!

Detto in una parola: femminile.

Dobbiamo mostrarci impassibili anche davanti alla sofferenza e pronti a barattare la tenerezza e l’ascolto del mondo interiore con il successo sociale, cioè con il conseguimento di tanti status raggiungibili grazie ad un unico potere (stimato e venerato come un Dio): il potere d’acquisto.

I soldi hanno sostituito l’amore e l’intimità, degenerando il maschilismo in un’ancora più perversa capacità economica.

Questo miraggio, costruito ad hoc dalla piccola elite che governa il mondo, ci spinge a obbedire ciecamente agli imperativi del commercio, nella speranza di guadagnare ammirazione e stima.

Così nel tempo uomini e donne hanno perso la connessione con il mondo interiore e oggi è diventato impossibile prestare ascolto a se stessi e rivelare la propria autenticità senza sentirsi diversi, emarginati e soli.

L’amputazione del femminile dalla vita provoca un’insoddisfazione esistenziale e per sfuggirla cerchiamo conforto nei tanti beni materiali proposti dal mercato.

Oggetti sempre nuovi e spesso inutili sembrano riempire il vuoto per qualche istante ma poi, inevitabilmente, ci sprofondano dentro le sabbie mobili dell’inquietudine, perché nessun oggetto può colmare la mancanza di profondità della vita, e i valori invisibili dell’amore e dei sentimenti, murati in una segreta dell’inconscio, fanno sentire la loro voce generando sintomi di ogni tipo.

Attacchi di panico, depressione e innumerevoli altre patologie, sono la diretta conseguenza di questa perdita di contatto con la verità interiore e con gli aspetti femminili della personalità.

La forza archetipica maschile privata della sensibilità femminile diventa brutalità.

E proprio la brutalità sta ammalando il mondo, alimentando la sofferenza in tutti noi.

Abiurare i valori archetipici del femminile ci ha portato a costruire una società violenta e superficiale che alimenta i guadagni di pochi e sottomette i molti, costringendoci a inseguire bisogni indotti, effimeri e insoddisfacenti.

La violenza agita contro tutto ciò che in noi è debole, delicato, dolce e sensibile, ha generato lo schiavismo degli animali.

Armi, guerre e abusi di ogni genere, ne sono le dirette conseguenze.

Gli animali, infatti, portano le stigmate dell’ingenuità, dell’arrendevolezza, dell’istintualità, dell’emotività, dell’immediatezza, dell’innocenza… e di tutto ciò che culturalmente è considerato “femminile”.

Colpirli, ucciderli, violentarli e sfruttarli dà voce al bisogno di reprimere in sé quegli stessi valori, permettendo di trasferire all’esterno il conflitto interiore tra le parti fragili e gli aspetti di potere.

Il cancro che sta distruggendo il pianeta nasce dalla pretesa di ripudiare la propria vulnerabilità per far crescere il controllo e l’autorità, dentro e fuori di sé.

Tuttavia, potere, controllo e autorità, privati della profondità che deriva dal riconoscimento della fragilità, della fiducia, dell’arrendevolezza e dell’ingenuità, si trasformano in cinismo e crudeltà e causano ogni forma di sopruso.

Dapprima sui diretti rappresentanti di quei valori: animali, donne e bambini, e poi su tutti quelli che, in un modo o nell’altro, incarnano quelle qualità.

Per salvare il pianeta non serve fare la rivoluzione e opporre alla violenza altra violenza.

Per costruire un mondo finalmente migliore è indispensabile riappropriarsi delle parti deboli e istintuali, ingiustamente censurate in se stessi.

Quelle parti che, da secoli, hanno reso gli animali: oggetti invece che individui, e che permettono agli uomini di sfruttare impunemente e senza scrupoli la loro ingenua semplicità.

L’antispecismo, la biodiversità e una cultura del rispetto e dell’ascolto di ogni forma di vita, sono le uniche armi capaci di salvare il mondo dalla violenza e dal cinismo che lo stanno distruggendo.

Smettere di sfruttare gli animali è il primo passo per restituire dignità ai valori archetipici femminili e per ritrovare il contatto interiore con il significato della vita.

La pretesa di una presunta superiorità in grado di abilitare la violenza e lo sfruttamento su creature docili e innocenti, rinnega l’intelligenza, uccide la sensibilità e ferisce l’Anima, trasformando la guerra interiore nella distruzione che oggi avvelena il mondo.

Carla Sale Musio

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