Stare da soli è considerata da molti una condizione poco attraente e svantaggiata.

Si è portati a pensare che le persone realizzate e di successo vivano circondate dagli amici e conducano un’intensa vita mondana, fatta di locali, spettacoli e divertimenti.

Ai nostri giorni, è ancora difficile immaginare la solitudine come una condizione privilegiata, auspicabile, interessante e appassionante.

Soltanto a pronunciarla, la parola solitudine evoca scenari desolati, di abbandoni, rifiuti ed emarginazione.

Non ci si ferma mai a riflettere che saper stare da soli è una conquista.

Dimostra la capacità di stare con se stessi, segnala il raggiungimento della maturità ed è un traguardo… desiderabile!

Stare da soli non fa tendenza.

La nostra vita è tutta organizzata in formato famiglia.

Dalle buste dei surgelati, all’auto o ai viaggi… le cose sono pensate per gruppi di quattro.

Minimo.

Spesso, purtroppo, anche essere in due non basta.

La coppia è solo il primo passo di una successione prestabilita dal codice dei comportamenti sociali.

“Vi siete sposati? Bene! Allora adesso dovete fare un bel bambino!”

“Avete avuto il primo bambino? Bravi! E quando gli darete la sorellina?”

Matrimonio.

Figli.

Almeno due e possibilmente maschio e femmina.

La sequenza dei raggiungimenti sociali prevede sempre lo stesso iter, come se ogni raggiungimento fosse il passaggio successivo di una trafila obbligatoria, ritenuta naturale, inevitabile e necessaria.

Se non segui il copione, se non fai le scelte giuste al momento opportuno, ti senti fuori posto, sbagliato, diverso, poco normale.

E tra poco normale ed emarginato, il passo è breve.

Stare da soli è poco normale.

Per questo, chi sta da solo è considerato un emarginato o, altrimenti, un malato.

“Era solo? Poverino… dev’essere depresso.”

L’unica ragione che il buon senso comune individua dietro alla scelta di stare con se stessi è la depressione.

Che, naturalmente, va combattuta ed evitata.

“Cosa fai sabato sera? Non vorrai mica stare solo!”

Così, quei pochi che da soli ci sanno e vogliono stare si sentono diversi.

E spesso si giudicano sbagliati.

Eppure…

La capacità di stare soli è una conquista della maturità.

I bambini hanno bisogno di appartenere a un gruppo e di sentire al loro fianco la presenza di papà e mamma che vegliano sui loro passi e provvedono alle loro necessità.

Crescendo, l’alone protettivo dei genitori è sostituito dagli amici.

Durante l’adolescenza sono i coetanei a suggerirci la via da intraprendere, ciò che è giusto o sbagliato fare.

Tra i dodici e i diciotto anni gli amici prendono il posto della famiglia, aiutandoci e sostenendoci nel trovare le risorse per emanciparci e raggiungere l’autonomia individuale.

L’indipendenza è il traguardo finale della crescita.

Passa per l’esperienza della dipendenza (prima dalla famiglia, poi dal gruppo) e infine la supera quando si raggiunge la maturità.

Ma che cos’è la maturità?

Psicologicamente, la maturità è la capacità di pensare con la propria testa, senza lasciarsi condizionare dalle mode, dal conformismo o dal branco.

Saper stare da soli è un elemento fondamentale della maturità.

Soli, infatti, non vuol dire: senza nessuno.

Soli significa: insieme a se stessi.

Cioè, capaci di pensare a se stessi, di ascoltare se stessi, di assecondare se stessi, di correggere se stessi, di aiutare se stessi.

Ma in un mondo di consumatori (fatto di gente che DEVE costantemente comprare per tenere in piedi la società) stare da soli è poco funzionale e, perciò, malvisto.

Che vantaggio può esserci per il consumo se le persone non dipendono dal gregge e sanno pensare con la propria testa?!

Che cosa consumerà chi sa valutare autonomamente l’utilità o l’inutilità delle cose?

Si corre il rischio che i consumatori consumino definitivamente il consumismo!!!

Al sistema produttivo la solitudine conviene poco.

L’economia predilige il branco.

Infatti, il branco si condiziona molto più facilmente di tante singole individualità.

Chi è capace di stare solo è antieconomico e pericoloso, va contro gli interessi su cui è costruita la società, cammina controcorrente… e rischia la patologia!

La solitudine non va di moda.

Star bene da soli è guardato con sospetto.

“Nasconde qualcosa? Forse una malattia? Cela la depressione.”

In questo nostro mondo malato, a stare volentieri con se stessi si corre il rischio di essere bollati con la diagnosi di qualche patologia!

Carla Sale Musio

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