Lug 04 2014

FAMIGLIE FONDATE SULL’AMORE

Published by at 13:54 under Psicologia,Psicoterapia

Nella ricetta della felicità l’ingrediente fondamentale è l’amore che riceviamo da bambini.

L’autostima, infatti, affonda le sue radici dentro i legami affettivi vissuti durante l’infanzia.

L’amore che respiriamo da piccoli ci permette di sperimentare la fiducia e la sicurezza, facendoci sentire amati e importanti nella nostra unicità.

Ricevere affetto, approvazione e stima per ciò che siamo (e non in conseguenza delle qualità o dei difetti che abbiamo) alimenta la sicurezza e il valore personale, permettendoci di affrontare gli aspetti immaturi del carattere e stimolando la fiducia necessaria a liberare la curiosità, l’affettività, l’empatia e la creatività.

Per raggiungere la maturità e l’autonomia i bambini hanno bisogno di essere amati per se stessi, senza ricatti e senza pretese.

L’indipendenza e la libertà sono la conseguenza della fiducia nelle proprie risorse e nascono dall’accettazione sperimentata durante i primi anni di vita.

Molte persone, però, coltivano la convinzione che educare significhi abituare i piccoli a seguire un insieme di regole necessarie alla convivenza e al vivere civile, e sacrificano la naturale espressione dell’affetto per paura che questo corrisponda a viziarli.

Dal punto di vista psicologico, invece, è vero proprio il contrario!

I bambini cresciuti nell’amore e nel rispetto saranno adulti capaci di amare e di rispettare, mentre chi diventa grande in mezzo alla prepotenza e alla rigidità manifesterà innumerevoli difficoltà comportamentali e affettive.

Per questo l’educazione dovrebbe sempre mirare a far emergere le potenzialità e la sensibilità, aiutando i più piccini nella scoperta e nell’ascolto delle emozioni.

Proprie e degli altri.

Educare significa letteralmente far emergere, permettere a ciò che esiste dentro di essere scoperto e favorire l’espressione delle capacità e delle inclinazioni personali in modo che possano prendere forma nella vita ed essere condivise con gli altri.

L’amore è l’elemento fondamentale di una relazione affettiva capace di sostenere la realizzazione individuale e la possibilità di vivere una vita piena di significato.

Soltanto dall’amore possono nascere nella personalità la fiducia e la sicurezza necessarie a manifestare la propria unicità e l’umiltà indispensabile per condividere le proprie potenzialità.

Quando le relazioni educative sono improntate all’amore e all’accettazione le norme e le regole del vivere insieme diventano una conseguenza dell’empatia, della sensibilità e della conoscenza reciproca, piuttosto che essere principi indiscutibili da rispettare per paura.

Per costruire una società libera dalla violenza è indispensabile che i bimbi crescano nell’accoglienza, nell’ascolto e nel rispetto della loro personalità.

Ed è soprattutto con il comportamento che i genitori trasmettono ai propri figli i principi e i valori profondi in cui credono.

I bambini imitano gli atteggiamenti che osservano tra le pareti domestiche e costruiscono la propria personalità riproducendo i gesti e le azioni dei grandi.

Una famiglia fondata sull’amore, sull’ascolto, sull’accoglienza delle differenze e sull’aiuto reciproco farà crescere degli adulti capaci di voler bene e di accogliere l’individualità di ciascuno senza paura, senza sopraffazione e senza pregiudizi, dando vita a una società in cui la comprensione, la cooperazione e la creatività rappresentano valori fondamentali.

All’opposto, una società violenta prende le mosse dalla prevaricazione agita in casa a discapito dei deboli e degli indifesi, e si perpetua ricorrendo a regolamenti, divieti e sanzioni indispensabili per sopperire alla mancanza di responsabilità e alle carenze nello sviluppo interiore.

Una famiglia basata sull’amore è il dono più grande che si possa fare a un bambino e il presupposto per un mondo migliore.

Poco importano il colore della pelle o il sesso dei genitori, contano invece i valori trasmessi ai piccoli con l’esempio e con i comportamenti.

Valori su cui impercettibilmente, ma inesorabilmente, si modella l’educazione.

In questa chiave risulta evidente che avere genitori dello stesso sesso o di sesso diverso non cambia il carattere dei piccoli, né cambia i principi trasmessi ai bambini.

Negare alle coppie omosessuali il diritto a formare una famiglia e ad avere dei figli è la conseguenza di un pensiero malato di omofobia, la punta dell’iceberg di una patologia che si ostina a considerare l’omosessualità alla stregua di una malattia invece che una variante naturale della sessualità.

Il pregiudizio omofobo si trincera dietro la convinzione arbitraria che la coppia omosessuale possa trasmettere valori sbagliati ai propri figli e costituisca un modello familiare scorretto.

Ma quest’affermazione, priva di valore scientifico, potrebbe essere considerata vera soltanto nel caso in cui l’omosessualità fosse una malattia virale o una grave perversione psicologica.

Già dal 1994 il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders  e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno dichiarato che l’amore tra persone dello stesso sesso non è una perversione più di quanto non lo sia l’amore tra persone di sesso diverso.

Lo sviluppo dell’orientamento sessuale nei bambini avviene secondo una propensione naturale e, con la crescita, si modella sui valori e sui comportamenti dei grandi.

Per diventare adulti emotivamente sani i piccoli devono avere genitori capaci di dare loro affetto, comprensione, accettazione e rispetto.

Valori troppe volte pericolosamente assenti nelle coppie eterosessuali, in cui spesso lo sfruttamento e la violenza, da parte degli uomini sulle donne, costituiscono la normalità e non l’eccezione.

Ben vengano quindi le coppie omosessuali a sovvertire i ruoli tradizionali di maschio e femmina e a trasformare la violenza eterosessuale agita dagli uomini sulle donne in una nuova cultura delle pari opportunità.

Che entrambi i genitori siano maschi o femmine o che siano maschi e femmine non fa differenza sulla capacità di crescere dei bambini sani e felici.

Ciò che conta è il modo in cui si relazionano tra loro e con i propri figli.

E su questi aspetti, purtroppo, il maschilismo ha rappresentato fino ad oggi una grave patologia dell’eterosessualità.

È auspicabile perciò che una ventata di cambiamento rivoluzioni la famiglia tradizionale, evidenziando finalmente anche i limiti della famiglia eterosessuale tradizionale e favorendo lo sviluppo di una diversa cultura e di una nuova sensibilità.

Affermare che è soltanto la maturità affettiva (e non la sessualità) a definire una famiglia degna di essere considerata tale permette ai bambini di crescere con genitori capaci di dare loro: amore, considerazione e rispetto e in grado di condividere una genitorialità che preveda per entrambi i partner le stesse possibilità comportamentali.

In questo modo prende forma una società libera dai ruoli di potere (che caratterizzano il maschilismo) e aperta all’incontro e alla condivisione delle mansioni genitoriali e delle responsabilità famigliari.

Non più, quindi, papà assenti e impegnati fuori di casa e mamme costrette a occuparsi da sole delle faccende domestiche e dei bambini (anche quando lavorano e portano uno stipendio pari a quello dei mariti).

Ma una famiglia in cui gli adulti siano capaci di condividere il fare i genitori con semplicità e umiltà, anziché rimanere ancorati a una rigida gestione sessista del potere e dei compiti domestici.

Una famiglia senza padri padroni e mamme sottomesse, dove i figli non sono più un possesso dei genitori ma persone dotate di una propria individualità e cresciute nel rispetto, nella condivisione e nell’amore, è il primo passo verso la realizzazione di una società migliore.

Carla Sale Musio

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