Si dice che l’arte sia la conseguenza di un’irrinunciabile ispirazione.

Di colpo, la personalità è rapita, magnetizzata e posseduta da un incoercibile impulso a creare!

Nessun bisogno esterno può competere con questa possessione interiore che spinge i creativi a realizzare l’opera del loro ingegno immergendosi anima e corpo nella creazione, senza che niente possa distrarli.

In quei momenti non ci si ricorda più di avere un’identità, una fisicità, dei pensieri e delle cose da fare… tutto scompare davanti alla necessità di far emergere dal nulla qualcosa che prima non c’era e dopo è lì, finalmente sotto gli occhi di tutti.

Il processo creativo ci trasporta dentro un diverso codice di conoscenza.

Un codice basato sulla sintesi e non sull’analisi, sull’essere e non sul riflettere.

Per potersi abbandonare all’ispirazione è necessario lasciarsi andare a quel fervore che cresce dentro monopolizzando l’attenzione, e permettere alla parte destra del cervello di attivarsi, mentre la sinistra cede la sua abituale supremazia mettendosi in stand by.

In quel momento tutte le peculiarità dell’emisfero destro si mettono in azione (sintesi, emotività, colore, ritmo, totalità, passione…) e la sua percezione del mondo fa sì che l’istintualità esprima finalmente il proprio sentire.

Quando si crea qualcosa, non è importante analizzare, misurare, quantificare, classificare… queste operazioni appartengono alla logica, non all’arte.

Durante l’attività creativa: si diventa ciò che si fa.

Si conosce per immedesimazione.

Si sperimenta la totalità e si perdono i confini.

L’empatia amplifica se stessa fino all’acme.

E l’anima emerge in tutta la sua divinità.

Creare ci trascina dentro una corrente energetica che è la stessa dell’amore, consentendoci di dare forma a un’estetica del cuore.

Non c’è bisogno di parole e non ci sono regole, durante l’ispirazione creativa usciamo dal tempo e sperimentiamo l’infinito, con la sua totale assenza di limiti.

In quei momenti il corpo può raggiungere prestazioni superiori a quelle che normalmente gli attribuiamo e ciò che riteniamo impossibile, di colpo, diventa possibile.

Le personalità creative accedono spontaneamente a questo processo e lo sperimentano spesso.

Per loro la creatività è un modo di essere che affianca la logica, ampliandola e arricchendola di contenuti intimi, magici, spirituali.

Nel tempo in cui si è posseduti dall’ispirazione creativa, è quasi impossibile comunicare e interagire con gli altri, perché la creatività non utilizza un codice lineare ma un sentire profondo che si esprime e si relaziona diventando ciò con cui entra in contatto.

Quando si è alle prese con una comunione di questo tipo, cioè con la realizzazione di un progetto creativo, non è possibile occuparsi di nient’altro.

La personalità è totalmente assorbita in ciò che sta facendo e tutto il resto scompare dalla percezione.

Come quando si fa l’amore.

Se un creativo è all’opera… non gli si può parlare, non si deve interrompere e bisogna lasciarlo stare finché la possessione non esaurisce il suo corso.

Solo allora la personalità riprende il contatto con le modalità lineari della conoscenza, ricordandosi chi è, cosa fa, come si chiama, eccetera…

Interrompere il processo creativo è come interrompere un orgasmo.

Provoca un grande malessere e un senso di frustrazione e dolore.

Il contatto con l’anima ha bisogno di essere accolto e ascoltato fino in fondo perché permette di unire il mondo spirituale a quello materiale e di lasciar fluire la divinità nella realtà.

L’energia della creatività, come quella dell’amore, scorre senza tregua e bisogna imparare a cavalcarla senza esserne travolti.

Questo percorso fa parte della missione che ognuno di noi ha scelto venendo al mondo.

E ci aiuta a ritrovare il senso della vita.

Al termine di un atto creativo spesso ci si sente svuotati, come se avessimo ballato per una notte intera.

Proprio perché la capacità di cavalcare l’onda della creazione, catalizza le forze e richiede un grande impegno emotivo che monopolizza tutte le risorse fino al termine del processo. 

In seguito, una volta ritornati allo stato abituale della conoscenza, potrà avere inizio il dialogo con l’opera d’arte.

Un discorso muto in cui l’artista, contemplando il risultato del proprio lavoro, permette all’opera di srotolare nel tempo tutto il suo messaggio.

È in questo modo che il sacro ispira la creazione, che lo spirito si fa carne, che l’arte annuncia la parola della divinità.

Creare è un po’ come pregare.

Significa entrare in contatto con ciò che di più alto e puro esiste dentro di noi.

Naturalmente ispirazione e creatività non appartengono soltanto alle arti riconosciute: pittura, scultura, poesia, musica, danza, scrittura, teatro.

È arte allattare il proprio bambino, è arte camminare consapevolmente, è arte mettere la propria passione in ciò che si fa, è arte guardare la vita con gli occhi dell’anima, è arte tutto quello che facciamo immersi nello stato creativo, spinti da un’illuminazione che trascende la materialità e la arricchisce di contenuto.

Bloccare questa naturale espressione dell’anima, fa ammalare ed è l’origine di tante sofferenze psicologiche.

Normalizzarsi, cercare di essere come tutti gli altri, conformarsi a comportamenti prestabiliti, significa arrestare il fluire naturale della dimensione interiore, impedire alla realtà spirituale di manifestarsi nella vita, ostacolare il processo creativo senza permettere alla propria unicità di prendere forma.

Non si può bloccare la creatività senza pagarne a caro prezzo le conseguenze

L’estasi creativa è una passione inarrestabile e potente durante la quale avviene un incontro con la propria parte divina e si aprono le porte del mondo spirituale.

L’ispirazione è la stella che guida i nostri passi nella vita, aiutandoci a ricordare che ognuno di noi è Dio.

Carla Sale Musio

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