SEPARARSI PER INCONTRARSI

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La separazione è un momento determinante nella crescita di una coppia.

Infatti, la capacità di amare passa anche attraverso l’accettazione di un distacco definitivo.

Quando un’unione finisce entrambi i partner devono prendere in mano le redini della propria vita riconsiderando l’autonomia individuale e assumendosi la responsabilità delle scelte compiute.

Dover centrare solo su di se l’interpretazione degli eventi ridisegna i confini di ciascuno e consente di trovare equilibri nuovi.

Capita spesso che la distanza fisica favorisca l’incontro delle anime e permetta di costruire una comunicazione diversa, meno possessiva e più realistica, comprensiva dei limiti e delle incapacità e perciò rispettosa della personalità reale di entrambi.

Durante l’innamoramento, infatti, un pericoloso meccanismo di idealizzazione spinge a esaltare le qualità della persona amata creando aspettative illusorie e magiche.

Il grande coinvolgimento emozionale incoraggia a credere che le ferite vissute durante l’infanzia possano essere miracolosamente sanate dall’amore puro e meraviglioso del partner.

Sotto la spinta della passione ognuno cerca di dare all’altro il meglio di sé nel tentativo di essere davvero la persona giusta, unica e speciale.

E questo conferma la fantasia di una possibile risoluzione delle mancanze sofferte in passato.

Tuttavia, nella realtà nessuno può risolvere per noi le problematiche rimaste insolute durante l’infanzia.

Non esiste un risarcimento danni in grado di colmare le lacune affettive che abbiamo vissuto da bambini e di soddisfare la fame d’amore che i nostri famigliari non hanno saputo appagare.

Ognuno deve trovare in se stesso la capacità di amarsi e di sanare le ferite vissute durante la crescita.

L’idealizzazione crea tante aspettative impossibili e nel tempo trasforma le illusioni in pretese.

La conoscenza reciproca conduce inevitabilmente alla scoperta che lui (o lei) non può essere il principe (o la principessa) venuto a liberarci dall’incantesimo delle nostre ferite infantili.

Ma, per non soffrire un altro fallimento, spesso neghiamo l’evidenza, continuando a pretendere dal partner le attenzioni che ci sono mancate da bambini e che non abbiamo ancora imparato a darci da soli.

In questo pericoloso gioco di attese e di proiezioni l’immagine idealizzata di un salvatore (che poi diventerà persecutore) deforma costantemente la percezione della relazione e il partner paga le colpe delle mancanze affettive diventando il bersaglio della nostra ira infantile.

È solo quando infine ci si separa, arresi davanti all’evidenza delle proprie illusioni, che tutte le idealizzazioni finalmente crollano, lasciando il posto a una più obiettiva e dolorosa accettazione dei numerosi difetti di ognuno.

Saper accogliere il vissuto di fallimento che accompagna la separazione è una delle prove più difficili della vita.

La maturità che ne consegue porta con sé una trasformazione nella personalità e un’importante riflessione sugli errori e le modalità affettive personali.

Per questo, a volte, dalla separazione può nascere una relazione nuova, più rispettosa delle differenze e dell’autonomia di ciascuno.

 

STORIE D’AMORE DIVERSAMENTE UNITO

 

L’ascolto interiore si perfeziona col tempo e con l’esperienza, spingendo a condividere i sentimenti in modi sempre più profondi.

L’amore non è normale.

È vero.

A volte la separazione è soltanto un momento di passaggio nel cammino di una coppia, uno spazio di riflessione e solitudine necessario per affrontare il cambiamento.

 

CLANDESTINITÀ

 

Quando Sonia decide di separarsi ha passato da poco la cinquantina e con Giovanni non ce la fa davvero più. La vita insieme è stata solamente un lungo inferno! Fatto di tradimenti, delusioni, bugie, silenzi… e tanta, tanta, tantissima fatica.

Durante i venticinque anni di matrimonio, Sonia ha sempre lavorato nella sua piccola azienda artigianale, ha cresciuto tre figli, ha mandato avanti la casa, ha organizzato feste, Natali e compleanni, cercando in tutti i modi di essere una moglie carina, elegante, curata, simpatica e accogliente per il padre dei suoi figli e per i loro amici.

Adesso, però, che i ragazzi sono grandi e non hanno più tanto bisogno di lei, sente che è arrivato il momento di pensare a se stessa.

Con dolore e con tanti rimpianti decide di intraprendere un cammino personale, fatto di nuove amicizie, nuove occupazioni, un nuovo appartamento tutto per se e un aiuto psicologico.

Nel corso dei cinque anni successivi alla separazione da Giovanni, Sonia ricomincia daccapo una vita da single.

S’iscrive a un corso di ballo, partecipa agli incontri di meditazione che si tengono nella libreria di un’amica, cura con attenzione la sua nuova casa, rendendola un luogo accogliente e confortevole dove riposarsi e rimarginare le ferite del passato e, una volta a settimana, affronta se stessa e la sua storia nelle sedute di psicoterapia.

I figli vanno spesso a trovarla e scoprono con lei un rapporto diverso, più sereno e finalmente libero dai continui litigi che avvelenavano i pranzi e le cene di un tempo.

È in questo clima, rilassato e vitale, che un giorno… per caso… Sonia incontra Giovanni a uno stage di tango.

Entrambi si scoprono cambiati.

Più calmi, più attenti, più capaci di ascoltare e di mettersi in discussione.

Incuriositi l’uno dall’altra ballano insieme al ritmo di una complicità diversa.

Entrambi sanno che nulla potrà mai tornare come prima.

Entrambi sono sorpresi dalla trasformazione che leggono in fondo agli occhi dell’altro.

Cinque anni che sembrano cinquemila.

Decidono di rivedersi ancora.

Da soli.

E scoprono uno stare insieme finalmente senza pretese e senza possesso.

Tra loro nasce una relazione clandestina.

Fatta d’incontri segreti, di confidenze mai rivelate e di una sessualità finalmente appagante.

Non possono far sapere a nessuno che si amano ancora.

Oggi con più passione e con più rispetto.

Troppo difficile spiegare che solamente nella separazione hanno capito com’è fatto l’amore.

I figli non approverebbero quegli incontri.

Gli amici neanche.

E forse la clandestinità protegge un segreto che è bello condividere.

 

EROTISMO

 

Marcella e Roberto sono una coppia storica. Stanno insieme da quando erano bambini. Sono cresciuti aiutandosi nelle difficoltà e festeggiando i successi, entrambi desiderosi di costruire tra loro un rapporto solido e sicuro.

Insieme sono un punto di riferimento per gli amici e per i familiari che ammirano la loro capacità di volersi bene e di condividersi nonostante i tanti casini che costellano la vita.

Perciò nessuno si aspetta che Marcella di punto in bianco decida di separarsi da Roberto.

“Ho bisogno di stare da sola.”

Dichiara lapidaria a chiunque le chieda spiegazioni.

Roberto ci mette molto tempo a realizzare il senso di quelle parole.

Infine si rassegna a fare le valige e a trasferirsi nella casa dei genitori.

Marcella invece cerca aiuto nella psicoterapia.

Non capisco cosa mi succede. Da tempo non provo più nessuna attrazione per Roberto. Sembra che tutto il mio erotismo si manifesti quando non voglio! Ultimamente mi capita spesso di sentirmi coinvolta dagli sguardi di un collega. Non credo di essermi innamorata di lui, anzi! Lo considero un dongiovanni, seduttivo e inaffidabile, ma stargli vicino mi fa sentire le farfalle nello stomaco e un’ebbrezza che con Roberto non ho mai provato.”

Racconta preoccupata.

Sostenuta dalla psicologa Marcella affronta le sue sensazioni lasciandosi progressivamente coinvolgere in quel gioco complice, fatto di sguardi, di baci clandestini e di momenti colmi di eccitazione.

Il bisogno di giocare, di sedurre e di lasciarsi coinvolgere dalla passione le consente di riappropriarsi di una parte creativa, istintiva e trasgressiva che aveva nascosto anche a se stessa, nel tentativo di essere prima “una brava figlia” e poi “una brava moglie”.

Lentamente emerge un lato del suo carattere assopito e censurato da sempre nella relazione con Roberto.

“Per inseguire il modello della coppia perfetta avevo chiuso le porte alla mia anima libera e anticonformista. Oggi mi sembra impossibile aver rinunciato a un aspetto di me così importante!”

Racconta durante una seduta.

Qualche mese dopo, per ragioni di lavoro Marcella incontra Roberto ad una cena.

Tra i due l’elettricità è palpabile ma questa volta lei sente di non voler censurare il suo bisogno di prendere l’iniziativa.

Il loro matrimonio oggi non è più l’emblema della coppia perfetta ma l’amore è diventato più profondo e più vero.

“Non saprei come definire il rapporto che abbiamo adesso.”

Racconta sorridendo.

“Ma certo non voglio ingabbiarlo di nuovo dentro qualche etichetta preconfezionata!! Preferisco lasciare spazio alla corrente emotiva e permettermi di vivere con mio marito un erotismo inesplorato e seducente. Anche se questo dovesse farmi correre il rischio di altre mille separazioni! ”

 

FRATERNITÀ

 

Elena e Francesco hanno un rapporto di comprensione e affetto. Da tanti anni condividono la casa e la vita insieme ai loro bambini. Anche quando l’amore è finito. Senza traumi e con grande complicità.

Per la loro coppia la separazione è una tappa decisa con calma e con molta attenzione, in modo da non creare scrolloni nell’organizzazione quotidiana di scuola, compiti, piscina, catechismo… e impegni di lavoro.

Entrambi hanno bisogno di sperimentare una sessualità più coinvolgente di quella vissuta insieme e che da troppo tempo ha lasciato il posto a un amore fraterno.

Entrambi vivono oggi nuove relazioni con nuovi partner.

Entrambi sanno che il loro impegno genitoriale non avrà mai fine, nemmeno quando i figli saranno diventati grandi, e che, perciò, chi ha scelto di condividere la vita con loro dovrà sapersi adattare agli impegni familiari che quotidianamente gestiscono insieme.

Carla Sale Musio

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