La decisione di non fare figli è una scelta guardata con sospetto.

La genitorialità è considerata da molti la conseguenza (quasi) inevitabile di una relazione duratura.

Alcune persone, però, s’interrogano sull’opportunità di avere dei bambini, e non sempre scelgono di metterli al mondo.

La maternità e la paternità sono esperienze importanti, intense e coinvolgenti.

Un figlio è un’occasione per amare.

Ma non è l’unica.

E l’amore si può esprimere in tante forme.

Andiamo verso una società che rompe i confini rigidi della famiglia per allargare le maglie del voler bene a nuove parentele non più limitate dal vincolo della consanguineità.

Ci sono altre possibilità di donare l’amore e modi diversi per trasmettere la propria carica affettiva.

Un tempo la scelta della procreazione era basata sul bisogno di avere una discendenza, qualcuno che portasse avanti ciò che era stato costruito, da una generazione all’altra, con sacrifici, pazienza e fatica.

Da allora a oggi lo stile di vita è profondamente cambiato.

Non ci sono più tanti beni di famiglia da tramandare e la necessità di trasmettere i propri valori si è trasformata.

Abbiamo imparato a convivere con la nostra fragilità e ad accettare i limiti e le incertezze della vita quotidiana.

Siamo diventati consapevoli che il dono della vita è un dono che ognuno gestisce a modo suo, esprimendo la propria unicità nelle circostanze che si trova ad affrontare di momento in momento.

Un dono che… non sempre siamo in grado di donare.

Accettare di non poter assumere su di sé l’impegno e il carico di doveri che la maternità o la paternità comportano è un gesto d’amore e di rispetto verso la vita e verso se stessi.

I figli hanno bisogno di tempo, attaccamento, tenerezza, comprensione e dedizione (quasi) totale.

La loro nascita sconvolge radicalmente le abitudini dei genitori che devono rinunciare a tante cose per farli crescere sereni.

Privarsi del proprio tempo, del proprio spazio, delle proprie risorse economiche, del proprio stile di vita… non sempre è possibile.

E non sempre è giusto.

Dimenticare se stessi per aiutare un’altra vita a crescere è un gesto d’amore incommensurabile ma i genitori perdono la propria autonomia e, a volte, deprivano se stessi anche dell’entusiasmo e della voglia di vivere.

In questo nostro mondo malato, sempre più spesso, purtroppo, la genitorialità responsabile trasforma le persone in macchine per produrre denaro (il denaro necessario a tirar su la famiglia) privandole di ogni piacere, compreso il piacere di dedicarsi ai propri bambini.

Il costo di queste rinunce può diventare un prezzo troppo alto da pagare.

Un prezzo che nessun figlio vorrebbe chiedere ai suoi genitori!

L’amore sa trovare tanti modi per esprimersi e la condivisione e l’affetto a volte imboccano strade nuove.

Altrettanto belle.

Altrettanto importanti.

Altrettanto amorevoli.

Ci sono figli che non hanno lo stesso DNA dei genitori.

Ci sono figli che non hanno lo stesso cognome dei genitori.

Ci sono figli che non hanno nessun riconoscimento legale o biologico.

Ci sono figli che permettono all’amore di esprimersi fuori da qualunque etichetta, aspettativa, categoria o attestato sociale.

Ci sono figli che non sono figli ma strade del cuore.

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“IO?… NON FACCIO FIGLI!”

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Alessandra convive con Luca da più di dieci anni. Il loro è un rapporto profondo fatto di comprensione e di complicità.

Alessandra proviene da una famiglia numerosa.

I suoi genitori non hanno mai smesso di litigare e lei, che è la più grande, si è dovuta occupare tante volte dei suoi fratelli.

Ha imparato da bambina a mediare nelle discussioni e a fare in modo che le guerre si trasformassero in momenti di chiarimento e conoscenza reciproca.

Oggi che è diventa adulta è un piacere per chiunque avere a che fare con lei.

In ufficio tutti le vogliono bene e i colleghi, ma anche gli amici e i parenti, spesso le chiedono consiglio.

Alessandra ha sempre una parola per tutti e per ognuno è pronta a sacrificare il suo tempo e le sue risorse.

“Ho scelto di non avere bambini” racconta “perché un figlio è un impegno troppo grande in un mondo pieno di pretese come quello in cui viviamo. Non saprei cosa dirgli delle ingiustizie e della violenza che abbiamo intorno. Non saprei come proteggerlo né come lasciarlo libero. Ma soprattutto non saprei dare risposte alla domanda – Perché si vive? – o – Perché si muore? – . I figli non ci chiedono di nascere, siamo noi che scegliamo per loro. Non mi sento di prendere una decisione irrevocabile (come quella di dare la vita) sulla pelle di qualcuno che non me lo ha chiesto e a cui non potrei mai garantire la serenità al cento per cento.”

* * *

Francesco fa lo psicoterapeuta.

Ogni giorno vede tanta gente.

Ogni giorno si cala nei problemi degli altri dimenticando se stesso per molte ore.

La sua giornata è organizzata sui ritmi del lavoro.

“A volte, quando finisco di lavorare, non so nemmeno più se ho fame o sonno. Lavoro quando gli altri non lavorano, per dar modo a tutti di ricevere l’aiuto di cui hanno bisogno. Quando sono libero, spesso sto da solo. Un po’ perché sento la necessità di concentrarmi su me stesso e un po’ perché in quegli orari mia moglie e i miei amici sono in ufficio. Ho cercato di organizzare le giornate con tempi più normali e più comodi per me (e per il matrimonio) ma questo ha comportato una diminuzione della disponibilità (e tante proteste), così, per venire incontro a tutti, ho finito col ripristinare gli orari di sempre. Spesso penso di essermi sposato con il lavoro. Certo, mi piacerebbe avere dei bambini ma sento che non potrei occuparmi di loro nel modo giusto. Ho tanti figli sparsi per il mondo. Hanno il mio amore, la mia dedizione e la mia attenzione costante anche se non portano il mio cognome e non hanno il mio DNA.”

* * *

Nadia ha il cuore troppo tenero e quando incontra un animale in difficoltà, sente il dovere di intervenire.

Ha salvato tanti cani e gatti investiti, ha allevato tanti passerotti caduti dal nido, ha liberato nel fiume le anguille ancora vive che le avevano regalato per cena, ha accolto in casa l’alano confinato sul balcone, ha costruito un carrellino per il cucciolo senza zampe, ha fabbricato un’enorme voliera per la cornacchia con l’ala spezzata… l’elenco potrebbe continuare all’infinito perché Nadia ha il cuore tanto grande da accogliere il dolore di tutti quelli che soffrono.

Nadia sa leggere nello sguardo di ogni essere e non è capace di restare indifferente.

La sua casa si trasforma spesso in un ospedale d’emergenza ma non basta per tutti e da molti anni, ormai, si occupa di assistenza a tempo (quasi) pieno nella clinica veterinaria di un amico.

Qui ha trovato il modo e lo spazio per soccorrere quelle creature che non hanno diritto a cure e attenzioni da parte di nessuno.

E qui trascorre tutti i momenti liberi dal suo lavoro d’insegnante.

“Fare figli?!” esclama incredula e divertita “Si, certo, i bambini mi piacciono moltissimo! Ma per me gli animali sono come bambini. Bambini che, spesso, nessuno vede e nessuno vuole. Bambini che non hanno diritto a nessuna assistenza. Mi sembra ingiusto dedicare il mio tempo a un cucciolo che ancora non c’è e abbandonare al loro destino quelli che ci sono già. Il cuore non fa differenza tra un figlio nato da me e i figli di altre mamme, anche di specie diverse. Preferisco lasciare il compito di fare i bambini a qualcun altro, io ho già tanti bambini così. Bambini che non crescono, che non parlano e che non vanno a scuola. Bambini che hanno bisogno di me perché non c’è nessuno che ha voglia e tempo di occuparsi di loro. Gli animali non hanno valore, non hanno soldi e non hanno diritti, non li vuole nessuno e nessuno li vede ma io non posso ignorarli, non ci riesco. Sono fatta così. Ho scelto di non fare figli perché di figli ne ho fin troppi!

Carla Sale Musio

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