Archive for Novembre, 2021

Nov 29 2021

IL CARILLON

Lasciare quella casa era stato difficile: troppi ricordi, molte nostalgie.

Aveva raccolto in una borsa ampia gli oggetti più cari, per ritrovarli facilmente e sistemarli nel nuovo appartamento: si sa, durante un trasloco si perde sempre qualcosa.

La nuova casa era più grande e dalle finestre si vedeva il mare; le era piaciuta subito, come se quelle pareti, ancora vuote, le avessero detto: “Qui starai bene”.

Poi, la fatica di sistemare tutto, riempire armadi e cassetti, decidere cosa buttar via.

Ma aveva conservato ricordi di viaggio e indumenti appartenuti ai genitori.

Il suo gatto sembrava apprezzare la casa e la cuccia nuove: era ormai anziano, reso placido dagli anni.

Tra gli oggetti più cari, raccolti nella borsa, un Arlecchino snodato dentro una scatola colorata: era un carillon, a cui diede la corda.

Lo aveva amato sin da bambina.

La braccia e le gambe del pupazzo cominciarono a danzare sulle note di un valzer lento.

Lei rimase a guardare finché la corda non si esaurì con uno scatto metallico.

Allora le braccia dell’Arlecchino si fermarono d’improvviso, con un gesto ampio che sembrava un saluto.

Ormai la casa era sistemata, ma tutto era diverso.

Poco tempo prima le era finito un amore: e aveva deciso che sarebbe stato l’ultimo.

“Bisogna chiudere il cuore, prima o poi”, si era detta.

E quello le era sembrato il momento giusto.

Ormai rideva di meno e, a volte, sentiva di avere poco da dire.

Una notte la sveglia una musica.

Si stupisce, si alza, va in salotto, guarda attentamente: è il carillon che suona.

“Come è accaduto?” lei si chiede.

L’Arlecchino danza sulle note del valzer e sembra che la inviti, tendendole le braccia.

Lei non crede ai suoi occhi, ma le nasce una curiosità profonda.

“E se andassi?”

Un’esitazione: poi, senza sapere come, oltrepassa la cornice.

Si trova in un salone ampio, luminoso: lui le va incontro e si inchina nel saluto.

“Qui è sempre festa”, le dice.

Poi le offre una rosa rossa e la invita a danzare.

Ci sono altre maschere intorno, che sorridono e ballano in un carnevale senza tempo.

Lui quasi la abbraccia: danzano leggeri e lei si affida.

Da tempo non si sentiva così, senza ansia né timori, senza nessuna tristezza.

Poi la musica cresce, la danza si fa rapida, le altre maschere volteggiano e li sfiorano.

Ora avverte solo le braccia di lui, che la stringono in quel valzer infinito, dolce come una carezza. 

All’improvviso tutto si ferma: lei si sveglia di colpo ed è nel suo letto.

“Ho sognato”, dice tra sé.

Ma sembrava così vera quella danza che va in salotto e guarda con attenzione: è tutto in ordine.

Sta per tornare indietro: e in quel momento vede il suo gatto fissare qualcosa.

Lei si avvicina e non crede ai suoi occhi.

Sul pavimento, non lontana dal carillon, una macchia di colore.

Sono petali rossi.

Petali di rosa.

Gloria Lai

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12/11/2021

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Nov 22 2021

COSTRUIAMO INSIEME UN MONDO NUOVO

Per costruire un mondo nuovo dobbiamo cominciare a sognare ciò che vogliamo davvero.

Le proteste sono servite per mettere a fuoco le cose che non vanno bene.

Ma subito dopo è necessario concentrare le energie su ciò a cui aspiriamo.

Ogni creazione parte da un sogno che si forma interiormente, delineandosi sempre più fino a concretizzarsi nella realtà.

Un progetto diventa vero quando è stato pensato così potentemente da renderne possibile la realizzazione.

Stiamo vivendo un momento storico in cui ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo alla realizzazione di una società umana.

Una società che abbia un cuore.

Una società in cui la sensibilità, la cooperazione, la solidarietà e l’amore siano valori basilari e condivisi.

Una società sana.

Finalmente.

Ma per forgiare questa nuova organizzazione è necessario alimentare una diversa visione della vita.

E cominciare a dargli forma dapprima in noi stessi e poi concretamente, muovendoci tra le macerie del vecchio mondo mentre ne costruiamo uno nuovo.

Senza lasciarci distrarre dalle provocazioni di chi ha tutto l’interesse a mantenere le cose come stanno.

Dobbiamo permetterci di credere nel potere dell’amore e costruire un granello alla volta una realtà diversa.

Cominciando dalle cose che possiamo fare subito.

Senza rimandare.

Occorre chiedersi:

.

Come deve essere la società in cui desidero vivere?

Mi piace quello che sto facendo?

E se non mi piace come vorrei che fosse?

.

Immaginare è un potente atto creativo.

Ogni creazione nasce intimamente e nel tempo si manifesta all’esterno.

Se ci impegniamo in questo processo vedremo germogliare il mondo che desideriamo.

Bisogna volerlo intensamente e poi lasciare che accada.

Facendo ciò che è possibile, un passo alla volta.

L’amore fa miracoli.

E liberare l’umanità significa permettersi di seguire il proprio cuore.

Sempre.

Anche quando l’abitudine scrolla la testa.

E il cinismo grida che non è possibile.

Carla Sale Musio

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Nov 20 2021

GREEN PASS E LAVORO

Una riflessione sul significato psicologico del lavoro e su come la sospensione dal lavoro imposta in assenza di Green Pass possa costituire un’occasione di trasformazione, individuale e sociale.

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Nov 14 2021

LA COMPLESSITÀ NEL PROCESSO GENITORIALE

La genitorialità è un processo complesso in continua evoluzione.

Quando si parla di genitorialità è fondamentale non farla coincidere con la nascita del bambino: la nascita è l’evento mentre l’esperienza della genitorialità si delinea nella progettualità di diventare genitori.

Così, si diventa genitori quando si inizia a sognare, progettare, costruire, creare uno spazio nuovo, fisico e psichico per accogliere qualcuno che è diverso da sé.

Gli schemi sociali tendono a trasmettere un’immagine semplicistica e stereotipata dell’essere genitori: un mondo fatto di colori pastello, fiocchetti e ninne nanne.

Ma l’esperienza concreta riporta una complessità che si coniuga con l’imprevedibilità inevitabile quando ci si imbatte in una nuova e così grande esperienza.

Essere genitori, allora, significa anche fare i conti con l’inatteso, riconoscere la necessità di modificare alcuni schemi rigidi e riadattarli, ripartendo da sé, dalla propria esperienza, ed aggiungere un tassello al complesso cambiamento culturale che avviene giorno dopo giorno.

Come operatori abbiamo il dovere di rimandare un’immagine della genitorialità autentica, lontana dagli stereotipi di perfezione, una genitorialità che rimanda ad una continua messa in discussione, una genitorialità in continua evoluzione, una genitorialità che per sopravvivere deve fare i conti con ciò in cui si imbatte e trovare nuovi equilibri funzionali.

Lavorare in quest’ottica è fondamentale affinché le persone si sentano parte attiva di un processo, si assumano la responsabilità del loro ruolo.

E anche per comprendere quando è necessario chiedere aiuto, quando sono stati commessi degli errori, quando ci si sente in crisi e si ha bisogno di un confronto utile poiché all’interno di un processo nuovo e complesso è inevitabile commettere degli errori ma è anche fondamentale riconoscerli per poter ripartire.

Sempre più spesso questa complessità viene letta in maniera errata come “ogni genitore fa a modo suo e non bisogna criticarlo” e qui bisogna far attenzione nel riconoscere la linea sottile tra l’esprimere la propria genitorialità e il sentirsi liberi di esprimerla senza mettere in discussione nulla.

Posto che è fondamentale non dare giudizi e posto che ogni genitorialità ha delle sfumature di espressione uniche, far notare le criticità deve essere vissuto non come un giudizio e quindi un irrigidimento, ma come una possibilità di crescita.

In un gruppo di mamme, una mamma ammette di litigare con il marito spesso e volentieri davanti ai figli.

Alcune mamme le fanno notare che i bambini potrebbero risentirne mentre altre insorgono in sua protezione inveendo e sottolineando che “non esiste famiglia perfetta, non esiste coppia che non litiga, fatevi gli affari vostri che ai suoi figli sarà brava a pensarci lei!”

Chi ci perde in primis?

La mamma e tutta la sua famiglia.

Ciò che si perde è la possibilità di una crescita partendo da un confronto: “pensi che davvero i bambini possano starci male? Sai consigliarmi qualche lettura o qualcuno con cui parlarne?” 

Basta davvero poco affinché un piccolo confronto diventi possibilità di crescita, assumendosi la responsabilità di mettere in discussione e rianalizzare un comportamento per renderlo funzionale ed efficace.

Martina Mastinu

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Nov 07 2021

TELEPATIA E ONESTÀ: imparare dagli animali

In un mondo fondato sulla prepotenza e sullo sfruttamento la telepatia è un’arma molto pericolosa.

Infatti, se da un lato conoscere immediatamente i pensieri degli altri può apparire un vantaggio, dall’altro espone a una trasparenza insostenibile quando si usa abitualmente la menzogna.

Nella società dei consumi, basata sulla finzione e sulla manipolazione mentale, è molto meglio ignorare la telepatia e nascondere la conoscenza dei suoi poteri.

Tra gli animali, invece, l’uso della telepatia è comune.

Ma si sa… le bestie sono meno intelligenti dell’uomo:

  • non nascondono i sentimenti,

  • non distruggono l’ecosistema,

  • non praticano lo schiavismo,

  • non si vendono per soldi,

  • non conoscono le malattie mentali che affliggono l’essere “umano”.

E proprio perché meno intelligenti possono permettersi di adoperare una comunicazione che mostra le intenzioni con onestà.

La telepatia è una capacità antica, comune a tutte le specie che stabiliscono relazioni sane ed ecologiche con la natura.

Una capacità che la nostra specie ha dovuto sacrificare in favore dell’economia e del guadagno dei pochi che governano il mondo.

Tuttavia, nonostante la censura umana, la telepatia rimane una risorsa a disposizione e arricchisce la conoscenza di quanti ne riconoscono il valore.

Anche se non lo sappiamo, tutti usiamo la telepatia quotidianamente.

Succede quando interagiamo con gli animali, con i bambini, con gli stranieri, con le piante… e con qualsiasi forma di vita non conosca il nostro linguaggio basato sulle parole.

Le parole, infatti, sono sempre accompagnate da immagini e sensazioni interiori.

E proprio queste ultime costituiscono i mattoncini della telepatia.

Ecco perché comunichiamo spesso intrecciando la telepatia al linguaggio parlato.

È facile notarlo quando raccontiamo i sogni.

Chi descrive il proprio sogno, infatti, spiega con le parole le scene oniriche che solo lui ha visto.

Ma chi ascolta, oltre alle descrizioni verbali, riceve anche telepaticamente immagini ed emozioni.

Tutte le mamme usano la telepatia per comprendere i loro bambini e sapere di cosa hanno bisogno quando non sanno parlare.

Studi sui gemelli hanno dimostrato l’esistenza di questa forma comunicativa anche a chilometri di distanza.

Infatti, la telepatia si muove lungo un canale affettivo (libero dai vincoli dello spazio e del tempo) e più è forte l’amore che unisce le persone più la comunicazione diventa chiara ed efficace.

Insomma, la telepatia appartiene a un patrimonio naturale cui attingiamo costantemente, anche quando coscientemente neghiamo la sua esistenza.

Superare il nostro patologico antropocentrismo ci permetterebbe di osservare con umiltà le altre specie viventi e attingere ai preziosi insegnamenti delle loro culture.

La telepatia è un modo sano e naturale di ascoltare la vita e regala un sapere interiore che dà senso e significato all’esistenza.

Ma per poter ricevere questi suoi doni è necessario sviluppare l’umiltà, l’onestà e il rispetto per la natura.

Qualità molto comuni tra le bestie e, purtroppo, ancora sconosciute a molti membri della specie umana.

Carla Sale Musio

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ESSERE VEGAN SENZA ROMPERE IL CA**O

curare se stessi il mondo imparando dagli animali

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Nov 01 2021

CAMBIAMENTO E COMPLESSITÀ

Affrontare percorsi terapeutici non significa certamente diventare psicologi ma, tra le altre cose, acquisire consapevolezza circa i meccanismi di funzionamento mentali e relazionali che ci riguardano.

Spesso incontro genitori decisamente fermi e orgogliosi dei loro stili educativi, genitori che, in base alle scelte che hanno messo in atto, hanno spesso raggiunto ottimi traguardi in termini di relazioni efficaci con i loro figli.

Capita però che gli stessi si trovino ad affrontare delle fasi del ciclo di vita in cui le modalità educative utilizzate durante fasi precedenti non producono più gli stessi effetti, o non risultano idonee per tutti i figli, e pertanto necessitano di essere messe in discussione e riformulate.

Ciò di cui non si tiene conto è la complessità dentro la quale ci muoviamo costantemente.

Di fatto la nostra mente tende a funzionare in maniera “economica” poiché cerca di ottimizzare al meglio le informazioni che recepisce.

È pur vero che non possiamo soffermarci su ogni singolo stimolo e analizzarlo puntigliosamente, sarebbe un dispendio energetico troppo grande e spesso inutile.

Pertanto la mente si abitua a funzionare facendo economia delle proprie risorse.

Questa modalità di funzionamento si scontra sia con la necessità di evoluzione e di cambiamento, fondamentali nel processo di crescita di ogni persona, sia con la complessità di stimoli che ci pongono sempre davanti a nuovi bivi e scelte.

Davanti al cambiamento le persone cercano di ostacolarlo, piuttosto che accoglierlo come una risorsa.

E la resistenza al cambiamento è spesso maggiore tanto più le modalità precedenti hanno prodotto successi.

Una famiglia arriva in terapia perché l’adolescenza del terzo figlio si sta rivelando molto più complessa di ciò che avevano immaginato.

L’aver affrontato in maniera abbastanza contenuta e serena le adolescenze dei due figli più grandi aveva fatto sì che si fosse cementata la convinzione che avessero assodato modalità convenienti e funzionali nell’affrontare questa fase di vita.

Invece il terzo figlio è “diverso”, il terzo figlio è l’anomalo, quello strano, il terzo figlio non capisce, non riesce a integrarsi.

E in un attimo quel bimbo che qualche anno prima condivideva l’idillio familiare, diviene lo straniero dal quale prendere distanze.

Cosa sta accadendo in questa famiglia?

La famiglia sta faticando nel riconoscere la complessità e il cambiamento e sta chiedendo al terzo figlio di rinunciare alla sua unicità in virtù del mantenimento di stili educativi e relazionali cristallizzati.

Che compito ha la terapia in questi casi?

Attraverso la terapia si possono accompagnare i genitori verso la consapevolezza di ciò che sta accadendo e di conseguenza aiutarli a trovare modalità relazionali adeguate che provengono unicamente dall’accettazione e dalla conoscenza del loro terzo figlio, invece che continuare ad alimentare l’illusione del figlio immaginato ma diverso dal reale.

È vero che anche gli adulti sono stati adolescenti ma è pur vero che l’adolescenza attuale assume delle connotazioni ben lontane e differenti da quelle delle precedenti generazioni, poiché il contesto sociale è sempre più complesso e dinamico.

Pretendere che i ragazzi sposino totalmente le prospettive degli adulti significa portarli a scegliere tra la famiglia e il contesto sociale.

Diventa pertanto fondamentale acquisire più conoscenze possibili per accompagnarli nell’esplorazione del loro periodo storico, piuttosto che viverli come alieni e lasciarli soli davanti al mondo.

Martina Mastinu

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