Mar 16 2014

LA SENSIBILITA’ E’ INVISIBILE

Published by at 12:46 under Psicologia,Psicoterapia

La sensibilità non si può toccare.

Si esprime nell’ascolto e nell’accoglienza.

Si annienta nell’indifferenza e nella crudeltà.

La sensibilità è la capacità di vivere con empatia e di sentire dentro di sé emozioni, sensazioni e stati d’animo, propri o degli altri.

La sua energia è invisibile eppure è un’arma così potente da trasformare il mondo.

La sensibilità, infatti, ci rende forti, in grado di accogliere il dolore e di affrontare la diversità senza averne paura.

Le persone sensibili, perciò, hanno una marcia in più, sanno stare in ascolto della propria anima e sanno stare insieme con gli altri, condividendo la vita senza rinunciare alla propria unicità.

Purtroppo però l’anestesia emotiva che abbiamo messo in atto da bambini per non essere travolti dal dolore, annienta queste potenzialità lasciandoci aridi e privi di entusiasmo, vittime di un’imperturbabilità che si nutre dell’indifferenza e del cinismo.

Rinunciare alla sensibilità priva la vita dell’entusiasmo e della creatività che derivano all’ascolto dei sentimenti, e ci costringe a vivere rinchiusi dentro una maschera di freddezza.

In questa nostra società malata ci vuole molto coraggio per permettersi di riconoscere pienamente le emozioni, affrontando la realtà interiore senza nascondere le cose che non ci piacciono ma anzi, osservandole per poterle cambiare.

La sensibilità è un bene prezioso che apre il cuore e la mente permettendo a ciascuno di noi di comprendere il valore di ogni vita e di scoprire realtà diverse.

Accogliere il suo potere misterioso è la via che conduce alla conoscenza di se stessi e degli altri, e permette di  creare comunione e condivisione. Nell’uguaglianza come nella diversità.

Accettare questa impalpabile e misteriosa energia nella nostra vita, però, presenta spesso delle difficoltà perché, insieme all’entusiasmo e alla vitalità, porta con sé anche la consapevolezza della sofferenza che abbiamo vissuto  e che abbiamo voluto dimenticare nello sforzo di diventare grandi, maturi e… distaccati.

Ascoltare quel dolore rimosso significa sperimentare di nuovo le angosce vissute nell’infanzia mentre, in passato, cancellarne completamente le tracce e ammutolire la sensibilità fino a spegnerne l’esistenza in se stessi, è stato l’unico modo per non impazzire.

Riaprire la porta della consapevolezza alle sensazioni e ai ricordi fa paura, anche quando si tratta di esperienze che noi stessi abbiamo vissuto e che potrebbero trovare una soluzione soltanto nell’accoglienza e nella comprensione.

Questa chiusura difensiva preclude la possibilità di vivere una vita soddisfacente e conduce inevitabilmente alla depressione.

Quando siamo molto piccoli, infatti, sfuggire il dolore, anestetizzando le nostre percezioni emotive, ci consente di sopravvivere rinviando ad una maggiore maturità l’ascolto delle emozioni e la comprensione del significato delle esperienze.

Da adulti, però, questo meccanismo di difesa narcotizza il cuore creando l’illusione di aver superato i traumi, e impedisce il raggiungimento di una reale maturità rendendoci schiavi delle tante maschere che siamo costretti a indossare per sfuggire la memoria delle sofferenze vissute.

Entrare in contatto con la sensibilità significa perciò lasciar emergere le ferite per poterle medicare e riprendere finalmente in mano le redini della vita, ritrovando, insieme al dolore, anche l’entusiasmo che appartiene ai bambini.

Al contrario, negare il potere dell’emozione e dell’empatia ci rende vuoti e soli, vittime di un conformismo indispensabile all’occultamento delle verità individuali.

La sensibilità, infatti, ci costringe a guardare in profondità dentro noi stessi e rivela la vera natura di ciascuno, senza giudizi e con sincerità.

Dall’ascolto di questa profonda autenticità interiore scaturisce la possibilità di esprimere pienamente se stessi realizzando la missione che siamo venuti a svolgere nel mondo.

Gli esseri umani sono naturalmente portati a condividersi con gli altri e, proprio per soddisfare questa loro innata socialità, la vita li ha dotati di sensibilità e di empatia.

La sensibilità è il fine e lo strumento di una società basata sull’ascolto e sull’accoglienza.

Aprendosi con coraggio alla sua preziosa energia è possibile superare le barriere del cinismo, dell’individualismo e dell’egoismo e realizzare un mondo capace di accogliere le differenze e di riconoscerne il valore rispettando l’unicità di ogni vita.

Carla Sale Musio

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