Archive for Dicembre, 2019

Dic 31 2019

UNA SCELTA PER SPIRITI LIBERI

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SEPAMARSI

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Dic 28 2019

VUOI DIMAGRIRE? … impara a gestire il tuo predatore interiore!

Decidere di cambiare le scelte alimentari significa modificare gli equilibri interiori che stanno dietro al proprio modo di mangiare e gestire con saggezza il condominio delle personalità che anima la psiche.

La salute e il benessere, infatti, sono frutto di un equilibrio dinamico fra le tante parti di sé.

E l’alimentazione non sfugge a questa regola.

Nel mondo intimo ci sono sempre aspetti opposti, pronti a contendersi il potere decisionale determinando l’andamento della nostra vita.

Ecco perché alla scelta di migliorare la salute e l’etica smettendo di mangiare cibi tossici e colmi di sofferenza fa da contrappeso il desiderio di indulgere nei piaceri del gusto senza preoccuparsi dell’impatto che questo può avere sull’organismo e sul pianeta.

Una voce sottile bisbiglia alla coscienza le buone ragioni per cui è meglio non lasciarsi possedere dalla gola.

Ma un Predatore Interiore ama mordere, masticare, ingoiare e vivere lo stordimento che accompagna la digestione dei cibi poco sani.

Senza preoccuparsi delle conseguenze.

La soddisfazione di queste diverse istanze psichiche garantisce un risultato stabile e duraturo.

Mentre la scelta dell’una a discapito dell’altra accentua il conflitto nel mondo interno provocando innumerevoli problemi.

Tradotto in pratica significa che ogni volta che scegliamo la salute dobbiamo anche rispettare il bisogno giocoso e incosciente di vivere un piacere senza scrupoli… in libertà.

Ma libertà non vuol dire indulgere nella crudeltà verso se stessi (abiurando la salute) e verso il pianeta (compiendo scelte scriteriate e prive di empatia).

Libertà è permettersi di vivere un appagamento privo di restrizioni e questo può avvenire solo quando le istanze interiori contrapposte trovano entrambe soddisfazione.

Vuol dire compiere delle scelte attente alla salute e anche volte all’appagamento e all’espressione del benessere emotivo.

Quando lo spazio giocoso del godimento affianca la responsabilità e il bisogno di giustizia e di amore, la vita trova il suo compimento e tutto conquista un profondo significato.

Il mondo inconscio cammina sempre affianco alla consapevolezza cosciente, condizionando la percezione della realtà e il benessere interiore.

La crudeltà con cui trattiamo noi stessi e gli altri determina gran parte della sofferenza che incontriamo nella vita.

E il disprezzo che riserviamo all’etica delle scelte quotidiane si riflette in quell’insoddisfazione a vivere che impedisce di assaporare davvero l’esistenza.

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STORIE DI PIACERE… E DI SALUTE

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Giuliana ha un lavoro di responsabilità in una grande azienda e spesso si trattiene in ufficio ben oltre l’orario di lavoro.

Ultimamente, però, a complicare la sua vita è arrivata una brutta malattia che ha colpito improvvisamente sua madre.

E ogni momento libero è dedicato a lei.

L’organizzazione frenetica delle giornate la costringe a rinunciare ai suoi pochi momenti di ricarica e ben presto la donna si ritrova a fare i conti con uno smodato desiderio di dolci (che la spinge a ingoiare ogni genere di leccornie per calmare l’angoscia e colmare la mancanza di piacere).

Quando infine tutto si risolve per il meglio, Giuliana deve affrontare un importante sovrappeso.

Così, dopo aver consultato lo psicologo e il nutrizionista, si iscrive a un corso di ballo e organizza nella sua casa uno spazio per dipingere.

La musica e il colore compiono il miracolo e nel tempo insieme alla linea desiderata scopre un nuovo benessere.

Oggi Giuliana ha imparato a bilanciare il divertimento con il suo scrupoloso senso del dovere.

E annota in agenda gli appuntamenti con i colori e con la palestra, come fossero visite mediche.

Imprescindibili.

***

Nicolò ama il rischio, la sfida e l’ebrezza che deriva dalla trasgressione.

Da bambino questi sono stati gli unici modi per ottenere l’attenzione dei grandi (sempre troppo occupati a gestire le proprie vite e poco attenti ai suoi bisogni) e nel tempo sono diventati gli strumenti del suo piacere.

Ogni volta che affronta uno sport pericoloso o trasgredisce la legge si sente invincibile, importante e pieno di fascino.

La normalità, invece, lo spaventa: lo scorrere tranquillo delle giornate lo fa sentire invisibile e privo di attrattive.

In fondo all’anima un Bambino Incompreso cerca ancora di ottenere le attenzioni che gli sono mancate, spingendolo a compiere gesti sempre più pericolosi e mescolando il bisogno d’amore con la violenza e la disubbidienza.

È per questo che indulge nella cocaina, corre in macchina, firma assegni in bianco e infrange le leggi ogni volta che può.

L’arrivo delle forze dell’ordine, le multe, il carcere e tutto quello che ne consegue lo fanno sentire vivo, provocandogli un intenso piacere.

Ma anche un grave senso di abbandono e solitudine.

Lo stesso che lo spinge a rischiare la vita e la dignità in continuazione.

***

Mauro viene in terapia per un senso di insoddisfazione esistenziale che gli provoca momenti di grande malessere fisico e psichico.

Racconta che per lui la vita ha perso ogni attrattiva e l’unico obiettivo della giornata è chiudersi in casa a mangiare davanti alla tv.

La storia evidenzia un passato di doveri e proibizioni: tanti fratelli più piccoli, una mamma vedova, una zia invalida e il desiderio irraggiungibile di visitare luoghi inesplorati.

Diventato grande, la rinuncia allo spirito avventuroso che anima i sogni dell’infanzia e la scelta di fare il medico sono conseguenze (quasi) obbligatorie: il modo più efficace per evitare le sofferenze cui ha dovuto assistere durante l’infanzia.

Nel corso dei colloqui cerchiamo insieme di aprire un varco a quell’Esploratore Avventuroso che amava partire per scoprire nuovi luoghi.

Guidato da una serie di sincronicità… Mauro si iscrive a un gruppo di trekking e piano piano permette a se stesso di riappropriarsi dei sogni e della fisicità.

E, mentre il piacere riprende a scorrere nella sua vita, il cibo e la tv diventano sempre meno importanti.

Oggi Mauro ha cambiato radicalmente abitudini, recuperando il tempo libero, l’appagamento e il valore vita.

Carla Sale Musio

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Dic 25 2019

L’AMORE MUOVE IL MONDO

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Dic 22 2019

LA PREGHIERA

A breve sarebbe giunto il Natale, uno dei momenti più tristi per lei:  lui avrebbe festeggiato in famiglia, con moglie, figli, genitori, suoceri.

Cena insieme, brindisi, regali sotto l’albero, abbracci.

Lei avrebbe aspettato una chiamata; ma a volte riceveva solo un messaggio, digitato di nascosto: “Auguri, ti amo”.

Da anni accadeva tutto questo.

Lui in famiglia, lei a casa, ad aspettare che in quei giorni di festa l’uomo si liberasse dagli impegni familiari e la raggiungesse, finalmente.

Non abitavano distanti: lo aspettava ansiosa, lo accoglieva felice.

I regali di Natale scambiati in fretta, poi la passione.

“Vedrai, appena finisce questo periodo, parlo a mia moglie. Sarò deciso. Adesso però non è possibile. Abbi pazienza.”

Ma i Natali passavano, come le altre feste, come  tutti gli altri giorni.

“Tu sei forte”, lui diceva.

La moglie invece era fragile, poi c’erano i figli da seguire a scuola, le responsabilità dell’ufficio, i trasferimenti brevi di lui per lavoro.

“Devo controllare la nuova sede della società”, le comunicava.

“Quale regalo vuoi che ti porti?”

Una volta era tornato con un gattino, rosso e bellissimo: lo affidò alle braccia della donna.

“Vedi quanto ti penso?” le disse.

“È rosso come i tuoi capelli”

E lei si era intenerita per quel regalo animato.

Vivevano insieme d’estate, nei giorni ritagliati tra le ferie di lui e spacciati per un breve viaggio di lavoro, oppure si incontravano in pomeriggi rapidi e nascosti.

*******

Anni di attesa, ormai: a lei solo brandelli di tempo e promesse ripetute, a cui non aveva ancora smesso di credere.

Non mancava di rattristarsi, ma si mostrava serena: non voleva fare l’amante lacrimosa e covava la speranza che finalmente avrebbe diviso la vita con lui.

Ma sapeva bene di essere l’altra.

*******

Da anni non entrava in chiesa: ci capitò per caso un pomeriggio inoltrato.

Mancavano due giorni al Natale.

Si sedette in fondo, vicino al portone.

La funzione sarebbe iniziata più tardi e i fedeli erano ancora pochi.

Una lama di luce attraversava le navate.

Silenzio e senso di protezione: lì dentro si sentiva accolta e le venne desiderio di pregare, ma l’unica cosa da chiedere era la vita con lui.

Allora immaginò ancora una volta il loro amore, i giorni condivisi, una casa da arredare, dei figli, la spesa da decidere, la meta delle vacanze estive: tutto quanto si vive in una storia insieme.

Nei pensieri sembrava facile: ma la realtà cedeva come un castello di carta.

Erano veri, invece, l’amore che lei provava e la famiglia dell’uomo: salda e compatta, nonostante tutto.

*******

La famiglia di lei, invece, era lontana.

Da tempo per lavoro la donna si era trasferita in città e sentiva spesso i genitori, ma li raggiungeva in estate.

“Perché non cerchi un uomo onesto, che ti voglia bene?”, le chiedeva la madre, preoccupata per quella figlia sola e malinconica.

“Sarei più tranquilla, anziana come sono. Tuo padre, poi, è anche più ansioso di me”, le confidava.

Ma lei si limitava a sorridere e l’abbracciava forte.

Loro non sapevano nulla.

Quel fardello era soltanto suo.

*******

Ripensava a tutte queste cose, seduta sulla panca: gli anni stavano passando e lei percepiva ormai il vuoto della sua vita.

Lui era affascinante, divertente, bello: e sapeva attrarla.

Quando erano insieme, si sentiva sicura, anche senza un domani.

Ma poi le incertezze la dominavano e nelle molte assenze di lui si chiedeva con ansia cosa sarebbe accaduto.

*******

Nella panca davanti, un vecchio pregava sussurrando.

Aveva mani nodose e spalle ricurve: ondeggiava leggermente, mentre sfogliava il messale e sembrava implorare qualcosa, sollevando lo sguardo.

Lei si scosse dai pensieri.

Si chiese quale grazia invocasse quell’uomo, se avesse tristezze o paure.

Sentiva il biascicare delle sue parole e provò tenerezza per lui.

Chissà che vita aveva trascorso, quali affetti viveva, che cosa sperava con quell’aspetto fiducioso e umile?

Allora pensò che forse aveva più diritto di lei ad essere ascoltato.

E chiese di cuore che le preghiere del vecchio fossero accolte.

Poi si alzò e uscì lentamente dalla chiesa.

Le sembrava di sentirsi più leggera.

Aprì la borsa, prese il telefono e chiamò la madre: “Mi volete per questi giorni di Natale?” chiese.

E alla risposta felice di lei aggiunse:

“Senti, prepareresti una cuccia? Avrò il mio gatto, non voglio affidarlo ad altri. Vedrai, ti piacerà: è rosso. Come i miei capelli”.

Gloria Lai

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Opera tutelata da Patamu.com con il n°116373 del 13/12/2019

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Dic 16 2019

AMORE O PASSIONE: scegli la tua via per la felicità

La passione è uno stato emotivo capace di compiere gesti che la ragione (spesso) non approva.

Secondo il dizionario la passione è:

“Un momento della vita affettiva caratterizzato da una violenta emozione e spesso riconducibile a un ambito erotico-sentimentale, in contrasto con le esigenze della razionalità.”

Ma anche:

“Una sofferenza fisica e spirituale riferita alla fede cristiana o associata all’idea di una profonda e tormentosa afflizione.”

L’amore, invece, è un sentimento intenso e profondo volto al bene e privo di risvolti egoistici e possessivi.

Qualcosa che riguarda la dedizione, il coinvolgimento, l’intuizione e lo scambio disinteressato ed emotivamente coinvolgente fra le creature.

Anche l’amore esiste e si manifesta a prescindere dalla ragione ma in modi diversi dalla passione.

  • La passione trascina a soddisfare bisogni personali e spesso egoistici, provoca sofferenza e non si cura del bene delle persone a cui è rivolta.

  • L’amore invece è estremamente attento alle esigenze dell’altro e suscita in chi lo dà e in chi lo riceve un benessere intenso e duraturo.

Davanti all’amore la ragione resta senza parole perché l’amore esiste in una dimensione che la trascende.

L’amore intreccia le nostre esperienze quotidiane e le oltrepassa… guidandoci a scoprire l’esistenza infinita e immateriale della coscienza.

Vivere l’amore nutre il benessere e la felicità, cura il dolore e ci connette con una fonte di piacere impossibile da sperimentare solo con i cinque sensi.

Tuttavia, nel mondo del consumo e dell’individualismo è facile scambiare l’amore con la passione.

L’egoismo è talmente rivolto ai bisogni individuali da farci perdere il contatto con la sensazione di appartenenza e solidarietà che caratterizza la fratellanza.

L’egoismo, il possesso e la passione vanno insieme.

E trascinano a volersi garantire la continuità del piacere senza creare nessun contatto con le creature che abbiamo davanti.

L’amore, invece, porta a fondersi empaticamente con gli altri esseri fino a sentire in se stessi la loro vitalità e a rispettarne le esigenze anche a discapito dell’egoismo.

L’amore fa crescere.

La passione rende ciechi.

Entrambi ci conducono a sperimentare le relazioni, ma in modi completamente diversi.

La passione ci lega alla separatezza e alla concretezza.

L’amore aiuta a trascendere queste realtà per ricongiungerci a un sapere infinito fatto di un’intima verità, privo di parole e di buone ragioni.

Qualcosa difficile da spiegare perché esiste in una dimensione diversa da quella materiale: uno spazio interiore dove Tutto è Uno e i codici della fisicità perdono la loro importanza.

Questo sentire profondo regala un’impagabile consapevolezza e ci ricongiunge al senso della vita, oltre le barriere, le paure, le credenze e le falsità che imprigionano la ragione.

La felicità non è frutto dei tanti beni materiali proposti compulsivamente dal mercato.

È la conseguenza di un sentire più grande dei ragionamenti materiali.

Qualcosa che attinge la sua verità da una Sapienza Infinita.

Carla Sale Musio

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Dic 10 2019

OMOLOGAZIONE ALIMENTARE: mangiare per far bella figura in società

La percezione della propria individualità va di pari passo con l’egoismo e l’arroganza che accompagna i comportamenti della specie umana.

Si dice che l’uomo sia il predatore più terribile del pianeta.

E se guardiamo la distruzione che sta dilagando nel mondo non possiamo che verificare la realtà di questa affermazione.

Il bisogno di manifestare se stessi, però, si accompagna al desiderio di appartenenza e alla ricerca di approvazione sociale.

Dal punto di vista etologico gli esseri umani sono animali da branco, cioè hanno bisogno di riconoscersi gli uni negli altri per poter sopravvivere.

Questo crea non pochi problemi nella psiche umana.

Infatti, la spinta a emergere individualmente si scontra con la ricerca di approvazione, determinando i comportamenti gregari e le tante maschere volte a nascondere i lati poco condivisibili del carattere.

La verità è una dote rara per gli uomini.

Gli animali, invece, ne fanno una regola di vita imprescindibile.

Così, mentre le altre specie viventi gestiscono con autenticità le relazioni (anche a costo della sopravvivenza) gli esseri umani ricorrono spesso alla falsità, perdendo fiducia nella vita.

Essere amati è più importante che essere sinceri e questo autorizza ad abiurare tutto ciò che contrasta il credo della maggioranza.

L’alimentazione non sfugge a questa regola.

Pranzi e cene in compagnia sono i momenti d’incontro più gettonati e per ottenere il consenso degli altri siamo pronti anche a rinunciare alla salute.

È risaputo che cibi cucinati, elaborati e tossici ammalano gravemente l’organismo provocando nel tempo tante sofferenze.

Tuttavia, vittime di una pericolosa ipnosi di massa (gestita ad arte in funzione dei bisogni dell’economia) preferiamo non occuparci della salute in favore di una più impellente ricerca di approvazione sociale.

Cambiare stile alimentare significa diversificare le proprie scelte da quelle di chi abbiamo attorno e proporre modi nuovi per stare insieme.

Per uscire dai meccanismi compulsivi che oggi tengono in piedi il mercato alimentare e i guadagni delle multinazionali occorre fermarsi e ascoltare la voce silenziosa che parla alla nostra solitudine.

Solo accettando la diversità, infatti, è possibile stare insieme e costruire un mondo a misura di ciascuno.

L’omologazione livella la creatività nel conformismo e impedisce l’espressione della verità individuale trasformandoci in un popolo di consumatori senza volto.

E, soprattutto, senza cuore.

L’amore è qualcosa che sfugge alla mercificazione, al consumismo e all’economia.

Segue codici diversi da quelli del guadagno.

Osserva senza giudicare, cresce nella libertà e permette un benessere altrimenti impossibile.

Solo grazie al contributo unico e originale di ogni creatura l’esistenza trova compimento e acquisisce un sapore autentico.

Utilizzare l’alimentazione per sentirsi accettati in società porta a vivere dentro una prigione fatta di tanti gusti diversi ma priva della salute che deriva dalla spontaneità e dal confronto dei valori interiori di ciascuno.

Carla Sale Musio

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Dic 04 2019

LA SCELTA

I compleanni gli pesavano addosso e oramai non li festeggiava.

Si limitava a ringraziare per gli auguri che riceveva e che diventavano sempre più scarsi.

Infatti, quasi tutti i parenti e gli amici erano andati via, sottratti da malattie o dal tempo: alcuni di loro, però, erano sicuri di ritrovarsi altrove e di finire quella partita a briscola, magari per prendersi la rivincita.

***

Ogni tanto scambiava parole con il vicino di casa, vecchio pure lui, che aveva una famiglia numerosa e molti nipoti.

Attraverso i muri sentiva il chiasso dei pranzi domenicali, quando i familiari si riunivano nella casa del vicino: allora gli sembrava che, nonostante il confine delle pareti, quelle voci parlassero anche con lui.

A rallegrargli le giornate, e ormai da anni, c’era un cane: divideva con il padrone la casa e le passeggiate che il vecchio faceva lentamente, muovendosi per il quartiere e fermandosi al parco, sempre alla stessa panchina, dove lui e il suo animale aspettavano il crepuscolo.

Il rientro a casa, un pasto leggero, poi il sonno breve e interrotto.

Il cane invece sognava: e gli sembrava di correre veloce, come quando era cucciolo.

Ad ogni risveglio, si guardava in giro felice per il nuovo giorno e salutava con gioia il padrone.

***

Il vecchio trovava sempre più difficile andare avanti: era un’attesa lenta, il tempo scandito nell’aspettare quel momento.

Come sarebbe accaduto?

Avrebbe sofferto?

E cosa fare degli oggetti che ingombravano la casa?

A quest’ultima domanda rispondeva tagliando fotografie, stracciando carte ormai inutili, buttando oggetti, conservati perché raccontavano pezzi di vita, regalando tutti gli abiti che non usava.

Ma la stoffa era buona, diceva: poteva servire ancora.

Bisognava arrivare leggeri al momento finale, lo sapeva.

Aveva ancora dei pesi sulle spalle ed era troppo vecchio per reggerli.

Adesso sentiva la mancanza di una famiglia, degli affetti che altri vivevano, ma aveva deciso della sua vita molto tempo prima.

Non aveva voluto figli, né una moglie: e ormai lo affaticava anche ripensare a queste scelte.

***

Telefonò ai pochi amici che ancora gli restavano e che non vedeva da tempo: vecchi come lui, erano ospitati da parenti o vivevano in case di riposo.

Ad uno disse che gli dispiaceva per un litigio ormai lontano e si stupì nel sentire che quello non se ne ricordava più, ad un altro rivelò che una volta aveva barato a carte, perché ad assistere alla partita c’era l’unica donna che gli agitasse il cuore.

Voleva solo la sua ammirazione.

Lei aveva sorriso al vincitore, è vero.

Ma poi aveva scelto il compagno di giochi, quello sconfitto a carte.

***

Dopo lunghe meditazioni, pensò che della propria fine doveva decidere lui.

Si recò dal vicino, al quale da tempo aveva lasciato un doppione delle chiavi, e gli chiese se potesse occuparsi del cane.

Sarebbe stato via due o tre giorni, gli disse.

Poteva passare quella sera stessa a nutrire l’animale e portarlo fuori per la passeggiata quotidiana?  

Il vicino acconsentì e fu felice e stupito di sentire che finalmente l’altro si prendeva una vacanza, anche se breve.                                                                                                               

***

Poi andò in salotto.

Trovava inutile attendere ancora: tutto era compiuto, si disse.

Ormai aveva riflettuto a lungo e il momento era giunto.

***

Prese il cane: non voleva allontanarlo a forza da sé e lo rassicurò parlandogli piano, mentre lo legava saldamente ad un mobile.

C’era una trave sul soffitto: lui aveva sempre ammirato la solidità di quella casa e certo il legno avrebbe retto il suo peso.

Avvicinò una sedia, ci mise sopra un giornale: gli dispiaceva sporcarla.

Aveva una fune che gli era servita per dei lavori domestici: la provò, tirandola forte, e la sentì robusta.

Gli venne facile prepararla: poi salì sulla sedia e pose il cappio intorno al collo.

In quel momento pensò con disagio a come lo avrebbe visto il vicino, poche ore dopo.

***

Infine chinò lo sguardo verso il suo cane, inerme e legato: allora quello, come se avesse capito quanto accadeva, cominciò a guaire con sofferenza, con dolore.

E il lamento cresceva, diventava più forte.

Sembrava portare il ricordo di tutte le paure antiche: il timore del buio, la fuga dai predatori, lo sguardo impaurito dallo splendore della luna, l’angoscia per i rami degli alberi, scossi e abbattuti dai venti invernali.

Quel guaito raccontava la solitudine dei deserti, la disperazione e la fame, la fuga dai campi in fiamme, l’abbandono straziante di un amico, la desolazione davanti alla morte.  

Il cane guaiva e si agitava, cercando disperatamente di raggiungere il padrone: quel lamento gridava il richiamo antico e potente dell’amore.

E urlava la sofferenza, disarmata e pura, degli innocenti. 

***

L’uomo ne fu scosso dal profondo: il guaito del suo cane, così dolente e sconfitto, fu più forte di ogni richiamo umano, di ogni ricordo di vita.

Vide la disperazione in quegli occhi umidi.

E decise.

Per un affetto così innocente e limpido, pensò, si poteva ancora vivere.

Scese lentamente dalla sedia, si avvicinò al cane e quello lo salutò, come se fosse appena sorta una nuova alba.

Poi l’uomo prese il guinzaglio.

“E’ ancora bella questa giornata”, disse.

“Usciamo?”.

Gloria Lai

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Opera tutelata da Patamu.com con il n° 114356 del 10/11/2019.

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