PRESTO SAREMO UN POPOLO DI SCHIAVI

La crisi economica e le catastrofi naturali stanno mietendo vittime un po’ ovunque e il morale precipita rovinosamente verso il basso.

Come faremo a vivere senza lavoro, senza soldi, senza casa e senza futuro?

Immagini di miseria e di morte si affacciano alla coscienza e sembra che non ci sia più nessuna possibilità di avere un’esistenza soddisfacente.

Credo che sia importante fermare questa catena di pensieri depressivi e approfittare della crisi per fare una riflessione sulla qualità della nostra vita.

Anche se cerchiamo di non dircelo troppo: la nostra vita, spesso, non è la nostra.

È invece la vita che qualcuno ci suggerisce di vivere, occhieggiando amichevolmente dagli schermi delle nostre televisioni e dai messaggi pubblicitari sparsi dovunque.

Fateci caso…

Prima e dopo la visione di angoscianti telegiornali la pubblicità invita a soddisfare falsi bisogni sempre più nuovi, sempre più costosi e sempre più paradossalmente in contrasto con le immagini drammatiche dei TG.

Falsi bisogni che finiscono per diventare bisogni primari, considerati indispensabili per la sopravvivenza.

Ma è davvero così?

La vita che conduciamo, le cose che riteniamo importanti sono davvero importanti?

Prendiamo il lavoro…

Quanti soldi spendiamo per poter lavorare?

Cioè, in ultima analisi, per avere dei soldi?

Pensiamoci un po’ e facciamo due conti…

Per lavorare serve:

  • Una macchina per raggiungere rapidamente il posto di lavoro. La benzina, l’assicurazione, il bollo, la manutenzione.

  • Dei vestiti adeguati al luogo e al lavoro che si svolge.

  • Molti hanno bisogno di portarsi il pranzo. Un pranzo adatto a essere trasportato e mangiato velocemente.

  • Molti vanno a mangiare in mensa.

  • Tanti spendono dei soldi per comprare integratori che aiutino a sentirsi meglio dopo aver mangiato male e in fretta per cinque giorni (minimo) alla settimana.

  • Dopo il lavoro ti senti svuotato e spendi dei soldi in vari modi per ricaricarti e svagarti.

  • E poi arrivano le ferie… e in quella manciata di giorni ci si deve rifare di tutta la fatica e la frustrazione accumulate in un anno. Ecco allora che si spendono dei soldi per divertirsi.

Insomma, lavorare ha un costo abbastanza alto.

Ma cosa succederà quando non ci sarà più lavoro?

Cosa faranno quelli che rimarranno senza lavoro?

Come si potrà vivere senza soldi?

Sono convinta che dalla crisi emergerà un sistema di vita più sano, basato su un ascolto più profondo e sincero di se stessi.

Purtroppo, il nostro mondo è malato…

Lavoriamo tanto per pagare cose che non ci servono e che crediamo indispensabili solo perché una propulsione sfrenata al consumo ci spinge a soddisfare bisogni sempre nuovi.

Senza sosta.

Non abbiamo più contatto con la terra, non abbiamo più rispetto per la natura e, purtroppo, allo stesso modo non abbiamo più contatto e rispetto per noi stessi.

Il benessere non dipende dai beni di consumo ma dallo stato d’animo che si vive.

Ciò che ci permette di godere la vita non sono gli oggetti di lusso e le comodità ma la possibilità di esprimere noi stessi nella condivisione con le persone a cui vogliamo bene.

La crisi ci sta obbligando a rivalutare i sentimenti, l’amicizia, la solidarietà.

Ci spinge a guardare le cose essenziali tralasciando il superfluo.

Un mondo sano si costruisce grazie alle relazioni umane che nelle situazioni difficili diventano più autentiche e meno superficiali.

Nelle difficoltà ci si aiuta l’uno con l’altro, oltrepassando i ruoli, le gerarchie e i formalismi inutili.

A dispetto di tante manovre politiche e di tante sciagure, stiamo andando verso una rivalutazione dei valori interiori.

Proprio perché il consumismo diventa sempre più stretto e il peggioramento dello stile di vita ci costringe a farlo.

Chi ci governa non potrà continuare a lungo a spingerci verso consumi sfrenati mentre ci obbliga a lavorare… soltanto per poter continuare a lavorare.

Tutti quanti ci stiamo svegliando dal torpore ipnotico indotto dalla crisi economica e ci stiamo accorgendo che il governo del mondo è in mano ad un pugno di uomini.

Pochi.

Che hanno potere perché gestiscono i soldi di molti.

Culture che non usano i soldi… vivono, amano e sentono diversamente da noi.

Quando avremo messo a fuoco che la ricchezza economica serve solamente per arricchire quei pochi che governano i tanti, avremo fatto il primo passo nella realizzazione di un mondo diverso.

Un mondo nuovo in cui la solidarietà e la cooperazione costruiscono le alternative sane allo sfruttamento di adesso.

Un mondo in cui ciò che ognuno sente dentro è importante quanto ciò che succede fuori perché è dall’interno che origina il benessere della società.

Senza amore… nessuno di noi può sopravvivere.

Senza soldi… possiamo fare scelte differenti.

Il cuore non è normale.

È vero.

Carla Sale Musio

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