OSPEDALE

Una domenica di inizio estate vengo ricoverata in ospedale per una sospetta malattia infettiva.

In principio mi trattano da ipocondriaca, facendomi sentire una “malata immaginaria” che ingigantisce sintomi banali, ma dopo qualche accertamento la mia situazione precipita.

Passo improvvisamente dall’accusa di millantato credito all’accusa di persona pericolosa per la società.

Mi viene imposto l’uso di una mascherina e rivolte strane domande:

“Frequento badanti?”

“Frequento posti pericolosi?”.

Non riesco a capire il perché di queste domande e soprattutto cosa intendano per posti pericolosi!

L’assenza di spiegazioni e il tono allarmato dei medici mi preoccupa.

Alla fine spunta fuori il nome di una malattia che riporta alla memoria sfortunate eroine…

Vengo quindi brutalmente caricata dentro una camionetta (leggi autoambulanza) e deportata in un altro ospedale. Non me ne capacito!

In ospedale rimarrò per 18 lunghi giorni e per reagire alla paura ho trovato catartico scrivere!

Appunti in libertà, scritti di getto e senza alcun ordine, una sorta di terapia per vincere il senso di sconforto…


APPUNTI DAL LETTO N°29


Organizzarsi la giornata

Superata la fase 1 del “Non me ne capacito” ho deciso di passare alla fase 2 “Organizzazione”.

La prima regola di sopravvivenza in ospedale consiste nell’organizzarsi la giornata in modo da non farsi annullare dal lento scorrere delle ore. Una parte della giornata è organizzata dalla struttura ma una buona parte è libera. Riuscire a dargli una mia impronta mi ha aiutato a non sentirmi reclusa e nullafacente, consentendomi invece di dedicare del tempo prezioso al mio corpo, alla mia mente e al mio animo.

Parte preorganizzata dall’ospedale:

Sveglia alle 6,00 del mattino per misurare la temperatura!

Devo ricordarmi di chiedere perché si misura proprio alle 6. Ha una valenza medica, è una questione organizzativa o si tratta di una semplice violenza psicologica?

Non riuscendo a sciogliere il dilemma cerco di continuare a dormire, dopo tutto la giornata è lunga e oggi non ho molti impegni! Non sono una dormigliona ma questo è il momento in cui riesco a riposare bene.

Il sonno viene nuovamente interrotto dalla seconda apparizione degli infermieri per la somministrazione della terapia, a questo punto anche il dormiglione più tenace si arrenderebbe!

Prima di iniziare le attività dedico un paio di minuti al “Ringraziamento.

Il Ringraziamento è una preghiera interiore-mantra, composta durante l’attesa del mio bambino che continuo ancora a utilizzare quotidianamente, dove ringrazio e chiedo protezione all’Universo (Gesù,Buddha e tutti i maestri spirituali).

Termina con un sorriso, che certi giorni può essere un pochino tirato. Non importa, domani sarà migliore.

Coraggio, in piedi, inizia la giornata.

Scelta del look

Oggi ho optato per un look sobrio ma elegante, un coordinato blu accostato ad un tocco di colore che ricorda leffervescenza dei prati in fiore, calzine corte bianche che danno un aspetto Lolita, e calzature comode dal tacco basso La femminilità tanto non è una questione di tacchi!

In programma c’è una gita fuori porta in compagnia di un vicino di stanza!

Mi è sembrato meglio scrivere così piuttosto che:

Oggi ho scelto di indossare un pigiama blu, un foulard sui toni del rosa con dei fiorellini e delle pantofole. Devo andare in un altro ospedale per fare un esame, che viene definito “fastidioso”. Trasporto in ambulanza insieme ad un compagno di sventura.

La notevole differenza tra le due versioni incide sul tono del mio umore… quindi continuo a utilizzare il linguaggio della fantasia!

Solitamente quando ho dei problemi di salute (quando cioè non mi sento integra) mi viene come imposto dall’interno l’uso di un colore. Può anche non piacermi, ma ormai ho capito che è “curativo” quindi lo indosso in tutti i modi possibili. Ho avuto il periodo azzurro, il periodo arancione, questo è il periodo rosso.

Tutti abbiamo uno stilista interiore che solitamente non ascoltiamo!

Preferiamo indubbiamente seguire linee e colori che ci vengono, di anno in anno, imposti dal mondo della moda. Conformandosi si vive più tranquilli “nessun rischio nessuna critica!”

Il mio stilista è bizzarro e capriccioso, quando si intestardisce con un colore non ho alcuna possibilità di riuscire a fargli cambiare idea.

“Il colore di fine maggio/giugno è il ROSSO, fascia per i capelli inclusa, e non voglio sentire ragioni!” mi dice.

Ha una strana predilezione per gli anni ’60, in particolar modo per le fasce per i capelli in tono con l’abbigliamento. Ormai ho imparato a non mettere in discussione i suoi suggerimenti, perlomeno non mi ha mai obbligato a vestirmi “panterata”, perché ognuno ha le sue fisime!

Lo stilista si avvale della collaborazione di un’aiutante collaudata… mia sorella.

Anche lei ormai conosce il mio stilista e, di volta in volta, si arrabatta per procurare i capi del colore richiesto. Questa volta ha dato il meglio di sé, mi ha procurato anche gli accessori ROSSI…

Questo ruolo, a dire la verità un po’ ingrato, non può essere sostenuto da tutti.

E’ un ruolo importante, di fiducia, che si può attribuire solo a chi ci ama incondizionatamente, è psicologicamente stabile e soprattutto non si preoccupa inutilmente per la nostra salute mentale! Questo perché deve essere pronto ad accettare dei dialoghi assurdi che, sentiti dall’esterno, verrebbero subito etichettati come vaneggiamenti:

” Questo foulard è rosso ma non gli piace (ovviamente “gli” sta per allo stilista interiore), non so il perché, ha qualcosa che non va bene, forse il collo non ha bisogno del rosso!” Mia sorella non solo non mi prende per pazza, ma prende il foulard incriminato e lo porta via senza battere ciglio!

Una volta organizzato il guardaroba ogni mattina scelgo il mio look a seconda dell’estro.

Pulizia del corpo e trattamenti di bellezza.

Data la cronica corsa contro il tempo, persa in partenza ogni mattina dalle mamme lavoratrici, ho approfittato di questi tempi lenti per prendermi cura del mio corpo. Erano anni che non avevo la pelle così idratata!

Avendo tanto tempo a disposizione ho esagerato, crema da giorno per il viso, contorno occhi, burro cacao, idratante per il corpo, arnica per gli ematomi da “punturine”, e dulcis in fundo due gocce di … Chanel n.5? Nooo! Due gocce di “Fiore dell’ onda”.

Questa fresca acqua di profumo ricorda l’odore del mare e mette buon’ umore, per questo motivo ho preso l’abitudine di spruzzarne un pochino nella stanza perché tutte le persone che entrano subiscono la sua magia… Molto meglio essere circondati da persone che stanno bene!

Ormai si sono fatte le 8,30 ora di colazione, qui da noi non ci si stressa con colazioni all’alba.

Faccio colazione con cappuccino e pane e marmellata nella mia suite con vista mozzafiato sul golfo di Cagliari. Ogni mattina mi incanto. Il nostro mare illuminato dal sole è uno spettacolo.

Le mie terapie

Questa semplice visione mi mette nella giusta disposizione di apertura per esprimere la mia quotidiana dichiarazione d’intenti: “ Mi sento bene. Io mi sento ogni giorno meglio”. Cercando di mantenere questo stato di benessere mi sdraio sul mio letto e mi abbandono ad una visualizzazione “curativa”, dalla quale riemergo lentamente poco prima dell’arrivo dell’infermiere con la flebo.

Ricreazione

Da questo momento in poi non ho più molta privacy, perché è un continuo alternarsi tra pulizia della stanza e terapie, quindi dedico le successive due ore alle letture amene, riviste o libri che non necessitano di molta attenzione. Ho riscoperto la radio! La mattina trasmettono programmi molto interessanti sugli argomenti più disparati, proprio oggi ho ascoltato delle “Lezioni di musica”, ho imparato come si può rendere in musica l’emozione della paura, ovviamente usando il semitono e la pausa!

Ore 11,00 Compostezza. Possono arrivare i medici da un momento all’altro!

Si entra in uno strano clima di attesa mista a nervosismo.. possono essere arrivati dei referti, esiti di esami fatti, possono essere programmati dei nuovi esami da fare. L’attesa di qualche parola che aiuti a capire cosa ti sia successo e come intendano “prendersi cura di te”. Speranza vanificata, ti vengono dette due parole che non riescono a renderti più chiara la situazione quindi il nervosismo aumenta.

Urge Rescue Remedy, ovviamente da nascondere con molta cura dentro il comodino.

Ore 11,30 Scrittura creativa

Per uscire da questo stato poco “salutare” ho trovato catartico scrivere!

Appena i medici escono dalla mia stanza prendo il mio quaderno verde e la mia penna preferita e scrivo. Mi piace utilizzare il tempo che mi separa dall’ora di pranzo dando sfogo alla creatività.

Appunti in libertà, scritti di getto e senza alcun ordine, una sorta di terapia per vincere il senso di sconforto, nasce così “Appunti dal letto n.29.”

Ore 12,00 Il pasto

Sul pranzo ci sarebbe tanto da scrivere ma sarebbe facile come sparare sulla croce rossa, giusto per stare in tema!

Parto da un dato di realtà: sto assumendo quotidianamente una manciata di antibiotici quindi cerco di mangiare tutto senza stare a sottilizzare. Certo, ogni tanto un piccolo aiuto da casa non guasta.

Ore 13,00 Le Visite e le Relazioni

Sono ancora ottenebrata dal cibo ingurgitato a fatica ma è l’unica ora in cui posso parlare con le persone a me care. Potrei riassumerle in “Poche ma buone”, sono il risultato di un lavoro di investimento e selezione in corso da molti anni. Alcune assenze mi permettono di riflettere e di valutare quanto e come ho curato certi rapporti, mentre inaspettate presenze mi confermano che certi amici sono come degli insetti con le antenne, puoi stare anche dei mesi senza vederli ma “sentono” quando hai bisogno di loro e corrono a portarti uno yogurt con pezzi di cioccolato (salutare e trasgressivo).

Presenze e assenze a macchia di leopardo, ricoprono oppure lasciano spogli dei settori della mia vita, di alcune zone d’ombra non ero pienamente consapevole.

Quotidianamente ho ricevuto un SMS di buon giorno con un linguaggio in codice che mi ha fatto sempre iniziare la giornata con una risata.

Le telefonate risultavano a volte stancanti data la mancanza di fiato, non sempre facili per le continue irruzioni di estranei nella stanza, in certi orari si sommavano quasi senza interruzione tra l’una e l’altra diminuendo il piacere del contatto.

La permanenza in ospedale mi ha dato modo di riflettere su come siamo sempre incentrati su di noi, sulla nostra esigenza di ottimizzare il tempo, anche quando chiamiamo o andiamo a trovare una persona che non sta bene. In futuro mi sono ripromessa di prestarci maggiore attenzione.

Ore 14,00 Il riposo del guerriero

Cosa si fa il pomeriggio in ospedale? E’ovvio si dorme!

In piena sindrome da brava scolara i primi due giorni ho tentato in tutti i modi di dormire, forzando la mia natura e ottenendo come risultato un notevole stress!

Mi sono quindi chiesta, posto che ho sempre odiato dormire il pomeriggio, che senso ha che io tenti di fare una cosa che, non piacendomi, non mi porta alcun giovamento?

Questa piccola riflessione mi ha permesso di rilassarmi e di trasformare il sonno forzato in un piacevole momento di rilassamento per la mente e per la schiena dolorante. Grazie ad un piccolo lettore DVD portatile ho dedicato questo spazio alla visione di filmati o all’ascolto di CD dedicati alla mia crescita spirituale. Il momento era particolarmente favorevole, una piacevole penombra (anche se abbassare, o chiedere di abbassare, la serranda mi costava un notevole dispendio di energia), silenzio, nessuna irruzione fino alle 16,00 (seconda rilevazione della temperatura).

Un pomeriggio sono stata sgridata da un’infermiera :“Cosa fa sempre al buio?”

Sul momento mi sono sentita colta in fallo! Cosa si fa il pomeriggio in ospedale? Non mi sono preparata bene. Forse avrei dovuto prevedere nell’organizzazione della mia giornata un’oretta pomeridiana di merengue al posto della meditazione? Va bene affrontare le avversità con grinta ma il mio fisico è provato e ancora non regge ritmi caraibici!

Comunque coraggio, in piedi e bando all’ozio. Non c’è il tanto per addurre come scusa il fatto che mi stavo dedicando all’”Otium” letterario, qui dentro non ci casca nessuno!

Ore 16,00 Letture impegnative

Momento favorevole per la lettura più impegnativa. Sono pronta e mi siedo alla scrivania del mio studio (linguaggio della fantasia) con tutti gli attrezzi del mestiere a portata di mano, matita per sottolineare i passaggi chiave, penna e quaderno per annotare eventuali riflessioni o spunti da approfondire. Ho con me quattro libri tosti da affrontare e non mi sono data alcuna possibilità di fuga! Tre hanno dei titoli che mi costringono a nasconderli dentro il comodino ogni volta che passano i medici ( Il segreto della guarigione quantica, Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio, La guarigione con il sistema corpo-specchio) il quarto ha un titolo più neutro “L’intenzione” che mi permette anche di dimenticarlo sul tavolo. Sono quei libri che appena inizi a leggere ti chiedi: “Perché l’ho fatto?” Ormai è troppo tardi, impossibile tornare sui tuoi passi, ti hanno già preso e non ti consentono di tornare alla tua inconsapevole vita precedente!

Dunque prima lezione: “Tutto ciò di cui hai bisogno è essere consapevole”

Seconda lezione: “Tutti i sintomi sono dei messaggi del corpo. Capire il senso profondo della malattia può dare il via ad un processo di auto guarigione.”

Terza lezione: “ Tutto può essere guarito”

Quarta lezione: “Volere è potere”

Purtroppo non è così semplice! Ogni libro va letto con attenzione e metabolizzato … poi ci si deve assumere la responsabilità della nostra vita, quindi della nostra salute e questo è ancora più difficile … Molto più semplice affidare completamente il nostro corpo a qualcun altro, a cui eventualmente attribuire vanti o critiche, e restare placidamente in attesa.

Comunque sono ancora alle prese con i miei 4 compagni di viaggio e penso che trascorreremo assieme ancora molti mesi. E’ un lavoro personale abbastanza faticoso che richiede tempi lunghi.

Ore 18,00/20,00 Cena e Visite, poi l’ultima flebo e la giornata è ormai quasi giunta al termine.

Quando resto sola posso telefonare a Robert, il mio bambino, per dargli la buona notte. I giorni continuano a passare e lui diventa sempre più “frettoloso”, alcune notti non vuole salutarmi. Razionalmente conosco queste reazioni e so che sono “normali” ma mi rattrista non riuscire neanche a sentire la sua voce. Sono passate ormai due settimane e Robert si sente abbandonato anche se cerca di affrontare la situazione con una forza d’animo eccessiva per la sua età. Io mi sento impotente. L’unico motivo di conforto mi è dato dal fatto che ho la certezza che con il suo papà sta bene e può contare sull’amore degli zii e dei cugini che per proteggerlo hanno riorganizzato le loro giornate mettendolo al centro. Un ruolo chiave l’ha assunto Niccolò che si è trasformato nel suo terapeuta. Utilizzando strumenti poco ortodossi e non scientificamente provati, che non verrebbero approvati dai suoi colleghi adulti e dal mondo accademico, quali corse sfrenate attorno ad un tavolo, e il metodo della non reazione davanti ad attacchi per motivi assolutamente pretestuosi, è riuscito a fargli manifestare la rabbia e ad incanalare la tensione. Mica male per avere solo 11 anni!

Giancarlo mi riporta alla mia vita precedente raccontandomi come hanno trascorso la giornata, poi ci salutiamo per risentirci quando Robert ormai dorme.

Questo è il momento in cui mi sento davvero sola e cerco di consolarmi pensando che Robert è un bambino ricco di risorse e ci sarà il tempo per recuperare.

Ore 21,00 Serata al cinema per la terapia della risata

Si presenta lo stesso problema del riposino pomeridiano, non riesco a dormire così presto!

Avendo la fortuna di godere di una stanza singola mi preparo per la mia proiezione privata.

Ho provato a guardare dei generi di film che solitamente amo :

“quelli dal tema orientale” – troppo zen! Qui non vanno bene!

“quelli a sfondo psicologico” – troppo emotivamente faticosi! Qui non vanno bene!

Disperata provo con “quelli che fanno ridere” – troppo demenziali! PERFETTI!

Ho finalmente trovato il mio filone, quindi incarico mio nipote di curarne la programmazione e mi affido completamente alle sue scelte. L’entusiasmo e la gioia di vivere dei 15 anni di Francesco sono una combinazione perfetta!

Si spengono le luci e rido per 90 minuti in compagnia di Checco Zalone e altri amici …

Ore 23,00 Riposo

Adesso anche la mia giornata è finita, spengo la luce e cerco di riposare.

Qui la notte è strana, a volte eccessivamente silenziosa, a volte intervallata da rumori e lamenti.

Ogni tanto qualche brutto mostro dell’infanzia riesce a nascondersi sotto il letto e a farmi battere forte il cuore dalla paura.

Coraggio, tutto passa e domani è un altro giorno, come insegna Rossella O’Hara in “Via col vento”.

Daniela Garau

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