Lug 26 2012

AFFRONTARE LA SEPARAZIONE

Published by at 07:39 under Psicologia,Psicoterapia


La separazione è un passaggio arduo e delicato, un guado impervio nel fiume dei sentimenti.

Arrivare alla fine di un rapporto d’amore significa accettare il fallimento dei progetti fatti insieme e dei sogni coltivati un tempo.

Vuol dire riprendersi l’autonomia, la libertà e… la solitudine.

È una scelta difficile e molto impegnativa.

Spesso le abitudini di coppia, i ritmi familiari costruiti insieme nel tempo, diventano un salvagente capace di tenerci a galla tra i flutti delle emozioni, anche quando il rapporto non funziona più e l’amore è ormai finito.

La separazione, al contrario, costringe a ricominciare tutto daccapo.

Obbliga a riprendere in mano gli oneri della propria vita e a risponderne in prima persona.

Infatti, durante la convivenza possiamo nascondere i nostri sbagli e il nostro procrastinare dietro agli impegni della vita coniugale.

In questo modo il peso dei fallimenti personali ricade insidiosamente sull’organizzazione familiare, consentendo di scaricare la responsabilità delle cose che non vanno bene sulle spalle di chi ci vive accanto.

“Mi piacerebbe, ma lui…”

“Sarebbe bello, ma lei…”

“Avrei potuto farlo, però…”

Tante rinunce e tanti rimpianti poggiano sull’alibi di un menage familiare che assorbe tempo, fatica ed energia in modi giudicati poco gratificanti o sbagliati.

È difficile interrompere i meccanismi di delega costruiti nel corso degli anni e riprendere su di se ogni tipo di responsabilità (economica, esistenziale, emotiva).

“Ho scelto io di non fare…”

“ Sono io che non ho voluto…”

“Non mi andava di…”

“Ho preferito…”

Significa accettare di sbagliare, tollerare di essere anche… goffi, inadeguati, deludenti, egoisti.

La separazione rimette al loro posto gli equilibri individuali e fa si che ognuno riprenda su di sé il carico delle proprie scelte.

Per questo rompere una relazione non è mai facile.

Ci sono tante cose costruite insieme, tanti ricordi, tanti vincoli.

Sbrogliare la matassa aggrovigliata del “questo è mio, questo è tuo” a volte sembra impossibile e i possedimenti, gli oggetti o i contratti diventano l’unica ragione che tiene unita una coppia.

In questi casi la crescita emotiva si arresta.

Il cuore va in stand by.

E la vita perde significato.

Il possesso (di qualsiasi genere) è incompatibile con l’amore.

Quando si porta avanti un’unione per amore delle cose e non dell’altro, si toglie a se stessi la possibilità di sperimentare lo sviluppo emotivo e ci si condanna a una vita poco appagante.

I sentimenti sono il motore delle nostre scelte, l’energia che sottende la trama dell’esistenza.

Imparare ad amare non ha fine, è un percorso che prosegue ininterrottamente dalla nascita fino alla morte (e forse anche oltre).

Interromperne il naturale sviluppo costringendosi a vivere una relazione in cui l’amore è finito significa arrestare la crescita psicologica e impedire a se stessi di realizzarsi.

Realizzarsi, infatti, non vuol dire accumulare status costosi o successi sociali.

Realizzarsi vuol dire esprimere la propria unicità e la propria creatività nelle scelte della vita.

Quando l’amore finisce le esperienze sentimentali perdono il loro mordente e, per cercare di colmare il vuoto esistenziale lasciato dalla mancanza di sviluppo emotivo, ci sentiamo spinti a possedere beni materiali senza raggiungere mai l’appagamento desiderato.

La separazione costringe a gestire il carico della propria esistenza e ci rimette in gioco emotivamente.

È un passaggio pieno di possibilità ma irto di pericoli.

La capacità di concludere una relazione porta a scoprirsi diversi, in grado di compiere scelte nuove e spesso, inaspettate.

Si corre il rischio di ricominciare tutto daccapo… con meno cose, meno soldi, meno fiducia.

Con più coraggio, più consapevolezza, più volontà.

È un lusso che pochi scelgono di concedersi.

Perché uscire da un rapporto sentimentale vuol dire gestire la solitudine e affrontare la propria anima.

Fuori dai dettami culturali, sociali o religiosi.

Soltanto chi ha l’ardire di essere pienamente se stesso può guardare la vita negli occhi senza nascondersi la verità e affrontare il dolore del fallimento e la paura di ricominciare tutto da capo.

L’amore lascia liberi.

Viverlo fino in fondo significa correre costantemente il rischio di vederlo sparire, di sentirsi fragili, abbandonati e soli.

E anche di sentirsi… crudeli, spietati, egoisti, traditori e senza cuore.

Quando ci si separa, difficilmente succede di comune accordo.

Di solito i tempi dell’amore non coincidono e, mentre uno decide di allontanarsi, l’altro può essere ancora coinvolto.

Per evitare di vivere il ruolo del cattivo o della cattiva spesso apriamo le porte al pietismo e alla finzione.

Mancando di rispetto al partner e a noi stessi.

In questo modo nascondiamo la paura della solitudine dietro un falso altruismo.

Amare vuol dire anche: concedere a chi si sente ferito il permesso di odiarci.

Permettere la rabbia a chi è stato abbandonato o tradito, senza pretenderne l’approvazione e la comprensione a tutti i costi.

Occorre molta temerarietà per reggere il peso del proprio cuore.

Ma, soprattutto, occorre molta temerarietà per abbandonare le certezze consolidate nel tempo e cominciare a frequentare parti diverse di se stessi.

Per tutti questi motivi la separazione fa sempre tanta paura.

È un salto nell’ignoto che porta a incontrare il proprio ego, il bisogno di affermare se stessi, il desiderio di gestire in prima persona la propria vita.

Non sempre ci si riesce.

A volte, il timore del giudizio e la paura di accettare il fallimento dei sogni e dei progetti passati paralizzano ogni possibilità di espressione e di conoscenza.

 

ALCUNI CONSIGLI PRATICI…

 

In conclusione, cari amici, lettori e curiosi di questo blog, la separazione è una strada per pochi.

Ma se, nonostante tutti gli impedimenti che vi ho descritto, sentite ancora dentro di voi la voglia di seguire il cuore e state pensando di separarvi, eccovi qualche indicazione psicologica di pronto soccorso, utile per non cadere nelle recriminazioni o nell’abnegazione e per muovere i primi difficilissimi passi nella direzione di incontrare voi stessi.

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IN UN PERCORSO DI SEPARAZIONE È INDISPENSABILE:

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  • Riportare su di sé la responsabilità di ogni scelta (io ho scelto di….)

  • Smettere di pensare al partner e focalizzasi su se stessi (io voglio fare…)

  • Perseguire interessi nuovi.

  • Darsi degli obiettivi.

  • Lasciare perdere proprietà, possessi e interessi (avvocati e psicologi hanno mete differenti).

  • Lasciare libero il vostro partner di vivere i propri sentimenti (senza interferire).

  • Non pretendere di avere ragione, di essere buoni, di essere capiti.

  • Non consolare chi state lasciando (non potete essere voi la spalla su cui piangere!).

  • Concedere a chi viene lasciato il diritto di odiarvi (anche per sempre).

  • (Quando ci sono) Non utilizzare i figli come alibi, arma, aiutanti o consulenti.

  • Accettare la solitudine senza sfuggirla.

  • Vivere da soli.

Carla Sale Musio

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