C’era una volta la dieta che funzionava sempre!

E grazie a qualche piccolo sacrificio alimentare era possibile riconquistare rapidamente il peso forma.

Ma… a furia di ingrassare e dimagrire, ingrassare e dimagrire, ingrassare e dimagrire… un brutto giorno arriviamo a scoprire tristemente che ogni tentativo di modificare l’alimentazione è destinato inesorabilmente a fallire!

In quei momenti di sconforto la depressione e lo scoraggiamento provocano il desiderio di compensare col cibo la frustrazione conseguente ai chili di troppo e all’inutilità dei tentativi volti a migliorare la salute e l’aspetto fisico.

Nel mondo delle apparenze e del consumismo è indispensabile avere un corpo magro, ascetico e longilineo.

Ma è altrettanto importante mangiare spesso, abbondantemente e in compagnia, per non sentirsi esclusi dalla vita sociale.

Purtroppo questi due obiettivi sono incompatibili tra loro.

Così, nel tentativo impossibile di conciliarli, stressiamo il corpo e ottundiamo la psiche, alternando abbuffate e astinenza, fino a scivolare, senza rendercene conto, in una dipendenza alimentare sempre più dannosa e invincibile.

Uno stile pericolosamente bipolare si è impadronito delle nostre abitudini alimentari portandoci a intervallare periodi maniacali, di anarchia e grandi mangiate, a periodi di austerità e rigore, indispensabili per ristabilire il peso forma e la salute.

Chi non mangia in compagnia è un ladro o una spia” recita il proverbio, segnalandoci quella che interiormente consideriamo una verità incontestabile.

Mangiare insieme, infatti, è simbolo di solidarietà e fratellanza.

Condividere il cibo crea un clima di complicità e di confidenza che ci fa sentire bene.

Tuttavia, proprio questa piacevole armonia rende difficile perseguire criteri alimentari basati su parametri diversi da quelli professati dalla maggioranza.

Staccarsi dal branco per seguire un’alimentazione personale nell’immaginario collettivo segnala il disadattamento o l’emarginazione e indica un’incapacità a rispettare le regole prescritte dalla vita sociale.

Così, chi si discosta dalle abitudini comuni finisce per sentirsi strano, a disagio, rifiutato e solo.

E nonostante i buoni propositi spesso sceglie di riprendere le consuete usanze alimentari pur di integrarsi nella comunità.

Mettersi a dieta, perciò, non è solamente una questione di disciplina e di volontà ma una prova che, oltre a scardinare la dipendenza alimentare e affettiva, costringe ad assumersi la responsabilità della propria vita, facendo crescere l’indipendenza e l’autonomia.

Per questo è tanto difficile.

Da un punto di vista etologico gli esseri umani sono animali da branco.

Apparteniamo a una specie che ha bisogno della condivisione, dello scambio e del contatto per vivere una vita appagante.

L’isolamento, la solitudine, l’emarginazione e il rifiuto ci fanno sentire vuoti, privi di scopo e di significato, e per superare questa dolorosa sensazione interiore siamo disposti a sostenere innumerevoli compromessi.

Chi decide di seguire uno stile alimentare più salutare ma poco comune incontra tante difficoltà e, in genere, dopo un periodo di tentativi e ricadute finisce per rinunciare alle proprie scelte per seguire le vie maggiormente condivise, anche quando queste si rivelano palesemente dannose.

Ecco perché lo scoglio più grande da affrontare quando s’intraprende un cambiamento nello stile alimentare, è la vita sociale.

La reazione delle persone che ci circondano e che amiamo, infatti, può mandare in frantumi la più solida motivazione, facendo deragliare irrimediabilmente tutti i nostri progetti.

Naturalmente, smettere di utilizzare determinati cibi provoca sempre una crisi di astinenza, cioè un malessere che segnala la mancanza delle sostanze cui l’organismo si è assuefatto.

Ma questo doloroso stato fisico può essere gestito con cibi di transizione capaci di soddisfare l’astinenza modificandola progressivamente fino a farla sparire del tutto.

Per superare la dipendenza alimentare, infatti, esistono tante soluzioni studiate apposta per affrontare i momenti difficili e ridurre a zero l’assuefazione, senza traumi.  

La difficoltà nel cambiare le proprie abitudini alimentari non deriva dalla dipendenza dai cibi ma dal bisogno di rispecchiamento insito in ciascuno di noi che spinge a cercare costantemente l’approvazione degli altri, anche a costo di rinunciare alla salute.

Tante persone informate, sensibili e attente si rendono conto che gli alimenti che consumiamo quotidianamente sono sempre più poveri di nutrienti, artefatti e pieni di sostanze dannose per l’organismo.

Tuttavia, il bisogno di condivisione e il desiderio di sentirsi parte di un gruppo spingono a fare costanti compromessi e a ricercare la complicità degli altri, anche a discapito del proprio benessere fisico.

Così, chi decide di intraprendere una dieta più sana si trova spesso davanti a un bivio.

Da una parte la motivazione al cambiamento e la voglia di seguire scelte più salutari, e dall’altra la gestione quotidiana dei pasti insieme alle persone care, con tutte le difficoltà che accompagnano questa partecipazione.

Infatti, gli amici e i parenti, che non hanno scelto di modificare le proprie abitudini alimentari guardano con sospetto, diffidenza o ironia ogni diversa combinazione dei cibi, spesso boicottando apertamente i menù differenti dal proprio.

“Ma chi te lo fa fare… non ne hai bisogno… stai esagerando… goditi la vita… proprio non ti capisco… il tuo è fanatismo… non sai cosa ti perdi…”

Ogni volta che ci si discosta dai canoni alimentari abituali e condivisi il ritornello dei pareri non richiesti e del dissenso accompagna i pasti consumati in compagnia, costringendo a un confronto forzato, spesso impari e poco obiettivo.

Questo ritornello riecheggia pericolosamente dentro di noi facendoci sentire rifiutati e soli, e alimentando angosce antiche, vissute durante l’infanzia, quando la minaccia dell’abbandono rappresentava un reale pericolo di vita.

Portare avanti una nuova strategia alimentare, perciò, vuol dire affrontare il cambiamento dapprima dentro se stessi, accogliendo la paura della solitudine e della diversità che inevitabilmente si accompagnano a ogni scelta innovativa, e in seguito nelle relazioni affettive.

Significa danzare al ritmo della propria vita, lasciando agli altri il loro tempo e il loro passo.

La creatività è l’arte di vedere le cose da un punto di vista diverso e, per questo, originale e nuovo.

Ogni conquista personale passa attraverso un percorso di solitudine, trasformandosi in saggezza solamente col tempo.

Cambiare stile alimentare per conseguire un nuovo benessere è un cammino di crescita che conduce a un livello maggiore di maturità e di autonomia.

Presuppone libertà e creatività.

E genera una profonda trasformazione interiore.

Chi vive senza cercare costantemente l’approvazione degli altri alimenta l’indipendenza dentro di sé, mostrando con le sue scelte e con la sua vita la strada verso orizzonti nuovi.

Carla Sale Musio

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