Mag 20 2021

DITTATURA SANITARIA E VIOLENZA SUGLI ANIMALI

Come psicologa sento il bisogno di pronunciarmi sulla libertà e sulle dinamiche psicologiche che ne ostacolano la realizzazione.

La psicologia è una scienza di cui occorre conoscere il funzionamento per poter agire efficacemente sulla realtà.

E in questo scritto voglio evidenziare i meccanismi interiori che sostengono la prepotenza e la perdita dei diritti umani.

Perdita alla quale stiamo assistendo ormai da più di un anno.

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Non è possibile cambiare il mondo se prima non cambiamo il nostro modo di stare al mondo.

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Un principio di coerenza sostiene le leggi che affermiamo per giustificare noi stessi, trasferendone il potere in tutti i settori della psiche e determinando la realtà in cui viviamo.

L’arroganza riservata a chi è debole e ingenuo si riflette nell’autorità che noi stessi attribuiamo al più forte o al più furbo.

E quanti inconsciamente coltivano la legge mors tua vita mea si ritrovano, prima o poi, a fare i conti con quello stesso principio.

Stiamo vivendo momenti difficili e guardandoci intorno possiamo tristemente verificare cosa succede quando sono gli esseri umani a trovarsi in una posizione di fragilità e quando chi è al potere usa con noi le stesse leggi applicate per sottomettere le altre specie.

La prepotenza funziona bene con chi è docile, manipolabile e privo di malizia.

E la nostra specie non sfugge a questa regola.

Come si è detto, l’inconscio trasferisce automaticamente le scelte e i valori in tutti i settori della vita.

Perciò, se credo nella coercizione come metodo educativo sarò pronto a usarla ma anche a subirla, a seconda della posizione in cui mi trovo.

Questo principio spinge chi ha imposto la sopraffazione ad aspettarsi lo stesso trattamento.

E spiega come mai tante persone vivano oggi nella paura.

Che sia l’angoscia per un virus ritenuto incurabile, per le multe, per la gogna sociale, per il discredito o per la mancanza di lavoro, non fa differenza.

Uno stato autoritario ci costringe dentro una gabbia di restrizioni che violano la costituzione e i diritti umani utilizzando la paura, proprio come succede nei macelli, negli allevamenti intensivi, nella sperimentazione e in tutte quelle attività che considerano gli animali come oggetti utili a soddisfare i nostri desideri.

Da sempre le creature semplici sono state considerate uno strumento al servizio del più forte.

E, nello stesso modo, per la piccola élite che governa il mondo le masse dei consumatori sono uno strumento utile per raggiungere i propri obiettivi.

Obiettivi che non ci vengono spiegati perché dal punto di vista del più forte non è necessario dare spiegazioni a chi è più debole.

Agli animali non deve interessare se la ragione della loro morte è una festa, una scommessa, un gioco, una commemorazione o qualcos’altro.

Gli si toglie la vita.

Punto e basta.

Senza bisogno di commenti.

Il coprifuoco, la sperimentazione della terapia genica su cavie umane, la chiusura delle attività commerciali, il lockdown, il passaporto vaccinale, la vigile attesa al posto delle cure domiciliari… sono strumenti necessari al potere di quei pochi a cui abbiamo permesso di governare il mondo.

E poco importa se non ne capiamo la logica e le funzioni.

Bisogna ubbidire.

Punto e basta.

Esiste una responsabilità personale negli scenari che oggi abbiamo davanti agli occhi.

L’inconscio trasferisce nella quotidianità le regole che noi stessi abbiamo stabilito.

Quando decretiamo la liceità dell’uccisione accettiamo l’egemonia della violenza e della forza.

E in virtù del principio di coerenza attiviamo la sua legge nel mondo interiore.

Grazie a questo meccanismo psicologico le imposizioni di chi comanda possono essere accettate passivamente dalla maggior parte delle persone.

La stessa legge che stabilisce l’ineluttabilità della violenza, infatti, afferma che è il più forte decretare cosa sia giusto o sbagliato.

Sostenere il paradigma mors tua vita mea porta a creare un mondo carico di violenza, perché la prepotenza si trasforma nella psiche in un principio incontestabile a cui inconsciamente ci sottomettiamo.

Cambiare questo stile di vita significa modificare i parametri interiori che danno forma al mondo di ciascuno, sostituendo la sopraffazione con la fratellanza.

Senza distinzione di specie.

La prepotenza e il cinismo sono aspetti patologici del narcisismo e vanno curati.

Dapprima dentro di sé e poi nella società.

Se vogliamo mettere fine alla dittatura dobbiamo eliminarla dal nostro spazio interiore e aprirci a una solidarietà capace di includere tutte le creature.

Esiste una coerenza che agisce nella psiche e inconsciamente si riflette nella vita.

Smettere di uccidere per vivere è il primo passo per affermare la libertà.

Carla Sale Musio

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Mag 14 2021

ALLATTAMENTO: una danza d’amore

Cari amici,

in tanti mi avete chiesto approfondimenti sulla genitorialità e sul rapporto con i bambini.

E per soddisfare le vostre domande io non sono normale: IO AMO inaugura oggi una nuova rubrica dal titolo GENITORIALITÀ E RELAZIONE.

La rubrica sarà curata dalla dott.ssa Martina Mastinu, una collega (e carissima amica) che condividerà con noi i frutti della sua esperienza e delle sue ricerche.

Quello che segue è il primo di una serie di articoli dedicati alle mamme, ai papà e alle tematiche della prima infanzia.

Buona lettura! 

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ALLATTAMENTO: una danza d’amore

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Nel luogo comune e da un punto di vista prettamente medico l’allattamento al seno viene considerato esclusivamente in termini di nutrizione.

La tendenza è quella di valutarne la quantità attraverso la crescita ponderata del bambino, le sue evacuazioni e la scansione in orari o numeri di poppate giornaliere.

Detta così, a primo impatto, l’allattamento si configura come un’azione “quasi meccanica” tesa a nutrire di cibo il bambino, pertanto la madre può essere “sostituita” da qualsiasi altra figura in grado di dare un biberon (di latte materno o formula) al neonato.

Certo, è fondamentale che il bambino debba essere ben nutrito affinché possa sopravvivere.

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Ma l’allattamento è davvero solo nutrimento di cibo?

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Direi proprio di no. 

Mi piace definire l’allattamento come un dono reciproco che interseca natura, esperienza e individualità. 

L’allattamento è un processo dinamico in quanto azione evolutiva ed esperienza unica, anche per la stessa mamma poiché varia da figlio a figlio e nel corso del tempo.

La natura ci dota fisiologicamente di un sistema ormonale e fisico in grado di poter allattare.

Il seno con le ghiandole mammarie, l’areola e il capezzolo (di varie forme e dimensioni) sono strutturalmente atti a svolgere questa funzione ed il processo ormonale che si attiva funge da attivatore nella produzione del latte.

Il bambino è parte attiva in questo processo.

È la sua suzione che attiva e stimola la produzione di latte, definendone le quantità e la qualità di cui egli necessita.

Un dialogo meraviglioso tra il corpo della madre e quello del bambino fanno sì che la produzione ossitocinica aumenti e regoli la loro danza d’amore in maniera armonica.

Entrambe provano piacere in questo scambio unico e insostituibile.

Fare queste premesse rispetto alla natura e alla fisiologia della donna è fondamentale in quanto per la madre, sapere che il proprio figlio non sia soggetto passivo ma persona attiva in grado di entrare in relazione profonda con lei, la aiuta psicologicamente nel mettere in atto un atteggiamento proattivo e di cura nei suoi confronti.

La gratificazione nel sentirsi competente stimola l’attivazione di parti celebrali fondamentali che subiscono una variazione positiva in termini di cura.

È meraviglioso notare quanto il corpo e la mente, sia della mamma che del bambino, camminino parallelamente dentro questo processo.

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UNA STORIA VERA

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Alice era alla sua prima esperienza di maternità.

Alla nascita il suo bambino ebbe un problema fisico tanto da essere sottoposto con urgenza ad un intervento chirurgico.

Subito dopo il parto Alice ebbe modo di attaccarlo al seno e di attivare il processo di conoscenza e scambio con il suo bambino.

Dopo poche ore però il bimbo venne ricoverato e poi operato.

Il giorno successivo al parto Alice vide il suo bambino ricoverato in Tin.

Non sapeva dove e come mettere le mani.

Davanti a lei una infermiera prese un biberon di latte e provò a farlo ruotare in quella minuscola bocchina che faticava ad accettare quella tettarella siliconata.

Dopo due giorni, e dopo che l’intervento andò a buon fine, Alice prese coraggio e decise di ricominciare la loro relazione da dove era stata interrotta.

L’immagine così fredda di quell’infermiera che reggeva la nuca del suo cucciolo adagiato nella sua culletta le era rimasta impressa.

Ma ancora di più la sua sensazione di impotenza, in quegli istanti, risuonava così dolorosa dentro di lei tanto da rimbombare.

Loro due avevano condiviso nove mesi, lei era stata in grado di riconoscere e percepire ogni suo movimento, e ora non si sentiva quasi più nulla per quel neonato.

Con forza e coraggio lo prese in braccio e con grande piacere notò che il bimbo cercò subito il suo seno.

Il profumo del suo colostro, molto simile all’esperienza uterina del liquido amniotico, riportò alla memoria del neonato il ricordo implicito della sua unica esistenza.

In maniera vorace riconobbe subito il suo seno e ben deciso riportò alla luce la loro relazione che era rimasta bloccata in un limbo.

Limbo in cui entrambe si aspettavano e si desideravano.

Alice iniziò a sentirsi unica e speciale per il suo bimbo.

Nessuno poteva più sostituirla, nessuno desiderava conoscere meglio di lei quella creatura che tanto l’aveva aspettata.

L’allattamento salvò una relazione probabilmente destinata a sfociare in distacco e depressione.

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Storie come quella di Alice ci insegnano quanto il bisogno di scambio e di prendersi cura, che si attiva sia a livello biologico sia psicologico, vada ben oltre la concezione di allattamento come mera nutrizione meccanica ma come bagaglio di simboli, scambi e percezioni di sé profondi e fondamentali in termini relazionali.

Martina Mastinu

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Mag 08 2021

NESSUNO CI INSEGNA A USARE LA MAGIA…

La magia è una capacità naturale, conosciuta da tutte le specie animali ma ignorata dalla specie umana.

Dopo il medioevo, infatti, la ricerca scientifica si è concentrata sugli aspetti misurabili e concreti della realtà, ignorando (o addirittura negando) l’esistenza di ciò che non si vede.

Da quel momento in poi, ai nostri occhi il mondo interiore è diventato qualcosa di inutile e la percezione della magia si è persa in favore di una più controllabile materialità.

È così che ci siamo convinti di potere sostituire i poteri magici con la tecnologia.

Tuttavia la magia non è scomparsa e la sua esistenza occhieggia dietro innumerevoli coincidenze, miracoli, fenomeni paranormali e sincronicità… che costellano la vita di ogni persona.

I babbani ignorano volutamente la magia e si concentrano soltanto sulla concretezza, proclamando un mondo in cui il successo è esclusivamente economico e ogni cosa ha termine con la morte del corpo.

I maghi invece esplorano l’invisibile e sanno che il mondo interiore possiede un immenso potere.

Un potere che si estende ben al di là della perdita del corpo fisico.

(Per questo faticano a integrarsi nella società babbana e spesso chiedono aiuto agli psicologi. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo un’altra volta.)

Tutti incontrano la magia nella propria vita.

Ma i babbani la deridono o la ignorano.

E i maghi ne sono attratti.

Questi ultimi percorrono la strada della conoscenza di sé fino a far emergere i poteri magici: intuizione, sensitività, telepatia, eccetera.

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Ma chi insegna loro a usare la magia?

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Ufficialmente nessuno ci insegna a usare la magia.

Eppure…

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Il maestro appare quando l’allievo è pronto

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Il desiderio di conoscere la magia conduce a incontrare le opportunità che permettono di esplorarla.

Può trattarsi di un’illuminazione, di un libro, di un corso, di un’esperienza o di una persona (umana o animale).

Improvvisamente la magia arriva.

E si rivela quando apriamo il cuore al suo insegnamento, incamminandoci lungo la via della conoscenza interiore.

Nel mondo intimo si nascondono tutte le verità e per utilizzare i poteri magici è necessario analizzare se stessi con sincerità e costanza.

Senza negare i mostri interiori e senza esaltare il proprio ego.

Tutto è uno è la regola d’oro che insegna la Totalità e addita lo strumento d’elezione per imparare a compiere i miracoli: io sono te e tu sei me.

Avventurarsi nel mondo della magia significa sovvertire la lettura babbana degli avvenimenti e imparare a parlare due lingue: quella della fisicità e degli opposti insieme a quella dell’infinito, evitando le trappole del narcisismo e coltivando la purezza dell’anima.

Carla Sale Musio

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Mag 01 2021

PERCHÉ SCEGLIERE DI FARE LO PSICOTERAPEUTA

La scelta di dedicare la vita ad aiutare gli altri è qualcosa che si sente dentro, una vocazione irresistibile a cui è impossibile sottrarsi.

Sono convinta che ognuno di noi venga al mondo per offrire il proprio dono all’esistenza.

E il dono di chi sceglie il mestiere della psicoterapia permette di immergersi totalmente nella scoperta di sé, degli altri e… della vita.

Ogni persona, infatti, incarna un aspetto di noi stessi.

Tuttavia, ci sono aspetti in cui ci riconosciamo facilmente e aspetti che appaiono così lontani dal nostro modo di essere da impedire qualsiasi identificazione.

Questi ultimi sono quelli su cui dobbiamo impegnaci di più, la sfida che la vita ci pone per aiutarci a crescere.

Ogni psicoterapeuta dona alla vita la propria capacità di ascolto ma, per farlo, deve confrontarsi con moltissimi aspetti interiori.

Comprendere il significato profondo del vivere procede di pari passo con la consapevolezza di sé.

Infatti il nostro modo di sentire interiormente ciò che succede è la vita stessa.

In questa chiave il mondo intimo diventa uno strumento importantissimo per vivere con pienezza la realtà.

Quella realtà che intreccia le percezioni indissolubilmente, creando tanti mondi diversi quante sono le creature che li vivono.

Dedicare la vita a comprendere gli altri per aiutarli a esprimere le proprie risorse è un mestiere emozionante e bellissimo, e conduce ad immergersi sempre più profondamente nelle profondità e nei misteri dell’esistenza.

Per svolgere con competenza questa professione occorrono, oltre allo studio e all’aggiornamento, una grande empatia e la capacità di osservare la vita da uno spazio neutro, privo di giudizi e libero dai condizionamenti sociali.

Solo in quello spazio è possibile osservare le risorse sane della psiche e i doni che ogni esperienza, anche la più difficile, porta con sé.

Non basta una vita intera per conoscere pienamente l’anima umana.

E la consapevolezza dei propri limiti e della propria inevitabile ignoranza è il corollario che accompagna la scelta di occuparsi della psiche a tempo pieno.

Ma chi decide di fare di questo un mestiere ne è attratto magneticamente.

E sente vibrare la gioia nel proprio cuore ogni volta che rinasce il sorriso sul volto di chi chiede aiuto.

La psicoterapia è l’unica battaglia in cui vincono sempre tutti.

Infatti, sciogliere i nodi che tengono in vita il malessere libera le risorse sane della psiche permettendo alla vita di riprendere a scorrere.

E questo è un bene per tutti.

Fa crescere il paziente, il terapeuta e la vita stessa.

Ogni psicoterapeuta deve sempre vedere se stesso da entrambi i lati della scrivania.

E mentre aiuta le persone a dare il meglio di sé apre mondi nuovi nelle proprie risorse, in un percorso evolutivo senza soluzioni di continuità.

Per tutti questi motivi fare lo psicoterapeuta è un dono, una missione, un desiderio… meravigliosamente coinvolgente.

Carla Sale Musio

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Apr 25 2021

FRATELLANZA, ANTISPECISMO E SINCERITÀ

Da più di trent’anni ascolto le storie di vita di tante persone mentre portiamo avanti percorsi di crescita personale volti a coltivare il contatto con la propria intima verità.

E nel corso del tempo ho potuto osservare un insieme di caratteristiche comuni a tutti quelli che amano gli animali.

Tra queste le più evidenti sono l’immediatezza e la sincerità.

Chi ama gli animali non riesce a mentire ed esprime il proprio punto di vista  senza cercare a di omologarsi al bisogno di apparire.

Questa spontaneità si scontra con le convenienze che regolano il bon ton sociale, causando, a volte, molte sofferenze.

Ma, nonostante il dolore, per queste persone non è possibile tradire la propria coscienza.

In loro è vivo un linguaggio ancestrale basato sull’autenticità.

Mentire viene considerata una qualità soltanto nel mondo degli uomini e se da un lato permette di sentirsi parte della nostra società dall’altro porta con sé innumerevoli sofferenze.

La finzione, infatti, è la causa principale di quel malessere di vivere che oggi affligge l’umanità.

Indossare una maschera ci allontana pericolosamente dalla realizzazione personale, rendendo l’esistenza un vuoto adempiere compiti… sempre meno gratificanti.

La soddisfazione e la felicità non dipendono dall’accumulo di status sempre nuovi o dall’ammirazione degli altri, ma dalla possibilità di esprimere la propria ricchezza interiore.

L’autenticità permette di sentirsi bene (con se stessi e con gli altri) e conduce ad apprezzare la vita con le sue gioie e con le sue spine.

Dallo scambio delle verità di ciascuno prende forma un mondo in cui l’individualità è considerata una ricchezza e la condivisione e il confronto sono i valori su cui si fonda la vita in comune.

Valori capaci di accogliere le diversità (umane e delle altre specie) in vista di un bene comune.

Le persone che amano gli animali non riesco a fingere, sono dirette, poco diplomatiche e faticano a seguire le mode e tutto ciò che è legato all’apparire.

Nel loro cuore è vivo un mondo antico e nuovo, fatto di solidarietà e reciprocità.

Sentono intimamente quanto la fratellanza accomuni uomini e animali.

Senza distinzioni di specie, di razza, di genere e di nazionalità.

Carla Sale Musio

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Apr 22 2021

COME USCIRE DALLA DEPRESSIONE INDOTTA DALLE RESTRIZIONI

Quali sono i sintomi che segnalano la presenza della depressione che consegue alle misure restrittive. In che modo l’ipnosi di massa genera i vissuti depressivi. Cosa fare per superare lo scoraggiamento e il senso di impotenza.

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Apr 19 2021

LA DIFFICILE INFANZIA DEI MAGHI

La saga di Harry Potter ci racconta le difficoltà che i maghi vivono durante l’infanzia, mostrando le angosce attraversate quotidianamente dalle persone dotate di poteri magici.

Nel mondo babbano la magia non viene insegnata a scuola.

E ognuno deve riconoscerne da solo l’esistenza (nella vita e in se stesso), imparando a usarla nel modo giusto.

Tutti i babbani odiano la magia e chi nasce dotato di capacità sensitive è costretto a sopportare il senso di diversità e la derisione che l’accompagnano.

Questo comporta un disorientamento e un’insicurezza difficili da gestire.

Soprattutto nei primi anni di vita.

Sin da bambini i maghi hanno percezioni che non comprendono e, se nessuno li aiuta a decifrarne le funzioni e il valore, possono percepire se stessi come pericolosi, incontrollabili o cattivi.

Il contatto con energie forti fa paura e questo può portare a tentativi maldestri di omologarsi allo stile di vita babbano pur di sfuggire quei poteri sconosciuti.

Tentativi forieri di emarginazione e solitudine e perciò destinati a fallire.

I babbani, infatti, non percepiscono adeguatamente la magia e la combattono disprezzando chiunque ne coltivi le potenzialità dentro di sé.

Questo spiega come mai i giovani maghi vivano spesso un’infanzia difficile e tormentata.

Solo crescendo e affrontando un percorso di conoscenza interiore impareranno ad apprezzare il valore delle creatività e a gestirne i poteri.

Il mondo interno è il crogiuolo da cui scaturisce la magia, il sacro Graal capace di compiere i miracoli, la strada che spalanca le porte all’infinito.

Nei libri per l’infanzia si nascondono spesso importanti verità.

E la saga di Harry Potter non sfugge a questa regola.

Nel corso dei volumi ci svela un cammino di conoscenza fatto del progressivo appropriarsi dei poteri interiori e del riconoscimento dei pericoli insiti nella magia nera.

L’uso crudele della magia, infatti, trascina dentro una spirale di narcisismo, estraniando sempre di più il mago dalla propria anima e provocando di conseguenza il bisogno (mai appagato) di possederne le risorse illimitate.

Nei sette libri, Voldemort fa di tutto per appropriarsi delle capacità di Harry e usufruire della forza e della protezione derivanti dall’amore.

Tuttavia, più cerca di ottenere queste cose con la prepotenza e più se ne distanzia, condannando se stesso alla mancanza e all’insoddisfazione.

Harry e Voldemort hanno una storia infantile molto simile ma le scelte compiute durante la crescita li allontanano sempre di più, sino a contrapporli totalmente.

Per superare la solitudine e la paura Voldemort sceglie la menzogna e l’arroganza.

Harry invece costruisce una comunità basata sulla lealtà, sulla solidarietà e sull’amicizia.

Il bene e il male, la magia bianca e la magia nera illustrano le scelte che ogni mago è chiamato a compiere dentro di sé per poter usare i poteri magici nella vita di tutti i giorni.

Si tratta di scelte intime che conducono allo sviluppo delle parti sensitive nella psiche.

Ma, mentre Voldemort predilige il dominio e la violenza, Harry sceglie la cooperazione e la fratellanza.

Entrambi i poli appartengono alla Totalità di noi stessi, proprio come lo Ying e lo Yang compongono insieme il simbolo del Tao.

Così, nel corso di tutti e sette i libri, Harry avverte il legame misterioso che lo unisce a Voldemort, senza riuscire a metterne a fuoco l’importanza.

Mentre Voldemort non arriva mai ad uccidere Harry perché uccidendolo finirebbe per uccidere anche se stesso.

Ogni volta dunque la battaglia ricomincia daccapo.

Senza soluzione di continuità.

Per mettere fine all’eterno combattimento tra loro, sia Harry che Voldemort dovrebbero riconoscere l’esistenza del diverso dentro di sé (quell’alter ego che ognuno rinnega seppellendolo nell’inconscio), imparando a cavalcare le profondità della psiche con la saggezza e l’umiltà che derivano dallo scoprire l’esistenza dell’infinito in se stessi.

Proprio come nel Tao, infatti, lo Ying contiene il seme dello Yang e viceversa.

Carla Sale Musio

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Apr 16 2021

GLI UOMINI NUOVI SANNO ANCHE PIANGERE

Chi sono gli uomini nuovi. In che modo integrare le energie maschili con quelle femminili permette di raggiungere una sensibilità e una maturità nuove e più complete rispetto alla rigida contrapposizione vissuta in passato.

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Apr 13 2021

EMPATIA, RESPONSABILITÀ E LEADERSHIP

Chi possiede una grande empatia è una persona sensibile e dotata di un senso di responsabilità autentico, soprattutto nei confronti di chi non può difendersi.

Ecco perché queste persone amano gli animali e si impegnano per proteggerli e tutelare i loro diritti.

La responsabilità spinge a non tirarsi indietro davanti alle difficoltà e a prendere in mano le situazioni per fare in modo che siano rispettate le necessità di ognuno.

Gli animali non possono sottrarsi alle prepotenze dell’uomo e chi è dotato di empatia si attiva in prima persona davanti alla necessità di difenderli e far rispettare il loro diritto a vivere liberi (e non come cose al servizio dell’uomo).

La crudeltà con cui la nostra specie tratta le altre è intollerabile per gli uomini e le donne che possiedono un’intelligenza emotiva.

Ma non sono solo le altre specie le creature difese dalle persone responsabili.

Ogni sopruso compiuto ai danni di chi è più debole le vede attive nel sostegno e nella tutela dei diritti (che devono essere sempre uguali per tutti).

L’empatia rende sensibili e solidali, pronti ad agire per il bene comune e realizzare una società veramente umana.

E in questo modo sviluppa la responsabilità.

Le persone empatiche sono spesso dei leader, cioè capaci di prendere in mano le redini delle situazioni per creare armonia e far emergere le risorse migliori di ciascuno.

Tuttavia, sono leader loro malgrado, perché non amano il potere e detestano mettersi in mostra.

Sono quelli che tutti vorrebbero avere al proprio fianco quando si tratta di svolgere compiti impegnativi o anche soltanto per sentirsi compresi.

Per queste ragioni chi possiede una grande empatia si trova spesso al centro delle situazioni e senza volerlo diventa un punto di riferimento per gli altri.

Queste persone sono fari nel buio, fonti d’ispirazione e di aiuto, amici preziosi su cui si può sempre contare.

Per loro il sostegno al prossimo è parte dell’esistenza stessa e viene prima di tanti egoismi.

Conoscerli e averli vicino rende bella la vita.

In un mondo sano e migliore, l’empatia dovrebbe essere sviluppata e coltivata ogni giorno e chi la possiede naturalmente dovrebbe essere stimato e onorato.

Non deriso o emarginato come invece succede spesso in questa nostra civiltà malata di arroganza e narcisismo.

Carla Sale Musio

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Apr 07 2021

LIBERTÀ E SALUTE: riprendiamoci il diritto di pensare con la nostra testa

Oggi più che mai ognuno deve fare la propria parte assumendosi la responsabilità delle azioni che compie ogni giorno.

L’universo è un grande frattale olografico in cui ogni frammento, anche minimo, contiene la stessa informazione.

Fare la propria parte significa quindi improntare la vita delle proprie scelte e delle proprie intenzioni.

E questo è l’unico modo per realizzare un mondo migliore, dapprima nella nostra coscienza e poi nella realtà percepita.

All’opposto, delegare vuol dire lasciare decidere ad altri ciò che succederà.

E dà forma alla dittatura con cui oggi siamo costretti a confrontarci.

Il risveglio è un cambiamento della coscienza che si sviluppa grazie alle scelte di ciascuno.

In passato abbiamo lasciato che altri decidessero per noi.

Di conseguenza oggi:

  • il politico ci dice come dobbiamo comportarci,

  • il medico decide se stiamo bene,

  • il prete determina la via che la nostra anima deve seguire,

  • il dietologo stabilisce cosa dobbiamo mangiare,

  • la scuola ci insegna a pensare,

  • e uno stuolo di specialisti ci spiega come bisogna vivere.

Dalle infinite deleghe reiterate nel tempo si è sviluppato il governo che attualmente pretende di rinchiuderci in casa a morire d’inedia, amministrando le nostre vite in funzione dei propri interessi, dietro l’alibi della salute.

Pensare con la propria testa è il primo passo per ricominciare a vivere.

Per uscire dalla paura che sta distruggendo il mondo è indispensabile chiedersi cosa è giusto fare.

E seguire le indicazioni della propria coscienza.

Solo così si conquista la libertà: quel valore fondamentale che rende la vita un’esperienza degna di essere  vissuta (e quando manca trasforma le giornate in una lenta agonia).

La libertà è il presupposto fondamentale della salute.

Ce lo insegnano gli animali che vivono liberi in natura.

E lo possiamo verificare osservando la nostra realizzazione personale.

La realizzazione personale, infatti, è quella sensazione di compimento e soddisfazione che si prova solo essendo autenticamente se stessi.

Ed è l’unico modo per potersi sentire bene e in relazione gli uni con gli altri.

Il conformismo invece spinge a fare scelte di convenienza volte a ricevere un’approvazione che intimamente non risulta vera, perché rivolta alla maschera  e non a sé.

Per vivere bene e in salute è indispensabile riappropriarsi del potere che deriva dall’autenticità del pensiero e riconoscere la manipolazione di chi pretende di governare il mondo in funzione della propria ricchezza. 

Negli zoo  gli animali muoiono, anche quando hanno  a disposizione il cibo e le condizioni necessarie alla sopravvivenza.

Sopravvivere, infatti, non è vivere.

Senza libertà la vita si trasforma in una morte lenta fatta di depressione e inutilità.

Accogliere dentro di sé la responsabilità delle scelte di ogni giorno è il primo passo per costruire una realtà degna di essere vissuta e superare la patologia che sta distruggendo l’umanità.

Carla Sale Musio

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