Alessandra vuole che Matteo faccia i compiti dopo pranzo, prima di andare a giocare, ma Roberto, suo marito, sostiene che dopo la scuola è necessario lasciar riposare il cervello divertendosi e facendo un po’ di attività fisica.

Alessandra e Roberto hanno discusso a lungo su questo argomento senza riuscire a trovare una soluzione soddisfacente per entrambi. E così hanno stabilito di diversificare le loro scelte educative.

Nei giorni pari deciderà Alessandra e Matteo farà i compiti prima di dedicarsi a qualsiasi altra attività pomeridiana.

Nei giorni dispari, invece, sarà Roberto a mettere le regole, perciò i compiti si faranno dopo la palestra o dopo aver giocato con gli amici.

La loro vita familiare segue questo schema ormai da tempo e Matteo ha imparato a organizzarsi secondo i principi dell’uno e dell’altra e a trarre vantaggio dalla diversità dei genitori (anche approfittando delle loro impostazioni differenti per gestire al meglio la sua vita).

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Marcello non è particolarmente credente ma ritiene giusto che i suoi figli, Elena e Simone, frequentino le lezioni di catechismo dove, secondo lui, potranno formarsi un giudizio religioso e spirituale più approfondito che in famiglia.

Sua moglie Marta, invece, è atea e non è d’accordo con questa scelta.

Marta pensa che il catechismo dia un’impostazione esclusivamente cattolica alla spiritualità spontanea nei bambini, privandoli della possibilità di seguire strade diverse e di formarsi da soli un proprio credo etico e morale.

Le discussioni su quest’argomento li hanno impegnati in lunghi ed estenuanti conflitti ma, nonostante i tentativi di raggiungere un intesa, Marcello e Marta finiscono sempre per ritrovarsi imbronciati e arroccati sulle proprie posizioni.

Dopo aver tentato inutilmente di trovare un punto d’incontro, per evitare gli scontri e non rovinare ulteriormente l’armonia familiare, Marta ha deciso di lasciar perdere la questione religiosa, permettendo a Marcello di iscrivere i bambini al catechismo.

Le lezioni, però, si tengono di sabato mattina e, siccome Marcello in quelle ore è impegnato con il lavoro, è sempre lei che li accompagna e li riprende, trovandosi spesso in difficoltà nel sostenere, davanti ai suoi figli, alle maestre e agli altri genitori una scelta che dentro di sé non condivide.

Così si morsica la lingua e stringe i pugni per non tradire l’accordo familiare, cercando di non manifestare la sua posizione mentre si costringe al silenzio in nome della buona intesa educativa tra lei e Marcello.

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Solitamente si pensa che i genitori debbano avere la stessa impostazione pedagogica nell’educazione dei figli e che, quando questo non si verifica spontaneamente, entrambi debbano sforzarsi di raggiungere un’uniformità, se non di vedute almeno di regole, perché soltanto una perfetta corrispondenza tra di loro consentirà di trasmettere ai figli un’educazione efficace e priva di conflitti.

Purtroppo, però, questo principio si dimostra spesso impraticabile, diventando la fonte d’interminabili discussioni e litigi tra marito e moglie.

I genitori sono persone diverse tra loro, con percorsi di vita diversi, fantasie diverse, scelte diverse, gusti diversi e, inevitabilmente, opinioni diverse in merito all’educazione e alle decisioni da prendere.

Certo, entrambi vogliono di comune accordo il bene della loro prole (o almeno così dovrebbe essere), ma le strategie individuate da ognuno per raggiungere quest’obiettivo possono essere molto varie e difficilmente convergono su decisioni univoche e condivise.

Succede, perciò, che papà e mamma abbiano opinioni differenti riguardo alle tante cose, piccole o grandi, che costellano la vita della famiglia.

Sforzarsi di deformare il proprio punto di vista per raggiungere un’uniformità di vedute da sbandierare davanti ai figli, esibendo una coppia monoblocco, sempre d’accordo e priva di screzi, è un’utopia che scivola facilmente nelle incomprensioni e nelle liti, e costringe entrambi i partner a omologarsi a un modello comune, rinunciando alla ricchezza e agli stimoli della reciproca unicità.

Personalmente ritengo che censurare se stessi per conformarsi al partner in nome dell’educazione da impartire ai bambini sia un grave errore psicologico, che limita le possibilità creative ed espressive della famiglia mettendo in scena una finzione priva di empatia e di considerazione per i genitori e per i figli.

La varietà e la poliedricità sono caratteristiche preziose che, se gestite con rispetto e amore, costituiscono un’inestimabile opportunità di crescita per tutti i membri della famiglia.

Il dialogo e la possibilità di avere punti di vista differenti sono aspetti imprescindibili di una relazione e non generano necessariamente confusione e insicurezza nei figli ma, al contrario, costituiscono una ricchezza capace di incrementare le capacità dei bambini piuttosto che limitarle.

Ciò che destabilizza i piccoli non sono le diverse impostazioni educative ma il disaccordo che si crea tra i genitori, soprattutto quando cercano forzatamente di imporre l’uno all’altro il proprio punto di vista.

I litigi, le incomprensioni, i malumori, le ritorsioni… sono sempre un danno per i bambini.

Scelte diverse, agite nell’armonia e nel rispetto di tutti, permettono ai figli di sperimentare modi nuovi di fare le cose e favoriscono il formarsi di un pensiero proprio.

Nell’esempio riportato sopra, Alessandra e Roberto possono mostrare a Matteo le differenze nel loro pensiero educativo, senza per questo perdere di credibilità e senza generare in lui confusione, sospetto, diffidenza o instabilità.

I loro punti di vista sono chiari, espliciti e agiti nel rispetto delle reciproche posizioni educative e dei bisogni del bambino.

Questa trasparenza permetterà anche a Matteo di sviluppare un suo personale pensiero e di poterlo esprimere, senza paure e senza censure, nel clima di accoglienza e attenzione che ha appreso in famiglia.

Marcello e Marta, invece, vogliono a tutti i costi apparire concordi, celando al mondo le proprie differenti vedute e costringendosi a uniformare scelte e sentimenti, senza riguardo per le posizioni individuali.

Questa sintonia solo apparente si regge sulla finzione e sulla rinuncia all’unicità di ciascuno, e occulta le differenze privando i bambini della possibilità di imparare il rispetto e l’accoglienza del pensiero individuale.

Nel tentativo di far valere il proprio punto di vista, Marta e Marcello litigano spesso, perdendo l’occasione di conoscersi e di accogliersi (integrando la poliedricità delle loro scelte e restituendo il giusto valore alla diversità) e privano i bambini dell’opportunità di sperimentare modi diversi nell’affrontare i problemi, negando loro la sincerità indispensabile all’amore e al vivere insieme.

Mostrare ai propri figli la differenza di vedute che caratterizza il rapporto tra i genitori significa permettere un dialogo franco e sincero ed è il presupposto della lealtà, del rispetto e del volersi bene.

Carla Sale Musio

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