Archive for Novembre, 2019

Nov 28 2019

GIOCO, AMORE, RESPONSABILITÀ E SOLITUDINE

L’amore è l’impulso che muove la vita.

E la capacità di voler bene è il requisito fondamentale per vivere una vita appagante.

Tuttavia, a voler bene si impara.

Con l’allenamento, la riflessione e un l’ascolto sincero e profondo di sé.

Nasciamo tutti con il bisogno spontaneo di amare e di essere amati.

Ma inizialmente l’egocentrismo caratterizza le relazioni e la comprensione del mondo, impedendo lo strutturarsi di un’autentica reciprocità.

Solo col tempo impariamo il valore della diversità e scopriamo la possibilità di immedesimarci con gli altri senza perdere l’individualità, ma anzi! Arricchendola di infinite sfumature fino a raggiungere una molteplicità interiore.

In questo modo l’esperienza della diversità ci conduce pian piano a ritrovare la dimensione della Totalità arricchita grazie alla consapevolezza che deriva dall’esplorazione dei particolari.

Particolari infatti lo siamo tutti.

Ogni forma di vita ci mostra una sfaccettatura di un’unica e infinita verità.

L’amore di coppia non sfugge a queste leggi e può diventare una via maestra per ritrovare la completezza di sé e la profondità dell’esistenza.

Questo dono arriva dopo tanti tentativi e tanti errori necessari a imparare come funzionano i sentimenti, l’unione, la separazione, l’altruismo, l’egoismo, l’ascolto, l’indifferenza…

Amare è un percorso di crescita personale.

Nelle relazioni le diversità tra i partner arricchiscono la vita con colori nuovi, permettendo a ciascuno di sperimentare aspetti di sé che altrimenti (forse) non avrebbe osato vivere.

Siamo uguali ma anche profondamente differenti… e questo permette di imparare gli uni dagli altri e di evolvere interiormente.

I guai cominciano quando la pretesa di cambiare il partner diventa la condizione indispensabile per poter stare insieme.

Credo che ognuno debba sempre prendersi la responsabilità di se stesso e delle proprie scelte.

Anche quando questo comporta il cambiamento o la rinuncia ai progetti fatti insieme.

Il rischio e la possibilità della separazione cementano le unioni che durano nel tempo.

La pretesa di garantirsi una continuità affettiva, al contrario, le distrugge.

L’amore usa un linguaggio fatto di paradossi perché esiste in una dimensione diversa dalla materialità e si muove in modi che con la logica hanno poco a che fare.

Questo non vuol dire che in amore la ragione non debba essere usata.

Significa comprendere le leggi che regolano le esperienze emotive.

Così come non è possibile misurare l’acqua in metri o la stoffa in litri… non è possibile valutare l’amore con le regole dell’economia e della materialità.

Nel mondo fisico la solitudine fa parte del gioco e non si può eliminarla senza vivere una profonda delusione.

Eppure…

Spesso, l’unione di coppia appare l’unico antidoto alla solitudine.

E questo potrebbe anche essere vero.

Ma solo nel momento in cui la solitudine smette di farci paura e si trasforma in una alleata.

(e sì… lo so… sembra poco coerente… ma i paradossi fanno parte dell’amore)

Stare insieme significa affrontare la verità di se stessi, la diversità e la possibilità della separazione.

Perché da questi valori scaturiscono la comprensione, il rispetto, l’ascolto, la condivisione e la reciprocità.

Amare vuol dire accogliere la molteplicità di sé e dell’altro e imparare a comprendere con le proprie emozioni senza pretendere di trasformarle, aprendosi alle diverse esigenze della psiche fino a scoprire i modi che permettono a se stessi e al partner di esprimere la propria verità.

Non sempre le relazioni durano per sempre.

L’amore invece sì.

Cresce, cambia ed evolve anche quando le strade si dividono.

Esistono tante anime gemelle, tanti rapporti che mostrano aspetti sempre nuovi della vita e del voler bene.

Amare è prendere su di sé la responsabilità di TUTTI gli avvenimenti.

E far emergere la resilienza, trasformando le difficoltà in occasioni di cambiamento.

Carla Sale Musio

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Nov 22 2019

IL CORPO, LA MENTE, LE EMOZIONI… LA DIVERSITÀ in psicoterapia

Ogni creatura è speciale, unica, originale e diversa da tutte le altre.

Senza questo presupposto di base non è possibile fare lo psicoterapeuta.

Per aiutare DAVVERO le persone a cambiare è necessario evitare le etichette e aprire il cuore all’accoglienza di qualcuno di cui non sappiamo NIENTE.

Ma proprio NIENTE.

Aggrapparsi alle patologie, alla diagnostica psichiatrica e alle tante classificazioni dei tipi psicologici significa indossare un salvagente che, certamente, aiuta a stare a galla nel mare della molteplicità individuale ma impedisce di scoprire l’autenticità dell’altro.

Fare lo psicoterapeuta vuol dire tuffarsi senza galleggianti e lasciarsi trasportare dalle correnti emotive cercando di non annegare nelle maree del coinvolgimento, nel bisogno di controllo e nelle proprie paure.

Significa lavorare costantemente su di sé in un cammino di crescita personale (svolto con un collega altrettanto disposto a mettersi in gioco) analogo a quello di chi siede dall’altra parte della scrivania.

Solo così è possibile comprendere che tra lo specialista e il paziente non esistono differenze né cura, ma solamente la capacità di guardare la vita con occhi nuovi.

Essere disposti a imparare da chi chiede aiuto è un requisito indispensabile per svolgere con competenza la psicoterapia.

Con questo non intendo sottovalutare la necessità di una formazione approfondita e costante. 

Sostengo invece che a questa formazione (teorica e pratica, sempre in corso) vadano affiancate l’umiltà e la condivisione interiore capaci di generare un ascolto foriero di cambiamenti.

Nel terapeuta e nei pazienti.

Un bravo psicologo cambia e cresce insieme alle persone che segue, accogliendone le problematiche come se fossero le proprie e ricercandone le radici (anche) in se stesso.

La diversità è una ricchezza che fa bella la vita e si esprime nel corpo, nella mente e nelle emozioni.

Ognuno possiede un suo modo peculiare di leggere la realtà.

Ognuno possiede la propria REALTÀ.

Unica e diversa da quella di chiunque.

È così che è fatta la psiche.

Esiste senza regole in uno spazio intimo e individuale dove occorre entrare in punta di piedi, con rispetto, attenzione e stupore.

Lo stesso stupore che hanno i bambini quando esplorano il mondo per la prima volta.

La capacità di sorprendersi, quel non sapere cosa dire o cosa fare, la sensazione di inadeguatezza che si presenta anche davanti al milionesimo paziente… quella inesperienza… è il presupposto di un lavoro ben fatto, l’ingrediente che permette di guardare ogni cosa con occhi nuovi, di non avere pregiudizi e imparare insieme all’altro a trasformare le difficoltà in risorse.

Prende forma così la resilienza in psicoterapia e permette di evolvere il dolore fino a farlo diventare un punto di forza.

Nessuno nasce cattivo, brutto, patologico o sbagliato.

La sofferenza psicologica è frutto di esperienze terribili e coinvolgenti che nascondono le potenzialità necessarie alla crescita.

Per rivelare i tesori sepolti nel mondo intimo bisogna scendere insieme all’inferno.

E risalire piano la china del cambiamento fino a scoprire il diamante che illumina la vita di immensità.

Questo rende il nostro mestiere difficilissimo e bellissimo.

Fare lo psicoterapeuta è un percorso infinito, qualcosa che si sente dentro come una vocazione, un modo di essere e lavorare insieme alle proprie ingenuità, senza raggiungere mai la sicurezza che deriva dalle certezze, consapevoli che tutto (ma proprio tutto!) può sempre rivelare possibilità nuove e inaspettate.

Carla Sale Musio

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Nov 16 2019

LA RELAZIONE DI COPPIA: siamo sempre un sacco di gente!

Quando ci si innamora è di fondamentale importanza chiedersi CHI dentro di noi si è innamorato e DI CHI si è innamorato.

Come già è stato detto, il mondo interiore è popolato da tanti aspetti diversi che insieme compongono un quadro articolato, complesso e sempre in evoluzione.

La psiche non è un monoblocco immutabile ma piuttosto un Condominio di Personalità in relazione dialettica con il mondo esterno.

Dentro ciascuno di noi ci sono aspetti gradevoli e sgradevoli, virtuosi e pericolosi, primari e rinnegati…

Tuttavia in questo Condominio Interiore manca spesso un Amministratore, cioè uno spazio psichico libero dalle esigenze delle varie personalità e capace di gestire le richieste di ognuna in vista del bene comune e di una sana e pacifica convivenza.

Avvalersi di una buona amministrazione è il risultato di un ascolto attento e partecipe di se stessi (e per ottenerlo può essere necessario l’aiuto di un terapeuta).

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L’AMORE E LA MOLTEPLICITÀ DEI SÉ

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L’amore e il coinvolgimento che ne deriva ci portano ad ammirare nell’altro anche quelle parti di noi stessi che abbiamo emarginato.

E questo permette di sperimentare nuove libertà espressive.

L’innamoramento nasce spesso dall’incontro dei Sé Interiori che abbiamo censurato e che osserviamo nel partner scoprendone le potenzialità.

L’entusiasmo (che si produce grazie al rivelarsi di possibilità creative e appaganti) permette di abbandonare per un po’ le abitudini comportamentali quotidiane per provare a cambiare lasciandosi ispirare dagli atteggiamenti osservati nell’altro.

Tuttavia questa trasformazione si rivela presto faticosa e rischiosa perché i Sé che gestiscono la psiche di ciascuno boicottano i cambiamenti, considerandoli pericolosi e forieri di disgrazie.

Così, dopo l’iniziale magia nascono le recriminazioni, i litigi e la sofferenza che fanno disperare tante coppie.

In questi casi la mancanza di un centro capace di gestire il Condominio delle Personalità può portare alla rottura dei rapporti amorosi o, peggio, a un’interminabile guerra di potere volta ad annientare nell’altro gli aspetti combattuti in se stessi.

A questo quadro critico bisogna aggiungere la relazione tra le Parti Adulte e le Parti Bambine, cioè il desiderio inconscio di trovare nel partner quel genitore idealizzato capace offrire l’amore incondizionato desiderato da bambini.

Anche qui la presenza di un punto di vista libero dalla possessione dei Sé diventa indispensabile per evitare incomprensioni e delusioni.

Soprattutto quando le Parti Infantili scorgono nell’altro la copia dei propri genitori e ne combattono le imperfezioni criticandone gli atteggiamenti con durezza.

Spesso queste guerre riguardano gli stessi atteggiamenti che in passato avevano fatto nascere l’amore e che, rievocando l’infanzia, scatenano il conflitto tra le norme interiorizzate e le libertà comportamentali agite dal partner.

L’amore porta con sé una grande complessità emotiva ed espressiva.

Accoglierne l’intensità significa aprirsi al proprio mondo interiore e imparare a gestirlo consapevolmente, identificando le diverse istanze psichiche senza lasciarsi possedere dalla loro energia.

Da questa consapevolezza e dalla conseguente capacità di modulare le esigenze dei tanti Sé che popolano la personalità e di gestire positivamente i conflitti nasce la possibilità di vivere una relazione appagante.

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STORIE DI CONDOMINI TURBOLENTI

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Quando Claudia conosce Paolo è colpita soprattutto dalla sua dolcezza e dal suo modo calmo e riflessivo di fare le cose.

Paolo, invece, è conquistato dalla rapidità di Claudia: la sua impulsività e il suo entusiasmo per la vita lo trascinano in esperienze che da solo non avrebbe mai avuto il coraggio di fare, portandolo a scoprirsi diverso e pieno di nuove risorse.

Insieme mettono in luce tanti interessi e tante diversità… così affascinanti che le ore non bastano mai e la voglia di raccontarsi cresce al ritmo della passione.

Dopo qualche tempo, però, le cose cominciano a cambiare e Claudia diventa insofferente davanti alla flemma di Paolo.

Mentre Paolo, sentendosi sopraffatto dall’energia di Claudia e dai suoi mille interessi, vorrebbe solo chiudersi in una stanza a riposare.

La scena psichica adesso è cambiata e, se all’inizio le nuove possibilità espressive costituivano una scoperta coinvolgente, col passare dei mesi si trasformano in una pericolosissima sommossa interiore capace di sovvertire gli equilibri portando lo scompiglio nella psiche.

Ora Claudia accusa Paolo di essere un insulso pantofolaio mentre lui le diagnostica una patologica maniacalità.

Ognuno ha bisogno di tornare ai suoi comportamenti abituali mentre la magia del cambiamento rovina sotto una valanga di rimproveri.

Per ritrovare l’equilibrio e il coinvolgimento, Claudia e Paolo dovranno analizzare in se stessi le scelte comportamentali collaudate nel tempo fino ad accogliere anche le trasgressioni incarnate dal partner.

Un partner scelto perché capace di mostrare un diverso stile di vita e perciò amato da Chi nella psiche sente il bisogno di cambiare e odiato da Chi invece vuole lasciare immutato l’ordine costituito.

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Gabriele è il figlio più piccolo di una famiglia unita dove le cose si fanno insieme: insieme si combattono le battaglie, insieme si festeggiano i successi e insieme ci si conforta quando la vita tradisce le speranze.

Barbara, invece, una famiglia non ce l’ha.

Il papà non l’ha conosciuto, la mamma è morta quando lei aveva appena vent’anni, fratelli non ne ha… e oggi vive sola, con tanti amici e poche certezze.

Gabriele le piace subito moltissimo: la sua visione solida della famiglia le regala un senso di appartenenza desiderato e mai vissuto.

Lui invece è affascinato dall’autonomia di lei e dalla sua capacità di condividere le cose con le persone a cui vuole bene.

L’amore nasce e cresce profondamente ma presto arrivano anche le incomprensioni.

Barbara si sente messa da parte ogni volta che Gabriele vuole stare con la sua famiglia.

Lui, invece, non capisce quel bisogno di solitudine e giudica con durezza l’intolleranza della sua compagna per le riunioni familiari.

Nel mondo interno di Barbara una Bambina Abbandonata vuole trovare nel partner la dedizione che le è mancata mentre un’Adulta Autonoma e Indipendente è insofferente ai vincoli imposti dalle parentele.

Il Bambino Interiore di Gabriele, invece, ammira l’indipendenza di Barbara.

Tuttavia ha imparato che la solitudine è terribile e va sempre evitata.

Così mentre l’Adulto si sforza di fare propria la leggerezza della compagna, il BimboTerrorizzato dall’Abbandono impone le sue regole di appartenenza.

Entrambi dovranno analizzare attentamente il proprio Condominio Interiore e strutturare un Amministrazione capace di accogliere le diversità senza restarne vittima e senza volerle sopprimere.

In se stessi e nell’altro.

Carla Sale Musio

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Nov 10 2019

PSICOTERAPIA E CAMBIAMENTO: attivare le risorse sane


Perché una psicoterapia sia efficace occorre attivare un cambiamento nella prospettiva da cui guarda la vita chi chiede aiuto.

Il nostro modo di leggere gli eventi condiziona la percezione della realtà e determina le scelte che compiamo, facendoci sentire male o bene a prescindere da un esame obiettivo.

L’oggettività è spesso un’astrazione degli scienziati, qualcosa che esiste (forse) nei laboratori sperimentali ma non corrisponde alle vicissitudini che attraversiamo quotidianamente.

La vita è un continuo intrecciarsi di avvenimenti concreti ed emotività… e dipende in gran parte dalla sensibilità individuale.

Ecco perché di solito la richiesta di aiuto in psicoterapia corrisponde a una difficoltà nella lettura degli eventi.

Difficoltà che porta a sentirsi vittime di norme indiscutibili e interiorizzate nel passato, adatte a far fronte alle problematiche incontrate durante l’infanzia e poco adeguate ai cambiamenti avvenuti con la crescita.

In questo modo una visione del mondo limitante imprigiona le risorse sane della psiche dentro una camicia di forza di critiche interiori avulse dalla realtà.

La sofferenza psicologica è fatta di prigioni invisibili da cui è quasi impossibile uscire senza il sostegno di un testimone partecipe, capace di scendere negli inferi della memoria fino a scoprire i tesori sepolti sotto la rimozione e il dolore.

Non ritrovarsi soli a scandagliare il proprio passato è indispensabile per sviluppare il coraggio di cambiare.

La specie umana possiede una natura sociale imprescindibile e ha bisogno di partecipazione emotiva, condivisione e solidarietà per far emergere le proprie risorse creative.

Questo spiega bene perché tante volte è necessario l’appoggio di un terapeuta (competente e dotato di grande empatia) per superare le proprie difficoltà interiori.

La condivisione della vergogna e del dolore rende questi vissuti più accettabili e innesca un processo di trasformazione capace di rivelare possibilità nuove.

Durante il percorso di crescita personale che caratterizza ogni psicoterapia di successo, il cambiamento nasce dal rivivere le esperienze dolorose insieme a un testimone partecipe e attento, ma anche capace di cogliere i nessi che legano le risorse del presente agli avvenimenti del passato fino ad aprire nuove porte espressive e comportamentali.

Si tratta di opportunità che in genere appartengono al bagaglio attitudinale del paziente ma non trovano spazio negli atteggiamenti del presente perché intrappolate dietro alla sofferenza.

Attivare le risorse sane significa calarsi nella realtà psichica di un’altra persona e provare la sua stessa paura, la sua stessa angoscia, la sua stessa vergogna.

Ma anche saper guardare oltre la sofferenza e scorgere la resilienza coperta dal dolore.

Da quella resilienza prende forma una comprensione nuova di se stessi e della vita.

Ma soprattutto si sviluppa l’entusiasmo necessario al compimento della propria intima verità.

Carla Sale Musio

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Nov 04 2019

CONSAPEVOLEZZA O COSCIENZA?

La parola coscienza ha tante accezioni diverse e questo rende difficile comprendere il valore della Totalità che, invece, la caratterizza nel suo significato più profondo e più ampio.

La coscienza è il Tutto da cui prende forma la vita, ma… il linguaggio che adoperiamo sembra studiato apposta per nascondere questa verità.

Quando il termine coscienza diventa sinonimo di consapevolezza si perde la percezione della sua immensità.

Ciò di cui siamo consapevoli, infatti, è soltanto una piccola parte della realtà.

La consapevolezza definisce ciò che sappiamo, le cose di cui abbiamo fatto esperienza, la percezione che permette di muoversi con sicurezza nel mondo.

Mentre la coscienza indica qualcosa di più vasto e profondo della nostra comprensione intellettuale, qualcosa che si estende fino a includere tutto l’esistente: ciò che sappiamo insieme a ciò che la ragione non riesce a padroneggiare.

Oltre i confini della mente, la coscienza ci addita quelle verità che possiamo sentire soltanto in noi stessi, perché non fanno parte della concretezza ma esistono in una dimensione affettiva che compenetra la materialità e la trascende.

La coscienza attraversa la fisicità e la oltrepassa.

Tuttavia, è difficile aprirsi alla sua vastità senza prima aver compreso l’importanza della percezione interiore.

È lì, infatti, che possiamo incontrare la coscienza e imparare a riconoscere il suo potere creativo.

I miracoli appartengono alla coscienza, lo stupore appartiene alla coscienza, l’intuizione appartiene alla coscienza, l’amore (quello vero) appartiene alla coscienza… perché la coscienza impregna la materialità di sensibilità e risuona nel mondo interno di ciascuno, segnalando il valore di ciò che non si può toccare, misurare, pesare (… ma è capace di rendere la vita un’esperienza degna di essere vissuta).

La consapevolezza è soltanto una piccola parte della coscienza.

Oltre i limiti della fisicità esiste il mondo impalpabile della dimensione affettiva.

Qualcosa che la mente può intuire ma non riesce a spiegare, proprio perché prende forma in una realtà intima, diversa dalle coordinate spazio temporali in cui la ragione si muove abitualmente.

La dimensione affettiva esiste senza tempo e senza spazio, e segue le leggi dei paradossi e della Totalità.

Nel mondo dei sentimenti le cose sono sempre Tutto: fatte di bianco e nero, buono e cattivo, giusto e ingiusto… insieme.

Più diamo e più abbiamo, più impariamo e meno sappiamo, più amiamo e più diventiamo una cosa sola con tutto ciò che è.

Quel Tutto (completo, infinito e sempre in espansione) è la coscienza.

Il grande enigma che la mente non riesce a tollerare e il cuore riconosce d’istinto.

Proprio come gli animali ritrovano la strada di casa.

Carla Sale Musio

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