CIBI METADONE

La dipendenza dal cibo è una delle tossicodipendenze più insidiose e più difficili da vincere.

Il nostro bisogno di mangiare, infatti, è solo apparentemente giustificato dalla necessità di tenerci in vita.

È risaputo che nei paesi occidentali si muore soprattutto di obesità, eppure l’idea che saltare anche un solo pasto possa portarci rapidamente all’inedia giustifica e abilita la compulsione a ingurgitare sempre maggiori quantità di alimenti senza doversi chiedere quanto sia necessario e salutare tutto questo. 

Più che indicare il bisogno di nutrimento quella che comunemente chiamiamo fame è il segnale di una crisi di astinenza in atto e i suoi cosiddetti morsi sono di solito spasmi nervosi, cioè spie grazie alle quali l’organismo segnala la mancanza delle sostanze tossiche da cui è dipendente.

Proprio come ogni altra droga, quando si tenta la via della disintossicazione, la tossicodipendenza alimentare genera un corollario di sintomi fisici, mentali ed emotivi talmente ampio da far naufragare ogni determinazione.

Basta soltanto parlare di limitare le quantità di cibo per sentire immediatamente il desiderio di mettere qualcosa in bocca.

Sembra che anche solo pensare alla dieta possa creare nel corpo uno stato di allarme e di ansia!

Tendiamo perciò a evitare accuratamente l’argomento riducendolo a una lista di buoni propositi sempre posposti nel tempo.

La pubblicità e i mass media ci bombardano ogni giorno di sollecitazioni nuove per stuzzicare l’appetito e incrementare i guadagni delle industrie alimentari mentre contemporaneamente incentivano una moda anoressica fatta di ragazze diafane, emaciate e filiformi a cui diventa impossibile conformarsi senza praticare il digiuno.

Nasce così un conflitto tra i peccati di gola e il bisogno di emulare l’immagine delle modelle esili e patinate proposte dagli stilisti.

Un conflitto che spinge inevitabilmente a riempirsi ulteriormente di cibo (nel tentativo di dimenticare, almeno per un poco, il disagio della propria diversa conformazione fisica annegando l’inadeguatezza nel piacere della buona tavola e della compagnia) e che finisce per ingigantire la dipendenza alimentare, in un circolo vizioso senza fine.

“Se mangio ingrasso.

Se ingrasso mi vedo brutta/o.

Più mi vedo brutta/o più sento il bisogno di drogarmi col cibo per sfuggire alla sgradevole sensazione di non andare bene con i miei chili di troppo.

Ma più mangio, più ingrasso.

Più ingrasso più mi vedo brutta/o.”

Eccetera…

Allora provo a mettermi a dieta.

E qui si scatena la peggiore delle frustrazioni perché, dopo aver cercato di limitare il cibo soffrendo terribili crisi di astinenza e magari aver raggiunto l’agognato peso forma, l’organismo, esasperato dall’astensione forzata che gli è stata imposta, si impegna subito ad accumulare ancora più grasso di prima (per tutelarsi da eventuali carenze future) col risultato di rendere sempre più difficile il dimagrimento, sempre più grande l’insoddisfazione e sempre più vorace la fame nervosa.

Dopo qualche tentativo la sola parola dieta finisce per scatenare una voglia di mangiare esagerata e compulsiva.

Perciò, terminate le restrizioni e concluso il periodo necessario a dimagrire, il peso perso con tanta fatica si riacquista in men che non si dica!

Insomma, smettere di drogarsi con l’alimentazione è quasi sempre un’impresa impossibile, irta di difficoltà fisiche, psichiche e sociali.  

L’alimentazione tocca corde segrete e delicate in ciascuno di noi.

Il cibo più che essere una necessità è un momento di intenso piacere, un rituale intimo, rilassante e privato che ognuno celebra a modo suo e che difficilmente si riesce a cambiare senza tenere conto della dipendenza fisica e psicologica che scatena.

Nel mio percorso professionale e nella vita privata ho lavorato molto sulla necessità di superare le dipendenze alimentari.

Il bisogno compulsivo di mangiare da soli o in compagnia mi è sempre apparso un serio problema diffuso dappertutto, ignorato nella sua gravità ma condiviso e giustificato da innumerevoli occasioni sociali, proprio per evitare di prendere atto della sua reale portata e della sua drammaticità.

I pochi coraggiosi che nonostante tutto cercano di cambiare il proprio stile alimentare modificando le abitudini a vantaggio di menù più ecologici e salutari incontrano spesso l’ironia del mondo e sono costretti a fare i conti con la sensazione di stupidità, di inutilità e di emarginazione che di solito accompagna la diversità.

Socialmente esiste una sorta di nonnismo alimentare che porta a deridere, insultare, maltrattare ed emarginare quanti non si conformano alle scelte nutrizionali più diffuse.

Sono convinta che il sadismo con cui tante persone ridicolizzano la scelta vegana dipenda dalla profonda consapevolezza della tossicodipendenza determinata dal cibo e che la rinuncia a sostanze stimolanti, come la carne, il latte o le uova, evidenzi negli onnivori l’incapacità di liberarsene.

Prova ne sia il fatto che davanti alle intolleranze alimentari (oggi tanto diffuse) quasi tutti, invece, si mostrano dispiaciuti e comprensivi, partecipi della disgrazia toccata in sorte a chi non può più abusare di piatti tossici.

Insomma, scegliere di liberarsi dal bisogno compulsivo di mangiare per seguire una via alimentare più etica, per dimagrire, per evitare alcune patologie fisiche o semplicemente per sentirsi meglio è un percorso in salita pieno di difficoltà e di ricadute che è necessario imparare a considerare e ad affrontare per ottenere dei risultati soddisfacenti.

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NUOVI MENÙ E METADONE ALIMENTARE

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Uno strumento utile per superare le crisi di astinenza e avanzare di qualche passo lungo la strada della libertà sono i cibi metadone.

I cibi metadone sono alimenti simili, negli effetti o nel gusto, ai cibi da cui si è dipendenti ma meno tossici e perciò meno dannosi.

Si usano nella transizione da uno stile alimentare a un altro e servono per rendere meno traumatico e più piacevole il passaggio.

I cibi metadone aiutano ad affrontare le crisi di astinenza durante la disintossicazione e riducono la sofferenza fisica ed emotiva perché gratificano i bisogni psicologici sottesi dall’atto di mangiare, permettendo di costruire un rituale alimentare nuovo, più adeguato e meno patologico.

I cibi metadone, però, sono sempre estremamente soggettivi e possono variare nel tempo.

Ognuno deve scoprire da sé la propria formula creativa ed efficacemente sostituiva perché l’atto di mangiare soddisfa bisogni intensi e diversissimi, ed è indispensabile individuare il sapore, la consistenza o la forma in grado di supplire egregiamente un alimento tossico, gratificando il gusto, il senso di sazietà e i ricordi.

Si deve selezionare una propria combinazione personale, un mix di sensazioni fisiche ed emotive che dovranno essere stimolate dagli alimenti nuovi e diventare quel metadone che permette di superare senza troppa sofferenza il passaggio da uno stile alimentare a un altro.

Se adoro la cioccolata, ad esempio, ma per qualche ragione decido di non mangiarla, posso cominciare a sostituirla con qualcosa che le somiglia molto nell’aspetto e nel gusto pur non avendo gli stessi ingredienti. Per qualcuno potrebbe essere la crema di carrube, per qualcun altro un budino al caramello, per un altro ancora la marmellata di castagne… non c’è una ricetta ma un bisogno di ascoltarsi e di sperimentare.

Una scelta strategica e mirata di cibi metadone consente di ridurre moltissimo la fame nervosa e lascia all’organismo il tempo di abituarsi alla disintossicazione, riducendo l’astinenza da una determinata sostanza.

Individuare i propri cibi metadone e costruire un programma efficace di sostituzioni è il primo passo per il raggiungimento della libertà alimentare.

Consente di non delegare ad altri la responsabilità della propria vita e permette di gestire in prima persona il bisogno di nutrimento, non solo alimentare ma emotivo, creativo e spirituale.

 Carla Sale Musio

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