Si racconta che, anticamente, tante razze extraterrestri popolavano la nostra terra.

La vita trascorreva serena e tutti gli esseri convivevano armoniosamente, scambiandosi tra loro le culture e arricchendosi in reciprocità e in conoscenza.

Ma un brutto giorno, atterrò da un lontano pianeta una razza diversa, interessata allo scambio… della sopraffazione.

I nuovi extraterrestri si mescolarono con i terrestri e, approfittando dell’accoglienza e dell’amicizia che germogliavano ovunque, proposero a tutti la loro dittatura.

A quei tempi, nessuno quaggiù conosceva la sopraffazione e, poiché tutte le razze erano innamorate della condivisione, accettarono il dispotismo con curiosità e con l’entusiasmo riservato a ogni nuovo venuto e alle nuove scoperte.

Gli ultimi arrivati ebbero il gioco facile nel proporre gerarchie e leggi, vincoli e prescrizioni, contributi e tasse.

Nessuno dei candidati schiavi oppose resistenza.

E così, una volta instaurata la competizione in tanti non riuscirono più a liberarsi dalla tirannia.


Come in un gioco di specchi, ognuno vedeva il potere riflesso negli occhi dell’altro e lo combatteva all’esterno invece che dentro se stesso.

In breve tempo, chi non si sottomise al sopruso dei pochi sui tanti fu costretto a darsi alla fuga.

Sulla terra rimasero soltanto le vittime e i loro abusanti.

Tuttavia, quelli che riuscirono a scappare, rifugiati su altri pianeti, osservavano con preoccupazione il dilagare della violenza e rimpiangevano il paradiso che avevano perduto.

La distruzione del loro mondo non lasciava pace e presto risolsero di tornare per aiutare gli amici e i fratelli, rimasti imprigionati dentro il gioco mortale di bene e male, vincitori e vinti, giusto o sbagliato… si fa comunque come dico io!

Fu per queste ragioni che molti alieni nacquero nuovamente nelle famiglie umane.

Conservano nel loro DNA i geni della libertà, del rispetto e dell’amore, ma si calano nello schiavismo per aiutare gli altri a ricordare le proprie origini e la propria storia.

Oggi sono chiamati bambini indaco: esseri incapaci di accettare l’ingiustizia e la dittatura, creature libere, piene di sensibilità.

Il mondo non li capisce. Spesso li deride. Quando può li umilia, facendoli sentire diversi e soli.

Ma i giovani alieni, armati di tenacia e volontà, non si scoraggiano.

Portano avanti il loro compito: aiutare i fratelli, malati di schiavismo, a ricordare la libertà.

Per arginare questo capillare lavoro di sensibilizzazione umana, i dittatori hanno costruito delle carceri severissime chiamate: malattie mentali, manicomi, psicofarmaci, psicologi e psichiatria.

Prigioni tecnologiche dotate di sbarre invisibili, camice di forza da cui è molto difficile scappare.

Ma a dispetto di ogni detenzione, il cuore alieno è insopprimibile e la sensibilità ricresce sempre, come le ortiche.

L’emarginazione, la violenza e l’ostracismo con cui con cui l’assolutismo li combatte, li ammala di dolore senza riuscire a sopprimerli mai.

Bambini indaco, creature con un cuore A-normale.

Amano tanto.

In modo leale, generoso, sincero, duraturo e potente.

Quando serve sono pronti al sacrificio.

Questo, in verità, fa gola ai cercatori di schiavi.

Ma la libertà, che li contraddistingue, li rende poco addomesticabili.

Come animali selvatici, non sono adatti per la cattività.

Alieni al mondo malato di distruttività e predominio non imparano bene a conformarsi e non prevaricano.

Tollerano le diversità.

Le accettano negli altri perché le riconoscono in se stessi.

***

Insomma, caro amico, lettore o curioso di questo blog…

Se non ti senti normale quando vuoi bene a qualcosa o a qualcuno… forse sei un alieno anche tu.

Forse anche tu hai scelto di aiutare il mondo a ritrovare la reciprocità e l’ascolto per tutte le culture.

Forse anche il tuo cuore è A-normale.

E forse, qualunque sia la tua età anagrafica, sei un bambino indaco anche tu.

E, se è così, forse… hai una missione da svolgere qui.

Non sei venuto per caso.

Il caso nella tua vita non esiste.

Tutto ciò che è successo fino adesso è servito a dare spazio al tuo importantissimo progetto di riportare il pianeta alla sua originaria creatività affettiva.

La tua diversità è il tuo talento. Il dono che sei venuto a consegnare agli uomini.

È questo che la sopraffazione non sopporta. La tua insopprimibile libertà di pensiero.

È per questo motivo che hai scelto di nascere qui. Proprio in mezzo ad una società malata, di tirannia.

Il tuo cuore non è normale.

È vero.

La sua A-normalità è la tua missione.

La sensibilità è il dono che serve a risvegliare la razza umana dal suo doloroso oblio.

Non basta fare la rivoluzione, occorre dare nuova vita all’amore.

Questo rende nuova la vita.

E cambia le fondamenta della realtà.

Solo l’amore sopravvive alla morte.

Il cuore non è mai normale.

È libero.

Carla Sale Musio

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