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Giu 08 2012

NON SI DEVE PICCHIARE I BAMBINI


Viviamo in un mondo gravemente malato di violenza.

Siamo talmente abituati ai maltrattamenti, allo sfruttamento e alla sopraffazione da non accorgercene nemmeno più e considerare innocui, affettuosi e normali tanti gesti che, invece, sono soprusi.

Sorridiamo inteneriti davanti a un pesce rosso rinchiuso dentro a una boccia di vetro, accarezziamo deliziati la pelliccetta sul collo delle nostre giacche, ci assicuriamo che le aragoste siano ancora vive per averle fresche nel piatto… e non ci fermiamo a considerare le sofferenze che infliggiamo agli animali per il nostro piacere e per il nostro divertimento.

Poi ci lamentiamo dei potenti che governano il mondo costringendoci a lavorare sempre di più in cambio di soldi che valgono sempre meno.

E li malediciamo per lo sfruttamento che ci impongono.

Senza renderci conto di agire lo stesso abuso e lo stesso predominio su altri esseri più ingenui, deboli e indifesi di noi.

Siamo talmente immersi nella prepotenza da ritenerla inevitabile e naturale.

“È la legge del più forte.”

Sosteniamo.

Privandoci della possibilità di costruire un mondo di rispetto, tolleranza e amore.

Un mondo basato sullo scambio e sulla conoscenza reciproca.

Un mondo più umano.

Siamo persuasi che l’ingiustizia sia inevitabile e faccia parte della vita, la chiamiamo civiltà o intelligenza e la proponiamo come modello ai nostri figli, convinti di trasmettere loro un insegnamento giusto.

Tuttavia, educhiamo i nostri bambini usando metodi che oggi non si adoperano più nemmeno per addestrare gli animali.

Sosteniamo di farlo per il loro bene.

Spesso agiamo forzando noi stessi e mettendo a tacere il buon senso, che istintivamente ci segnala il sopruso e la violenza nascosti dietro all’etichetta: educativo.

È in seguito a questi dubbi che qualcuno si chiede quanto sia giusto picchiare i bambini e quale potrebbe essere l’alternativa a una sana e naturale sculacciata.

Sembra impossibile pensare che esista qualcosa di diverso da schiaffi, botte e punizioni per insegnare l’educazione ai nostri figli.

Eppure… gli animali non usano le percosse per insegnare ai loro piccoli!

(Ma, si sa, gli animali sono esseri poco progrediti)

L’essere umano, invece, ha una cultura diversa da quella delle altre specie e tratta i suoi cuccioli con prepotenza sentendosi migliore degli altri animali.

Le percosse, anche quelle che non lasciano lividi o ferite, sono prevaricazioni e infliggono un’umiliazione a chi le riceve.

Parlare, spiegare e premiare sono scelte che incoraggiano i comportamenti desiderati piuttosto che inibire quelli indesiderati, e invitano i bambini alla cooperazione e alla collaborazione invece che alla sottomissione.

Certo, insegnare il dialogo comporta una maggior dialettica nella famiglia e apre la porta al confronto tra pari, anche se di età differenti!

La subordinazione, al contrario, censura la comunicazione e nutre il risentimento e la disistima di sé.

È vero, quando i cuccioli dell’uomo sono ancora piccini, parlare di dialogo e di dialettica è impossibile.

Ma questo non autorizza la sopraffazione.

I piccoli capiscono il tono della voce e le intenzioni anche quando non sanno parlare.

Ogni genitore lo sa.

Non c’è bisogno della violenza per educare i bambini, c’è bisogno della pazienza.

Perché parlare, spiegare e premiare richiedono attenzione, tempo e impegno.

Nel nostro mondo malato di prepotenza corriamo sempre e non abbiamo più nemmeno un minuto da perdere per dialogare con i nostri figli.

Ai potenti fa comodo questa nostra costante distrazione dai valori interiori e dallo scambio attento con i bambini.

Permette il perpetrarsi dei soprusi.

Tramanda l’ingiustizia.

Aiuta a tollerare lo sfruttamento di chi è più forte su chi è più debole.

Se si impara da piccoli ad essere umiliati da chi ci vuole bene sarà più facile credere (da grandi) che le ingiustizie siano strumenti per il nostro vantaggio, e lasciar correre, senza protestare, gli abusi che ci vengono imposti.

È per questo che l’educazione è fatta soprattutto di punizioni.

Punire, picchiare, maltrattare sono metodi considerati indispensabili da chi crede nella legge del più forte e ha bisogno di sopraffare per vivere.

Con i bambini, stabilire delle regole e farle rispettare è indispensabile e necessario ma può avvenire nel dialogo e col consenso degli interessati, in un clima di condivisione e reciprocità.

Senza bisogno di autoritarismi e maltrattamenti fisici.

Un mondo nuovo si basa sull’ascolto, sullo scambio e sulla comprensione.

Comincia dall’educazione dei più piccoli e costruisce i presupposti perché l’amore possa svilupparsi.

Senza possesso.

Senza violenza.

Con disponibilità e con attenzione reciproca.

Non si deve picchiare i bambini.

Si deve, invece, spiegare sempre ogni cosa, premiare i comportamenti adeguati, invitare alla collaborazione.

Con l’esempio.

Con pazienza.

E con rispetto.

Carla Sale Musio

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Mar 14 2012

PEDAGOGIA NERA

Si chiama pedagogia nera uno stile educativo che utilizza punizioni e castighi nella convinzione che siano indispensabili per far crescere bene i bambini.

Le opinioni dominanti della pedagogia nera possono essere riassunte in tre punti principali:

  • I genitori e gli adulti meritano rispetto a priori.

  • L’obbedienza fortifica.

  • La severità e la freddezza costituiscono una buona preparazione alla vita.

Dal punto di vista di questa metodologia educativa:

  • L’uso della punizione, anche fisica è inevitabile per insegnare le regole senza ingenerare nei bambini confusioni e fraintendimenti dovuti alla loro scarsa capacità di comprensione.

  • L’educazione deve essere rigorosa, autoritaria e coercitiva.

  • L’essere umano durante l’infanzia va raddrizzato e per raggiungere questo fine è spesso necessario ricorrere all’uso di sculacciate, schiaffi, umiliazioni, privazione di oggetti o di attività amate, isolamento, ritiro dell’affetto.

  • Tutti questi modi servono a insegnare ai bambini il rispetto, l’attenzione, l’obbedienza e a prepararli ad affrontare la vita.

La pedagogia nera considera i bambini piccoli uomini da formare ed è basata sul presupposto che l’infanzia abbia in se qualcosa di sbagliato che va corretto prima che diventi troppo tardi.

Purtroppo, questa educazione emotivamente dannosa ha influenzato la nostra società e ancora oggi tanti genitori ne utilizzano inconsapevolmente i metodi, convinti di agire nell’interesse dei propri figli e per il loro bene.

I principi della pedagogia nera hanno causato innumerevoli sofferenze a tante persone e creato un’infinità di danni psicologici, contribuendo allo sviluppo di adulti insicuri ed emotivamente sofferenti, disposti a sottomettersi alla legge del più forte per paura della solitudine e dell’abbandono, affettivo e sociale.

La prepotenza e le ingiustizie perpetrate da questo tipo di pedagogia privano i bambini della dignità e del rispetto da parte dei grandi negando loro ogni diritto col pretesto dell’immaturità.

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Il bambino è un piccolo uomo immaturo o una persona?

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Ciò che la pedagogia nera ha contribuito a occultare sono proprio l’importanza e le peculiarità dell’infanzia.

Negli anni della crescita, infatti, non siamo adulti in formazione ma persone capaci di amare con grande intensità, portatori di emozioni che hanno bisogno di essere comprese e condivise.

La capacità di ascoltare e comunicare i propri sentimenti fa parte del percorso che dall’infanzia conduce alla maturità e permette di vivere una vita soddisfacente.

Per i bambini è fondamentale fare esperienza con le emozioni, poterle riconoscere, accettare, condividere e sentire che sono ricambiate.

Attraverso questo scambio i piccoli capiscono che i sentimenti hanno valore e meritano rispetto, imparano ad ascoltare il proprio cuore e a comprenderne l’importanza.

Nel suo famosissimo libro Intelligenza Emotiva, Daniel Goleman ha mostrato che l’intelligenza non è fatta soltanto di acquisizioni cognitive.

A fianco alla logica e alla matematica esiste anche un’intelligenza che ci permette di armonizzare il pensiero con i sentimenti, la parola con i vissuti interiori, la dimensione razionale con quella affettiva.

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Ma cos’è l’intelligenza emotiva?

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Si chiama intelligenza emotiva la capacità riconoscere le emozioni e di tradurle in parole per poterle comunicare e condividere.

Maggiore è l’autoconsapevolezza e la conoscenza del proprio mondo interno più specifica e profonda sarà l’intelligenza emotiva di una persona.

Le Personalità Creative (essendo dotate di empatia e creatività) possiedono una brillante intelligenza emotiva che ha bisogno di essere riconosciuta e apprezzata per svilupparsi armonicamente e con successo.

I bambini vivono una ricchezza e un’ampiezza di sentimenti difficile da padroneggiare e l’aiuto migliore che gli adulti possono dare loro è quello di favorire il riconoscimento e l’ascolto delle emozioni.

Purtroppo, però, anni e anni di educazione repressiva e autoritaria hanno formato adulti incapaci anche solo di prestare attenzione ai sentimenti, figuriamoci di comunicarli!

Parlare di stati d’animo e sensibilità sembra sempre poco importante in questo nostro mondo cresciuto insieme alla pedagogia nera e basato sulla legge del più forte.

Così, oggi tanti genitori si trovano in difficoltà nell’educare con saggezza i propri figli.

Da un alto sentono che l’educazione repressiva, che loro stessi hanno ricevuto, porta soltanto coercizione e sofferenza dall’altro hanno paura di diventare troppo permissivi abbandonando le vecchie modalità in favore di un maggiore ascolto del mondo interno.

Gli adulti hanno il compito di accompagnare i bambini nella crescita e per far questo devono saper accogliere le loro emozioni senza censurarle, rispettare la loro individualità, ascoltare i loro bisogni e aiutarli a esprimere tutto il loro potenziale creativo.

È un compito che diventa estremamente difficile quando nel diventare grandi non si è potuta vivere con fiducia la ricchezza emotiva dell’infanzia.

Eppure…

Solo un adulto in grado di prendersi cura di se stesso, della propria soggettività, del proprio disagio, delle proprie esigenze non soddisfatte, dei bisogni non ascoltati, dei sentimenti non espressi può occuparsi coerentemente di un bambino.

Il mondo interno dell’adulto è una miniera ricca di minerali grezzi ma preziosi…

C’è tanta fatica per portare alla luce questi elementi sepolti, per riprendere contatto con la propria storia… che, spesso, nell’infanzia è carica di sofferenza e di sentimenti inespressi.

Ma è proprio da qui che si deve partire per promuovere una nuova cultura che permetta ai bambini di sviluppare le proprie risorse, il senso di sicurezza, la capacità di affetto e di adattamento, la creatività.

Diventare grandi è difficile per tutti: la crescita è fatta di conquiste e fallimenti, avvicinamenti e separazioni.

Gli adulti devono saper ascoltare e condividere le emozioni, le proprie e quelle dei propri figli.

Solo così potremo avere rispetto l’uno per l’altro e costruire una società che non emargina, ma accoglie.

Chi è capace di non discriminare niente dentro di sé può accettare la diversità senza averne paura.

L’intelligenza emotiva è la base per costruire un mondo a misura dei bambini.

Un mondo che non avrà più bisogno di soprusi e violenza perché avrà imparato a comprendere invece che combattere, a condividere invece che amputare e ad amare invece che distruggere.

Un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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