Mag 24 2012

RISPETTIAMO GLI ADOLESCENTI

Published by at 07:29 under Psicologia,Psicoterapia

Credo che gli adolescenti siano le persone cui gli adulti mancano di rispetto più spesso.

Il periodo dell’adolescenza è considerato, dai grandi, un’età immatura per definizione.

Secondo il dizionario Sabatini Coletti, l’adolescenza è “una fase della crescita dell’essere umano collocabile tra i 12-14 e i 18-20 anni, caratterizzata da una serie di modificazioni fisiche e psicologiche che introducono all’età adulta”.

Essere adolescente, perciò, significa aver superato l’infanzia ma non aver ancora raggiunto lo status della maturità.

Benché non tutti i grandi siano maturi e responsabili, negli adulti la maturità è data per scontata e ci si sorprende, casomai, quando si scopre che non sempre è così.

Per gli adolescenti, invece, è vero il contrario.

Si ritiene a priori che si tratti di persone immature e inevitabilmente ci si sente autorizzati a correggerli e a trattarli con supponenza.

Essere adolescente vuol dire non poter usufruire più della tolleranza concessa ai bambini, ma non potersi avvalere nemmeno della rispettabilità riconosciuta agli adulti.

Infatti, un adolescente è già grande, quando si tratta di ubbidire e responsabilizzarsi, ma è ancora piccolo quando si tratta di avere autonomia ed emancipazione.

Questa diffusa considerazione dell’adolescenza fa sì che, spesso, gli adulti abusino del loro potere, pretendendo rispetto e considerazione dai ragazzi, senza preoccuparsi di ricambiare con altrettanto riguardo e attenzione.

Come adulti ci sentiamo autorizzati a insegnare ai giovanissimi, piuttosto che a imparare da loro.

Pretendiamo di avere sempre ragione e di sapere già quale sia il modo giusto di fare le cose.

Troppo spesso, però, finiamo per dimenticarci della nostra adolescenza e trascuriamo di considerare che, da una generazione all’altra, i tempi cambiano e la vita richiede soluzioni nuove con prestazioni diverse.

Gli adolescenti sono persone in crescita.

Hanno bisogno di rispetto e considerazione come chiunque altro.

Sono figli del loro tempo.

Sanno cavarsela tra le innumerevoli prove cui sono sottoposti a scuola e a casa e, spesso, possono avere soluzioni migliori di quelle (datate) trovate dagli adulti.

Eppure…

Imparare qualcosa dagli adolescenti, a molti sembra ancora un’eresia.

Il solo fatto di avere più anni basta a giustificare una totale assenza di messa in discussione e autorizza la pretesa di saperne di più.

“Lo capirai quando sarai più grande!” si dice ai giovanissimi, troncando i discorsi senza aggiungere altre spiegazioni.

Ma questa frase, quando non è accompagnata dal tentativo di motivare le proprie ragioni e da un’indispensabile reciprocità, è una frase che manca di rispetto, perché sancisce un’innata superiorità legata alla maggiore età.

Chi è più grande dovrebbe, proprio per questo, aver imparato a rispettare gli altri… ma il rispetto non può essere diverso in funzione dell’età!

Il rispetto è un diritto di tutti. Giovani e meno giovani. S’impara da piccoli e si mette in pratica da grandi.

Non è possibile insegnare il rispetto, mancando di rispetto!

La pretesa adulta, di ottenere considerazione dai più giovani senza darne altrettanta, poggia su un’attribuzione infondata di maturità.

Infatti, come potrebbe essere giudicato maturo chi è privo di riguardo verso il prossimo?

Pretendendo il rispetto senza darlo, tanti adulti rivelano la propria immaturità, nonostante l’età, ed esibiscono ai giovanissimi un aspetto poco edificante dell’anzianità: la presunzione.

Davanti agli adolescenti si deve essere corretti, leali e sinceri, perché solo così si aiutano veramente le persone in crescita a mettere a fuoco la propria autonomia e a sviluppare il senso della responsabilità.

Il mondo pullula di maestri arroganti pronti a predicare bene e a razzolare male e ai giovanissimi non servono più insegnanti di quelli che hanno già.

Ciò che li aiuta a sviluppare le loro potenzialità e a trovare la strada per realizzarle, è la vicinanza di gente che incarni con l’esempio della propria vita i valori in cui crede. Persone capaci di essere ciò che è professano, piuttosto che imporlo agli altri.

Il rispetto s’insegna con lo stile di vita, più che con tante parole.

Avere un atteggiamento di spontanea reciprocità permette a chi è adulto di scorgere le capacità nei più giovani senza farsi condizionare dall’età cronologica.

La maturità nelle persone giovani va incoraggiata e stimolata a emergere, senza arroganza ma con comprensione e con fiducia.

La presunzione, la superbia, la prepotenza, insegnano l’ingiustizia e fomentano l’insofferenza e la ribellione.

Si è scritto molto sull’adolescenza. Da adulti.

Ma ci si è messi in discussione troppo poco.

Siamo così abituati alla violenza e all’imposizione che spesso non ci accorgiamo nemmeno di esercitarla, su persone che non hanno l’autorevolezza necessaria per difendersi.

Chi è giovane apprende a comportarsi osservando gli esempi che ha intorno a sé.

Se vogliamo spezzare questa catena dilagante di soprusi e vessazioni, dobbiamo costruire una società migliore cominciando a migliorare noi stessi e a praticare in prima persona ciò che vorremmo esistesse nel mondo.

Un mondo nuovo è fatto di tolleranza, comprensione e amore.

E di tanti piccoli gesti quotidiani.

Agiti nel rispetto anche di chi non può protestare e non può ribellarsi.

Compiuti quando nessuno ci giudica.

E quando nessuno ci vede.


MALTRATTAMENTI SENZA IMPORTANZA


“Ripeti?”

Il professore di italiano la incoraggia sorridendo.

Anna ha undici anni e mezzo, e ieri ha studiato tutta la sera per questa interrogazione. E’ la sua prima interrogazione nella scuola media. L’anno scolastico è appena iniziato e ci tiene a fare una buona impressione.

Pazientemente ripete ciò che ha detto, alzando un poco il tono della voce. Probabilmente l’insegnante non sente bene.

“Ripeti?”

Anna ripete di nuovo.

Forse per l’emozione ha parlato ancora con un tono basso.

“Ripeti?”

La scena va avanti per quattro o cinque volte.

La ragazzina comincia a sentirsi insicura e a disagio nel pronunciare sempre e solo la stessa frase.

“Ripeti?”

Anna guarda sfinita il suo insegnante, un uomo di circa cinquant’anni, e infine ammutolisce.

Le sudano le mani. Di colpo capisce. Vorrebbe piangere per l’umiliazione, ma si sente troppo grande ormai.

“Allora, Anna, non ripeti più?” il professore sorride sarcastico, ammiccando al resto della classe.

“L’hai capito, finalmente, che quando non si sanno le cose è meglio stare zitti!”

* * *

Laura ha quattordici anni. Esce dal teatro insieme ai suoi genitori. Hanno appena visto uno spettacolo impegnato e molto coinvolgente.

“Anche io da grande voglio fare l’attrice!” esclama entusiasta.

“Ma che fesserie stai dicendo, Laura?!” la mamma la guarda scrollando la testa.

“Non hai proprio capito nulla della vita, figlia mia! Pensa a studiare piuttosto e vedi di darti una regolata. Altro che fare l’attrice!”

* * *

Giorgio ha sedici anni e durante l’ora di storia si lascia progressivamente catturare dai suoi pensieri.

“Giorgio, vuoi ripetermi cosa ho appena detto?” dritta in piedi davanti al suo banco, la professoressa lo fissa irritata.

Giorgio arrossisce, abbandonando di colpo le fantasticherie.

“Non lo so professoressa… mi scusi… ero distratto…”

“Vedi Giorgio, l’attenzione appartiene alle persone intelligenti. Gli idioti, invece, ne sono del tutto privi! Ma in ogni classe uno stupido c’è sempre. Adesso, semplicemente, sappiamo chi è.”

* * *

Mauro ha dodici anni e osserva suo padre che si accende una sigaretta.

Il padre lo fulmina con lo sguardo e sbotta: “Se ti vedo con una sigaretta in bocca, ti do tante sberle che ti stacco la testa!”

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