Quando siamo bambini, i genitori hanno il dovere di curarci.

Di amarci.

Di proteggerci.

Di educarci.

Di valorizzarci.

Ma, quando diventiamo grandi, le parti progressivamente s’invertono e, mentre noi abbiamo sempre meno da imparare, loro invece hanno sempre più bisogno dei nostri stimoli, dei nostri punti di vista, delle nostre esperienze e dell’esempio della nostra vita.

Può darsi che subito non lo capiscano.

Che non siano d’accordo.

Che si sentano stupefatti e sconcertati.

Accade comunque!

Anche quando non se ne rendono conto.

C’è un momento in cui non abbiamo più bisogno della loro approvazione e dobbiamo interpretare la vita a modo nostro.

I figli osservano gli eventi seduti sulle spalle di chi li ha messi al mondo.

E da lassù possono scorgere un panorama più ampio.

Contemplano scenari che mamma e papà non vedono.

Imparano a muoversi dentro realtà che i più anziani non conoscono.

Il mondo è in costante trasformazione.

Ciò che era valido prima, decade e diventa inutile in breve tempo.

I cambiamenti avvengono impercettibilmente, senza una nitida demarcazione tra prima e dopo, e non sempre si riesce a percepire le variazioni.

Le circostanze della vita, però, sono diverse da un istante all’altro e ognuno attraversa stati d’animo e situazioni sconosciute alla generazione precedente.

Diventando adulti, consolidiamo i comportamenti che ci fanno sentire sicuri e ci permettono di affrontare gli eventi di ogni giorno.

La sicurezza, però, ci ancora alle opinioni e spesso si trasforma in uno schema fisso che condiziona l’interpretazione degli avvenimenti.

Chi è più avanti negli anni, col tempo rimane intrappolato dentro una staticità del pensiero che annoda le certezze alla rigidità.

Per questo arriva sempre un giorno in cui i buoni consigli dei grandi non funzionano più e le decisioni vanno prese ascoltando se stessi e valutando la propria esperienza di vita.

È in quel momento che papà e mamma hanno bisogno di essere educati.

Come figli, abbiamo il dovere di ricambiare i sacrifici che hanno fatto per aiutarci a crescere.

Ma il nostro compito non può consistere in una reciprocità letterale, del tipo: mi hai accudito quando ero bambino e ti accudirò quando non sarai più autosufficiente.

Dobbiamo fare in modo che nostro padre e nostra madre possano sentirsi ed essere dei BUONI genitori.

E questo avverrà solamente se permetteremo a noi stessi di realizzare la nostra verità.

Esprimere le proprie peculiarità, il proprio pensiero, la propria unicità è l’obiettivo di ogni essere vivente.

Realizzarsi vuol dire manifestare tutto ciò che ci caratterizza profondamente rendendoci unici, diversi da chiunque altro.

Quando i genitori scelgono di mettere al mondo un figlio, si aprono al mistero della vita e all’incontro con una nuova realtà.

Non possono sfogliare un catalogo, né sapere in anticipo in che modo vivrà il bimbo che per magia prende forma dall’unione dei loro corpi.

La nascita è sempre un miracolo accolto con trepidazione, commozione e curiosità perché permette a mamma e papà di incontrare qualcuno capace di costruire con la medesima argilla, con il loro DNA, un se stesso diverso.

E proprio questa diversità è la missione che tutti noi, nascendo, siamo venuti a svolgere nel mondo.

I genitori aprono la porta e permettono al dono della nostra unicità di esprimersi nella vita.

Sta a noi portarlo a compimento.

Educarli significa spiegare, favorire il dialogo, fornire loro i tasselli mancanti alla comprensione della nostra diversa realtà.

Non per garantirci una benedizione.

Ma per permettergli di scoprire un panorama che non hanno potuto ammirare, impegnati a tenerci saldi sulle loro spalle.

Donare la vita vuol dire regalare un’esperienza, offrire un’opportunità.

I genitori lo sanno.

E dal concepimento in poi attendono che ogni figlio realizzi il suo destino.

Anche quando sembra che non sia così.

Anche quando apparentemente l’hanno dimenticato.

Il nostro mondo è diverso dal loro.

Perciò non possono intuire con facilità le nostre scelte e i nostri obiettivi.

Hanno bisogno di essere aiutati.

Vanno educati.

Non sempre, però, educare i propri genitori è facile e non sempre ci si riesce subito.

A volte mamma e papà sono testardi.

Credono di dover insegnare continuamente qualcosa ai loro bambini.

Anche quando i bambini sono cresciuti, diventando uomini e donne.

È compito dei figli far comprendere loro che non è più così.

Ci vuole pazienza, perseveranza e azione.

Ma soprattutto bisogna avere comprensione per le loro difficoltà.

C’è un tempo in cui il lavoro educativo finisce per chi è più anziano e comincia per chi è più giovane.

Nella paternità e nella maternità amiamo i nostri cuccioli con passione e con tenerezza, sostenendoli nei momenti difficili e gioendo dei loro successi.

Ma, spesso, perdiamo di vista l’obiettivo di ammirarli mentre solcano cieli diversi dai nostri.

I figli sono venuti al mondo per regalarci la loro verità.

La vita è un dono che inevitabilmente sorprende i genitori.

E inevitabilmente insegna la meraviglia della diversità.

Carla Sale Musio

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