Archive for Settembre, 2019

Set 26 2019

I BISOGNI E LE ASPETTATIVE DEGLI ADULTI

Gli adulti sono tali quando prendono su di sé le responsabilità della vita.

Questo significa smettere di delegare, di fare le vittime e di aspettare l’arrivo di un salvatore in grado di cancellare magicamente le difficoltà.

Il confine tra l’infanzia e la maturità è racchiuso nella capacità di soddisfare autonomamente i propri bisogni (soprattutto quelli interiori).

L’unica risorsa che permette di diventare grandi è chiamata resilienza e indica la capacità di trasformare le situazioni difficili in opportunità.

Essere adulti significa sviluppare la resilienza dentro di sé, cioè rendere la sofferenza uno strumento di crescita emotiva.

Ecco perché essere adulti non corrisponde al raggiungimento di un’età anagrafica o cronologica ma alla conquista della libertà.

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Ma cos’è la libertà?

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La libertà non è, come si crede comunemente, la possibilità di soddisfare indisturbati ogni desiderio, bensì il raggiungimento di un’autonomia interiore, quella capacità di modellare il destino grazie alla comprensione intima e profonda di ciò che succede.

In altre parole: siamo adulti quando sappiamo prenderci totalmente cura di noi stessi.

E questo è anche il presupposto indispensabile a una buona socializzazione.

Diventare grandi significa abbandonare la dipendenza e l’egocentrismo, che caratterizzano l’infanzia, per aprirsi all’ascolto degli altri e alla reciprocità necessaria a costruire relazioni sane e gratificanti.

La maturità si raggiunge quando si diventa capaci di rapportarsi con rispetto, solidarietà, comprensione e empatia.

Dapprima con se stessi e con il proprio passato e poi con tutti gli altri.

Da grandi possiamo curare le ferite dell’infanzia, sviluppare la resilienza e vivere la vita con pienezza e con amore.

Quando nella psiche prende forma una parte adulta è possibile raggiungere nuove armonie e nuove consapevolezze.

L’adulto interiore, infatti, può finalmente prendersi cura del bambino che siamo stati e dialogare con lui, curando le ferite dell’infanzia e colmandone i bisogni insoddisfatti con l’attenzione, l’ascolto e la comprensione che gli sono mancati un tempo.

Sviluppare una parte adulta forte ed efficace è l’obbiettivo di ogni psicoterapia e di ogni cammino di crescita personale.

Quando l’adulto che vive in noi adotta il bambino interiore si aprono le porte ai cambiamenti e si scoprono possibilità inaspettate.

Il prezzo di questa magia è fatto di tempo, impegno e attenzione.

L’adulto interiore è efficace solo quando con pazienza si occupa delle parti infantili e porta avanti scelte di vita rispettose della maturità come dell’entusiasmo, della creatività e dei sogni dei bambini.

Carla Sale Musio

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Set 19 2019

PSICOTERAPIA E SPIRITUALITÀ

Perché una psicoterapia sia efficace è indispensabile far emergere la spiritualità individuale e aprirsi a quella unicità personale che la caratterizza.

La spiritualità infatti è diversa per ciascuno di noi.

Da sempre, le religioni e la scienza hanno tentato di monopolizzare il mistero che permea l’esistenza.

Le prime acquisendone il monopolio, quasi fossero le uniche depositarie della saggezza ultraterrena.

La seconda nascondendone l’enigma dietro alla pretesa di una totale concretezza.

Ma, non trovando risposte soddisfacenti né da una parte né dall’altra, la nostra mente spesso preferisce abbandonare il problema per concentrarsi su argomenti meno scivolosi.

Eppure…

Nascosta tra le pieghe della vita la spiritualità fa capolino nella psiche molto più spesso di quanto non si creda, determinando il benessere o il malessere con cui affrontiamo gli eventi.

Quando parlo di spiritualità mi riferisco a un sentimento intimo e profondo che dà senso e valore all’esistenza e riguarda contenuti diversi per ciascuno, intuizioni, pensieri e stati d’animo legati a un sentire interiore.

Ognuno possiede la sua spiritualità.

Segreta, esclusiva e personale.

Qualcosa di cui è difficile parlare perché il linguaggio non contiene termini adatti a definire l’imprendibilità dell’esistenza.

Tuttavia, nonostante la concretezza che caratterizza la nostra cultura, un percorso di crescita personale non può prescindere dal riconoscimento di questi temi.

Infatti dal loro ascolto dipende la salute mentale e la possibilità di vivere una vita soddisfacente.

La risposta alle domande:

“Perché viviamo?”

“Perché si muore?”

si annida dietro ogni nostra scelta, spingendoci in direzioni diverse a seconda dei significati che diamo alle cose e dei valori in cui crediamo.

Affrontare la spiritualità individuale durante la psicoterapia vuol dire aprirsi alla parte più intima e più vera di ogni persona.

Per riuscirci è necessario un ascolto privo di giudizio e scevro da ideologie personali.

Il terapeuta, infatti, deve favorire la ricerca contenuti interiori senza suggerire la propria visione della vita e, soprattutto, senza fare opera di convincimento.

Occorrono: una grande apertura, un rispetto profondo e un ascolto empatico e attento alla verità di ciascuno.

Soltanto un atteggiamento di genuino stupore permette l’emergere dei contenti spirituali nella relazione terapeutica.

Sono valori così intimi che altrimenti rimangono nascosti e spesso incomprensibili anche alla persona stessa.

Esplorare questi vissuti consente di leggere il significato degli eventi in una prospettiva più ampia e di aprirsi al dono che ognuno è venuto a portare nel mondo, quella missione che dà forma e profondità all’esistenza.

Carla Sale Musio

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Set 13 2019

IL CANE

Non pensava sarebbe accaduto a lei.

Un matrimonio lungo, sereno, due figli ormai grandi, nipoti adorabili.  

I figli erano giunti presto, e anche i nipoti, forse perché avevano tutti fretta di esistere.

***

Da qualche tempo il marito le sembrava più giovane, più attivo.

E aveva anche cambiato profumo: non usava più quello che lei gli regalava da sempre e che le dava il senso consolante di una vita insieme.

Le ricordava le abitudini amate: l’abbraccio notturno, la colazione al mattino, le discussioni politiche, la spesa insieme.

E, ancora, educare i figli, guardarli crescere, ascoltare di nascosto i loro pianti d’amore.

Poi i matrimoni di entrambi, i nipoti.

Tutta un’esistenza quotidiana: crescere insieme, litigare anche, chiedersi scusa.

E abbracciarsi in silenzio.

***

Lui le sembrava diverso, più distante, distratto.

Telefonate serali.

“È l’ufficio”diceva lui.

“Le solite scocciature”.

E si chiudeva in salotto.

***

Poi lei non resse.

Mentre il marito era in doccia, andò rapidamente al suo computer: niente sulle e-mail.

Cercò rapidamente nel cestino.

E trovò quello che cercava.

Si chiese perché lui non avesse cancellato quei messaggi, quegli appuntamenti.

Forse voleva che lei li trovasse?

Rimase gelata.

Intanto si era fatta notte.

E si preparò sconvolta ad andare a dormire, senza dir nulla.

***

Si mise a seguirlo: conosceva perfettamente i suoi orari lavorativi, le uscite per il tennis, gli itinerari.

Lei poteva usare il proprio tempo: aveva rinunciato al lavoro per dedicarsi alla famiglia e da molto ormai, da quando i figli avevano i loro affetti, viveva senza scadenze che non fossero la conduzione normale di una casa e l’occuparsi dei nipoti, quando era necessario.

***

Un bar, lui che arriva di fretta.

Si accosta ad una donna.

La moglie trattiene il respiro: è molto giovane quella che il marito abbraccia, credendosi non visto.

Poi si avviano verso un albergo vicino.

Lei è stravolta: neanche il pudore di nascondersi, pensa.

Poi china il capo e torna a casa.

***

Lui è sempre più distaccato, quasi scortese.

La donna capisce che qualcosa accadrà a breve.

E infatti, una sera, le si para davanti: ha preparato la valigia, è imbarazzato, non la guarda negli occhi.

“So che hai capito”, le dice.

“Voglio iniziare una vita nuova. Non posso stare qui.”

Lei sospira.

“Potrebbe essere tua figlia”, gli risponde.

“L’ho vista. Come hai potuto?”

L’uomo resta interdetto, poi china il capo.

“Da tanto non ero così vivo. Lei mi dà la scossa, mi sento giovane. La vita è mia”.

La donna respira forte, si sente crollare.

Poi gli chiede di stare ancora un poco.  

Prende un album di fotografie: tutta la loro vita in quelle immagini.

Gli siede accanto e comincia a sfogliare le pagine: il giorno del matrimonio e il viso di lei, felice e ansioso insieme.

Lui era stato il suo unico uomo. 

Poi le foto dei figli al battesimo, con l’abitino di pizzo, il primo giorno di scuola, il cagnetto che lui e lei avevano soccorso, sbattuto fuori da un’auto: l’avevano raccolto e fatto curare.

Era stato l’animale amatissimo della loro casa, vissuto tanti anni quanto il cane di Ulisse. Aveva scodinzolato anche prima di andarsene, con gli occhi umidi di affetto.

In una delle immagini dell’album, mostrava il ventre, offerto a ricevere carezze.

***

Lui taceva: quelle fotografie lo toccavano profondamente.

Non le vedeva da tanto e adesso, mentre si preparava ad andarsene, gli sembrava di tradire non solo sua moglie, ma tutto il passato, le promesse, le tenerezze vissute.

La potenza dell’attrazione, però, fu più forte.

Prese la valigia.

“Ti chiamerò”, le disse.

E oltrepassò la soglia.

***

Mesi di silenzio.

***

Una telefonata da un ospedale cittadino.

Le comunicavano che il marito era ricoverato presso di loro.

Si affrettò.

Era magro e pallidissimo, in quel letto in penombra.

Gli sedette accanto e gli chiese cosa fosse accaduto.

“Il cuore”, disse l’uomo.  

Poi lei domandò dove fosse l’altra.

“Era un fuoco di paglia”, lui rispose.

“Non è durata a lungo. Non so cosa mi sia preso, avevo perso la testa. Sono affranto”.

***

Andò a trovarlo ancora: lui si riprendeva piano.

Non parlarono mai dell’altra.

L’uomo non chiedeva nulla, ma si illuminava quando la moglie entrava nella stanza.

***

Il campanello: lei andò ad aprire.

Lui teneva la valigia e con l’altra mano sorreggeva un cagnetto, che aveva gli stessi colori dell’altro.

Anche il muso gli somigliava.

Lei si trattenne dal fargli una carezza. 

“L’ho preso al canile”, le disse.

“Era stato abbandonato per strada, anche lui. L’ho chiamato Argo, come il cane di Ulisse”.

Un’esitazione.

Con voce incerta chiese: “Possiamo entrare?”

Silenzio di lei, sguardo chino.

Dopo alcuni secondi, la donna accolse il cagnetto tra le braccia, poi si recò in cucina a cercare una ciotola per il cibo.

E lasciò spalancata la porta di casa.

Gloria Lai

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Opera tutelata da Patamu.com con il n°. 110478 del 28/08/2019

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Set 07 2019

OTTO MOSSE INDISPENSABILI PER ALIMENTARSI IN MODO SANO

Per cambiare le abitudini alimentari non basta semplicemente ridurre le quantità di cibo o la tipologia del menù.

È indispensabile modificare lo stile di vita e restituire al corpo la sua naturale dignità.

Viviamo in una società che ci spinge a usare il fisico come fosse una macchina e non una creatura vivente.

Pretendiamo sia sempre efficiente, pronto a soddisfare ogni nostra pretesa.

Lo travestiamo per renderne attraente la carrozzeria.

Lo stordiamo con ogni genere di sostanze funzionali a ottenere gli effetti psicologici voluti: rilassamento, eccitazione, concentrazione, ottundimento, sonno… eccetera.

E gli imponiamo una forzata inattività, necessaria a soddisfare le più svariate esigenze ma deleteria per la salute.

In questo contesto il cibo è diventato una droga indispensabile a placare la vitalità fino a renderci docili ai voleri del sistema produttivo.

Il corpo, però, è un’antenna in grado di connetterci al ritmo della vita.

All’ambiente, alla natura, agli altri, a noi stessi e all’Infinito.

Quando quest’antenna non funziona bene la realtà perde la sua naturale armonia e scivoliamo nella patologia.

In questo modo le case farmaceutiche aumentano i loro profitti, l’economia mantiene il suo slancio e la psiche sprofonda nella paura e nella depressione.

Gli animali selvatici hanno un ascolto del proprio organismo che noi abbiamo perduto e con l’esempio della loro vita ci mostrano la strada per la salute fisica e mentale.

Se vogliamo cambiare il nostro modo di nutrirci non possiamo trascurare il corpo ma dobbiamo imparare ad assolvere le sue esigenze profonde.

Un’antenna ben funzionante ci consente di attingere energia anche da fonti diverse dalla fisicità, come fanno gli animali, e favorisce il dispiegarsi di risorse nuove.

Corpo e mente sono un binomio inscindibile, perciò vanno trattati con la stessa attenzione.

Quando le loro potenzialità naturali sono rispettate e valorizzate prende forma un diverso modo di gestire la vita e i cambiamenti alimentari diventano possibili.

La ricercatrice spirituale australiana Jasmuheen (una dei miei Maestri preferiti) evidenzia otto mosse indispensabili al raggiungimento di una perfetta salute fisica, emotiva e spirituale:

  1. dieta cruelty free

  2. esercizio fisico

  3. silenzio nella natura

  4. maestria della mente

  5. musica sacra

  6. servizio

  7. meditazione

  8. preghiera

Si tratta di attività capaci di aiutarci a mantenere vivo l’equilibrio con l’ecosistema e a manifestare il nostro potere creativo.

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DIETA CRUELTY FREE

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La scelta di non uccidere per vivere è il primo passo verso una coscienza mirata al rispetto per l’ambiente e alla convivenza pacifica con le altre forme di vita.

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ESERCIZIO FISICO

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La vitalità del corpo è indispensabile per coltivare l’ascolto interiore. Infatti, la mancanza di energia fisica provoca spesso una mentalizzazione eccessiva e pericolosa per l’equilibrio psicologico (oltreché per la salute).

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SILENZIO NELLA NATURA

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Trascorrere del tempo in silenzio in luoghi naturali attiva spontaneamente i bioritmi e gli scambi energetici necessari alla vita.

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MAESTRIA DELLA MENTE

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Riprogrammare la mente liberandola da concezioni improprie e orientandola verso valori volti al benessere del pianeta è un passo fondamentale per sostenere il cambiamento. Solo una mente in grado di accogliere la profondità della vita può conseguire l’equilibrio necessario alla salute. Di se stessi e del mondo.

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MUSICA SACRA

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L’ascolto di melodie connesse alla spiritualità individuale favorisce il contatto con le vibrazioni dell’anima permettendoci di attingere alle sue miracolose potenzialità.

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SERVIZIO

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Il dono disinteressato delle proprie risorse e del proprio tempo per aiutare gli altri apre i canali della compassione, della fratellanza e della solidarietà, permettendoci di ritrovare il significato intimo della realtà e la pace del cuore.

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MEDITAZIONE

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La meditazione tocca i ritmi segreti delle dimensioni interiori, accordi che permettono di acquisire consapevolezze nuove e consolidare i cambiamenti, armonie affettive che la ragione spesso non riesce a padroneggiare.   

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PREGHIERA

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Arrendersi a un principio spirituale superiore ripristina l’umiltà necessaria alla vita, acquieta la ragione e favorisce l’abbandono alla saggezza nascosta dietro agli eventi.

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Seguire queste semplici indicazioni ci aiuta a modificare lo stile di vita fino a renderlo funzionale ai cambiamenti necessari per alimentarsi in modo sano, spontaneo, rivitalizzante e naturale.

Carla Sale Musio

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Set 01 2019

INCONSCIO E COSCIENZA: diversi o uguali?

Quando si parla di inconscio e di coscienza si tende a fare una grande confusione.

La parola coscienza assume significati diversi a seconda del contesto in cui è inserita.

E questo genera non pochi fraintendimenti.

Coscienza è sinonimo di consapevolezza, rappresenta l’etica e la morale, i valori personali che muovono le azioni di ciascuno, lo stato vigile della veglia, il principio creativo che genera la realtà e la vita.

È interessante notare come una sola parola condensi tanti concetti diversi.

Se il linguaggio esprime le peculiarità di una cultura… qui è evidente la scarsa considerazione che la nostra società attribuisce al mondo interiore.

L’indifferenza per i valori profondi è l’origine di molte sofferenze psicologiche e la matrice dell’analfabetismo affettivo che ammala l’umanità.

La coscienza dovrebbe essere l’opposto dell’inconscio.

Infatti, definiamo inconscio tutto ciò che esiste sotto la soglia della consapevolezza.

Tuttavia, la coscienza è uno stato dell’essere che ci permette di osservare la vita da un punto di vista neutrale, posto al di fuori delle emozioni e dei conflitti che animano la vita intima.

In questo caso la coscienza rappresenta quella sensazione di esistere che ci accompagna costantemente, istante dopo istante.

Il biocentrismo afferma che la coscienza è il principio e la fine di tutte le cose, la possibilità di esperire la vita in ogni sua forma, ciò che genera la realtà così come la conosciamo.

Ma è posta al di fuori delle coordinate spazio temporali (in una dimensione che comprende la materialità e la trascende).

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“Quello che noi percepiamo come realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza. Se esistesse una realtà esterna a noi stessi, dovrebbe trovarsi in uno spazio, ma lo spazio e il tempo non sono assoluti, sono solo strumenti usati dalle menti umane e animali.”

Robert Lanza

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In questa prospettiva la coscienza contiene l’inconscio.

Si dice spesso che l’inconscio sia infinito.

E si dice anche che la coscienzasia infinita.

Pensare alle dimensioni immateriali mette in crisi la razionalità.

Per la logica: nulla può contenere l’infinito.

Perciò, sempre per la logica, l’infinito chiamato coscienza non può contenere l’infinito chiamato inconscio.

Il problema non sta nella coscienzae nemmeno nell’inconscio.

La difficoltà è tutta in un linguaggio che nega l’esistenza delle realtà immateriali.

E per questo non possiede termini idonei a spiegare l’immensità.

Il cuore, però, sente che c’è qualcosa che oltrepassa i confini della logica.

L’amore non è razionale.

È reale.

Noi psicologi abbiamo a che fare tutti i giorni con una dimensione affettiva che di materiale non ha proprio nulla ma determina la salute e la malattia di tante persone.

Si tratta di verità diverse dalla fisicità.

Realtà fatte di regole paradossali e spesso indefinibili.

Esperienze che mandano in crisi la mente perché la mente è lo strumento necessario a muoversi nel mondo della concretezza e nella dimensione affettiva perde le sue coordinate.

La coscienza racchiude il mondo della concretezza… e lo trascende.

Il cuore lo sa.

E spesso si arrende a un qualcosa che è reale e incomprensibile con la ragione.

Chiamiamo inconscio questo genere di resa, la sensazione che accompagna un sapere carente di linguaggio e privo di scientificità.

Qualcosa di importante, grande e profondo che ci segue sempre, in ogni istante della nostra vita.

Qualcosa che va oltre la vita, così come la conosciamo, e si avventura in un infinito senza spazio né tempo.

Una realtà che le parole fanno fatica a definire perché pensate solo per raccontare ciò che succede nella materialità.

L’inconscio e la coscienza spesso sono sinonimi.

Tuttavia l’inconscio guarda la coscienza da una prospettiva materiale, si sporge sull’orlo della fisicità e cerca di delineare ciò che è oltre.

(Quando la mente non s’imbizzarrisce)

La coscienza invece accoglie tutto.

Possiede la nostra vita come se fosse un libro oppure un dvd.

Contiene la concretezza prima di srotolarla e anche dopo, quando ne dispiega la consistenza fatta di spazio, tempo e fisicità.

La coscienza osserva il mondo ed è il mondo: tutto insieme.

L’inconscio, invece, è quello che non sappiamo.

E questo spesso lo rende identico all’immensità.

Carla Sale Musio

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