Nov 13 2011

CAMALEONTI… per amore!

Published by at 10:29 under Psicologia,Psicoterapia

In alcune situazioni, l’occultamento della personalità creativa può portare alla costruzione di un falso sé normalizzato con cui affrontare la rigidità della vita quotidiana.

Questo falso sé, apparentemente ben adattato, nasconde (come solo un creativo sa fare) l’apparato emotivo e lascia trapelare la propria sofferenza solo in forma criptata.

Avremo allora un crescendo d’insoddisfazione, irritabilità e vissuti depressivi fino ad arrivare all’attacco di panico vero e proprio.

Un panico senza motivo apparente perché nascosto dietro un’apparente normalità.

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NICOLETTA maltratta solo NICOLETTA

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Nicoletta e Guido sono sposati da circa dieci anni.

Insieme hanno avuto due bambine, Silvia e Clara, che oggi hanno cinque e tre anni.

Nicoletta è una mamma affettuosa che passa la maggior parte del suo tempo a casa occupandosi delle bimbe e delle faccende.

Nell’ultimo anno, però, alla famiglia si è aggiunta la nonna, vedova e con problemi di deambulazione.

“Mamma è una donna intelligentissima e piena di risorse.”

Racconta Nicoletta.

“Dopo la morte di papà ha organizzato la sua vita per non pesare su noi sorelle in nessun modo. Ma lo scorso anno ha avuto un incidente che le ha lasciato le gambe quasi completamente bloccate. Per questo, dopo molte insistenze, l’abbiamo convinta a trasferirsi qui. Da sola, in quella sua casa grande e piena di scale, non ce la poteva più fare.”

Nicoletta ha destinato alla mamma la sua camera dei pasticci.

Il luogo dove inventa di tutto: giochi di stoffa per le bambine, vestiti per sé, regalini per le amiche.

“Ho scelto di non lavorare per potermi dedicare alla famiglia e alle bambine.” Mi dice.

“Ma sono un animo irrequieto e non mi piace stare con le mani in mano. Ho sempre bisogno di inventare qualcosa. Faccio e disfo. Riciclo tutto.”

L’arrivo della mamma ha messo bruscamente fine agli hobby di Nicoletta.

Un po’ perché non c’è più una stanza dove rinchiudere il disordine (che sempre si accompagna alla creatività).

E un po’ perché non c‘è più il tempo.

La mamma ha bisogno di compagnia e di attenzioni per superare l’avvilimento che consegue all’invalidità.

Nicoletta vuol bene a tutti e cerca di fare il possibile per i suoi familiari: gioca con le bambine, ascolta la mamma, prepara le cose in modo che Guido possa rilassarsi dopo il lavoro.

In sintesi: è una figlia/mamma/moglie perfetta.

Ma allora?

Come mai chiede un appuntamento con lo psicologo?

Perché negli ultimi mesi soffre di attacchi di panico.

Un senso di soffocamento la assale quando meno se lo aspetta.

Il cuore salta nel petto.

Le orecchie ronzano.

Sente che sta per svenire.

E deve sdraiarsi fino a che non le passa.

Ma non sempre passa in fretta…

“Oramai sto più sdraiata che in piedi.”

Racconta tristemente.

“La casa è abbandonata. Le bimbe protestano. Guido è stanco. Mamma vuole andarsene per non pesare ulteriormente su di me. E io non so come farmi passare questi malesseri che mi fanno impazzire e che di fisico non hanno niente. Ho fatto tutte le analisi. È tutto a posto. Forse sono pazza. Dev’essere così…”

Pazza…?!?

No di sicuro.

Disponibile e generosa…?

Tanto.

Le personalità creative amano tanto.

Danno tanto.

E vivono tanto tutte le cose.

Perché possiedono un sistema emotivo sofisticato e ricco di sfumature.

Talmente ricco che, a volte, le confonde.

Infatti, Nicoletta è confusa tra la testa e il cuore e non sa più cosa vuole davvero.

Con la testa pensa una cosa e con il corpo ne chiede un’altra.

Con la testa:

  • Vuole fare star bene la mamma.

  • Vuole crescere bene le figlie.

  • Vuole bene a Guido (che per via del lavoro non c’è quasi mai).

Vuole tutte queste cose con grande intensità e si dimentica che anche lei è parte della famiglia.

E, proprio come tutti gli altri, ha bisogno di rilassarsi, divertirsi e stare bene.

Con il corpo:

  • Vuole dire basta.

  • Vuole ascoltarsi.

  • Vuole sdraiarsi e pensare un po’ anche a sé.

“Per me è importante, soprattutto, che ognuno intorno a me stia bene!”

Protesta.

“Sì. E, per ottenerlo, devi pensare anche a te.”

Le spiego.

Non è lecito un amore razzista.

Neanche… solamente contro sé stessi.

Il cuore si ribella.

Il corpo protesta.

Per riprendere a stare bene Nicoletta dovrà imparare a volere anche il suo bene insieme a quello dei suoi cari, e amare se stessa con l’intensità con cui ama gli altri.

Carla Sale Musio

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