Giu 30 2015

ISTINTO O AMORE?

Published by at 09:53 under Psicologia,Psicoterapia

Quando un animale cura i suoi piccoli con sollecitudine parliamo di istinto.

Quando, invece, a compire gli stessi gesti è un essere umano preferiamo usare la parola amore.

Siamo convinti che gli animali possano essere utilizzati e maltrattati come oggetti senza valore e su questo presupposto abbiamo costruito la più grave forma di razzismo e di discriminazione che sia mai esistita.

Dall’abuso compiuto quotidianamente sulle loro vite, infatti, prende forma una cultura malata di cinismo e d’indifferenza, i cui danni sono sotto gli occhi di tutti.

Basta accedere la televisione e guardare un telegiornale!

Stragi, guerre e violenze di ogni tipo sono la conseguenza di uno stile di vita basato sulla prepotenza, sul disprezzo della debolezza e sulla legge del più forte.

La vita dovrebbe essere per tutti un diritto sacro e inviolabile, qualsiasi sia la specie di appartenenza.

Stabilire che esistono creature di serie A e creature di serie B significa autorizzare la prevaricazione e, per riuscirci, è necessario ottundere l’empatia, facendo in modo che la compassione si trasformi in indifferenza e che l’amore sia considerato una risposta automatica, priva di componenti affettive.

Solo così è possibile assistere col sorriso sulle labbra (e l’acquolina in bocca) all’uccisione di tante creature indifese e innocenti.

L’amore e l’istinto sono cose molto diverse e gli animali con i loro comportamenti ci mostrano spesso dei sentimenti talmente puri e disinteressati che gli esseri umani faticano a tenere il loro passo.

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AMORE!!!

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A Villa Carlos Paz, in Argentina, Verónica Moreno, la proprietaria di un adorabile esemplare di pastore tedesco di nome Capitán, non riusciva più a trovarlo.

Il cane aveva iniziato a latitare da casa dopo la morte del marito di Verónica, Miguel Guzmán, e oramai non speravano più di rivederlo quando un giorno la donna e suo figlio recandosi al cimitero sentono un latrato simile ad un pianto e con enorme sorpresa si vedono comparire davanti Capitán!

Sono passati più di sei anni e Capitán è sempre lì a vegliare sulla tomba di Miguel.

Ogni tanto fa un salto a casa ma poi ritorna al cimitero che ormai è diventato la sua dimora fissa.

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Lo scorso anno a ferragosto due persone abbandonano il loro cane sulla strada nei pressi di Riccione.

Ma il cucciolo, tagliando per i campi, riesce a raggiungere la vettura e quando arrivano i carabinieri (chiamati da una donna che ha assistito incredula all’abbandono e ha segnalato il numero di targa del veicolo) sta già scodinzolando dietro all’auto.

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Qualche mese fa nel Parco Nazionale d’Abruzzo un orsetto cade accidentalmente dentro una vasca d’acqua alta tre metri.

Il piccolo tenta invano di venirne fuori e mamma orsa disperata si tuffa nella vasca per cercare di metterlo in salvo ma l’impresa è impossibile e, nel tentativo di salvarlo, l’orsa annega con lui.

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Capitán ha rinunciato alle comodità della casa per restare vicino al suo padrone anche dopo la morte, il cucciolo di Ricccione non esita a correre per chilometri pur di stare vicino ai suoi amici umani (nonostante la crudeltà con cui è stato abbandonato) e, come ogni altra mamma, l’orsa del Parco Nazionale d’Abruzzo non ha esitato a sacrificare la propria vita per salvare il suo bambino.

Ma trattandosi di animali invece di riconoscerne  i sentimenti preferiamo credere che a guidare i comportamenti sia stato l’istinto.

Mamma orsa, Capitán e il cucciolo abbandonato a Riccione hanno agito mossi dagli stessi vissuti che animerebbero un essere umano e in loro l’amore è così evidente che non ci sarebbe nemmeno bisogno di definirlo.

Eppure davanti a queste manifestazioni affettive si continua a parlare di comportamenti stabiliti biologicamente.

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ISTINTO

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Chiamiamo istinto un insieme di caratteristiche che fanno parte del patrimonio genetico e riguardano azioni compiute in modo analogo da individui diversi, come quando gli uccelli migrano o quando si ritrae la mano da un oggetto caldo o pungente.

Tra l’istinto e l’amore esiste un abisso!

Tuttavia, il rifiuto di attribuire diritti e dignità agli animali ci porta a non riconoscerne i sentimenti e a negare la loro capacità di vivere relazioni intense e profonde.

Per giustificare la nostra arroganza sosteniamo che sono privi di intelligenza, senza considerare che questo dovrebbe spingerci a proteggerli piuttosto che ad approfittare della loro ingenuità.

Servirsi di creature più deboli per soddisfare il proprio piacere, produce una cultura in cui la debolezza è disprezzata e abusata, e apre la strada allo sfruttamento non solo degli animali ma di chiunque possieda quelle stesse caratteristiche (la pedofilia e il femminicidio ne sono un drammatico esempio).

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L’AMORE NEGLI ANIMALI

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Per comprendere la psicologia degli esseri umani gli scienziati hanno usato spesso gli animali.

Tra il 1958 e il 1965 i coniugi Harlow per studiare il comportamento di attaccamento allevarono dei cuccioli di macaco privandoli della mamma.

I cuccioli, vittime dei loro crudeli esperimenti, venivano rinchiusi in una gabbia in cui avevano a disposizione soltanto un peluche di stoffa morbida e una sagoma di metallo con un biberon.

Naturalmente le povere scimmiette trascorrevano la maggior parte del tempo abbracciate al pupazzo di stoffa e si avvicinavano alla sagoma metallica esclusivamente per mangiare.

L’atroce deprivazione cui furono sottoposte nei primi mesi di vita le rese tristi e spaurite e, crescendo, diventarono indifferenti verso i piccoli e incapaci di far fronte ai loro bisogni affettivi.

In conformità a questi esperimenti i coniugi Harlow appurarono che l’attaccamento negli esseri umani si sviluppa all’interno di un legame affettivo e che le radici dell’amorevolezza possono essere rintracciate nelle prime relazioni tra i bambini e gli adulti che si prendono cura di loro.

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Basare lo studio dell’affettività umana su ricerche che hanno come soggetti gli animali è possibile solo quando i vissuti degli uomini e degli animali sono identici, altrimenti la differenza inficerebbe i risultati degli esperimenti.

Studi di questo genere dimostrano che esiste un’uniformità emotiva tra l’uomo e gli animali e smascherano la finzione culturale costruita per nascondere gli abusi e lo sfruttamento.

Le specie animali provano amore, tenerezza, nostalgia, paura, tristezza, entusiasmo, malinconia, gioia, dolore… proprio come gli esseri umani!!!

Continuare a chiudere gli occhi davanti a questa verità ottunde l’empatia fino ad annichilirla e genera la pazzia che sta distruggendo il mondo.

La vita emotiva degli animali ci mostra un’autenticità e una trasparenza che la specie umana ha perduto, e ci aiuta a ritrovare il contatto con la nostra affettività.

Riconoscere i loro sentimenti vuol dire strappare il velo che nasconde i tanti crimini quotidiani giustificati con leggerezza dalla nostra cultura e contrastare il cinismo e l’indifferenza che stanno soffocando l’umanità.

Con la loro esistenza gli animali ci insegnano il valore della diversità, aiutandoci a risvegliare la nostra empatia intorpidita.

Abusare di loro significa abusare della nostra vulnerabilità e ammutolire la sensibilità interiore, fomentando la cultura della violenza.

Solo riconoscendo le somiglianze che esistono tra le specie potremo realizzare una società capace di rispettare l’autenticità e il valore di ciascuno.

Per costruire un mondo migliore è indispensabile mettere fine all’olocausto degli animali e promuovere il loro diritto alla vita, riconoscendone la profondità emotiva e affettiva.

Ma soprattutto è necessario aprire gli occhi davanti alla verità.

L’amore è lo stesso per tutti.

Senza distinzioni di specie.

Carla Sale Musio

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