Chiamiamo religione quell’insieme di credenze, prescrizioni, insegnamenti e regole con cui ingabbiamo la spiritualità nel tentativo di riuscire a padroneggiarla senza rinunciare alla sovranità dell’ego, della separazione, della divisione e dei conflitti.

Nessuno, però, può incontrare davvero la spiritualità senza spogliarsi delle limitazioni che appartengono all’ego.

Infatti, solo abbandonando la percezione di un’individualità separata è possibile immergersi nella Totalità e raggiungere quelle dimensioni in cui la vastità della coscienza trova la sua completezza.

Perciò, mentre la religione cerca di circoscrivere l’immateriale per comprenderlo con gli strumenti della concretezza, la spiritualità poggia sulla convinzione che, oltre alla fisicità, esista un livello soprannaturale della coscienza (dal quale la materia trae esistenza, intelligenza e significato) e che, per raggiungerlo, sia indispensabile abbandonarsi a un profondo sentire interiore.

La spiritualità è un aspetto inscindibile della libertà che non appartiene a nessuna professione di fede.

È un modo di essere e di interpretare la vita.

Religione e spiritualità, dal punto di vista psicologico, sono tappe di crescita lungo un percorso interiore che evolve progressivamente dalla necessità di riferimenti concreti ed esterni a sé alla percezione di una realtà interiore, raggiungibile soltanto con il cuore.

Da bambini l’istinto di sopravvivenza porta ad affidarsi totalmente ai genitori, ritenuti onnipotenti e in possesso delle chiavi del bene e del male.

Questo fiducioso abbandono alla autorità dei grandi sollecita il bisogno di delegare la gestione della propria vita a un maestro, considerato superiore e capace di indicare i comportamenti giusti e quelli sbagliati, e, col tempo, si deforma nella necessità di affidare le proprie scelte a un rappresentante concreto della Divinità, percepita più in alto e lontana da sé.

La devozione ai genitori si trasforma così nella devozione religiosa e diventa tanto più inflessibile e indiscutibile quanto più il rapporto con l’autorità degli adulti è stato vissuto in modo onnipotente e totalizzante.

Diventando grandi la dipendenza infantile cede il posto a un’autonomia di pensiero che gradualmente si libera da una rigida separazione tra bene e male e dalla adesione passiva a modelli di comportamento preconfezionati.

La molteplicità dell’esistenza, infatti, non può essere divisa in categorie contrapposte e la profondità interiore, nella maturità, si apre all’accoglienza di una complessità spirituale in cui bene e male sono soltanto tentativi maldestri di padroneggiare la poliedricità che caratterizza la vita.

Così, crescendo, la fede in una religione cede il posto all’ascolto di una spiritualità interiore, mentre la ricerca di maestri posti fuori di sé è soppiantata dalla scoperta di significati interiori sempre più profondi e in continua trasformazione. 

La percezione di una divinità interiore è la conseguenza del processo di indipendenza e di responsabilizzazione che caratterizza la crescita psicologica e conduce ad assumere su di sé l’onere delle proprie scelte e della realtà, fino a sentire che ogni accadimento, anche apparentemente casuale, è la conseguenza di un bisogno di crescita e di espansione del sé.

Nella maturità la delega della spiritualità alla religione giunge al termine e la ricerca della profondità della vita si apre all’ascolto di una saggezza interiore, in grado di accogliere l’esistenza in tutte le sue sfaccettature. Senza esclusioni.

È un sapere profondo, un sentire che nasce dal cuore e ognuno deve raggiungere da sé, abbandonando le pretese di oggettività e di condivisione per affidarsi alla guida di una soggettività diventata capace di accogliere senza discriminare.

Quando la maturità conquista l’autonomia e la responsabilità, l’amore conduce al raggiungimento di una spiritualità esclusivamente interiore, in cui il rapporto con l’incommensurabilità e la saggezza della vita non ha più bisogno di intermediari, ma trova nel cuore e nella coscienza di ciascuno la sua indiscutibile verità.

Senza padroni.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Leggi il libro:

lo trovi su Amazon e in tutti gli store on line 

oppure lo puoi ordinare in libreria

 

Ultimi commenti

One thought on “VERSO UNA SPIRITUALITÀ SENZA PADRONI

  1. … una lettura che mi fa sentire come fosse poesia… commosso dalla sintetica densità da cui traspare una maturità conquistata che fornisce aiuto a chi cerca o si è fermato lungo il percorso…

    Grazie, Carla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

N/A lettori, amici e curiosi

TENIAMOCI IN CONTATTO