Archive for Maggio, 2021

Mag 27 2021

PADRI E MADRI: una potente connessione emotiva

Culturalmente si tende ad associare la gravidanza ed il periodo perinatale alla madre, vedendo il padre come un “donatore di seme” o comunque una figura più marginale rispetto al ruolo materno.

Eppure i padri sono sempre più emotivamente spinti verso la partecipazione attiva, non solo in termini di collaborazione pratica ma anche e soprattutto rispetto allo spazio emotivo che vanno ad occupare.

Sono diversi gli studi che riconoscono quanto i padri siano emotivamente coinvolti durante il periodo perinatale e spesso gli stati mentali degli stessi possono essere significativamente connessi con quelli delle loro compagne, al punto che si riscontrano, sempre più frequentemente, delle oscillazioni o stati affettivi nei neo papà paragonabili a quelli materni, nonostante si esplichino, nel concreto, in maniera differente.

Quando gli stati mentali dei padri sono significativamente connotati in maniera negativa e quindi quando troviamo padri con toni depressi, ansiosi o che mettono in atto comportamenti destabilizzanti e controproducenti, tali aspetti possono incidere sulla relazione madre – figlio dalla quale emergono difficoltà e criticità.

Di fatto, in condizioni favorevoli e soprattutto a partire dalla gravidanza, un ruolo paterno efficace consente alla donna di sentirsi protetta in una fase in cui la percezione di vulnerabilità è maggiore e pone le basi anche per una relazione madre bambino maggiormente adeguata.

Tra madre e padre è fondamentale che si crei una potente connessione emotiva in cui ognuno assolve il proprio ruolo in maniera serena, consapevole e riconosciuta dall’altro.

.

UNA STORIA VERA

.

Paola è una neo mamma che si sente costantemente sbagliata e in difetto.

Da quando è nato il suo bambino si sente giudicata da tutti, e tutte le persone che la circondano dispensano in continuazione consigli non richiesti distogliendola da quelle che sono le sue priorità.

Non da meno il compagno Claudio che risente tantissimo dei momenti in cui Paola allatta… 

Per Claudio l’allattamento non ha tutto quel valore decantato, ma nel suo profondo, egli lo vive come un momento in cui lui non esiste, si sente impotente e inutile, quindi si schiera con tutti gli altri familiari che stuzzicano Paola nel passare al latte artificiale con la scusa di stancarsi meno e coinvolgere anche Claudio nell’allattamento.

Paola e Claudio arrivano in terapia paradossalmente con lo stesso stato emotivo, entrambi si sentono incompresi dall’altro e non sostenuti.

Nel momento in cui Claudio prende consapevolezza del fatto che l’allattamento risveglia in lui un normale senso di difficoltà nel costruirsi un ruolo definito, comprende che in realtà non può e non vuole ostacolare l’allattamento di Paola e di conseguenza sente il bisogno di sostenerla e proteggere la relazione con il loro bimbo: sostanzialmente si dà un ruolo anche durante l’allattamento concependosi come parte attiva, unica e indispensabile.

Allo stesso tempo Paola comprende che Claudio non vuole ostacolare l’allattamento ma sente il normale bisogno di essere coinvolto; questa consapevolezza la porta a sentirsi vista, protetta e compresa, di conseguenza lei stessa sente maggiormente il bisogno di coinvolgere Claudio.

In questo modo entrambi iniziano a sintonizzarsi sui loro reali bisogni, sulle loro normali difficoltà e soprattutto ad essere maggiormente empatici e liberi nel parlare delle loro emozioni.

Di conseguenza riescono a creare e costruire una relazione intensa e unica con il proprio bimbo senza vivere sensi di colpa o senso di estraneità.

Martina Mastinu

Vuoi contattare la dott.ssa Mastinu?

Visita la sua pagina

No responses yet

Mag 20 2021

DITTATURA SANITARIA E VIOLENZA SUGLI ANIMALI

Come psicologa sento il bisogno di pronunciarmi sulla libertà e sulle dinamiche psicologiche che ne ostacolano la realizzazione.

La psicologia è una scienza di cui occorre conoscere il funzionamento per poter agire efficacemente sulla realtà.

E in questo scritto voglio evidenziare i meccanismi interiori che sostengono la prepotenza e la perdita dei diritti umani.

Perdita alla quale stiamo assistendo ormai da più di un anno.

.

Non è possibile cambiare il mondo se prima non cambiamo il nostro modo di stare al mondo.

.

Un principio di coerenza sostiene le leggi che affermiamo per giustificare noi stessi, trasferendone il potere in tutti i settori della psiche e determinando la realtà in cui viviamo.

L’arroganza riservata a chi è debole e ingenuo si riflette nell’autorità che noi stessi attribuiamo al più forte o al più furbo.

E quanti inconsciamente coltivano la legge mors tua vita mea si ritrovano, prima o poi, a fare i conti con quello stesso principio.

Stiamo vivendo momenti difficili e guardandoci intorno possiamo tristemente verificare cosa succede quando sono gli esseri umani a trovarsi in una posizione di fragilità e quando chi è al potere usa con noi le stesse leggi applicate per sottomettere le altre specie.

La prepotenza funziona bene con chi è docile, manipolabile e privo di malizia.

E la nostra specie non sfugge a questa regola.

Come si è detto, l’inconscio trasferisce automaticamente le scelte e i valori in tutti i settori della vita.

Perciò, se credo nella coercizione come metodo educativo sarò pronto a usarla ma anche a subirla, a seconda della posizione in cui mi trovo.

Questo principio spinge chi ha imposto la sopraffazione ad aspettarsi lo stesso trattamento.

E spiega come mai tante persone vivano oggi nella paura.

Che sia l’angoscia per un virus ritenuto incurabile, per le multe, per la gogna sociale, per il discredito o per la mancanza di lavoro, non fa differenza.

Uno stato autoritario ci costringe dentro una gabbia di restrizioni che violano la costituzione e i diritti umani utilizzando la paura, proprio come succede nei macelli, negli allevamenti intensivi, nella sperimentazione e in tutte quelle attività che considerano gli animali come oggetti utili a soddisfare i nostri desideri.

Da sempre le creature semplici sono state considerate uno strumento al servizio del più forte.

E, nello stesso modo, per la piccola élite che governa il mondo le masse dei consumatori sono uno strumento utile per raggiungere i propri obiettivi.

Obiettivi che non ci vengono spiegati perché dal punto di vista del più forte non è necessario dare spiegazioni a chi è più debole.

Agli animali non deve interessare se la ragione della loro morte è una festa, una scommessa, un gioco, una commemorazione o qualcos’altro.

Gli si toglie la vita.

Punto e basta.

Senza bisogno di commenti.

Il coprifuoco, la sperimentazione della terapia genica su cavie umane, la chiusura delle attività commerciali, il lockdown, il passaporto vaccinale, la vigile attesa al posto delle cure domiciliari… sono strumenti necessari al potere di quei pochi a cui abbiamo permesso di governare il mondo.

E poco importa se non ne capiamo la logica e le funzioni.

Bisogna ubbidire.

Punto e basta.

Esiste una responsabilità personale negli scenari che oggi abbiamo davanti agli occhi.

L’inconscio trasferisce nella quotidianità le regole che noi stessi abbiamo stabilito.

Quando decretiamo la liceità dell’uccisione accettiamo l’egemonia della violenza e della forza.

E in virtù del principio di coerenza attiviamo la sua legge nel mondo interiore.

Grazie a questo meccanismo psicologico le imposizioni di chi comanda possono essere accettate passivamente dalla maggior parte delle persone.

La stessa legge che stabilisce l’ineluttabilità della violenza, infatti, afferma che è il più forte decretare cosa sia giusto o sbagliato.

Sostenere il paradigma mors tua vita mea porta a creare un mondo carico di violenza, perché la prepotenza si trasforma nella psiche in un principio incontestabile a cui inconsciamente ci sottomettiamo.

Cambiare questo stile di vita significa modificare i parametri interiori che danno forma al mondo di ciascuno, sostituendo la sopraffazione con la fratellanza.

Senza distinzione di specie.

La prepotenza e il cinismo sono aspetti patologici del narcisismo e vanno curati.

Dapprima dentro di sé e poi nella società.

Se vogliamo mettere fine alla dittatura dobbiamo eliminarla dal nostro spazio interiore e aprirci a una solidarietà capace di includere tutte le creature.

Esiste una coerenza che agisce nella psiche e inconsciamente si riflette nella vita.

Smettere di uccidere per vivere è il primo passo per affermare la libertà.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più?

Vai alla playlist

No responses yet

Mag 14 2021

ALLATTAMENTO: una danza d’amore

Cari amici,

in tanti mi avete chiesto approfondimenti sulla genitorialità e sul rapporto con i bambini.

E per soddisfare le vostre domande io non sono normale: IO AMO inaugura oggi una nuova rubrica dal titolo GENITORIALITÀ E RELAZIONE.

La rubrica sarà curata dalla dott.ssa Martina Mastinu, una collega (e carissima amica) che condividerà con noi i frutti della sua esperienza e delle sue ricerche.

Quello che segue è il primo di una serie di articoli dedicati alle mamme, ai papà e alle tematiche della prima infanzia.

Buona lettura! 

.

ALLATTAMENTO: una danza d’amore

.

Nel luogo comune e da un punto di vista prettamente medico l’allattamento al seno viene considerato esclusivamente in termini di nutrizione.

La tendenza è quella di valutarne la quantità attraverso la crescita ponderata del bambino, le sue evacuazioni e la scansione in orari o numeri di poppate giornaliere.

Detta così, a primo impatto, l’allattamento si configura come un’azione “quasi meccanica” tesa a nutrire di cibo il bambino, pertanto la madre può essere “sostituita” da qualsiasi altra figura in grado di dare un biberon (di latte materno o formula) al neonato.

Certo, è fondamentale che il bambino debba essere ben nutrito affinché possa sopravvivere.

.

Ma l’allattamento è davvero solo nutrimento di cibo?

.

Direi proprio di no. 

Mi piace definire l’allattamento come un dono reciproco che interseca natura, esperienza e individualità. 

L’allattamento è un processo dinamico in quanto azione evolutiva ed esperienza unica, anche per la stessa mamma poiché varia da figlio a figlio e nel corso del tempo.

La natura ci dota fisiologicamente di un sistema ormonale e fisico in grado di poter allattare.

Il seno con le ghiandole mammarie, l’areola e il capezzolo (di varie forme e dimensioni) sono strutturalmente atti a svolgere questa funzione ed il processo ormonale che si attiva funge da attivatore nella produzione del latte.

Il bambino è parte attiva in questo processo.

È la sua suzione che attiva e stimola la produzione di latte, definendone le quantità e la qualità di cui egli necessita.

Un dialogo meraviglioso tra il corpo della madre e quello del bambino fanno sì che la produzione ossitocinica aumenti e regoli la loro danza d’amore in maniera armonica.

Entrambe provano piacere in questo scambio unico e insostituibile.

Fare queste premesse rispetto alla natura e alla fisiologia della donna è fondamentale in quanto per la madre, sapere che il proprio figlio non sia soggetto passivo ma persona attiva in grado di entrare in relazione profonda con lei, la aiuta psicologicamente nel mettere in atto un atteggiamento proattivo e di cura nei suoi confronti.

La gratificazione nel sentirsi competente stimola l’attivazione di parti celebrali fondamentali che subiscono una variazione positiva in termini di cura.

È meraviglioso notare quanto il corpo e la mente, sia della mamma che del bambino, camminino parallelamente dentro questo processo.

.

UNA STORIA VERA

.

Alice era alla sua prima esperienza di maternità.

Alla nascita il suo bambino ebbe un problema fisico tanto da essere sottoposto con urgenza ad un intervento chirurgico.

Subito dopo il parto Alice ebbe modo di attaccarlo al seno e di attivare il processo di conoscenza e scambio con il suo bambino.

Dopo poche ore però il bimbo venne ricoverato e poi operato.

Il giorno successivo al parto Alice vide il suo bambino ricoverato in Tin.

Non sapeva dove e come mettere le mani.

Davanti a lei una infermiera prese un biberon di latte e provò a farlo ruotare in quella minuscola bocchina che faticava ad accettare quella tettarella siliconata.

Dopo due giorni, e dopo che l’intervento andò a buon fine, Alice prese coraggio e decise di ricominciare la loro relazione da dove era stata interrotta.

L’immagine così fredda di quell’infermiera che reggeva la nuca del suo cucciolo adagiato nella sua culletta le era rimasta impressa.

Ma ancora di più la sua sensazione di impotenza, in quegli istanti, risuonava così dolorosa dentro di lei tanto da rimbombare.

Loro due avevano condiviso nove mesi, lei era stata in grado di riconoscere e percepire ogni suo movimento, e ora non si sentiva quasi più nulla per quel neonato.

Con forza e coraggio lo prese in braccio e con grande piacere notò che il bimbo cercò subito il suo seno.

Il profumo del suo colostro, molto simile all’esperienza uterina del liquido amniotico, riportò alla memoria del neonato il ricordo implicito della sua unica esistenza.

In maniera vorace riconobbe subito il suo seno e ben deciso riportò alla luce la loro relazione che era rimasta bloccata in un limbo.

Limbo in cui entrambe si aspettavano e si desideravano.

Alice iniziò a sentirsi unica e speciale per il suo bimbo.

Nessuno poteva più sostituirla, nessuno desiderava conoscere meglio di lei quella creatura che tanto l’aveva aspettata.

L’allattamento salvò una relazione probabilmente destinata a sfociare in distacco e depressione.

***

Storie come quella di Alice ci insegnano quanto il bisogno di scambio e di prendersi cura, che si attiva sia a livello biologico sia psicologico, vada ben oltre la concezione di allattamento come mera nutrizione meccanica ma come bagaglio di simboli, scambi e percezioni di sé profondi e fondamentali in termini relazionali.

Martina Mastinu

Vuoi contattare la dott.ssa Mastinu?

Visita la sua pagina

No responses yet

Mag 08 2021

NESSUNO CI INSEGNA A USARE LA MAGIA…

La magia è una capacità naturale, conosciuta da tutte le specie animali ma ignorata dalla specie umana.

Dopo il medioevo, infatti, la ricerca scientifica si è concentrata sugli aspetti misurabili e concreti della realtà, ignorando (o addirittura negando) l’esistenza di ciò che non si vede.

Da quel momento in poi, ai nostri occhi il mondo interiore è diventato qualcosa di inutile e la percezione della magia si è persa in favore di una più controllabile materialità.

È così che ci siamo convinti di potere sostituire i poteri magici con la tecnologia.

Tuttavia la magia non è scomparsa e la sua esistenza occhieggia dietro innumerevoli coincidenze, miracoli, fenomeni paranormali e sincronicità… che costellano la vita di ogni persona.

I babbani ignorano volutamente la magia e si concentrano soltanto sulla concretezza, proclamando un mondo in cui il successo è esclusivamente economico e ogni cosa ha termine con la morte del corpo.

I maghi invece esplorano l’invisibile e sanno che il mondo interiore possiede un immenso potere.

Un potere che si estende ben al di là della perdita del corpo fisico.

(Per questo faticano a integrarsi nella società babbana e spesso chiedono aiuto agli psicologi. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo un’altra volta.)

Tutti incontrano la magia nella propria vita.

Ma i babbani la deridono o la ignorano.

E i maghi ne sono attratti.

Questi ultimi percorrono la strada della conoscenza di sé fino a far emergere i poteri magici: intuizione, sensitività, telepatia, eccetera.

.

Ma chi insegna loro a usare la magia?

.

Ufficialmente nessuno ci insegna a usare la magia.

Eppure…

.

Il maestro appare quando l’allievo è pronto

.

Il desiderio di conoscere la magia conduce a incontrare le opportunità che permettono di esplorarla.

Può trattarsi di un’illuminazione, di un libro, di un corso, di un’esperienza o di una persona (umana o animale).

Improvvisamente la magia arriva.

E si rivela quando apriamo il cuore al suo insegnamento, incamminandoci lungo la via della conoscenza interiore.

Nel mondo intimo si nascondono tutte le verità e per utilizzare i poteri magici è necessario analizzare se stessi con sincerità e costanza.

Senza negare i mostri interiori e senza esaltare il proprio ego.

Tutto è uno è la regola d’oro che insegna la Totalità e addita lo strumento d’elezione per imparare a compiere i miracoli: io sono te e tu sei me.

Avventurarsi nel mondo della magia significa sovvertire la lettura babbana degli avvenimenti e imparare a parlare due lingue: quella della fisicità e degli opposti insieme a quella dell’infinito, evitando le trappole del narcisismo e coltivando la purezza dell’anima.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

anche in formato ebook

No responses yet

Mag 01 2021

PERCHÉ SCEGLIERE DI FARE LO PSICOTERAPEUTA

La scelta di dedicare la vita ad aiutare gli altri è qualcosa che si sente dentro, una vocazione irresistibile a cui è impossibile sottrarsi.

Sono convinta che ognuno di noi venga al mondo per offrire il proprio dono all’esistenza.

E il dono di chi sceglie il mestiere della psicoterapia permette di immergersi totalmente nella scoperta di sé, degli altri e… della vita.

Ogni persona, infatti, incarna un aspetto di noi stessi.

Tuttavia, ci sono aspetti in cui ci riconosciamo facilmente e aspetti che appaiono così lontani dal nostro modo di essere da impedire qualsiasi identificazione.

Questi ultimi sono quelli su cui dobbiamo impegnaci di più, la sfida che la vita ci pone per aiutarci a crescere.

Ogni psicoterapeuta dona alla vita la propria capacità di ascolto ma, per farlo, deve confrontarsi con moltissimi aspetti interiori.

Comprendere il significato profondo del vivere procede di pari passo con la consapevolezza di sé.

Infatti il nostro modo di sentire interiormente ciò che succede è la vita stessa.

In questa chiave il mondo intimo diventa uno strumento importantissimo per vivere con pienezza la realtà.

Quella realtà che intreccia le percezioni indissolubilmente, creando tanti mondi diversi quante sono le creature che li vivono.

Dedicare la vita a comprendere gli altri per aiutarli a esprimere le proprie risorse è un mestiere emozionante e bellissimo, e conduce ad immergersi sempre più profondamente nelle profondità e nei misteri dell’esistenza.

Per svolgere con competenza questa professione occorrono, oltre allo studio e all’aggiornamento, una grande empatia e la capacità di osservare la vita da uno spazio neutro, privo di giudizi e libero dai condizionamenti sociali.

Solo in quello spazio è possibile osservare le risorse sane della psiche e i doni che ogni esperienza, anche la più difficile, porta con sé.

Non basta una vita intera per conoscere pienamente l’anima umana.

E la consapevolezza dei propri limiti e della propria inevitabile ignoranza è il corollario che accompagna la scelta di occuparsi della psiche a tempo pieno.

Ma chi decide di fare di questo un mestiere ne è attratto magneticamente.

E sente vibrare la gioia nel proprio cuore ogni volta che rinasce il sorriso sul volto di chi chiede aiuto.

La psicoterapia è l’unica battaglia in cui vincono sempre tutti.

Infatti, sciogliere i nodi che tengono in vita il malessere libera le risorse sane della psiche permettendo alla vita di riprendere a scorrere.

E questo è un bene per tutti.

Fa crescere il paziente, il terapeuta e la vita stessa.

Ogni psicoterapeuta deve sempre vedere se stesso da entrambi i lati della scrivania.

E mentre aiuta le persone a dare il meglio di sé apre mondi nuovi nelle proprie risorse, in un percorso evolutivo senza soluzioni di continuità.

Per tutti questi motivi fare lo psicoterapeuta è un dono, una missione, un desiderio… meravigliosamente coinvolgente.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

No responses yet