Gen 04 2014

VITTIMA O CARNEFICE?

Published by at 13:41 under Psicologia,Psicoterapia

Fabrizia non sa come fare.

Si è innamorata di un altro uomo e ormai da diversi mesi cerca inutilmente di separarsi da suo compagno, Raffaele.

Appena ha capito che l’amore tra loro era finito Fabrizia gli ha raccontato ogni cosa con sincerità e insieme hanno deciso di chiudere la loro relazione.

Subito dopo, però, Raffaele ha cominciato a piangere, a minacciare il suicidio, a supplicarla di non lasciarlo perché lui non può vivere senza di lei, a descrivere la desolazione in cui sprofonderà nell’istante in cui Fabrizia si allontanerà da lui… e adesso lei si sente una vile.

Con che cuore può abbandonare l’uomo che è stato al suo fianco con tanta devozione e per tanto tempo?

Come potrebbe andarsene sapendo che lui desidera soltanto farla finita per non soffrire più la sua mancanza?

Da allora prende tempo, divorata dai sensi di colpa, sperando che accondiscendere ancora per un po’ a quelle suppliche possa servire a convincerlo che non è più possibile vivere insieme.

Raffaele da allora l’accontenta in tutto: è gentile, accondiscendente, devoto e pronto a fare qualunque sacrifico pur di non perdere il suo status di “compagno ufficiale di Fabrizia”.

È disposto anche a chiudere un occhio su qualche scappatella, basta che avvenga senza clamore e con discrezione, e preferisce rinunciare all’orgoglio pur di non sopportare l’umiliazione pubblica di essere lasciato per un altro uomo.

*  *  *

Simone ama Nicoletta e insieme condividono momenti di grande complicità e tenerezza.

La loro è sempre stata una relazione clandestina fatta di momenti rubati al ritmo frenetico e impegnativo della vita familiare di Simone e al lavoro in ospedale che entrambi svolgono con grande dedizione.

Tuttavia, dopo un anno di appuntamenti segreti, Simone non riesce più a censurare la verità del suo cuore.

Così, afferra il coraggio a due mani e racconta ogni cosa a sua moglie, Gabriella, nel tentativo di trovare con lei un modo di affrontare il cambiamento senza creare traumi.

Da tempo Gabriella è consapevole della freddezza sessuale che affligge la loro intimità, sono ormai anni che dormono in camere separate e condividono insieme soltanto l’amore per i loro figli.

Ma, dopo aver analizzato con Simone l’inevitabilità di una separazione (ufficializzata e condivisa anche con il resto della famiglia) Gabriella si trasforma di colpo in una moglie perfetta.

Ogni giorno gli fa trovare un fiore, è sempre disponibile a sbrigare le interminabili faccende di casa, accompagna i figli dappertutto (a scuola, dagli amici, in palestra, alle partite, al catechismo e al doposcuola).

E, nei giorni di festa, con un enorme sorriso stampato sulle labbra, accoglie i parenti e gli amici con pranzi e cene prelibate servite come in un ristorante di lusso.

Gabriella non perde occasione per coccolare Simone con mille premure e sembra essersi completamente dimenticata delle rivelazioni in merito alla sua relazione con Nicoletta e alla decisione di mettere ordine nel loro matrimonio bianco.

Agli occhi di tutti Gabriella appare la donna ideale, capace di prendersi cura della famiglia con pazienza e con amore.

“Beato te, Simone!” esclamano gli amici, invidiando la devozione e le attenzioni che Gabriella gli riserva ogni giorno “Hai davvero tutto quello che si può desiderare in una donna!”

*  *  *

Elena si è innamorata del suo vicino di casa, Riccardo.

Pensa a lui ogni momento e quando lo incontra sente il cuore battere a mille.

Ha cercato di evitarlo, di non pensarci e di distrarsi lavorando con maggiore impegno e concentrazione, ma è stato inutile!

Le basta solo udire il timbro della sua voce per sobbalzare e perdersi in un mare di fantasie.

Analizzando se stessa, però, ha capito che quell’amore fantasticato, censurato e impossibile è il segnale che stava aspettando.

Da tempo, infatti, il suo matrimonio è diventato un susseguirsi d’impegni e doveri senza l’energia corroborante della complicità.

È per questo che, armata di coraggio e di sincerità, decide di affrontare il discorso con suo marito, Franco.

Elena è a conoscenza della relazione che da molti anni lega Franco a un’altra donna.

In passato ha pensato che il tradimento fosse la conseguenza del loro amore troppo tiepido.

Tuttavia, sentendo che per lei non era ancora arrivato il momento di scrivere la parola “fine”, aspettava fosse lui a rivelarle spontaneamente la verità.

Oggi, invece, è risoluta a non tergiversare più e affronta l’argomento con Franco, pronta a trovare una soluzione che permetta a ciascuno di vivere i propri sentimenti alla luce del sole.

Franco, però, non accetta l’idea di separarsi da lei e, imprevedibilmente, le dimostra un attaccamento appassionato, dichiarandosi disposto a fare qualunque cosa pur di non perderla e trasformandosi nell’amante, nell’amico, nel confidente e nel complice che Elena ha sempre desiderato e mai trovato in tanti anni di vita insieme.

Ora Elena non sa più che cosa fare.

È vero, il suo cuore batte per un altro…

Ma come può separarsi da suo marito senz’altro motivo che un sogno, coltivato da sola?

Con che coraggio distruggerà il matrimonio proprio adesso che, improvvisamente, è diventato perfetto?

Elena si sente un’egoista.

E, mentre cerca inutilmente di estirpare dai suoi pensieri la tenerezza che prova per Riccardo, si chiede quanto sia giusto rinunciare al cuore per vivere accanto a un uomo perfetto che sente di non amare più.

Non ascoltare i suoi sentimenti la fa sentire in trappola e poco sincera.

Interpretare la parte della cattiva agli occhi del mondo e percorrere la sua strada nonostante il giudizio negativo della gente, le fa paura.

“Che frivola e superficiale! Lasciare un uomo così buono e bravo per correre dietro alle sue fantasie!” borbottano incessantemente le malelingue nella sua testa.

Allora si chiude nel mutismo e prende tempo.

Un giorno dopo l’altro.

*  *  *

Tra Fabrizia e Raffaele, Simone e Gabriella, Elena e Franco, si è innescata una pericolosa guerra psicologica, una competizione sotterranea e indicibile per conquistarsi il titolo di vittima ed evitare la dolorosa ammissione delle proprie responsabilità nella chiusura di una relazione che non funziona più.

Nessuno di loro riesce ad accettare di essere, oltre alla vittima, anche il carnefice della propria storia d’amore.

Così, mentre cercano di rubarsi il copione l’un l’altro spargono in giro i semi del ricatto affettivo, intrappolando se stessi e il partner in una prigione dalle sbarre invisibili.

Ma ogni vittima deve avere un carnefice e, nel disperato tentativo di delegare le mancanze all’esterno di sé, ognuno (pur di sottrarsi alla colpa) si ritrova incatenato a un copione perdente.

Fabrizia sfugge il  suo cambiamento emotivo e il coinvolgimento con un altro uomo accondiscendendo passivamente alle richieste di Raffaele.

Raffaele evita di mettersi in gioco e di affrontare la sua solitudine colpevolizzando Fabrizia e indossando i panni della vittima.

“È lei il mostro che vuole lasciarmi dopo tutti i sacrifici che ho fatto per amore suo!” afferma arrabbiato e ferito.

“… ma lui potrebbe morire se solo smettessi di stargli vicino!” dichiara lei, schiacciata dalla presunzione di essere l’unica al mondo in grado di tenerlo in vita (e perciò vittima di una forzata convivenza).

Franco e Gabriella evitano il cambiamento trasformandosi nel marito e nella moglie perfetti, vittime dei capricci di un partner libertino e impossibile.

“Guardate mio marito (o mia moglie) quanto è cattivo! Guardate quanto si approfitta di me, come mi sfrutta e mi maltratta ingiustamente!” sembrano dire al mondo con i loro comportamenti irreprensibili e abnegati.

Elena e Simone, inchiodati al ruolo di peccatori egoisti e senza sentimenti, cercano di evitare il biasimo incatenandosi a un matrimonio che interiormente non sentono più.

Ognuno di loro combatte una battaglia con se stesso per eludere il verdetto negativo della gente e assicurarsi approvazione, stima, assoluzione e perdono.

Ma dietro ai giochi di ruolo, alle maschere e al desiderio di ricevere conferme dagli altri si annida la paura del cambiamento e il tentativo infantile di evitare la propria crescita emotiva.

La fine di una storia d’amore implica sempre una dolorosa revisione dei comportamenti che hanno determinato la conclusione del rapporto.

La bilancia delle responsabilità non pende mai da una parte soltanto, entrambi i partner contribuiscono (in modo consapevole o inconsapevole) ad annacquare la passione e la complicità dell’innamoramento fino a trasformare l’amore tra loro in un sentimento soltanto fraterno.

La capacità di amare e di mettersi in gioco, però, cresce con l’esperienza e fuggire dalle difficoltà emotive, nascondendosi dietro una maschera di tolleranza e di bontà, porta a ripetere gli stessi comportamenti e a rivivere le medesime situazioni,  come in un film in cui, nonostante cambino gli attori, la trama rimane identica.

Soltanto la capacità di sopportare la propria crudeltà senza sfuggirla può sciogliere i nodi nascosti nel mondo interiore, liberando l’energia distorta della paura e dispiegando nella vita tutto il suo potenziale creativo e affettivo.

Indossare le vesti del cattivo non ci piace.

Preferiremmo sentirci sempre buoni, amabili e giusti.

Il bisogno di crescere, però, si scontra con la delusione e il tradimento delle aspettative che altri hanno riposto su di noi.

Infrangere le loro attese può farci sentire sbagliati, egoisti e crudeli.

In quei momenti, per evitare il ruolo doloroso del carnefice, non esitiamo a indossare i panni della vittima, recitando un copione melenso che ci porta a odiare interiormente proprio chi con quei comportamenti vorremmo invece convincere della nostra bontà.

Si formano così delle trappole psicologiche, circoli viziosi che nascondono i veri sentimenti dietro la maschera di un falso sé e impediscono la crescita, facendoci sentire profondamente sbagliati e rafforzando ulteriormente i comportamenti di copertura.

La maturità porta con sé anche la capacità di deludere le persone che abbiamo intorno e di affrontare con autenticità i nostri cambiamenti.

Tradire le aspettative degli altri rivelando la propria verità interiore può essere un momento doloroso e irto di difficoltà.

Durante tutto il corso della vita la crescita ci sprona inesorabilmente verso la trasformazione.

Bloccarne il percorso e l’energia è la matrice dell’ipocrisia che affligge la nostra società.

Il bisogno infantile di protezione e di sicurezza ci spinge a tenere in piedi comportamenti ormai superati, nel tentativo di evitare l’angoscia della solitudine e dell’ignoto.

Tuttavia, il coraggio di andare incontro alla paura e all’inesperienza (che accompagnano inevitabilmente i cambiamenti) è il segnale evidente della maturità e della capacità di amare.

Rimanere fedeli a se stessi nonostante i giudizi del mondo è il più grande atto di autonomia e di libertà che un individuo possa compiere.

Carla Sale Musio

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