Io non sono normale: SO STARE DA SOLO

Un tempo c’erano gli scapoli e le zitelle.

Gli scapoli spesso… erano d’oro.

Le zitelle invece… erano acide.

Gli scapoli erano misteriosi e affascinanti.

Le zitelle erano brutte e un po’ sfigate.

Oggi ci sono i single.

E per fortuna sono unisex!

Ma l’evoluzione dello scapolo e della zitella mantiene comunque un alone di sfiga, come se il fatto di non essere in coppia segnalasse un fallimento.

“Insomma, se uno è single, qualcosa dev’essere andato storto!”

Così in molti sfuggono la singletudine e preferiscono tenere i piedi ben piantati dentro a qualche storia sentimentale.

Anche quando la storia in questione non funziona più, perché la passione è finita da un pezzo (o forse non c’è mai stata).

Il chiodo scaccia chiodo, rimane ancora oggi il metodo più in voga per liberarsi dai legami diventati obsoleti.

E in tanti preferiscono trascinarsi dentro relazioni ormai finite, rimandando la separazione a quando un nuovo amore si profilerà all’orizzonte.

Perché, fino a quel miracoloso momento, la vita di coppia, anche se tormentata e priva di entusiasmo, è considerata preferibile a una convivenza… con se stessi.

Chiudere una relazione e permettersi di stare da soli è una scelta per pochi indomiti spiriti liberi.

“Probabilmente asociali, allergici ai legami e incapaci di condividersi!”

Questo il giudizio che, come una condanna, pesa su chi, dopo aver concluso un rapporto preferisce evitare di buttarsi subito a capofitto dentro un altro.

“Non arrenderti!!! Vedrai che troverai un partner migliore!!”

L’incoraggiamento non tarda ad arrivare nei commenti di parenti, amici e conoscenti.

La capacità di stare soli, purtroppo, è ancora una prerogativa di pochi.

Quando usciti da una storia d’amore ci si ritrova single, di solito si preferisce sfuggire se stessi… in extremis anche solo fantasticando sul prossimo partner! Che, come un miraggio, calmerà l’arsura affettiva e porterà nuova linfa alla vita.

Ma demandare a un mitico principe azzurro, o principessa azzurra, la rivitalizzazione del nostro entusiasmo esistenziale significa rinunciare all’indipendenza e lasciare che qualcun altro la gestisca per noi.

Certo, delegare le responsabilità è un modo molto diffuso per sentirsi sempre nel giusto e dalla parte dei buoni!

Questo meccanismo di fuga dal disappunto dei propri casini e dal dolore dei fallimenti, però, ha un costo psicologico molto alto.

Infatti, blocca la crescita interiore e impedisce l’evolversi di una sana autostima.

Significa sfuggire alla vita, impedendosi di fare un bilancio delle proprie scelte e dei risultati ottenuti.

L’autostima nasce dalla capacità di imparare dai propri errori e di tollerarne le conseguenze.

Quando sfuggiamo noi stessi, rifugiandoci nella speranza di un colpo di fulmine miracoloso e rivitalizzante, paradossalmente corriamo a grandi falcate verso un altro fallimento.

Perché, senza una sana revisione e una messa a punto dei comportamenti, il nostro inconscio ci guiderà nuovamente in una situazione analoga alla precedente e perciò destinata anch’essa a fallire.

La fine di un rapporto ci lascia sempre svuotati e soli, sommersi da un senso di delusione e di inutilità delle nostre scelte e della vita.

Il vissuto di fallimento accompagna inevitabilmente tutte le separazioni.

Saperlo attraversare vuol dire costruire il cambiamento, permettersi di incontrare le proprie difficoltà, accogliere anche quelle parti di sé poco edificanti, infantili, inadeguate… e imparare una verità più grande su se stessi e sugli altri.

Sopportare quel senso di sconfitta, senza cercare di evitarlo a tutti i costi, conduce verso una nuova maturità più consapevole, più onesta e più attenta ai nostri bisogni personali, e perciò anche a quelli di chi amiamo.

Ci fa diventare delle persone migliori.

Percorrere da soli il cammino necessario a incontrare anche le parti di noi che non ci piacciono è una prova che solamente pochi riescono ad affrontare.

La maggior parte delle persone preferisce sfuggire l’analisi e l’ascolto di sé, proiettando su un nuovo amore la soluzione di tutti i problemi.

Le storie che nascono sulle macerie di altri rapporti sono destinate a un futuro complicato, difficile e incerto.

Non è mai chiaro, infatti, quanto siano servite da propulsione per superare vecchie difficoltà e quanto siano il frutto di una reale evoluzione interiore.

Saper stare da soli è il presupposto indispensabile per trasformare la separazione in un cambiamento in grado di condurci verso nuove possibilità.

Permette di innamorarsi… per amore!

E non per necessità.

Carla Sale Musio

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Ultimi commenti

One thought on “Io non sono normale: SO STARE DA SOLO

  1. Cara Carla, lei è riuscita con una sintesi efficace a rendere chiare cose che ho impiegato anni per comprendere.
    Dopo una sofferta separazione mi sono cercato un nuovo amore schiaccia chiodo senza preoccuparmi di elementi fondamentali del rapporto. E così facendo creavo una relazione vacillante con persone inadatte a me. Quando, con dolore, sono nuovamente restato solo ho capito che avrei dovuto metabolizzare tutto il mio passato e giungere a stare bene da solo. Ciò è durato due anni e mi è servito a creare in seguito una vera unione completa.
    Se avessi avuto la fortuna di conoscere il suo lavoro molti anni fa avrei sicuramente sofferto di meno! Grazie comunque per le sue parole chiarificatrici.

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