Mag 06 2020

COVID 19 – “RESTRIZIONI E FISICA QUANTISTICA”

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video vi invito a fare una riflessione sul significato interiore del lockdown fino a cogliere la relazione che esiste tra mondo intimo e realtà esterna.

Carla Sale Musio

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Mag 04 2020

LOCKDOWN: la depressione imposta per legge

Il lockdown ha imposto a tutti l’isolamento.

Improvvisamente ci si è ritrovati a vivere ventiquattro ore su ventiquattro confinati nel proprio appartamento, senza altri contatti umani che quelli con i conviventi (persone o animali).

La socializzazione virtuale, fino a poco tempo prima demonizzata e tacciata di patologia (narcisistica ed evitante) è diventata l’unica forma di relazione permessa.

Le passeggiate, lo sport, la vita all’aria aperta e il rapporto con la natura sono stati proibiti.

Gli abbracci, i baci, le carezze e qualunque altro tipo di avvicinamento fisico (compreso quello medico) sono diventate pericolose fonti di contagio, potenziali portatori di una morte terribile.

Le uscite (permesse soltanto per comprovate esigenze di sopravvivenza e rigorosamente muniti di autocertificazione) si sono trasformate in esperienze ansiogene, spesso male interpretate dalle forze dell’ordine e punite con multe salatissime.

La perdita del lavoro, della privacy e della libertà individuale, ha assunto la forma di misura salvavita, auspicata e necessaria per il benessere della collettività.

La solitudine, l’isolamento e la mancanza di contatti umani sono assurte a misure di protezione e responsabilità sociale.

La depressione, definita dal DSM-5 una malattia grave e perciò da guarire, ha preso le sembianze della cura e dell’impegno etico nei confronti degli altri.

In seguito a tutto questo, attualmente tante persone mostrano i segni di un disturbo depressivo insidioso e terribile.

Ma, quando è imposta dalla legge, la depressione diventa inguaribile.

E come psicoterapeuta sento l’esigenza di fare una riflessione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha valutato la depressione come una delle malattie più invalidanti al mondo e con un costo sociale elevatissimo.

Il disturbo depressivo, definito anche depressione maggiore, depressione endogena o depressione unipolare, è stato inserito nel 1980 all’interno del Manuale Statistico E Diagnostico dei Disturbi Mentali che oggi è alla sua quinta edizione (DSM-5).

Si tratta di un disturbo dell’umore caratterizzata da profonda tristezza, calo della spinta vitale, perdita di interesse verso le attività quotidiane, pensieri negativi e pessimistici.

Questa patologia coinvolge la sfera affettiva e cognitiva e i suoi aspetti tipici sono:

  • lo scoraggiamento,

  • la perdita di interesse verso le normali abitudini di vita,

  • l’ansia,

  • la disperazione per se stessi e per il futuro,

  • la sensazione di vuoto interiore,

  • la sfiducia e le aspettative negative nei confronti degli altri.

Secondo quanto scritto nel DSM-5: la riduzione delle attività quotidiane, la perdita di piacere nel fare qualsiasi cosa (anedonia), la perdita di interesse (apatia) e la sensazione di stanchezza cronica portano il soggetto a ridurre gradualmente tutte le occupazioni e i contatti sociali, determinando una chiusura al mondo e alla vita.

E proprio questa perdita progressiva e costante del piacere di vivere generà la disabilità, percepita (“non sono più in grado di fare le mie cose”) e reale.

A livello somatico sono presenti:

  • stanchezza cronica,

  • dolori diffusi,

  • problemi gastro-intestinali,

  • alterazione del ritmo sonno-veglia,

  • aumento o diminuzione del sonno notturno,

  • variazioni nelle abitudini alimentari (con aumento o diminuzione dell’appetito),

  • riduzione del desiderio sessuale o altre problematiche relative alla sfera sessuale.

Come spiega il DSM-5: il progressivo e graduale abbandono di tutti i contatti sociali ha per risultato un ulteriore peggioramento della depressione.

Leggendo il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali salta agli occhi che le misure restrittive imposte per fronteggiare l’emergenza sanitaria hanno prescritto a tutti la sintomatologia della depressione:

  • nessun contatto sociale,

  • nessuno scambio affettivo e fisico,

  • nessuna attività al di fuori delle mura domestiche,

  • nessuna possibilità di muoversi all’aria aperta e di fare esercizio fisico,

  • nessuno stimolo nuovo,

  • nessuna possibilità di reagire all’apatia.

Basterebbero queste considerazioni per comprendere come mai nel giro di qualche mese la popolazione abbia presentato i sintomi della depressione e quanto sia diventato necessario intervenire al più presto per evitarne le conseguenze sulla salute.

L’abbassamento delle difese immunitarie, infatti, è un corollario inevitabile della sofferenza psichica.

Ma a questo quadro, già abbastanza sconfortante, occorre aggiungere la grave perdita dei legami affettivi in cui sono incorsi tutti quelli che, per una ragione o per l’altra, non convivevano al momento del lockdown.

Mi riferisco alla maggior parte delle relazioni amicali tra persone non consanguinee o che, avendo raggiunto l’età della autonomia, avevano potuto permettersi di vivere in una casa propria nonostante la consanguineità.

Le teorie sull’attaccamento dimostrano che la sopravvivenza e la salute (fisica e psichica) dipendono dalla possibilità di vivere un rapporto continuativo, profondo e gratificante.

L’etologia ci spiega che l’essere umano è un animale da branco e, se privato dei rapporti con i suoi simili, deperisce rapidamente e muore.

Gli studi dello psicoanalista austriaco Renè Spitz sui bambini ospedalizzati hanno evidenziato quanto lo scambio affettivo sia il fondamento della vitalità e della sopravvivenza.

I bimbi orfani da lui studiati, nonostante le cure mediche e le condizioni igieniche e sanitarie ottimali, deperivano e morivano in mancanza di un caregiver amorevole e stabile.

Un ambiente sterile ma privo di contatti umani, infatti, non basta a garantire la vita e la salute.

Le ricerche dello psicologo statunitense Harry Harlow comprovano che vivere una relazione appagante, rassicurante e protettiva rappresenta un bisogno talmente vitale da essere anche più importante del nutrimento fisico.

A fronte di queste ricerche non si possono sottovalutare le conseguenze psichiche e fisiche del lockdown.

Le misure restrittive a tutela della salute hanno imposto la sospensione dei contatti umani per un tempo sufficientemente lungo da indebolire il sistema immunitario e rafforzare i vissuti depressivi.

Occorrono ventuno giorni per cambiare un’abitudine e circa due mesi perché un nuovo atteggiamento prenda piede nella psiche.

Il medico americano Maxwell Maltz, lavorando con la chirurgia plastica e con l’immagine dell’io, ha messo in evidenza che sono necessarie almeno due settimane per trasformare la percezione di sé e adattarsi a una situazione diversa.

La dottoressa Phillippa Lally, ricercatrice di psicologia della salute presso l’University College di Londra, ha dimostrato come in due mesi una nuova condotta possa trasformarsi in abitudine.

La ripetizione costante dei comportamenti, infatti, genera nel tempo un’associazione mentale tra gli stati d’animo e le situazioni vissute stabilendo collegamenti inamovibili nella memoria, tanto che i cambiamenti assumono la caratteristica dell’automaticità.

Come ha spiegato la Lally, reiterare gli atteggiamenti fa sì che le azioni alternative diventino sempre meno accessibili e apre la strada a una trasformazione duratura.

Questi studi evidenziano che ripetere un comportamento per un periodo sufficientemente lungo genera un apprendimento automatico.

E una volta che l’abitudine prende piede nella psiche cambiarla non è un compito facile.

Alla luce di tutte queste ricerche si comprende quanto la depressione, ordinata e reiterata nel lockdown, abbia avuto ripercussioni gravi e non facilmente modificabili sull’equilibrio (psicologico e fisico) determinando un’impossibilità di difesa proprio perché la percezione della realtà e la sensazione di efficacia personale ne risultano compromesse.

Diventa quindi necessario e urgente prendere delle misure a tutela della salute e volte a risolvere le problematiche depressive indotte dalla legge, ripristinando al più presto le condizioni di vita indispensabili a un sano funzionamento della psiche e del corpo.

Per riconquistare il benessere è indispensabile trascorrere del tempo con le persone a cui siamo legati, sentirsi parte della natura, fare esercizio fisico e scambiare l’un l’altro le emozioni condividendo insieme i frutti del nostro essere al mondo: l’amore, la creatività, la sensibilità, e il rispetto per la vita.

Carla Sale Musio

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Mag 03 2020

COVID 19 – “DEPRESSIONE, PASSEGGIATE E RESTRIZIONI”

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video spiego quanto sia importante camminare e mantenere un contatto con il mondo esterno per evitare la depressione indotta dal lockdown. 

Carla Sale Musio

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Mag 03 2020

COVID 19 – “RESTRIZIONI E COPPIE IN DIFFICOLTÀ”

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video analizzo le difficoltà che le restrizioni possono aver creato nelle relazioni di coppia.

Carla Sale Musio 

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Mag 02 2020

COVID 19 – “ALTRUISMO PATOLOGICO E BAMBINI VIZIATI”

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video spiego perché l’eccessivo altruismo può diventare patologico e in che modo si ripercuote negativamente nel rapporto con i figli.

Carla Sale Musio

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Apr 29 2020

BAMBINO INTERIORE E BAMBOLE REBORN

Lavorare con il Bambino Interiore è un passaggio fondamentale in ogni percorso di crescita personale.

Si chiama Bambino Interiore quella parte della psiche che percepisce la realtà con le modalità dell’infanzia e sperimenta i vissuti emotivi di quando eravamo piccini.

Durante il cammino evolutivo il Bambino Interiore cede il posto all’Adulto Interiore.

E nella maturità Adulto Interiore e Bambino Interiore dovrebbero convivere armoniosamente, permettendoci di interpretare la vita con l’entusiasmo dei piccoli e la saggezza dei grandi.

Succede spesso, però, che il Bambino Che Siamo Stati faccia capolino nella psiche e interferisca con le scelte quotidiane anche quando sarebbe preferibile attingere a una maggiore esperienza.

Questo avviene perché la paura e il dolore spingono le parti immature verso scelte immediate, capaci (forse) di arginare le emozioni sgradevoli ma inefficaci nella risoluzione dei problemi.

Durante i primi anni di vita si costruiscono le basi della personalità e le scelte compiute da bambini modellano gli atteggiamenti e i comportamenti del futuro.

Almeno fino a che non decidiamo di cambiarli, disinstallando i software inseriti un tempo e installandone di nuovi, più funzionali alle esigenze della maturità.

Questa evoluzione richiede un attento ascolto del mondo intimo e passa attraverso l’osservazione degli atteggiamenti e l’analisi delle scelte compiute nell’urgenza di crescere.

Come ho detto altre volte, l’infanzia non è il paradiso dorato e idealizzato che gli adulti amano raccontarsi.

Al contrario! È popolata di momenti bui carichi di paure e d’inesperienza.

Durante il lavoro introspettivo con il Bambino Interiore uno strumento utile e ricco di possibilità è rappresentato dalle reborn dolls.

Queste bambole, estremamente realistiche, trasmettono la sensazione di avere tra le braccia un bambino vero e suscitano intense emozioni di tenerezza e accoglienza, favorendo l’accesso ai contenuti inconsci e permettendo di attingere all’entusiasmo e alla plasticità della psiche infantile.

“Tutti gli adulti sono stati bambini, ma pochi se lo ricordano” ci rammenta il Piccolo Principe nel racconto di Antoine de Saint-Exupéry, sottolineando un’importante verità.

Ricordare il Bambino Che Siamo Stati significa ascoltare le sue emozioni senza censurare il dolore e la paura che spesso caratterizzano l’infanzia.

Le bambole reborn permettono alla psiche degli adulti di rievocare l’inesperienza passata e aprono le porte all’emergere dei vissuti infantili, aiutandoci a rielaborarli con le risorse della maturità.

In questo percorso può essere utile avere affianco uno specialista delle psiche (psicologo, psicoterapeuta, counselor) capace di agevolare la naturale evoluzione delle parti bambine.

Si tratta di un lavoro delicato e profondo in grado di evolvere gli aspetti immaturi della personalità fino ad accedere all’entusiasmo e alla propositività dell’infanzia, generando un benessere intimo e duraturo.

Come psicoterapeuta ho introdotto l’utilizzo delle bambole reborn nelle sedute sull’autostima e sulla realizzazione personale, verificandone il supporto alla creatività e all’espressione dei talenti individuali.

La co-terapia con le reborn dolls instaura una collaborazione piacevole e giocosa tra le diverse parti della psiche e favorisce l’accesso ai ricordi passati fino a gestire in prima persona le potenzialità del sé.

Si tratta di un percorso rivolto ad adulti sani e capaci di immergersi senza paura nei vissuti dell’infanzia per curare le ferite antiche e sviluppare le potenzialità, permettendo il fluire spontaneo dell’energia espressiva e auto affermativa.

La scelta del kit adatto a creare la bambola, il contatto con la reborner che la realizzerà, l’attesa della consegna, l’accoglienza e la gestione adulta del gioco… diventano strumenti di conoscenza di sé e di cambiamento, le chiavi capaci di aprire un mondo spesso sommerso, fatto di affetti, emozioni e sensazioni preziose.

Carla Sale Musio

leggi anche:

BAMBOLE REBORN: ecco cosa si prova tenerle in braccio

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Apr 25 2020

COVID 19: COSA CALMA LA MENTE

PSICO AIUTO IN QUARANTENA

sostegno psicologico in pillole per affrontare le restrizioni

In questo video spiego perché fare un’attività fisica e muovere il corpo è indispensabile per allentare la morsa dei pensieri.

Carla Sale Musio

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Apr 22 2020

CRESCITA PERSONALE: a volte è indispensabile cambiare gli amici

Ci sono dei momenti nella vita in cui le abitudini consolidate nel tempo non funzionano più.

Vivere richiede una costante evoluzione e le certezze che costruiamo con tanta fatica diventano presto ostacoli alla crescita personale.

Per sentirsi bene è necessario osservare incessantemente il mondo interiore, lasciando emergere le correnti emotive.

Tutte le correnti emotive.

Anche quelle che non ci piacciono.

Da questa conoscenza lucida e priva di giudizio prende forma un’armonia interiore capace di farci sentire bene anche in mezzo alle difficoltà.

Quando invece ci opponiamo alla vita, evitando il flusso del cambiamento, costruiamo inconsciamente le zavorre che impediscono il raggiungimento della realizzazione personale.

Tante sofferenze psicologiche prendono forma proprio da questa scarsa flessibilità esistenziale.

Così, nel tentativo strenuo di non soffrire, finiamo per soffrire molto di più.

Cambiare significa affrontare il nuovo e per questo fa paura.

Tuttavia, opporsi al cambiamento va contro il naturale evolversi della realtà e inchioda la creatività sulla croce delle abitudini, condannandoci a una vita priva di entusiasmo e di significato.

Ciò che ci fa sentire bene, infatti, è seguire il ritmo della nostra evoluzione interiore manifestando all’esterno i cambiamenti che accadono nel mondo intimo.

Se interiormente ho superato il bisogno di competere per affermare me stesso, troverò presto tante occasioni per condividere l’esperienza della cooperazione conseguente al superamento dell’egocentrismo.

Se invece avrò paura di cimentarmi con la solidarietà e continuerò testardamente a impegnare le mie energie nella competizione, incontrerò gli scogli della frustrazione e progressivamente la mia vita perderà mordente.

Il senso della vita è allacciato alla crescita interiore e una volta saturato un argomento è indispensabile lasciarsi coinvolgere da quello successivo, pena la perdita del piacere e l’apatia che conduce alla depressione.

Quando si segue un percorso di crescita personale arriva spesso un momento in cui le amicizie di sempre non funzionano più.

L’affetto che lega agli amici rimane, ma la possibilità di condividersi si assottiglia fin quasi a sparire.

Questo perché il cambiamento coinvolge profondamente la personalità e i pensieri, le sensazioni, le emozioni… cambiano.

In questi casi il volersi bene rimane ma la condivisione di sé diventa difficile.

Ci si sente vicini per aver vissuto tante cose nel passato, tuttavia le scelte del presente spingono in direzioni diverse.

Non significa necessariamente abbandonare gli amici di un tempo.

Ma segnala la necessità di aggiungere interlocutori nuovi con cui confrontarsi e continuare il percorso di crescita.

Lo scambio affettivo e la condivisione sono fondamentali per gli esseri umani.

E all’amore è indispensabile affiancare le idee, le scelte, le riflessioni e la possibilità di essere riconosciuti e stimati per ciò che si sente dentro e per ciò che si fa.

Quando manca questa reciprocità ci sentiamo soli e scivoliamo facilmente nella depressione.

Ecco perché il cambiamento interiore porta con sé la necessità di avere nuovi amici.

Mettersi in gioco in relazioni nuove significa affrontare la possibilità di un rifiuto e l’emozione di una nuova complicità.

Vuol dire gestire emozioni nuove, lasciando emergere ulteriori trasformazioni.

La crescita interiore è un percorso senza soluzione di continuità.

Cambiare gli amici segnala il raggiungimento di un altro livello evolutivo e la necessità di ascoltare esigenze diverse nel mondo interiore.

Carla Sale Musio

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Apr 18 2020

QUANDO MUORE UN ANIMALE…

In questo video vi propongo una riflessione sulla morte  e sul dolore vissuto in seguito alla perdita di un animale.

Carla Sale Musio

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Apr 15 2020

BAMBOLE REBORN: ecco cosa si prova a tenerle in braccio!

Stringere tra le braccia una reborn doll è proprio come tenere in braccio un bambino vero.

Il peso del corpo, la testolina abbandonata, gli arti scoordinati… tutto trasmette la sensazione di ingenuità, fragilità e goffaggine tipiche di un neonato.

Ma, a differenza di un cucciolo in carne e ossa, una bambola reborn non pretende attenzioni illimitate e permette un ascolto della propria risonanza emotiva irrealizzabile quando è in gioco un’esistenza reale.

I bambini hanno bisogno di cure costanti, richiedono una devozione totale e la capacità di rinunciare a se stessi per aiutarli a crescere senza traumi.

I neonati sono inermi e delicatissimi.

Le reborn dolls, al contrario, sono forti, pazienti e pronte ad affiancare l’ascolto interiore suscitando i sentimenti scatenati dai bambini veri e permettendo di esaminarne le radici senza mettere in pericolo un’altra vita.

Ecco perché non è possibile paragonare il rapporto con queste bambole alla relazione con un bambino vero.

Tuttavia, alcuni psicologi hanno tacciato ingiustamente i collezionisti di reborn delle più varie patologie.

Quasi che acquistare una bambola con sembianze realistiche fosse il sintomo di una disfunzione nella psiche.

Secondo questi specialisti la maturità porta con sé il desiderio di dedicarsi esclusivamente a un bambino reale o (al massimo) favorisce la sublimazione dell’amore genitoriale in compiti di utilità sociale.

La psicologia finisce spesso per delineare la patologia anche dove non c’è e, nel tentativo di individuare ciò che non funziona nella mente umana, perde di vista l’unicità e la creatività che caratterizzano la realizzazione personale.  

Il gioco della bambola ha sempre avuto la funzione di armonizzare le dinamiche interiori con le richieste della quotidianità, creando un contatto tra le parti adulte e le parti bambine e favorendo la cura del dolore che inevitabilmente accompagna la crescita.

E proprio in questo percorso le bambole reborn sono delle alleate imperdibili!  

Per gli adulti.

Stingerle tra le braccia, infatti, significa aprirsi all’ascolto della vita interiore e permette di creare una comunicazione intima e profonda con la propria infanzia.

Sono bambole pensate per i grandi che piacciono anche ai piccoli.

Ma, mentre i più piccini nel gioco con la bambola esplorano la propria identità in divenire, gli adulti ripercorrono le tappe della crescita aprendosi alle emozioni censurate nell’urgenza di conquistare la maturità.

Cullare dolcemente una reborn doll costituisce una meravigliosa occasione per esplorare l’emotività, lasciando emergere i vissuti infantili segregati nell’inconscio.

Non perché si scatenino pericolosi vissuti regressivi ma perché queste bambole permettono di accogliere la verità interiore senza rischi e senza coinvolgere i bambini veri.

Chi ama le bambole reborn ne apprezza il valore maieutico, la preziosa possibilità di stabilire un’intimità con se stessi.

Stringerle tra le braccia significa accudire il bambino che siamo stati, armonizzando le parti adulte e la parti infantili della psiche liberando la giocosità, l’ingenuità e la tenerezza necessarie all’amore.

Carla Sale Musio

leggi anche:

REBORN DOLLS: perché piacciono tanto 

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