É MORTO… MA C’É ANCORA!

Con la morte… finisce tutto.

La vita non c’è più, il corpo lentamente si decompone e ciò che rimane è soltanto un mucchietto di polvere.

La visione materialista liquida in fretta la questione della morte.

Pensare a una sopravvivenza dopo il decesso del corpo è considerato un’utopia, roba per poveri illusi incapaci di far fronte alla sofferenza.

Nel nostro mondo conta soltanto quello che si può toccare e (soprattutto) monetizzare.

Bisogna essere concreti.

Le cose che non generano guadagni sono trattate con sufficienza, snobbate e derise.

E chi si prende la briga di obiettare che l’importante non si può stringere tra le mani è considerato uno sciocco.

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PSICOLOGIA, MORTE E IMMATERIALITÁ

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L’amore, la felicità, la sicurezza, la soddisfazione, la gioia… non hanno contorni definibili, non sono misurabili, non si possono quantificare e comprare.

Possiamo soltanto sperimentarne l’autenticità, vivendo.

Per gli psicologi gli stati d’animo sono qualcosa di altrettanto reale di un biglietto da cinquecento euro, di un sasso o di una casa.

La nostra professione ci porta a confrontarci col potere delle emozioni e con i loro effetti.

La depressione, gli attacchi di panico, le ossessioni, la paura, il desiderio, l’amore, la realizzazione personale… sono importantissimi per la psiche.

Determinano la salute mentale e il benessere, o provocano l’inferno, paralizzando le risorse individuali e causando un’infinità di problemi.

Perciò, per chi fa il mio mestiere, queste cose immateriali sono altrettanto reali di quelle materiali.

La morte è un evento che non si può ignorare perché coinvolge il mondo interiore e il significato della vita.

Quando ci occupiamo di personalità, carattere, sentimenti, atteggiamenti e comportamenti, stabiliamo la realtà delle cose osservando gli effetti che producono .

E, da questo punto di vista, che un evento sia ripetibile in laboratorio diventa poco importante.

Per tanto tempo la scienza ha ignorato il pensiero e le emozioni, pretendendo una misurabilità impossibile per la psiche.

Infine ha dovuto riconoscere il proprio limite e ammettere che sì, ciò che succede nel mondo interiore riguarda la soggettività di ciascuno, non può essere standardizzato ma… esiste!

È reale.

Si può studiare osservandone gli effetti ed è decisivo per la qualità della vita.

In seguito a quest’ammissione oggi la psicoterapia è considerata altrettanto reale e concreta di una cura di antibiotici o di un’operazione chirurgica.

La psicoterapia non è ripetibile ma la sua realtà si rileva dai risultati che produce nella vita delle persone.

Chi segue un percorso di crescita lo sperimenta sulla propria pelle.

La psicoterapia è una cura che non si può toccare, non si può misurare e non si può ripetere, ma che esiste.

Inequivocabilmente.

Lo dimostrano i cambiamenti vissuti dai pazienti.

La psicoterapia è possibile soltanto quando s’instaura un rapporto di fiducia.

In mancanza di questo non ci può essere cura.

Occorre un legame emotivo per far sì che la trasformazione interiore prenda forma.

Il legame genera una corrente energetica tra due persone.

È qualcosa che non si può vedere, toccare o misurare, ma è un elemento indispensabile.

Nella psicoterapia e in tutte le relazioni affettive.

I legami non possiedono alcuna materialità, eppure sono reali.

Lo sanno bene gli innamorati, quando verificano tra loro una comunione altrimenti impossibile.

Incontrarsi senza essersi messi d’accordo, telefonarsi nello stesso momento, vivere fenomeni di telepatia, sentire dentro di sé le emozioni dell’altro… sono esperienze che avvengono soltanto quando tra due persone esiste un’unione profonda.

L’immaterialità non ne diminuisce la pregnanza e nemmeno l’autenticità.

Quando una persona cessa di vivere, il suo corpo muore ma il legame con chi ha amato non muore e l’immaterialità lo rende libero dalle limitazioni della corporeità.

Dopo la morte, l’unione affettiva diventa uno strumento in grado di connettere chi ha un corpo con chi, invece, il corpo non lo possiede più.

La comunione interiore permette alla coscienza di sperimentare la presenza delle persone cui siamo stati legati.

Non ci sono parole da ascoltare, mani da stringere, occhi da guardare… ciò che rimane sono soltanto i sentimenti, che ci indicano la strada per mantenere vivo il rapporto.

Nella nostra cultura l’immaterialità fa paura, è associata agli spettri, alle fattucchiere, ai rituali di magia nera e ai film dell’orrore.

Ma l’unico orrore dell’immaterialità riguarda il disprezzo con cui è trattata.

Un disprezzo che genera ignoranza e sofferenza.

La morte è un passaggio che conduce in dimensioni diverse della coscienza.

Una cultura che promuove l’ascolto interiore è capace di accogliere l’impalpabile verità di ciò che esiste fuori dai vincoli imposti dalla materialità, consentendo anche a chi non ha più il corpo di mantenere vivo il rapporto con le persone che ha amato.

Nella nostra cultura, invece, l’indifferenza verso i sentimenti e un’eccessiva concentrazione sulla concretezza hanno generato il cinismo e la violenza che oggi stanno distruggendo il pianeta.

Aprirsi alle emozioni e alla sensibilità interiore significa avventurarsi nella profondità della coscienza per scoprire le sue infinite possibilità.

L’amore trascende sempre i limiti della materia, perché non le appartiene.

Chi ama sa che i legami profondi non finiscono MAI.

E, dopo la morte del corpo, evolvono in una dimensione che esiste fuori dalle coordinate dello spazio e del tempo.

Per ritrovarsi bisogna superare la paura di avventurarsi dentro se stessi, fino a toccare l’unione con le persone cui siamo legati.

È un percorso soggettivo che non trova conferme negli altri, perché ognuno attraversa il suo mondo interiore da solo, ma che ottiene le proprie certezze nell’esperienza intima dell’amore.

Non si può riprodurre in laboratorio.

Si può soltanto scoprirne la verità dentro di sé. 

Carla Sale Musio

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