A PROPOSITO DEL SUICIDIO…

Le persone che decidono di togliersi la vita compiono un gesto di rottura che mette fortemente in discussione i criteri con cui abitualmente valutiamo la morte.

Si fermano a pensarci e poi scelgono di viverla.

Con consapevolezza.

Questo oggigiorno non è ben visto.

L’autonomia non piace e la libertà non fa tendenza.

Si preferisce evitare di pensare alla morte e con altrettanta leggerezza si demonizzano i suicidi.

“Era depresso…”

Questa diagnosi superficiale liquida velocemente una scelta che sembra non appartenerci.

Culturalmente preferiamo ignorare la morte e aspettare che ci colga di sorpresa, piuttosto che fermarci a valutarne l’esistenza.

Lasciare che il Destino, Dio, l’Energia Universale o il Karma decidano quando è il momento giusto per morire significa affidarsi a qualcosa di sconosciuto, ritenuto più saggio.

Perché, però, etichettare come psicologicamente malato chi invece si concede il diritto di scegliere quando e come cessare di vivere?

Coloro che prendono per se stessi una decisione diversa dalla fatalità meritano comprensione e apertura.

Non dovrebbero essere confinati dentro una patologia psichiatrica, tante volte individuata a posteriori e solo per giustificare un gesto che altrimenti ci appare incomprensibile.

L’urgenza di trovare spiegazioni nasconde la nostra paura di morire dietro una patologica arroganza che non allevia il dolore a chi resta e non soddisfa il bisogno di risposte.

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LA MORTE COINVOLGE TUTTI

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Potrà trattarsi di una malattia, di un incidente o della vecchiaia ma prima o dopo il momento di spegnersi arriverà per tutti.

Abbiamo l’assoluta certezza che la vita sia sempre inscindibilmente legata alla morte.

Almeno fino a quando non ci sarà permesso di credere all’immortalità (ma questo oggi sembra ancora poco praticabile).

Allora perché non concedere alla scelta di morire la stessa rispettabilità che accordiamo al nostro fatalismo?

La morte è un momento intimo e personale che riguarda le misteriose profondità di ciascuno e il senso della vita che si è vissuta.

Un passaggio che si attraversa in solitudine.

E che ognuno può valutare soltanto per se stesso.

Chi decide il momento in cui morire affronta tutto questo con coraggio.

Merita dignità.

Anche se la sua scelta ci fa male.

Anche se non ne condividiamo i motivi.

Anche se ci lascia da soli.

Il cuore non è normale.

È libero.

Carla Sale Musio

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