Ott 27 2011

A PROPOSITO DEL DE’JA VU’…

Published by at 10:24 under Psicologia,Psicoterapia

Si chiama dèja vu la sensazione interiore di aver già vissuto un evento della propria vita che sta accadendo nel momento presente.

Il dèja vu è un fenomeno che mette bene in evidenza la coesistenza in noi di due modalità conoscitive differenti: la percezione sensoriale e la percezione cardiaca .

La comprensione del tempo che scorre ci serve per muoverci agevolmente nella realtà fisica.

Ma la realtà fisica non è l’unica realtà che sperimentiamo.

Oltre alla mondo dei sensi esiste un mondo emotivo che s’intreccia con le esperienze materiali e intesse la nostra vita di sensazioni e sentimenti.

Il tempo del cuore è un tempo diverso da quello cronologico.

Il tempo cronologico scorre.

Il tempo degli affetti non scorre.

E’.

Punto e basta.

Sperimentiamo questo stato senza tempo quando siamo coinvolti in qualcosa che ci appassiona, può succedere in compagnia di una persona speciale, guardando un film, durante un lavoro creativo.

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Mentre siamo immersi in un’esperienza cardiaca, le cose durano sempre: un istante.

Anche se sono trascorse delle ore.

Questo succede perché la passione è uno stato emotivo che non ha bisogno del tempo per dispiegarsi.

Durante un’esperienza emozionalmente coinvolgente, entriamo in contato con la realtà cardiaca e con le sue regole.

Quando, però, spostiamo la nostra attenzione sulla realtà fisica, il tempo riprende la sua funzione regolatrice degli eventi e scopriamo che l’immediatezza della nostra percezione emotiva, per svolgersi nella realtà temporale, può impiegare… anche parecchie ore!

La percezione cardiaca legge la vita con codici affettivi e non ha bisogno del tempo.

Nel cuore le cose succedono in un immediato/sempre.

 

Ogni tanto (senza sapere quando e come, perché la logica non funziona bene con le emozioni) scivoliamo in un non tempo affettivo e sperimentiamo quell’immediato/sempre insieme all’adesso che scorre.

E’ il fenomeno del déja vu.

L’effetto è buffo e disorientante, sembra di camminate due volte sullo stesso fotogramma temporale.

Quello che succede è la sovrapposizione di uno stato di coscienza in cui si percepisce lo scorrere del tempo con un altro stato di coscienza che esiste fuori dal tempo.

Quando siamo in quell’immediato/sempre affettivo, l’orologio non serve, basta il cuore.

Se sovrapponiamo alla dimensione emotiva lo scorrere del tempo, ci sembra di aver già vissuto quel momento.

Ma già vissuto è soltanto la spiegazione che la ragione si da, con gli strumenti che ha.

Di fatto, la mente non può leggere i codici del cuore perché appartengono a uno stato di coscienza diverso.

Perciò, nel tentativo di interpretarli, li deforma.

Il tempo è un sistema di lettura della realtà che non appartiene alle esperienze affettive.

Il cuore conosce un coinvolgimento che include ogni cosa: i protagonisti, lo scenario, gli oggetti.

Nel vissuto cardiaco lo scorrere del tempo non esiste, c’è solamente l’emozione che permea tutto in un presente senza nessun tempo.

Quando sovrapponiamo il tempo che scorre al permanere del cuore, ci sembra di vivere la stessa cosa due volte: una volta nella cronologia degli eventi e una volta nel sempre cardiaco in cui passato, presente e futuro coincidono in un unico istante, sempre presente.

Questa duplicità disorienta la ragione che deduce: “Siccome questo episodio lo conosco, devo averlo già vissuto prima di adesso”.

La mente non si arrenderà mai a qualcosa che non sia sequenziale, perché sfugge al suo controllo.

E la mente ha una funzione di controllo, indispensabile per padroneggiare la realtà fisica.

Perciò trasforma l’esperienza, che la coscienza sta sperimentando contemporaneamente nella dimensione a-temporale e nella dimensione temporale, in un fenomeno cronologico in cui l’evento inevitabilmente dovrà essere successo anche prima.

Possiamo paragonare la coscienza a un computer con programmi differenti, ognuno con regole e codici propri.

Se utilizziamo il programma “percezione cardiaca”, tutto è misteriosamente e appagantemente perfetto, pur nella sua imperfezione, semplicità o inutilità.

Perché vive in un “sempre/senza tempo” in cui la mente logica non ha accesso.

Se invece usiamo il programma “scorrere del tempo”, allora tutto può essere migliorato o peggiorato in quel durante che trascorre passando da prima a dopo.

I fenomeni di déja vu ci ricordano che il tempo è uno strumento utile alla coscienza per fare esperienza della fisicità.

La realtà emotiva si serve di altri mezzi (diversi dal tempo) per sperimentare conoscenze differenti dalla fisicità.

Il cuore non è normale.

E’ vero.

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