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Lug 03 2017

PERSONALITÀ CREATIVE, EMPATIA E MOLTEPLICITÀ DEI SÈ

Le Personalità Creative riescono a immedesimarsi con facilità nei vissuti degli altri e scoprono presto una verità fondamentale nelle relazioni:

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quando ci si cala nel punto di vista di chi parla,

ognuno  ha ragione

.

Infatti, partendo dagli stessi presupposti si giunge di solito alle stesse conclusioni.

La capacità di sperimentare le emozioni, proprie e altrui, senza censurarle, si trasforma in una grande ricchezza interiore e permette di usare parti diverse di se stessi in momenti e situazioni diverse.

Questa poliedrica molteplicità di sé permette alle personalità creative di cambiare secondo le circostanze.

Quando, però, non è riconosciuta, può creare momenti di confusione e incertezza.

Infatti, la possibilità di avere un ventaglio di punti di vista contemporaneamente (ad esempio tanti quanti sono i partecipanti a una discussione) mette in serio pericolo la percezione della propria coerenza.

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AURORA, JACOB E LE VACANZE

IN SARDEGNA

.

Quando arriva al primo appuntamento Aurora non sa più cosa fare… con se stessa.

Il suo tirocinante Jacob è svogliato e perditempo e sembra interessato più al mare della Sardegna che al tirocinio nel laboratorio di ceramica etnica.

Aurora è sempre piena d’impegni e conduce una vita indaffarata e senza soste, dividendosi tra la ceramica etnica, la ricerca universitaria e una vita di coppia appena cominciata e già problematica.

Ha accettato di prendere con sé un tirocinante, soltanto perché glielo ha chiesto una persona che per lei è speciale: l’insegnante di antropologia con cui ha lavorato all’università.

Adesso, però, si rende conto che il giovane straniero, promettente e pieno d’inventiva (così le è stato proposto), è qui soprattutto per farsi una vacanza pagata dalla borsa di studio.

I ritmi lenti di Jacob la innervosiscono e quel suo vivere perennemente alla giornata, senza progetti, lo sente come un fardello che grava su di lei.

“Come mai si assume totalmente la responsabilità del rendimento di Jacob?”

Domando, cercando di comprendere le ragioni di quell’esagerato senso del dovere.

“Non posso esonerarmi!”

Sospira, giocherellando col bordo della giacca.

“Non voglio che la professoressa di antropologia pensi che trascuro il lavoro che le ho promesso.”

“Ma è stata proprio la sua insegnante a proporle Jacob, di sicuro ne conosceva l’indolenza.”

Aurora mi guarda interdetta, sa benissimo che è così.

Ma non riesce a restare fedele a quella comprensione.

La molteplicità dei suoi punti di vista la porta a essere contemporaneamente tre persone diverse e coinvolte in questo problema: Aurora, Jacob e la Professoressa di Antropologia.

Mi armo di pazienza.

Ci vorrà un po’ di tempo per chiarire insieme la pluralità dei suoi sé.

La capacità di essere diversa in situazioni diverse, è ciò che in questo momento rende Aurora confusa e insicura rispetto al comportamento da tenere con Jacob.

Infatti:

Quando lavora con lui, sente che l’attenzione mutevole del ragazzo dipende dalle diverse aspettative sul tirocinio.

In pochi mesi Jacob vorrebbe imparare la ceramica etnica… ma anche conoscere il mare e le spiagge della Sardegna.

Perciò Aurora cerca di assecondarlo, organizzando il suo apprendimento in modo elastico e non troppo impegnativo.

Quando parla con l’insegnante di antropologia, un’Aurora Efficiente e Attiva si sostituisce alla tutor di Jacob e propone un corso altamente specializzato e intenso, che renda in pochi mesi una preparazione adeguata sia nella teoria che nella pratica.

Quando poi rientra a casa, l’Aurora Innamorata occupa il posto delle altre due e progetta vacanze e momenti magici da trascorrere in coppia, per far crescere l’intimità e la condivisione di un progetto di vita insieme.

E fino a qui di Aurora ce ne sono solo tre.

C’è poi un’Aurora che vorrebbe andare ogni tanto a trovare i genitori

Un’Aurora che ama uscire insieme alle amiche

Un’Aurora che sogna di avere un bambino

Un’Aurora che ha bisogno di leggere e viaggiare per aggiornarsi sul suo lavoro con la ceramica etnica…

Un’Aurora che sta cercando di riordinare gli appunti per dare forma alla pubblicazione di un libro…

Un’Aurora (ma questa è completamente schiacciata dal peso delle altre) che ama passeggiare in mezzo alla natura senza doversi preoccupare di niente…

Nel corso di colloqui Aurora diventerà più consapevole delle sue poliedriche possibilità di espressione e riuscirà ad armonizzare le diverse “se stessa”, fino a trovare un nuovo equilibrio interiore più rispettoso delle sue personali esigenze e priorità.

Carla Sale Musio

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Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

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Ott 12 2015

DEMOCRAZIA INTERIORE

Viviamo in un periodo storico in cui è diventato evidente lo strapotere di una piccola élite, ricca di privilegi e arroganza, sulla vita di milioni di creature, spesso prive anche dei diritti più elementari.

Questa terribile ingiustizia colma d’indignazione le coscienze sensibili e spinge a cercare soluzioni nella politica, nelle battaglie sociali, nei movimenti a tutela dei deboli e degli emarginati e in tutte quelle iniziative, grandi e piccole, che cercano di riportare in equilibrio un divario carico di prepotenza.

Come psicologi, costatiamo ogni giorno le ripercussioni che questa disparità provoca sull’autostima e sulla realizzazione di tante persone, vittime di uno stile di vita che premia la violenza e deride l’innocenza e la cooperazione.

Ma, per costruire una società capace di accogliere e di condividere equamente le risorse di tutti, occorre che i principi della fratellanza e della reciprocità entrino a far parte del nostro modo di essere e si incarnino nella relazione che intratteniamo con noi stessi.

L’ambiente in cui viviamo riflette la nostra individualità e, spesso, come una lente deformante ci mostra le difficoltà e i conflitti che non abbiamo risolto interiormente.

Nell’inconscio di tante persone, infatti, prospera una gestione della vita emotiva più simile a una dittatura che a una democrazia.

Un totalitarismo interiore dove una piccola oligarchia di sé gestisce la moltitudine di possibilità che caratterizzano l’espressività di ciascuno.

Questa elite governa abilmente la nostra vita e, nel tentativo di proteggerci dalle difficoltà, non lascia spazio a parti più creative, vulnerabili e meno intraprendenti.

Sono lati “autorevoli” della personalità che si formano durante la crescita e che, col tempo, usurpano il governo della psiche prevaricando altre scelte, ingiustamente sacrificate sull’altare dei bisogni di riconoscimento, protezione e sicurezza.

In genere questi sé dominanti sono anche gli aspetti dell’identità in cui ci riconosciamo, quelli che ci spingono ad affermare con certezza:

“Sono fatto così!

Senza lasciare spazio alla poliedricità e al cambiamento che pure appartengono all’espressività di ognuno.

Il nostro modo di essere, infatti, è l’insieme degli atteggiamenti e delle possibilità di cui disponiamo, non un’armatura inamovibile dove incarcerare le opportunità espressive.

Nasciamo plastici, avventurosi, pieni di entusiasmo e di creatività, ricchi di un naturale desiderio di esplorare e conoscere l’ambiente che ci circonda.

Questo bisogno di sperimentare ci porta a variare i comportamenti in funzione delle circostanze, permettendoci di vivere un’infinità di situazioni e relazioni diverse.

La vulnerabilità e l’ingenuità delle nostre parti bambine, però, scatenano la protettività di quei sé che, nelle esperienze difficili vissute durante l’infanzia, hanno saputo evitarci l’angoscia, l’umiliazione e l’emarginazione, ricordandoci gli insegnamenti degli adulti di riferimento.

Sono loro che, spesso con eccessivo zelo, finiscono per prevaricare sugli aspetti sensibili, ingenui e vulnerabili della personalità e che, per difenderci dal dolore e dalla paura, rinchiudono la spontaneità dentro una gabbia, impedendo all’intimità di fluire nelle relazioni e provocando tante sofferenze.

A noi stessi e nel mondo.

Bisogna avere coraggio, profondità e determinazione, per accorgersi di questa dittatura interiore e per ripristinare una più giusta democrazia nella personalità.

Occorrono: pazienza, attenzione e sensibilità.

Nel mondo interiore non serve: fare la rivoluzione.

É necessario accogliere (senza discriminare) ogni aspetto di sé, fino a creare uno spazio intimo, libero dal giudizio e dalla prepotenza.

Bisogna costruire un’oasi protetta, fatta di riconoscimento e accettazione per TUTTI (ma proprio tutti!) gli aspetti di sé.

Consapevoli che “accogliere” non vuol dire: “agire comportamenti violenti, ingiusti o sbagliati”.

E che“comprendere” non significa “permettere” ma “riconoscere ogni realtà senza giudicarla e senza reprimerne l’esistenza”.

Solo da una profonda accettazione interiore può prendere forma un mondo in grado di abbracciare la diversità senza discriminarla e può nascere una società umana capace di proteggere la vulnerabilità, senza ucciderla e senza rinchiuderla dentro una prigione.

Realizzare la democrazia interiore permette di accettare la fragilità insieme alla prepotenza, e sviluppa l’empatia e l’intimità nelle relazioni, lasciando che (finalmente!) la sensibilità e la giustizia fluiscano nel mondo.

Carla Sale Musio

leggi anche:

IO? … SONO UN SACCO DI GENTE!

DUALISMO INTERIORE

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Ago 03 2014

QUEL PICCOLO PROFESSORE NELLA MENTE…

Un piccolo professore spietato e saccente si annida tra i pensieri combattendo l’entusiasmo, la creatività e il piacere con le armi subdole del dovere, della colpa e del giudizio.

Non è un essere malvagio… è convinto di agire per il nostro bene!

Tuttavia, in nome di un suo indefinibile criterio di obiettività uccide i sogni, le speranze e i desideri, incatenandoci a una vita di sacrifici e rassegnazione.

È un atteggiamento critico che nasce nella psiche in seguito all’educazione ricevuta da bambini e che nel tempo acquisisce una propria autonomia, trasformandosi in un censore interno sempre pronto a ricordarci i limiti, la pochezza e i demeriti che ci caratterizzano.

Quando eravamo piccoli, questo censore interno aveva il compito di rievocare gli insegnamenti dei grandi al momento opportuno.

Allora non si era ancora trasformato nella voce persecutoria di oggi ma era, invece, un alleato che, assistendoci nel complicato mondo degli adulti, ci aiutava a evitare gli errori della spensieratezza, dell’entusiasmo e dell’imprudenza infantile.

Con il tempo, però, si sono perse le tracce di quella sua originaria funzione protettiva e oggi millanta un’autorità priva di riscontri nelle circostanze della vita.

Ciò nonostante, non perde occasione per far sentire la sua presenza critica, ripetendo senza sosta il rosario dei  nostri difetti.

Reali o presunti.

E costringendoci a un continuo mea culpa che annienta l’autostima e soffoca la creatività sotto una coltre di impedimenti catastrofici.

“Quanto sei stupido!”

“Chi credi di essere!”

“Non ce la puoi fare!”

“Lascia perdere!”

“Sei un buono a nulla!”

“Quando gli altri capiranno chi sei, ti abbandoneranno!”

 “Sei ridicolo!”

Eccetera, eccetera…

Tutte le volte che ci lasciamo trasportare da un cambiamento il piccolo censore serpeggia tra i pensieri con il suo repertorio di frasi a effetto e imprigiona l’entusiasmo dentro i limiti angusti imposti della sua antica e ristretta valutazione delle situazioni.

È così che si formano i pensieri ossessivi, la depressione, la scarsa autostima, l’insicurezza, la sfiducia e i blocchi che inibiscono la creatività e la realizzazione personale.

Le esperienze negative dell’infanzia coagulano nella mente una realtà allucinata che anima le paure del passato dentro gli scenari del presente, impedendoci di valutare con obiettività gli avvenimenti.

Spesso, per sfuggire agli ammonimenti di quella voce squalificante, ci sforziamo di non ascoltarla.

Ma, davanti ai tentativi di evitamento, il nostro educatore interno sembra acquistare vigore, bersagliandoci ancora di più con le sue affermazioni distruttive.

Non serve nemmeno compiacerlo rifugiandoci nella passività, nella timidezza o nella solitudine, perché quel chiacchiericcio mentale continua ugualmente a tormentarci con i suoi giudizi negativi, provocando spesso un crollo emotivo ancora peggiore.

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Che fare, quindi, davanti al parlottio interiore che martella i pensieri intrappolandoci dentro una prigione invisibile di autocritiche?

m

Per liberarci dall’oppressione del nostro piccolo professore, è indispensabile esaminare l’educazione restrittiva che, nel tempo, ha dato forma alle opinioni persecutorie.

Ricondurre quella disapprovazione nel passato, infatti, smorza l’asprezza delle critiche e ridimensiona la valutazione della realtà permettendoci un’interpretazione più adeguata di ciò che succede nel presente.

Ma, soprattutto, è necessario imparare a convivere con quella voce silenziosa e criticona, senza lasciarsi soggiogare dai suoi giudizi negativi e gestendone l’anacronistica superiorità con la fermezza e la tolleranza con cui tratteremmo un vecchio amico brontolone.

Riconoscere il piccolo professore dentro di noi e lasciarlo parlare senza farci condizionare dalle sue critiche aspre permette di creare un dialogo tra il passato e il presente e ridimensiona la funzione castrante di un’educazione eccessivamente rigida, consentendo all’entusiasmo di scorrere libero, senza conseguenze negative.

“Ok, amico, non sei d’accordo. Lo tengo presente ma, nonostante le tue previsioni catastrofiche, io decido ugualmente di seguire il mio pensiero, autorizzandomi ad affrontare le situazioni a modo mio!”

Col tempo la scoperta di nuove possibilità creative ed espressive permette di costruire atteggiamenti più adeguati e meno restrittivi, liberando il nostro piccolo professore interno dal suo compito educativo e consentendogli finalmente di rilassarsi e di prendersi un po’ di riposo. 

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QUANDO IL PICCOLO PROFESSORE È IN AZIONE…

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Franca si sente sempre insicura e, quando conosce delle persone nuove, ha così tanta paura di non piacere e di essere derisa o rifiutata che finisce per emarginarsi da sola, sentendosi sempre più incompresa.

Analizzando la sua storia emerge un’infanzia fatta di doveri e responsabilità, con un papà pronto a sgridarla e a punire ogni sua espressione giocosa in nome dell’ubbidienza, dell’educazione e del rispetto delle regole.

Nel tempo si è formata dentro di lei la sensazione di non andare mai bene e la paura di essere criticata per colpe che non le è possibile prevedere, proprio come quando era bambina.

*  *  *

Antonella ha paura dei ragazzi.

Le piacerebbe stringere amicizia con i suoi compagni di scuola ma una timidezza esagerata prosciuga le parole, lasciandola senza voce e senza argomenti, in preda all’ansia e a una sgradevole sensazione di goffaggine e di stupidità.

Quando era ancora molto piccola ha imparato che gli uomini sono degli ipocriti, opportunisti e interessati al sesso, e che le ragazze non dovrebbero mai fidarsi di loro.

Il papà di Antonella, infatti, è andato via con un’altra donna quando Antonella era ancora in fasce e la mamma l’ha cresciuta da sola, affrontando le critiche della famiglia e dei compaesani, scandalizzati per la sua scelta di mettere al mondo una bambina senza prima essersi sposata.

*  *  *

Renzo ha vissuto l’infanzia all’ombra del fratello maggiore, Sebastiano.

Non c’era giorno che i genitori non esaltassero le virtù di quel figlio così bravo e capace e non invitassero Renzo a imitarne i comportamenti.

A malincuore Renzo ha dovuto indossare i vestiti smessi di Sebastiano, frequentare le palestre e le scuole dove Sebastiano era sempre il migliore, leggere i libri che Sebastiano aveva già letto e giocare con i giocattoli che Sebastiano non usava più.

Crescendo, per non trasformarsi nella fotocopia di suo fratello, ha cercato di ritagliarsi degli spazi tutti suoi ma il pensiero di quei continui confronti lo tortura ancora e, quando si tratta di chiedere qualcosa per sé, Renzo sprofonda nei ricordi sentendosi incapace, goffo e pasticcione proprio come quando era bambino.

Così, si sforza di fare tutto da solo e preferisce rinunciare alle cose piuttosto che affrontare la sensazione insopportabile di dover chiedere aiuto.

 *  *  *

Da bambino Sergio doveva mostrarsi sempre grande e forte perché quando non ci riusciva gli adulti lo deridevano chiamandolo femminuccia e burlandosi di lui.

Oggi Sergio è un omone alto e grosso ma la paura di sembrare una femminuccia, purtroppo, è rimasta viva nel suo cuore e lo spinge a tiranneggiare le donne e la propria sensibilità, costringendolo a cancellare da se stesso ogni traccia di tenerezza per paura di non essere amato.

Carla Sale Musio

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Lug 12 2011

Le personalità creative: POSSIEDONO UNA MOLTEPLICITÀ DI SÉ


La capacità di sperimentare le emozioni (proprie e altrui) senza censurarle si trasforma in ricchezza interiore e nella poliedrica possibilità di usare parti diverse di se stessi in momenti e situazioni diverse.

Questa molteplicità di sé permette alle personalità creative di essere persone diverse secondo le circostanze.

Quando, però, non è riconosciuta può creare momenti di confusione e incertezza.

La possibilità di avere un ventaglio di punti di vista contemporaneamente (ad esempio tanti quanti sono i partecipanti a una discussione) mette in serio pericolo la percezione della propria coerenza.

Le personalità creative riescono a immedesimarsi con facilità nei vissuti degli altri e scoprono molto presto che ognuno (calandosi nel suo punto di vista) ha ragione.

Infatti, partendo dagli stessi presupposti si giunge di solito alle stesse conclusioni.

.

AURORA, JACOB E LE VACANZE IN SARDEGNA

.

Quando arriva al primo appuntamento Aurora non sa più cosa fare… con se stessa!

Il suo tirocinante Jacob è svogliato e perditempo e sembra interessato più al mare della Sardegna che al tirocinio nel laboratorio di ceramica etnica.

Aurora è sempre piena d’impegni e conduce una vita indaffarata e senza soste, dividendosi tra la ceramica etnica, la ricerca universitaria sulle tradizioni popolari e una vita di coppia appena cominciata e già problematica.

Ha accettato di prendere con sé un tirocinante soltanto perché glielo ha chiesto una persona che per lei è speciale: l’insegnante di antropologia con cui ha fatto ricerca all’università.

Adesso, però, si rende conto che il giovane straniero promettente e pieno d’inventiva (così le è stato proposto) è qui soprattutto per farsi una vacanza pagata dalla borsa di studio.

I ritmi lenti di Jacob la innervosiscono e quel suo vivere perennemente alla giornata, senza progetti, lo sente come un fardello che grava su di lei.

“Come mai si assume totalmente la responsabilità del rendimento di Jacob?”

Le domando cercando di comprendere le ragioni di quell’esagerato senso del dovere.

“Non posso esonerarmi!”

Sospira giocherellando col bordo della giacca.

“Non voglio che la professoressa di antropologia pensi che trascuro il lavoro che le ho promesso.”

“Ma è stata proprio la sua insegnante a proporle Jacob, di sicuro ne conosceva l’indolenza.”

Aurora mi guarda interdetta, sa benissimo che è così.

Ma non riesce a restare fedele a quella comprensione.

La molteplicità dei suoi punti di vista la porta a essere contemporaneamente tre persone diverse e coinvolte in questo problema: Aurora, Jacob e la professoressa di antropologia.

Mi armo di pazienza: ci vorrà un po’ di tempo per chiarire insieme la pluralità dei suoi sé.

La capacità di essere diversa in situazioni diverse è ciò che in questo momento rende Aurora confusa e insicura rispetto al comportamento da tenere con Jacob.

Infatti:

  • Quando lavora con lui sente che l’attenzione mutevole del ragazzo dipende dalle diverse aspettative sul tirocinio. In pochi mesi Jacob vorrebbe imparare la ceramica etnica… ma anche conoscere il mare e le spiagge della Sardegna. Perciò Aurora cerca di assecondarlo organizzando il suo apprendimento in modo elastico e non troppo impegnativo.

  • Quando parla con l’insegnante di antropologia un’Aurora efficiente e attiva si sostituisce alla tutor di Jacob e propone un corso altamente specializzato e intenso che renda in pochi mesi una preparazione adeguata sia nella teoria che nella pratica.

  • Quando poi rientra a casa l’Aurora innamorata occupa il posto delle altre due e progetta vacanze e momenti magici da trascorrere in coppia per far crescere l’intimità e la condivisione di un progetto di vita insieme.

E fino a qui di Aurora ce ne sono solo tre.

  • C’è poi un’Aurora che vorrebbe andare ogni tanto a trovare i genitori…

  • Un’Aurora che ama uscire insieme alle amiche…

  • Un’Aurora che sogna di avere un bambino…

  • Un’Aurora che ha bisogno di leggere e viaggiare per aggiornarsi sul suo lavoro con la ceramica etnica…

  • Un’Aurora che sta cercando di riordinare gli appunti per dare forma alla pubblicazione di un libro…

  • Un’Aurora (ma questa è completamente schiacciata dal peso delle altre) che ama passeggiare in mezzo alla natura senza doversi preoccupare di niente…

Nel corso di colloqui Aurora diventerà più consapevole delle sue poliedriche possibilità di espressione e riuscirà ad armonizzare le diverse Se Stessa fino a trovare un nuovo equilibrio interiore più rispettoso delle sue personali esigenze e priorità.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

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