Succede in tante coppie, purtroppo.

Uno dei due partner si trasforma in una sorta di genitore protettivo sempre pronto a risolvere le difficoltà del proprio compagno (o compagna).

In genere si tratta di aiuti pratici e concreti che vanno dalle sovvenzioni economiche (ti pago io la rata della macchina, dell’assicurazione, del mutuo, ecc.) all’accudimento fisico (lavare, stirare, cucinare, pulire, ordinare, ecc.) fino a una totale presa in carico abitativa ed economica (vieni a vivere in casa mia, ti do una cifra ogni mese per le tue spese, ecc.).

Questi comportamenti generosi sono adeguati e lodevoli quando si tratta di rapporti tra genitori e figli ma diventano molto pericolosi nei rapporti di coppia.

Infatti, assumersi tutte le responsabilità che riguardano l’accudimento dei figli fa parte dei compiti della genitorialità e quasi ogni specie animale lo sente come un impegno imprescindibile, almeno durante l’infanzia dei piccoli.

È un comportamento istintivo e naturale, quello che lega indissolubilmente la mamma al cucciolo e le fa sentire le necessità dei figli più importanti dei suoi stessi bisogni.

Ma, ahimè, il comportamento genitoriale è (per sua stessa natura) antitetico al comportamento sessuale.

Occuparsi dei piccoli, stimola sentimenti teneri e protettivi molto diversi e lontani dall’erotismo e dalle attività sessuali.

Il piacere sessuale ci scatena emozioni e turbamenti intensi, coinvolgenti e partecipi, che non hanno niente a che vedere col piacere e la tenerezza provocati dai nostri figli.

L’erotismo, il desiderio, le fantasie e i giochi sessuali appartengono a una complicità di coppia che esclude la genitorialità perché fa parte di un percorso diverso di conoscenza ed esplorazione di se stessi e della relazione con l’altro.

Mentre il rapporto con i propri figli è sempre un rapporto sbilanciato, in cui i genitori danno di più e i figli devono prendere, nel sesso è indispensabile la reciprocità.

L’alternarsi dei ruoli dev’essere sempre presente e sempre possibile tra i partner, perché questo alimenta la complicità e l’intesa di coppia.

Irrigidirsi in posizioni di dipendenza e accudimento unilaterali, significa soffocare lo scambio erotico e spegnere definitivamente il desiderio e l’intimità.

Le coppie in cui uno dei partner accudisce l’altro sistematicamente, finiscono inevitabilmente per affievolire l’intesa erotica e corrono un alto rischio di tradimenti.

Infatti, il partner amato come un figlio, prima o poi sente il bisogno di avere una relazione erotica paritaria e coinvolgente.

E, non potendola vivere con il proprio compagno (o compagna), diventato un genitore a tutti gli effetti, finisce per trovarsi coinvolto in altre relazioni affettive e sessuali.

È in questo modo che nascono tante delusioni e tanti drammi.

Quando il tradimento arriva il dolore è lacerante per entrambi.

“Come hai potuto farmi questo?! Dopo che io ho sacrificato tutto per te…”

È il grido disperato di chi si ritrova umiliato e solo.

Chi è tradito vive la delusione e l’abbandono.

Chi tradisce si sente sporco, ingrato e opportunista.

Purtroppo, in quei momenti è tardi per riconquistare la passione e la complicità di un tempo.

L’attrazione si è ormai volatilizzata, sostituita dalla consuetudine a una “coniugalità genitoriale”.

L’amore genitoriale è asessuato per natura.

È fatto di dedizione e sacrifici e serve alla crescita dei piccoli.

Nutre l’autostima e prepara i bambini ad affrontare la vita e le relazioni con coraggio.

Nessuno, però, può impedire al proprio cuore di avventurarsi nella reciprocità.

L’amore di coppia esplora ciò che è diverso da sé, s’inoltra nel mistero e incoraggia il cambiamento.

È fatto di ascolto, di attenzione e di gioco.

Di scambi, d’incontri e di… parità!

Carla Sale Musio

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TE LA DO IO L’ANIMA GEMELLA

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Ultimi commenti

4 commenti su “MIO MARITO? è come un figlio.

  1. Riflessione fondamentale per le coppie… Quello che mi chiedo Carla è se effettivamente le persone, e in questo caso le donne, siano così consapevoli di quanto mettono in atto da affermare come scrivi nel titolo “Mio marito? è come un figlio”. Secondo me questa confusione è spesso inconscia… pensano di essere buone mogli, buoni mariti… accudenti accettanti… ma anche rimproveranti, educanti… ecc.

    Cosa ne pensi? Un caro saluto
    Cinzia

    1. Cara Cinzia, non credo che si possa generalizzare… certo molti non sono consapevoli di questa dinamica, ma devo dirti che il titolo del post nasce proprio da un’affermazione fatta da una mia conoscente! Molte persone sono coscienti della relazione materna o paterna che hanno instaurato con il partner ma non valutano appieno le conseguenze psicologiche di questo loro modo di agire e di voler bene

  2. E chi si ritrova ad accudire l’altro, come si comporta? Fa finta di nulla e viene meno alle incombenze ? Aspetta? Ne parla e si prende anche dello stronzo?

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