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Gen 05 2012

IO? … SONO UN SACCO DI GENTE!


Capita, a volte, di essere lacerati dall’incertezza davanti a scelte giudicate impossibili: i pro e i contro hanno lo stesso peso sulla bilancia, la testa scoppia di pensieri che litigano tra loro e ci si sente divisi in due.

Voglio ma anche non voglio.

È giusto ed è anche sbagliato.

Faccio bene o faccio male?

Sommersi dai dubbi, chiediamo consiglio agli amici, ma… nessuno ci sa aiutare davvero.

E continuiamo a girare intorno al problema senza trovare una soluzione.

L’insicurezza che ci tormenta, spesso è sintomo di un conflitto interiore.

E segnala il disaccordo tra parti diverse della nostra personalità.

Per uscire da questo stato di paralisi decisionale vi suggerisco un gioco psicologico, di grande aiuto soprattutto quando si tratta di prendere una decisione.

È un lavoro che in situazioni emotivamente complesse riesce meglio con l’aiuto di un terapeuta, ma che normalmente è possibile fare anche da soli.

Per prima cosa, però, dovete cambiare la percezione unitaria che avete di voi stessi e cominciare a considerarvi: un gruppo di identità in convivenza dentro a un unico corpo.

Certo, non siamo abituati a pensarci come un gruppo di identità.

Preferiamo credere di avere una sola personalità compatta e coerente.

Tuttavia, su questo punto devo proprio deludervi.

La realtà psichica non corrisponde puntualmente alla realtà fisica.

Per muoversi nella concretezza la psiche deve stringersi e, spesso, è costretta a scegliere un solo aspetto di sé con il quale interagire nel mondo.

Ci sono dei momenti, però, in cui la molteplicità delle nostre parti interiori non è disposta a rinunciare a niente e vuole proporsi alla vita con tutta la sua complessa e variegata molteplicità.

È appunto in quei momenti che si scatena il conflitto.

Si tratta di situazioni in cui la materialità opprime la psiche, costringendola a sottostare alle sue leggi limitanti.

Tanti aspetti diversi di noi cercano di interagire con la realtà concreta e nessuno è disposto a farsi da parte per lasciare spazio a un’unica voce solista.

Per trovare una soluzione è utile fare in modo che tutte le parti in contrasto possano esprimersi e dialogare tra loro.

Ecco dunque il gioco:

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L’Assemblea delle Personalità

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Per condurre un’Assemblea delle Personalità bisogna:

1) aprirsi al colloquio con se stessi e lasciare emergere tutte le nostre personalità coinvolte in un problema.

Di solito ci sono due voci prevalenti (ma possono anche essere molte di più) che discutono e battibeccano senza tregua nei nostri pensieri, interrompendosi in continuazione e logorando il sistema psichico (e talvolta anche il sistema fisico).

Per fermare il turbinio delle riflessioni contrastanti è meglio prendersi un po’ di tempo e ascoltare le voci interiori ad una ad una.

2) osservare quali aspetti sono in lite e dare un nome a ciascuno. Per esempio: Parte Infantile, Parte Adulta, Parte Timida, Parte Arrogante, Parte Maschile, Parte Femminile, eccetera.

3) dopo aver identificato tutte le parti in disaccordo, prendiamo due (o più) sedie uguali e le mettiamo una di fronte all’altra (o in cerchio), proprio come se due (o più) persone dovessero parlarsi.

4) infine, vicino a ciascuna sedia, sistemiamo un foglio di carta con scritto il nome della parte rappresentata. Ci devono essere una sedia e un foglio col nome per ogni parte che interverrà all’assemblea.

A questo punto possiamo aprire il dibattito tra le parti:

5) ci sediamo su una delle sedie e ci caliamo totalmente in quell’aspetto della personalità che abbiamo scritto sul foglio di carta posto in terra (ad esempio: Parte Responsabile).

Quindi, immaginando di avere davanti a noi l’altra parte che ci ascolta in silenzio (ad esempio: Parte Irresponsabile), diamo voce alla prima permettendole di esprimere tutte le sue buone ragioni.

Attenzione:

  • Per avere un risultato soddisfacente è molto importante lasciarsi possedere totalmente da un solo punto di vista alla volta, senza pensare agli altri (ai quali daremo la parola in seguito). Bisogna letteralmente prestare il corpo alla parte di noi che stiamo impersonando.

  • In questo gioco è necessario parlare sempre a voce alta, guardando la sedia che abbiamo di fronte e rappresentandoci mentalmente la parte antagonista come se fosse realmente seduta lì davanti.

  • Mentre impersoniamo un ruolo, andiamo avanti finché tutti i suoi argomenti non saranno stati espressi (salvo che l’altra parte non interrompa palesemente la conversazione). A quel punto cambiamo di posto e facciamo la stessa cosa sulla sedia opposta, dando voce alla parte che prima ha ascoltato.

Per illustrarvi meglio la dinamica di questo gioco, vi racconto l’Assemblea delle Personalità svolta da una paziente che chiamerò Ilaria.

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ILARIA AMA FRANCESCA

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Ilaria ha trentadue anni, lavora in un grosso centro commerciale e da qualche tempo sente di essersi innamorata di Francesca, una collega del reparto vicino al suo, estroversa e solare, più grande di lei di qualche anno. Entrambe il venerdì finiscono di lavorare alle nove e Ilaria vorrebbe chiedere a Francesca di cenare insieme dopo l’orario di lavoro, ma è molto timida e ha paura di ricevere un rifiuto, perciò in preda all’emozione rimanda l’invito a cena da un venerdì all’altro.

Durante uno dei nostri colloqui, per trovare finalmente soluzione all’altalena dei pensieri di Ilaria decidiamo di organizzare un’Assemblea delle Personalità.

Dopo aver disposto due sedie una di fronte all’altra e aver scritto i nomi delle parti coinvolte (Parte Insicura e Parte Intraprendente) su un foglio, posto ai piedi di ciascuna sedia, Ilaria comincia il dialogo sedendosi sulla sedia dell’insicurezza:

Parte Insicura di Ilaria:

“Basta! Basta! Basta! Non ce la faccio. Non ce la posso fare. Quello che mi chiedi è impossibile! Capisco che mi sono innamorata di Francesca, ma non riuscirò mai a fare la prima mossa e invitarla a cena. Non ci conosciamo neanche… E il fatto che sia simpatica e gentile non significa per niente che abbia qualche interesse verso di me. È molto meglio dare tempo al tempo e aspettare che le cose accadano spontaneamente. Se son rose fioriranno… Adesso rischio soltanto di rendermi ridicola e di rovinare una possibile amicizia, compiendo mosse affrettate e premature. Perciò, mettiti l’anima in pace e lascia stare!”

Quando Ilaria si accorge che le argomentazioni della sua Parte Insicura si sono esaurite, perché ha potuto esprimere il suo punto di vista senza essere criticata e interrotta dalla Parte Intraprendente, lascia la sedia della Parte Insicura e va a sedersi sulla sedia della Parte Intraprendente.

Parte Intraprendente di Ilaria:

Ma cosa diavolo stai farneticando! Che nervi mi fai venire!!! Sei soltanto una povera fallita che guarda, sogna, immagina e non conclude un benedetto niente! Credi che alle ragazze piacciano i paracarri come te? Secondo le tue fantasiose elucubrazioni, Francesca t’inviterà a cena da lei e ti dichiarerà il suo amore senza che tu faccia il minimo sforzo per mostrarle ciò che provi e per aprirle la strada. Povera illusa. E povera scema! La gente ama le persone disinvolte, che ci sanno fare e che sono capaci di proporsi senza drammi ma, soprattutto, senza troppa lentezza…”

La Parte Intraprendente vorrebbe continuare a parlare ma a questo punto la Parte Insicura non riesce più a frenarsi e interrompe il flusso dei pensieri di Ilaria con le sue considerazioni.

Ilaria, perciò, si alza e cambia posto ritornando sulla sedia dell’insicurezza e dando nuovamente spazio al quel punto di vista.

Parte Insicura di Ilaria:

“Ma è appunto questo il mio problema! Come fai a non capirlo? Io non so scherzare, non ho la battuta pronta e non ci so fare! Prendo sempre tutto troppo sul serio! E se poi, proprio quel giorno, Francesca non può? Se mi dice di no? Ci rimarrò malissimo! Non riuscirò più a chiederle di nuovo di uscire. Mi sentirò la stupida di sempre e sarò ancora più impacciata di quanto non lo sia già abitualmente. Te l’ho detto. I tempi non sono maturi. È meglio aspettare di avere con lei un po’ più di confidenza. Ci conosciamo soltanto da qualche mese…”

A questo punto la Parte Intraprendente comincia a infilare le sue obbiezioni tra i pensieri di Ilaria. Perciò Ilaria si alza e cambia nuovamente sedia per lasciarla parlare.

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Appunto! Ci conosciamo già da qualche mese. Cos’altro c’è da aspettare? Forse che ci inviti al suo matrimonio?! Bisogna battere il ferro finché è caldo. Cogli l’attimo. Cavalca l’onda. La vita è adesso. Non c’è nessun tempo da aspettare. C’è solo da chiederle se ha da fare questo venerdì sera.”

Ilaria sente che la sua Parte Intraprendente ha espresso tutte le sue obiezioni e perciò cambia posto.

Parte Insicura di Ilaria:

“Ok. Ma io non sono d’accordo. E se poi mi metto a balbettare? Ccccccccci… ciao… Ffffffff…Francesca, hai ddddddddddd…dadadadada… daffare… questo vvvvvvvvvvv…venerdì? Che figura ci facciamo? Eh?!”

Come si può capire da questi scambi, il conflitto interiore di Ilaria è molto marcato e l’obiettivo nel fare dialogare le parti della sua personalità è proprio quello di aiutarle a trovare una soluzione che sia soddisfacente per entrambe.

La conversazione andrà avanti ancora per un bel pezzo e, dopo una lunga trattativa, finalmente emerge un barlume di accordo:

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Insomma, non ti va bene niente, si può sapere tu cosa proponi?”

Parte Insicura di Ilaria:

“Non voglio rovinare tutto! Ho paura di incasinarmi troppo e fare brutta figura. Mi serve del tempo per riuscire a muovere il primo passo…”

Parte Intraprendente:

“Quanto tempo? Dammi una scadenza!”

Parte Insicura:

“Diciamo… non saprei… be’… almeno… quindici giorni?…”

Parte Intraprendente:

“Ok. Allora aspetterò quindici giorni. Ma adesso hai preso un impegno con me. Tra quindici giorni smetterai di torturarmi con le tue profezie da malocchio e mi permetterai di invitarla a cena. D’accordo?”

Parte Insicura:

“Si… va bene, va bene, va bene! Ma per quindici giorni mi lascerai tranquilla e la smetterai di spingermi a fare cose che non mi sento di fare! Anche tu adesso hai preso un impegno. Promesso?”

Parte Intraprendente:

“Promesso…”

In questo lavoro, l’obiettivo di Ilaria era riuscire a prendere una decisione.

L’accordo raggiunto tra la sua Parte Insicura e la sua Parte Intraprendente (aspettare quindici giorni prima di invitare Francesca a cena) è un esempio di come l’Assemblea delle Personalità possa essere utile nel trovare soluzioni nuove all’interno di se stessi.

Naturalmente è possibile fare incontrare anche molte più parti, con risultati sfumati e appassionanti.

L’Assemblea delle Personalità è un lavoro ricchissimo di contenuti, utile per approfondire la conoscenza di se e ampliare le possibilità di azione nella vita.

Vi consiglio di provarlo per scoprire la vostra molteplicità interiore o anche solo per ascoltarvi un poco.

Carla Sale Musio

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Nov 26 2011

SIAMO TUTTI UN PO’ PSICOLOGI…


Si dice che “Siamo tutti un po’ psicologi” ma quest’affermazione è vera?

Siamo davvero tutti capaci di aiutare chi si trova in difficoltà con i propri pensieri e con le proprie emozioni?

A mio parere occorre fare una distinzione tra l’empatia e la psicologia.

L’empatia è la capacità si mettersi nei panni di un altro e osservare la vita dal suo punto di vista.

La psicologia è la scienza che studia la psiche, cioè lo stile di pensiero e il vissuto emotivo delle persone.

Empatici si nasce ma psicologi si diventa dopo molti anni di studio e di esperienza pratica.

Siamo tutti un po’ empatici.

Questo è vero.

Cioè siamo tutti in grado (chi più chi meno) di immedesimarci nei vissuti degli altri e di provare i loro turbamenti e le loro emozioni.

Naturalmente, solo qualcuno riesce ad abbandonare totalmente il proprio punto di vista per calarsi nella realtà di un altro.

Mentre la maggior parte di noi sposta soltanto il proprio modo di leggere gli eventi dentro le scene della vita di un’altra persona.

In quest’ultimo caso, però, non si tratta di empatia ma di immedesimazione.

Ci si trasferisce con il proprio carattere e i propri vissuti dentro situazioni che non ci appartengono e in questo modo non si sperimentano i presupposti esistenziali di chi quelle situazioni le attraversa davvero.

Certamente gli psicologi devono essere empatici per riuscire ad aiutare i loro pazienti.

Cioè devono essere capaci di lasciare andare il proprio modo di interpretare le cose per accogliere in sé il bagaglio di sensazioni, pensieri e sentimenti che caratterizzano l’esistenza di un altro.

Per fare lo psicologo, però, l’empatia da sola non può bastare.

Uno psicologo dopo essersi calato dentro la realtà di un’altra persona deve saper abbandonare anche quel punto di vista per raggiungere un angolo di osservazione ulteriore.

Cioè, dopo essersi immerso emotivamente nei problemi di chi ha davanti, deve risalire verso un punto di vista meta (meta comunicativo, che comunica sulla comunicazione) e riuscire a guardare le cose dall’alto.

Perché solo da lì può aiutare il paziente a scoprire in se stesso nuove risorse con cui trasformare le difficoltà in occasioni di cambiamento.

Un bravo psicologo:

  • non propone se stesso,

  • non si porta ad esempio,

  • non da buoni consigli,

  • non suggerisce strategie,

  • non ha un punto di arrivo.

Il suo obiettivo è il benessere della persona che gli chiede aiuto.

La sua maestria consiste nell’aiutare l’altro a trovare soluzioni diverse e nuove dentro se stesso.

Si afferma spesso che gli psicologi dicono sempre e solo quello che si sapeva già.

Be’… in un certo senso, questo è proprio vero!

Non sta a noi dire qualcosa di nuovo al paziente.

Il nostro compito è fare in modo che sia il paziente a dirsi qualcosa di nuovo.

Qualcosa che esisteva già dentro di lui prima che lo psicologo intervenisse.

Qualcosa che sembra nuovo solo perché era stato ignorato.

E che appunto per questo si sapeva già.

In conclusione, cari amici, lettori e curiosi di questo blog, diffidate delle imitazioni dello psicologo!

Circondatevi di persone empatiche perché sono creature splendide che è bello avere vicino ma sceglietevi lo psicologo con molta attenzione.

Lo psicologo bravo non può essere il vostro amico (e il vostro amico non può essere il vostro psicologo) (nemmeno se fa lo psicologo di mestiere).

Lo psicologo deve essere uno strumento di cambiamento al servizio della vostra vita, un esperto nell’arte di far nascere le risposte dalla profondità del vostro cuore.

Deve saper parlare il linguaggio familiare delle vostre difficoltà ma con i termini A-normali, insospettabili, divertenti e avventurosi del mutamento.

Deve essere la voce che vi incoraggia a imboccare la strada della trasformazione e che vi lascia andare soli lungo i sentieri che avete scelto.

Deve essere il vostro ausilio.

Pronto a sparire quando i riflettori del successo sono puntati sulla vostra vita e pronto a lavorare quando avete bisogno dei suoi strumenti.

Un bravo psicologo è al vostro servizio.

Non usa la scrivania come una cattedra dietro alla quale puntare l’indice ma come il viale di cui soltanto voi disegnate l’orizzonte.

Carla Sale Musio

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