Gen 17 2013

CULTURE ANIMALI

Published by at 08:41 under Psicologia,Psicoterapia


Gli psicologi hanno verificato che l’egocentrismo, fisiologico fino ai tre anni di età, con la maturità deve cedere il posto alla socializzazione, cioè allo scambio, alla condivisione e al rispetto per gli altri.

Dopo i tre anni, infatti, la mancanza di socializzazione segnala una falla nello sviluppo dell’intelligenza e un’attenzione patologicamente centrata su se stessi.

Per essere intelligenti bisogna aver conquistato la capacità di considerare la presenza degli altri e di fraternizzare con loro.

Per fortuna gli psicologi non applicano le scale di intelligenza alla specie umana ma solo ai singoli individui… altrimenti saremmo costretti a constatare una grave deficienza intellettiva nella nostra specie!

La razza umana è ancora molto egocentrica e per questo, purtroppo, patologica.

Immersa nella propria presunzione e in un campanilistico autocompiacimento, ritiene di essere l’unica depositaria del sapere.

La sua arroganza è evidente nel definire “cultura” solo ciò che rientra dentro i parametri stabiliti dall’uomo stesso.

Non ci fermiamo mai a considerare che al mondo esistono anche altri saperi differenti dal nostro.

Gli esseri umani vengono educati fin da piccoli alla sopraffazione e alla violenza sulle altre specie.

Perciò, crescendo, ci comportiamo come se per noi fosse un diritto usare qualunque altro essere vivente a nostro piacimento.

La nostra civiltà, malata di razzismo e prepotenza, non ci insegna il rispetto per la vita, ci spinge, invece, a sfruttare l’indole disponibile delle altre specie.

Consideriamo l’accondiscendenza di tante razze animali non come un aspetto della cooperazione ma come una mancanza d’intelligenza e, dopo aver bollato la tolleranza con l’etichetta di stupidità, ci sentiamo autorizzati a compiere ogni tipo di maltrattamento su chi, per carattere o per scelta, non opponga troppa resistenza.

Macellare, uccidere, cacciare, vivisezionare, sfruttare, abusare… sono per noi attività lecite, quando vengono compiute sulle specie diverse dalla nostra.

Poco importa se le altre razze soffrono, amano, s’innamorano, hanno paura, gridano e provano dolore, proprio come noi.

Una cappa d’indifferenza e di cinismo giustifica i nostri crimini quotidiani e ci permette di sentirci migliori, nonostante le torture e i soprusi che infliggiamo.

Siamo convinti che l’intelligenza stia nella capacità di sopraffare e non, invece, nell’accoglienza e nel rispetto per gli altri e per la vita.

La convivenza pacifica non è considerata dall’uomo una capacità o un valore delle altre specie, né tantomeno l’aspetto di una cultura differente.

Perciò abusiamo di chiunque impunemente, convinti di essere più intelligenti e superiori proprio per questo.

Non ci sfiora nemmeno il pensiero che gli animali possiedano una cultura.

L’unica cultura che riconosciamo è la nostra, cioè quella del predominio e della legge del più forte.

Viviamo immersi nell’indifferenza e in nome del nostro piacere consideriamo giustificato l’abuso e lo sfruttamento di qualsiasi vita.

Quando la sopravvivenza diventa impossibile, molte specie animali ritengono preferibile estinguersi piuttosto che distruggere l’habitat nel quale poi dovrebbero vivere.

Ma ai nostri occhi questo diverso punto di vista sull’esistenza appare privo d’intelligenza e perciò non lo consideriamo il presupposto di un’altra cultura ma solo il segno di una genetica idiozia.

Abbiamo costruito un sapere incapace di comprendere la diversità.

E tutto ciò che non è omologabile ai parametri del nostro arbitrio lo ignoriamo come inesistente.

 

Ma cosa significa la parola cultura?

 

Il termine “cultura” indica il bagaglio delle conoscenze di un popolo.

Tutte le culture possiedono un insieme di saperi che si tramandano da una generazione all’altra.

In culture diverse da quella umana, però, la trasmissione delle informazioni non utilizza il linguaggio parlato o la forma scritta.

Questo certamente le rende insolite ai nostri occhi.

Ma non inesistenti.

La loro diversità è una ricchezza che dovremmo considerare e valorizzare, piuttosto che ignorare.

Modi diversi di trasmissione delle conoscenze dovrebbero essere per noi uno spunto di riflessione e di apprendimento, non l’autorizzazione alla violenza.

Invece ci sentiamo in diritto di affermare che non esiste alcun “sapere” al di fuori del nostro.

Forti del fatto che le altre razze, non usando codici scritti, non possiedono niente a testimonianza della loro cultura.

In questo modo cadiamo dentro un patologico antropocentrismo.

E diventiamo vittime di una presuntuosa autoreferenzialità.

Poiché noi tramandiamo la cultura in forma scritta, riteniamo inesistenti tutte le culture che utilizzano canali di comunicazione differenti.

Gli animali:

  • possiedono un linguaggio telepatico (che l’essere umano non sa più utilizzare e che non è in grado di comprendere)

  • trasmettono i loro valori geneticamente ed emotivamente

  • leggono i campi energetici in cui sono immerse le cose e le persone

  • comunicano tra loro utilizzando la sensitività ( I poteri straordinari degli animali di R. Sheldrake; Parliamo con il cavallo di H. Blake)

Dal punto di vista etico, la loro cultura è più sviluppata della nostra perché tiene conto dell’esistenza delle altre specie e si muove nel rispetto, senza depredare il pianeta.

Nel mondo animale non esistono l’allevamento e lo sfruttamento di una razza a vantaggio di un’altra.

Sono soltanto gli esseri umani a prevaricare e abusare la Terra, distruggendo le risorse di tutti e approfittando, stupidamente e crudelmente, della tolleranza degli altri esseri viventi.

Ciò che la nostra razza non capisce, affetta da un pericoloso senso di onnipotenza, è che le specie diverse dalla nostra preferiscono rinunciare a se stesse piuttosto che agire l’abuso e il massacro del pianeta.

Questa scelta di olocausto rende le culture animali eticamente e spiritualmente più evolute della nostra.

Tra loro non esistono gli allevamenti, i macelli, i circhi, gli zoo, la sperimentazione e la vivisezione.

Esistono, invece, una tolleranza, una convivenza e un’accettazione della vita, del dolore e della morte, che per gli uomini sono impensabili.

Avremmo molto da imparare da queste scelte diverse dalla nostra ma, per riuscire a coglierne la saggezza, dobbiamo prima crescere psicologicamente, sviluppare la nostra intelligenza emotiva e liberarci dall’onnipotenza e dall’egocentrismo che bloccano l’evoluzione dentro un patologico antropocentrismo.

Tante culture animali sono patrimoni di conoscenze pacifiste.

Ci mostrano saperi che hanno a cuore la vita e che rifuggono la distruzione dell’ecosistema, anche a costo di estinguersi.

Offrirsi in sacrificio per il genere umano ha reso un uomo il simbolo indiscusso della saggezza e della pace.

Ma questo succedeva più di duemila anni fa.

Non fa scalpore, invece, chi muore oggi per una scelta analoga.

Esseri di specie diverse da sempre immolano se stessi per l’umanità, senza clamori e senza alcuna croce.

Carla Sale Musio

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