Archive for Agosto, 2019

Ago 26 2019

Cosa s’intende per ADULTO INTERIORE

L’adulto interiore è quell’aspetto della psiche capace di assumersi la responsabilità degli eventi e di relazionarsi al mondo senza dipendere e senza prevaricare.

Lasciando a se stessi e agli altri il diritto alla propria unicità.

È un aspetto della personalità che prende forma con la crescita, permettendoci di vivere insieme in un clima di apertura, interesse e fratellanza.

L’adulto interiore sa che ognuno incarna un’espressione della propria realtà intima e accoglie ogni altro individuo in sé e nel mondo.

Grazie a questa parte di noi possiamo avere degli amici, parlare linguaggi diversi, esplorare altre verità e arricchire il nostro spazio intimo di infinite possibilità.

L’adulto interiore ci rende capaci di socializzare ma anche di stare con noi stessi.

Senza temere il silenzio.

Anzi!

Comprendendone il valore.

Grazie alla solitudine, infatti, è possibile abbracciare il significato più profondo dell’esistenza e ritrovare le chiavi della propria autenticità.

Quando nel mondo interno esiste un adulto ben strutturato è possibile guarire le ferite dell’infanzia adottando le parti infantili sofferenti ed aiutandole a crescere, come fanno i genitori con i figli. 

L’adulto interiore porta nella psiche la capacità di amare (se stessi e gli altri) e la possibilità di vivere l’amore che ci è mancato da bambini.

Non perché arriverà qualcuno magicamente in grado di comprendere il nostro valore ma perché accogliamo in noi stessi la fragilità, amandola e comprendendola.

L’amore nasce dapprima verso se stessi e poi si allarga fino a includere ogni altra forma di vita.

Quando manca questa accettazione interiore il volersi bene diventa bisogno, ricerca di compensazioni affettive mai ricevute, pretesa di reciprocità… destinata a essere delusa.

Non è possibile amare all’esterno ciò che non è stato accolto interiormente.

Da questo presupposto nascono tante incomprensioni e tante sofferenze.

Il bisogno di trovare fuori di sé i genitori che non abbiamo avuto ci rende carenti, dipendenti e arrabbiati con la vita (cioè con noi stessi).

Pronti a pretendere l’amore dagli altri e a confondere la necessità con la reciprocità.

La reciprocità è la conseguenza della capacità di amare se stessi.

Quando l’adulto interiore prende in carico il bambino interiore nasce una genitorialità intima e costante che consente di superare i drammi infantili trasformando le difficoltà in saggezza e resilienza.

Solo questa parte matura della psiche può accettare i capricci del bambino ferito e offrirgli le attenzioni e la dedizione che gli sono mancate.

Nell’inconscio il tempo non esiste.

E in quel SEMPRE senza prima né dopo è possibile l’incontro emotivo indispensabile a stabilire la pace nel cuore.

E il rispetto nel mondo.

Carla Sale Musio

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Ago 19 2019

LA VITA È BIPOLARE

Il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) spiega che:

  • Il Disturbo Bipolare (definito anche Sindrome Maniaco-Depressiva) è una patologia caratterizzata da gravi alterazioni dell’umore e dei comportamenti.

  • Chi ne soffre si può sentire al settimo cielo in un momento e immediatamente dopo in preda alla disperazione, senza alcuna ragione apparente.

  • Questo oscillare di continuo tra stati d’animo opposti influisce pericolosamente sulla vita lavorativa, sociale e affettiva.

Oggi l’alternarsi veloce dei vissuti emotivi è guardato con sospetto e il Disturbo Bipolare sembra essere una patologia sempre più diffusa.

La paura della diagnosi psichiatrica ossessiona la vita di tanta gente.

Finire preda delle emozioni è considerato: pericoloso.

Troppo istintivo, patologico, disdicevole, anomalo e certamente… da evitare.

Nelle società evolute è preferibile mostrarsi calmi, pacati e indifferenti.

Va di moda l’impassibilità.

Eppure…

Dal punto di vista psicologico l’assenza di emozioni denota un deficit della consapevolezza emotiva definito alessitimia e caratterizzato dall’incapacità di riconoscere e condividere i sentimenti.

Il mondo intimo è animato da tanti stati d’animo differenti che possono coesistere o alternarsi anche velocemente nella psiche.

La vita stessa è bipolare.

Il giorno si avvicenda alla notte, l’inverno insegue l’estate, il dinamismo cede il posto al sonno…

Tutto è fatto di un continuo oscillare tra situazioni differenti e contrapposte.

Luce e buio, vuoto e pieno, attivo e passivo, rumore e silenzio… sono i ritmi che scandiscono le nostre giornate, regalandoci una naturale armonia.

A nessuno piacerebbe che il sole non tramontasse mai o che la notte durasse sempre.

Amiamo l’inverno e lo scintillio del Natale anche perché sappiamo che presto arriverà il caldo dell’estate con i colori del sole.

Prima o poi l’euforia cede il posto al silenzio.

E la quiete lascia spazio alla vitalità.

L’esistenza è fatta di continui cambiamenti.

Espansione e contrazione si alternano nella psiche come nella realtà e scandiscono il tempo delle nostre emozioni.

Gli animali vanno in letargo e recuperano nuove energie in primavera.

Ci alziamo al mattino pronti a cominciare una nuova giornata e la sera desideriamo rifugiarci nel riposo e nell’intimità delle nostre case.

Nella fase di espansione siamo pronti a confrontarci col mondo e desiderosi di cedere la nostra energia alla vita.

Nella fase di contrazione abbiamo bisogno di ritirarci in noi stessi e di elaborare le esperienze.

La socializzazione cede il posto alla solitudine.

L’intimità ci rinforza e ci spinge verso nuove avventure. 

Pretendere di uniformare i cicli della vita in un’unica traccia monocorde è come suonare sempre la stessa nota.

Uccide l’armonia e annichilisce le profondità dell’esistenza.

La bipolarità diventa una malattia soltanto quando provoca una forte sofferenza in chi la vive.

Più spesso è il segnale di un organismo in armonia con la natura.

Ci sono patologie che sono tali soltanto all’interno di una civiltà malata, segni di una disfunzione nell’organizzazione dell’umanità.

Ognuno di noi deve fare attenzione alle definizioni di sé e delle persone che incontra.

E scegliere autonomamente cosa è sano e cosa invece è patologico.

A volte, per rinchiudere chi non si sottomette ai dettami del più forte la psichiatria costruisce prigioni invisibili, marchiando l’unicità individuale con lo stigma infamante dell’infermità.

Carla Sale Musio

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Ago 12 2019

COME CAMBIARE LE ABITUDINI ALIMENTARI

Quando decidiamo di cambiare il nostro modo di alimentarci è importante stabilire perché vogliamo farlo.

Di solito ci preoccupiamo di come fare le cose.

Vogliamo avere la certezza del percorso, sapere quali saranno i passi che ci guideranno fino al compimento del progetto e trascuriamo il movente profondo, la verità che sottende le scelte.

Tuttavia, per raggiungere il traguardo è fondamentale conoscere i motivi che stanno dietro alle decisioni.

Interrogarsi con sincerità sul perché aiuta a scoprire i conflitti interiori che ostacolano i cambiamenti e permette di stabilire l’armonia emotiva necessaria al raggiungimento dei risultati.

Cambiare modo di nutrirsi non è facile.

L’inconscio ama i rituali ed è abitudinario.

Se facciamo sempre le stesse cose alla stessa ora, nel mondo intimo si struttura una sorta di pilota automatico che organizza la sequenza delle azioni al di sotto della consapevolezza.

Questo meccanismo ripetitivo serve a liberare la coscienza da sforzi inutili, in modo da rendere disponibile l’attenzione per attività diverse.

Nascono così tanti rituali quotidiani, utili per semplificare la vita ma pericolosi quando decidiamo di cambiare.

Infatti, più abbiamo coltivato un comportamento automatico e meno sarà facile abbandonarlo.

L’alimentazione non sfugge a queste regole.

Ci viene fame sempre alla stessa ora e desideriamo sempre gli stessi cibi perché gestiamo i gusti e i ritmi della nutrizione in base a scelte che sfuggono al controllo razionale.

Normalmente è l’inconscio a decidere per noi quandoquanto e cosa mangiare, seguendo criteri che si sono formati nel passato e non sono più stati messi in discussione.

Criteri legati a scelte emotive, rituali familiari e tradizioni sociali mosse da interessi economici o disponibilità affettive che spesso hanno poco a che fare con i bisogni della sopravvivenza e con la salute.

Indagare le motivazioni che stanno dietro a un cambiamento significa esplorare i vissuti nascosti e ascoltare anche quelle parti della psiche che a cambiare… non ci pensano affatto!

Infatti, insieme al sì compare anche il no.

E mentre analizziamo il perché vogliamo farlo dobbiamo ascoltare anche il perché non vogliamo farlo.

Di solito ad agire nell’ombra boicottando le scelte innovative (per paura del dolore e dell’abbandono) sono le Parti Tradizionaliste e Conservatrici.

Incarnano vissuti legati alla storia della nostra vita e della nostra famiglia.

Raccontano aspetti interiori memori di sofferenze antiche e pronti a tutto pur di evitarle.

Così, se a casa nei giorni speciali si mangiavano le frittelle, rinunciare a quel piatto farà insorgere le Parti Infantili della psiche che si sentiranno abbandonate e sole senza il sapore delle feste.

Per affrontare il cambiamento e smettere di mangiare le frittelle dovrò trovare qualcosa di altrettanto buono e affettivamente nutriente da offrire al bambino che vive nel mondo interiore.

Non deve necessariamente essere un cibo, può trattarsi di un giro in giostra, di un quaderno con le pagine colorate, di un libro magico o di un sacchetto di perline… andrà bene qualsiasi cosa susciti lo stesso piacere e la stessa sensazione di amore e appartenenza provocata dalle frittelle.

Se, però, non terrò conto di questi valori emotivi (e semplicemente mi imporrò di non mangiare più frittelle) quelle Parti Infantili trameranno nell’ombra e, non appena abbasserò la guardia, faranno in modo di sabotare i miei propositi.

Magari facendomi venire un inspiegabile nervosismo, un forte mal di testa, i crampi allo stomaco, la depressione… qualsiasi cosa permetta di trasgredire le nuove norme per riportare in auge le abitudini di sempre.

Analizzare il perché dei cambiamenti struttura i criteri necessari ad abbandonare le consuetudini e disegna strategie alternative, volte a compensare le perdite (affettive) indispensabili al formarsi di uno stile di vita più sano.

Sostituendo i rituali del passato con scelte diverse (legate ai ricordi ma in grado di non intralciare i progetti del presente) prende forma un nuovo modo di nutrirsi: non più succube di antichi bisogni d’amore e (finalmente) libero di scegliere possibilità ancora sconosciute.

Carla Sale Musio

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Ago 06 2019

LE CHIAVI

“Miseria ladra”.

L’imprecazione gli sfuggì mentre girava la chiave nella serratura, dopo essere uscito da casa.

Niente da fare.

Non si poteva chiudere a doppia o a tripla mandata, come al solito.

Cercò allora di riaprire, ma nulla.

“No!”, disse tra sé.

“Non posso entrare né uscire”.

Le gatte, dall’interno, cominciarono a miagolare, sentendolo dietro la porta.

Lo colse un’angoscia rapida: avevano da mangiare?

E l’acqua?

Cercò di rassicurarsi, ricordando il cibo versato nelle ciotole quella mattina, quando le due gatte gli si strusciavano addosso come sempre.

C’era anche l’acqua, si disse.

L’aveva aggiunta la sera prima: ma col gran caldo di quei giorni, le gatte bevevano più del solito.

Poi lo colse un altro dubbio e si cercò rapido nelle tasche: fortunatamente aveva con sé il cellulare e il bancomat.

Le chiavi della macchina, invece, pendevano agganciate alla cintura, come d’abitudine.

Si sedette sulle scale per raccogliere le idee: qualche ora prima era rientrato tranquillamente e aveva chiuso dall’interno, come gli capitava da quando gli avevano svaligiato la casa.

Un’altra casa, molti anni prima.

A quel punto gli toccò fermare i ricordi che già fluivano, senza che li avesse autorizzati.

Riportò i pensieri alla serratura: nell’uscire non aveva avvertito nulla di strano.

E invece era chiuso fuori.

***

Scorse i numeri sul cellulare: cercava un amico che gli aveva risolto altri problemi domestici e di cui apprezzava la capacità pratica.

Ma era venerdì sera: se non l’avesse trovato? 

Per fortuna l’amico rispose: stava per uscire, ma avrebbe fatto un salto da lui.

“Bella invenzione gli amici”, si disse.

E si preparò ad aspettare, ma preferì il pianerottolo, piuttosto che entrare nell’auto infuocata da un parcheggio assolato.

***

Qualche inquilino scendeva a piedi: cos’era successo?

Aveva bisogno di qualcosa?

Si stupì dell’interesse degli altri: i volti erano solleciti e le domande sembravano sincere.

Ma i suoi vicini non li avrebbe riconosciuti, se li avesse visti fuori da lì.

Si era sempre limitato a dei saluti brevi e distratti.

Seduto sulle scale, aspettava pazientemente.

Pensò a come accadono in fretta le situazioni, a come tutto può cambiare, così d’improvviso.

E finché si trattava di una porta chiusa non era grave, ma se fosse capitato qualcosa di drammatico o di tragico?

Mentre rifletteva, non si accorse neanche di assopirsi per il caldo e anche per la stanchezza, seduto sulle scale con il capo appoggiato al muro.

***

Lamenti di uomini, pianti di donne e bambini: un tempo lontano, un popolo trascinato via dalla sua terra.

Poche cose con sé: ogni individuo portava quello che aveva afferrato in fretta, senza sapere quando sarebbe tornato.

Lui non capiva in quale periodo quelle genti vivessero, ma il dolore era potente, la disperazione violenta.

Nonostante il sogno, lui percepiva quello strazio.

Ed era come se la sofferenza si ripetesse nella storia, in momenti diversi, per popoli diversi, in molti luoghi del mondo: epidemie, guerre, persecuzioni, carestie, uragani e terremoti.

Per ogni sfacelo, il sogno gli raccontava individui e famiglie in fuga, carri trainati da bestie stanche, pesi su schiene umane, piedi segnati, occhi vuoti di pianto.

L’abbandono della casa e della terra come una ferita aperta, lacerata e sanguinante.

Nello scorrere del tempo, la stessa angoscia d’essere strappati agli affetti, a volti conosciuti; uguale il non sapere quando sarebbe stato il ritorno.

E in fondo al dolore, lo strazio muto di una speranza.

***

“E allora?”

La voce divertita dell’amico lo riscosse.

“Non ci credo! Solo tu puoi dormire in questa situazione”, gli disse ridendo.

Aprì una borsa, tolse un aggeggio metallico, armeggiò con la serratura: un rumore secco.

“Bene”, gli disse.

“Fortuna che ho lavorato in una ditta di ferramenta. Ora funziona, ma ti consiglio di cambiare la serratura prima possibile”.

Lui lo abbracciò, sollevato al pensiero che poteva di nuovo entrare in casa, nel suo spazio con le gatte, gli oggetti, i libri, la radio che ascoltava sempre: tutto quanto lo rendeva sicuro e gli regalava il senso continuo della vita.

***

Decise di non andare al cinema, come voleva fare prima di quell’imprevisto.

Ma doveva comprare qualcosa per cena.

Allora si recò al market solito, a poche centinaia di metri da casa.

Stava per entrare e vide l’uomo di colore che da anni stazionava ogni sera fuori dalla porta centrale: in piedi per ore, vendeva carabattole.

Lui lo guardava sempre con un certo fastidio, sperando che non gli rivolgesse la parola.

Ma quella sera fu diverso.

Chissà da quando quell’uomo era lontano da casa, a chi aveva detto addio, che sofferenza taceva dietro gli occhi liquidi e scuri.

Si stupì di non averci mai pensato prima.

Gli si avvicinò e comprò un accendino, anche se aveva smesso di fumare ormai da anni.

Poi prese due pacchi di fazzoletti.

Davanti allo sguardo grato dell’uomo, si sentì a disagio.

Ma, una volta dentro, pensò che poteva comprargli una bibita fresca.

Fuori c’era molto caldo, infatti, e nonostante fosse  al tramonto, il sole d’agosto riusciva ancora a ferire.

Gloria Lai

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Opera tutelata da Patamu.com con il n°. 109207 del 26/7/2019

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